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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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lunedì 23 novembre 2015

UN SIMBOLO, UNA STORIA, UNA MISSIONE di Carlo Felici


UN SIMBOLO, UNA STORIA, UNA MISSIONE
di Carlo Felici


C'era una volta un simbolo che ha accompagnato la storia del Novecento e, in Italia ha sempre contraddistinto le lotte dei lavoratori, le loro conquiste in campo sociale e civile, la difesa della democrazia, sin dalla nascita: con la Resistenza e la Costituzione.
Quel simbolo fu adottato, per la prima volta, dal Partito Socialista che, anche grazie ad esso, nel 1919, raggiunse il massimo dei consensi mai raggiunti in Italia.
Purtroppo ciò non bastò ad arginare la reazione clerical-fascista, anzi, la scatenò fino al punto che alla fine venne vietato, come quello di ogni altro simbolo di partito, e come la democrazia stessa che, in Italia, venne sepolta da venti anni di dittatura e da tre guerre rovinose, l'ultima delle quali ridusse il nostro Paese in macerie, portandoci ad avere una sovranità limitatissima.
Ciò che ci impedì di metterci seduti e di farci dettare la Costituzione da chi, pur liberandola, invase l'Italia, fu la lotta di liberazione: la Resistenza fatta, nella maggior parte dei casi, anche in nome di quel simbolo, da brigate partigiane che pagarono il tributo più alto, in termini di sangue e di morti, per la riconquista della libertà.

giovedì 4 settembre 2014

LA SCUOLA DI TOPOLINO di Carlo Felici






LA SCUOLA DI TOPOLINO
di Carlo Felici 
                                                 


 Quando le montagne partoriscono i topolini, l'unico problema è cercarli finché non li si trova concretamente, perché, evidentemente, in questi casi, non fanno a tempo a nascere che già si perdono in spazi infiniti. 
E' così per il tanto strombazzato “patto sulla scuola” del neo governo affetto da uno spasmodico riformismo giovanilista. 

I punti che vanno emergendo partono da un assunto sacrosanto che però appare, appunto, come quando una montagna in preda alle doglie si agita, solleva un gran polverone..da cui esce timidamente un topolino che, tra tanto clamore e tante nuvole di terriccio, non si sa più dove sta e né dove va. L'assunto è che la scuola deve essere il cardine di una società, e aggiungiamo, però anche la ricerca, l'innovazione, la capacità di competere. Se non si comincia infatti a praticare queste qualità da quando si è piccoli, difficilmente le si potrà mettere in campo da grandi, specialmente se poi non ti danno né mezzi né risorse per farlo, costringendoti così a trovarle all'estero. 
Stabilizzare gli insegnanti è dunque la prima cosa, ma cominciamo da quelli già in ruolo, che le precedenti riforme, con ritmo asfitticamente sincopato, hanno costretto oggi a ballare da un corso all'altro e a fare spesso e volentieri i tappabuchi senza più uno straccio di continuità didattica. Lo conferma il sottoscritto che, insegnando Lettere, prima che il furore riformista venisse messo in campo aveva due corsi con continuità didattica assicurata, mentre oggi, invece, ne ha cinque ballerini e svolge anche una sola ora a settimana in una classe, facendo concorrenza alla collega di religione. 
Immettere in ruolo i precari è sacrosanto, ma non per costringerli a fare i supplenti a vita, bensì per coprire cattedre scoperte che vanno integrate con una adeguata e piena continuità didattica. E in ogni caso, non si vede perché la figura del supplente debba sparire, specialmente se si prevede che chi si candiderà per insegnare dovrà fare dell'opportuno tirocinio, prima di avere una cattedra tutta sua..se mai l'avrà. 
Un piano di assunzione pluriennale poi, esattamente come l'elargizione degli 80 euro a pioggia (e senza meriti famigliari di vario genere), corrisponde all'ennesima democristiana politica clientelare, per cui, “se duro” forse avrai il posto e se “cado” invece no...per cui votami...

venerdì 25 luglio 2014

IL TREPIDO DESIO DELL'ALMA AFFRANTA (la Repubblica Romana del 1849 e noi) di Carlo Felici



IL TREPIDO DESIO DELL'ALMA AFFRANTA
(la Repubblica Romana del 1849 e noi)
di Carlo Felici



Viviamo in tempi di sovranità sempre più limitata, perché l'orizzonte globale in cui si estende la ferrea ideologia del “capitalismussive natura”, con cui si pretende di far credere che non esista altra verità oltre quella del contingente, non rende possibile altra libertà che non consista nel sentirsi pienamente organici ad un imperativo categoricamente vincolato alla necessità di adeguare il volere al dovere essere merce per fini di profitto.

Anche la nostra bella Repubblica nasce già con questo imprimatur, in un'epoca in cui fu già molto importante essere riusciti ad redigere una Costituzione tra le più avanzate al mondo, e, potremmo dire senza tema di smentita, anche troppo “avanzata” per un popolo poco educato e ancor più scarsamente abituato alla consuetudine dei diritti e dei doveri necessari ed indissolubili in un autentico tessuto democratico. La nostra Repubblica è così nata con un abito meraviglioso che però ha per molto tempo nascosto vergogne alquanto luride e meschine: servilismo, corruttele, clientelismo, ruberie, immoralità largamente diffuse nella gestione del potere e dell'amministrazione pubblica, collusioni con mafie di ogni tipo e permanenti tendenze municipaliste e centripete, sempre in agguato, per minare il senso di appartenenza ad una comunità e ad uno Stato che, se il fascismo aveva idolatrato, la repubblica dei boiardi ha continuato, nei fatti, spesso a bestemmiare senza ritegno.

venerdì 4 luglio 2014

IL FIORE RECISO DELLA PRIMAVERA DELLA PATRIA (a Goffredo Mameli) di Carlo Felici


IL FIORE RECISO DELLA PRIMAVERA DELLA PATRIA
(a Goffredo Mameli)

di Carlo Felici




Non c'è mai stato in Italia un eroe romantico più grande, appassionato e devoto alla causa come Goffredo Mameli, artista, poeta rivoluzionario, di cui purtroppo molti tra gli italiani (o quelli che almeno sono rimasti a considerarsi seriamente tali) sanno solo che è l'autore del nostro inno nazionale. Nessuno, infatti, ne parla nelle scuole, nessuna antologia scolastica contiene le sue poesie o i suoi interventi politici, nessuna casa editrice, dal centenario della sua nascita, si è più preoccupata di ristampare la sua intera opera, tuttora reperibile solo nel mercato antiquario dei libri.
La sua fu, e decisamente resta, una sorte sfortunata, se almeno consideriamo la dovuta conoscenza che egli avrebbe meritato e gli onori che avrebbe dovuto avere sin da dopo la sua morte.
E invece proprio dopo la sua morte iniziò una serie di disgraziate vicissitudini, destinate a concludersi quasi un secolo dopo.
Mameli morì con la Repubblica Romana, primo, straordinario e fulgido esempio di democrazia socialmente avanzata in Italia e nel mondo. Una Repubblica non atea o giacobina, o tanto meno inficiata di bonapartismo, come quella francese, né di fatto timocratica come quella americana e neppure schiacciata su una ideologia da imporre a tutti, ma che rispettò ed attuò pienamente la sovranità popolare, combatté il potere temporale del clero, senza minimamente minacciare i principi religiosi su cui essa stessa si fondava, inserendo nella sua bandiera il detto “Dio e Popolo”, che spezzò i monopoli, le rendite parassitarie, distribuì terre ai contadini, case ai più poveri e che diede persino un albergo di villeggiatura, prima appartenuto ai gesuiti, ai malati di mente prima reclusi dalle autorità ecclesiastiche in una zona malsana di Roma . Sarebbe opportuno parlarne a lungo, ma lo faremo magari in un'altra occasione con un intervento specifico a parte.

venerdì 20 giugno 2014

L'ALTERNATIVA AL BLOCCO DI MARMO di Carlo Felici

    

L'ALTERNATIVA AL BLOCCO DI MARMO
di Carlo Felici


Questo mio intervento vorrebbe parlare della sinistra italiana senza mai nominare la parola sinistra, ma, come è evidente, è già sbagliato in partenza perché l'ho già nominata due volte..direi troppe, sarà quindi meglio mettere un punto e andare a capo, come se non avessi già scritto nulla.
Perché, in effetti, il rischio che si corre in questo caso, è proprio quello di parlare del nulla.
Ma quand'è che si parla e si straparla del nulla? Spesso e volentieri quando non si vuole parlare concretamente di altro, di ciò che conta davvero.
E in Italia quel che conta davvero è il degrado politico, civile, morale e infine della stessa democrazia a cui stiamo assistendo, paradossalmente anche ad opera di chi ha messo l'attributo democratico nel suo simbolo.
In un contesto fossilizzato a monte dall'imperativo categorico ma non kantiano, perché assolutamente immorale, dell' “alternativlos” (la assoluta mancanza di alternative all'assetto economico imposto dal neoliberismo), la vera parola “eversiva” (nel senso etimologico di svolta radicale) non è dunque “sinistra” (e già sono tre volte che mi rinnego) ma più autenticamente “alternativa” o “antagonismo”. La ricerca cioè di un modello di sviluppo e di sistema diversi, fin dalle fondamenta, rispetto a quello vigente.
E non è difficile, se usciamo dai parametri embedded della mediocre mediaticità dominante, non è difficile perché l'inverso di un sistema fondato sulla riduzione dell'essere umano a merce per fini di profitto e sulla conseguente sistematicità di tale assunto a tutti i livelli, persino scolastici e formativi, con l'immiserimento del percorso di studi in una serie interminabile di crediti e di debiti (nemmeno la cultura fosse una sorta di labirinto bancario), ebbene, il contrario di tutto ciò è l'alternativa del bene comune anteposto agli interessi di parte, individuali e collettivi. Un bene comune che è, in primis, lavoro per la comunità e, parallelamente ed indissolubilmente, una sinergia ed un rispetto per le risorse naturali che lo consentono: quelle fonti, possibilmente rinnovabili, che accrescono la ricchezza data dalla biodiversità a tutti i livelli.

venerdì 6 giugno 2014

MATTEOTTI 90 ANNI DOPO: "IL VANTAGGIO DEMOCRATICO A DANNO DEL SOCIALISMO" di Carlo Felici




MATTEOTTI 90 ANNI DOPO: "IL VANTAGGIO DEMOCRATICO A DANNO DEL SOCIALISMO"
di Carlo Felici


Il 90° anniversario del martirio di Giacomo Matteotti, capita in Italia in un momento del tutto particolare, per questo esso assume una rilevanza ancora maggiore nella sua perenne testimonianza ai posteri. Matteotti fu il primo a smascherare, in maniera precisa e documentata la stretta collusione tra fascismo e capitalismo, altri lo avrebbero fatto con il senno di poi. Pochissimi ebbero il coraggio invece di resistere allora alla dilagante pletora che tendeva a identificare il fascismo con una rivoluzione proletaria. Matteotti scrisse un libro prima di morire: "Un anno di dominazione fascista", che circolò all'estero ma che in Italia, per ovvi motivi, non si poté diffondere, e che, per un caso tanto strano quanto crudele del destino, è tuttora di difficilissima reperibilità, essendo stato ristampato solo nel 1980 e sotto forma di copia anastatica, da una piccolissima casa editrice. Esso è un'analisi puntualissima dei meccanismi con cui il fascismo si stava impadronendo dello Stato, sia sul piano politico economico e sociale, che su quello della repressione, porta a porta, dei suoi oppositori. Narra infatti delle riforme che tesero ad assecondare le classi che sostennero la sua ascesa e delle violenze quotidiane degli squadristi. Nella sua introduzione è scritto a chiare lettere:

“L'economia e la finanza italiana nel loro complesso hanno continuato quel miglioramento e quella lenta ricostruzione delle devastazioni della guerra che erano già cominciati ed avviati negli anni precedenti; ma ad opera delle energie sane del paese, non per gli eccessi o le stravaganze della dominazione fascista, alla quale una sola cosa è certamente dovuta: che i profitti della speculazione e del capitalismo sono aumentati di tanto, di quanto sono diminuiti i compensi e le più piccole risorse della classe lavoratrice e dei ceti intermedi, che hanno perduta insieme ogni libertà e dignità di cittadini”Aggiungendo a proposito dei profitti e dei salari che “se gli indici del profitto capitalistico sono in aumento, se gli indici del caro-vita sono in leggero aumento e se soltanto i salari sono in decisa diminuzione, la conclusione è che l'attuale regime fascista non ha portato alcuno straordinario miglioramento nel complesso nazionale della economia; ma ha innovato soltanto in questo: che la ricostruzione economica si continua a compiere, ma a spesa esclusiva delle classi inferiori”. 

mercoledì 4 settembre 2013

UN GOVERNO LETTA PER UN POPOLO DI LATTA (PATRIOTI O MORTI)





È stata appena risolta, almeno temporaneamente la diatriba sull’IMU, che già le polemiche e gli scaricabarili si susseguono con ininterrotte litanie di rimpallo­­ di responsabilità inerenti al fatto che quello che viene definito dal centrosinistra “cedimento a Berlusconi” è solo un cappio che maschera altre tasse perché i soldi mancano e li si dovrà trovare con altre gabelle.

giovedì 8 agosto 2013

UN COLORE STAMPATO SULLA PELLE








E così Berlusconi è stato condannato in via definitiva, la sua sembra più la storia di un papa che va in “cattività” avignonese (in questo caso dovremmo dire graziolese o arcorese…vedremo) che quella di un normale “galeotto”.
È il primo politico di spicco a subire questa sorte, sarà anche l’ultimo? Non ci è dato di saperlo.
Fatto sta, che dall’abbattimento della prima Repubblica, o per lo meno dall’azzeramento di tutta la sua nomenklatura politica, tranne quella della opposizione consociativa, che si è allegramente e impunemente riciclata e che perdura così da più di 30 anni, ben più di “papa Silvio”, Berlusconi è l’unico politico che affronta un processo (purtroppo per lui pare che non sia l’ultimo) e ne esce con una condanna definitiva, anche se ridotta ad un anno e in una “prigione dorata”.

mercoledì 19 giugno 2013

I FILOSOFI E IL METEREOLOGO



Domenica 6 giugno il mentore del quotidiano che maggiormente in Italia risalta per la sua “metereologia" del turbocapitalismo: Scalfari, che in quel settore è ormai più noto del mitico colonnello Bernacca, nel suo editoriale, tra l'altro scrive: 
“Il Movimento 5Stelle sta vivendo una fase di ricerca di libertà. Non sappiamo quanto sia estesa tra i cittadini entrati in Parlamento. È comunque giusto dire che Grillo e il suo iniziale successo sono stati utili al risveglio della democrazia italiana così come è utile oggi che gli eletti delle 5Stelle rivendichino la loro dignità di teste pensanti e scoprano la politica. 

venerdì 3 maggio 2013

In bocca al lupo


di Carlo Felici


Il mondo dovrebbe essere dei giovani, invece essi sono nelle condizioni più umilianti e terrificanti in cui si siano mai trovati di recente, di peggio c'è solo che vengano spediti in guerra, e in varie aree del globo accade anche questo.
Si dice sempre ipocritamente: “largo ai giovani” ma a farsi largo, non di rado, sono gli anziani (ovviamente quelli privilegiati), fino a situazioni che rasentano il parossismo ed il grottesco, salvo ovviamente le dovute eccezioni.
Due casi, in tal senso, sono stati di recente significativi in Italia: quello di Papa Benedetto XVI e del Presidente Giorgio Napolitano.

lunedì 29 aprile 2013

UNA VOLTA PER TUTTE. UNA VOLTA PER TUTTI.






Proprio nel giorno in cui un carrozzone di governo in cui c'è di tutto e pure il suo contrario, almeno apparente, si insedia e giura su quella Costituzione che avrebbe dovuto almeno ricordare a tutti che la sovranità popolare resta la base della nostra democrazia, in una mattinata in cui, in spregio ad essa e ad ogni eventuale volontà popolare di cambiamento, si decide di continuare ad oltranza, non solo con lo stesso presidente della Repubblica, ma anche con la stessa “ammucchiata” trasversale di partiti, di prima delle elezioni, ebbene arriva un pazzo squilibrato e disperato (così dicono), con una pistola dalla matricola abrasa, guarda caso proprio come quella dei killer della criminalità organizzata, a sparare a due poveri carabinieri, di guardia nella piazza.

domenica 7 aprile 2013

"EL SOCIALISMO ECONOMICO SIN LA MORAL COMUNISTA NO ME INTERESA." di Carlo Felici


 "EL SOCIALISMO ECONOMICO SIN LA MORAL COMUNISTA NO ME INTERESA."

di Carlo Felici

Nell'ultimo comizio di Berlusconi c'è stata la solita sua sceneggiata anticomunista, non c'è niente da fare..per lui è un evergreen, non ne può proprio fare a meno. Anzi, vedendo una signora che sembrava avesse un malore, il “capo” si è persino divertito a fare la sua solita battutaccia, dicendo che forse ciò era accaduto perché lui aveva parlato troppo dei comunisti.
Magari fosse così, avremmo finalmente trovato il modo di far venire i mancamenti agli italiani quando lui attacca con la solita solfa.
Ma gli italiani che ancora lo votano, evidentemente, lo fanno per altri motivi: per non pagare le tasse, per essere condonati tombalmente (anche se appare un po' lugubre e quando lo si sente dire vien voglia di grattarsi), perché amano l'impunità, si identificano con chi spara a zero contro chi cerca di far rispettare scrupolosamente la legge perché piace loro violarla dato che, così, si sentono tanto “fichi” e “dritti”, pensano prevalentemente ancora al calcio e via dicendo..

domenica 31 marzo 2013

LA PASQUA DEGLI ZOMBI di Carlo Felici





È tempo di Resurrezione e di uova pasquali con sorprese annesse, ma la comitiva di “saggi” uscita dall' “uovo del presidente” a noi tutti destinato, oltre a non essere una sorpresa, ci appare più che altro come una allegra congrega di “zombi”, in special modo se consideriamo il delicato compito che dovrebbe portare a termine.

Non solo per la “datata” esperienza conservatrice dei suoi componenti, ma soprattutto perché alcuni in passato si son rivelati più che altro esperti nel “quagliare” le questioni “particolari” di chi bazzica i palazzi del potere da circa venti anni.
Inoltre, sebbene per chi esercita il compito di Capo dello Stato in Italia non sia obbligatorio leggere i dialoghi di Platone, in cui tra l'altro, si teorizza il governo dei filosofi, e nei quali è presente il Simposio dove Socrate (dall'oracolo di Delfi definito l'essere umano più saggio del mondo) mostra di attingere la sua saggezza suprema proprio da una donna: Diotima, ci saremmo forse aspettati almeno la presenza di una saggia donna fra i famosi dieci “saggi”. Però ci rallegriamo lo stesso che non ci sia, confortati dal fatto che il cosiddetto “gentil sesso” non sia stato destinato a tale ruolo postsepolcrale, e resti dunque ancora sinonimo di speranza.

giovedì 7 marzo 2013

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO... di Carlo Felici





QUANDO IL GIOCO SI FA DURO...
di Carlo Felici


Il Partito Socialista Italiano è il più antico partito di massa e democratico dell'Italia, la sua storia è intrecciata con il progresso civile, politico, economico e sociale di questo Paese.
Non sta a me percorrere le più importanti tappe di questo lunghissimo percorso che ha appena superato i 120 anni di vita.
Io sono tra quelli che, dopo che questa illustre storia è sparita per la prima volta dal Parlamento, con le scorse elezioni politiche, ha disperatamente cercato di riportarcela, assieme a quella della migliore sinistra italiana che potesse esistere oggi. Tra l'altro, io ho sempre affermato che la parola “sinistra” dovrebbe sparire, ed essere sostituita come accade da sempre in tutto quel mondo che, dal Sudamerica all'Europa ed anche oltre, lotta per la libertà e per la giustizia sociale, con il ben più significativo termine di “Socialismo”.

mercoledì 6 marzo 2013

Chávez e la rivoluzione incompiuta




di Carlo Felici



La morte del Comandante Chávez lascia molti di noi affranti e pieni di cordoglio, perché con lui se ne va un tenace combattente per il Socialismo, per l'autonomia e per l'emancipazione sociale e civile dei popoli sudamericani, e non solo, ma anche di tutto il mondo.
Sarebbe però un grosso errore, in questo momento cadere nella disperazione oppure nella fuga verso la beatificazione di tale personaggio che ha segnato la storia di uno dei grandi cambiamenti epocali nel mondo. 
Contrariamente a Che Guevara o a Allende, egli fu un militare di professione ed appartenne a quella tradizione rivoluzionaria legata all'esercito che non di rado è stata interconnessa ai processi rivoluzionari in Sudamerica. 

martedì 26 febbraio 2013

Non nominare mai il nome della Rivoluzione invano



di Carlo Felici

Difficile fare un'analisi a caldo dei risultati elettorali senza lasciarsi trascinare dalle invettive catastrofiste oppure dal pessimismo autocommiserante, specialmente per certa sinistra residuale, ma ci proveremo, individuando innanzitutto un vincitore che nessuno pare focalizzare bene in queste ore, troppo indaffarati come siamo a parlare di tsunami, di terremoto o di macerie della seconda repubblica.
Molti dicono Grillo, ed è del tutto evidente che lo si era sottovalutato (anche il sottoscritto lo aveva fatto ed è primo a scusarsene), altri dicono Berlusconi, che si è giocato il tutto per tutto e che però, avrà solo la soddisfazione di dire ai suoi che, senza di lui, e ovviamente i suoi soldi, la sconfitta del centrodestra sarebbe stata una catastrofe.

giovedì 14 febbraio 2013

Il cerchio dei pochi..ma non sempre buoni.



di Carlo Felici


L'atto dimissionario del pontefice della chiesa romana cattolica, o meglio, come si addice nel linguaggio che riguarda non solo un papa, ma anche un re, come di fatto egli è, anche se in maniera elettiva, la sua abdicazione, non ci interessa tanto per i suoi precedenti o per la sua specificità, ma di più per riflettere sullo stesso operato di Benedetto XVI.
In particolare, cercheremo di ripercorrere alcuni elementi della sua peculiarità  dottrinale, arrivando a quello che ci appare come il cuore del suo messaggio.

Per capire bene l’intento che sta alla base del significato dottrinale delle encicliche di questo pontefice, bisogna prendere in considerazione la coerenza dell’operato e degli scritti di questo Papa
Non vi è nulla di nuovo infatti nelle sue recenti posizioni, o in quelle messe in atto durante il suo pontificato, che ribadiscono per altro dei principi già noti e più volte resi pubblici nei precedenti documenti ufficiali della Chiesa Cattolica.

mercoledì 13 febbraio 2013

Sortirne insieme





di Carlo Felici


Chi segue i miei interventi sa che non ho mai smesso di riferirmi ad una questione di cruciale importanza che è alla base della metastasi che sta divorando questo paese, fin quasi a minarne le basi costituzionali e la sua stessa unità nazionale: è la questione del lavoro ormai purtroppo indissolubile da una continua emorragia di risorse umane e di vite di imprenditori e lavoratori.
Oggi, paradossalmente, si muore per precarietà, mancanza o perdita di lavoro più al Nord che al Sud, e in particolare, in quella zona che, fino a qualche tempo fa, veniva descritta come una sorta di isola felice e di modello innovativo e propulsivo per l'economia italiana: nel Nord-Est.

martedì 22 gennaio 2013

IL RIMPIANTO DEL SILENZIO di Carlo Felici




IL RIMPIANTO DEL SILENZIO
di Carlo Felici



Sulla morte di Prospero Gallinari ne ho sentite di cotte e di crude, tanti sproloqui apologetici, tante infime denigrazioni, ma poche analisi serie, anche da parte di direttori di giornali dalle grandi tirature, che oggi fanno la morale ad una sinistra che non esiste.
Già, perché la sinistra ha evidentemente deciso di darsi l'ultima letale randellata in testa andando a braccetto con personaggi che di sinistra non sono mai stati, e anzi, si sono messi in lista, pur avendo avuto un passato in formazioni di destra. Quella destra che ai tempi di Gallinari, menava e ammazzava ragazzi di sinistra.
Quindi, più che altro verrebbe da chiedersi: ma di che cosa stiamo parlando?
Stiamo parlando di un uomo? Stiamo parlando di un tempo, che sembra più che mai remoto? O stiamo parlando di un presente di pietosa desertificazione di autentici valori e di rappresentanze di sinistra?

venerdì 4 gennaio 2013

Il canto di un cigno nero... e rosso



IL CANTO DEL CIGNO



Sono circa trentacinque anni che partecipo alle lotte dei lavoratori e degli studenti, nelle piazze, con gli scioperi e con le manifestazioni, memore della lezione che ebbi quando iniziai nel lontano '77.
Allora infatti capii che la creatività, la fantasia, l'inventiva e soprattutto la determinazione ad agire contavano molto di più dei programmi, delle parole, delle ideologie, delle coalizioni politiche o dei proclami.
Circa cinque anni fa mi sono lasciato indurre ad entrare nella politica dei partiti, perché ritenevo fosse importante dare un contributo affinché le istanze della sinistra, fuoriuscite dal parlamento a causa delle dabbenaggini dei cosiddetti “forchettoni rossi” e per la volontà scientifica di desertificazione del Partito Democratico, di tutto ciò che compare alla “sua sinistra”, potessero tornare ad emergere e a risaltare di nuovo nelle istituzioni politiche, in nome di quello che nel mondo è ancora un nobile ideale ed anche un concreto e fondamentale indirizzo di vita: il Socialismo.
Mi sono quindi impegnato per far nascere e crescere una associazione socialista in grado di rilanciare e, se possibile, rendere trasversale, nella sinistra, questo nobile intento, affinché fosse condiviso e rinnovato, e magari attuato in una nuova e più concreta aggregazione politica.
Purtroppo, allo stato attuale delle cose, devo ammettere senza mezzi termini ma con molta onestà, il mio pur "nobile" fallimento.
Quella che allora era una speranza aggregativa, la Lega dei Socialisti, si è prima divisa in varie altre correnti e strutture associative, più o meno eterodirette da altri partiti..PSI..SEL..PD, e poi è definitivamente naufragata nella sua inerzia, proprio nel momento in cui ci si aspettava da essa uno scatto decisivo, un colpo di reni, la capacità cioè di emergere con le proprie forze, diventando a tutti gli effetti un soggetto politico vero. Mi sono infine rivolto a un piccolo partito che ritenevo fondamentale per far lievitare di nuovo un progetto di sinistra avanzata, culturalmente evoluta e ben determinata nel perseguire programmi e indirizzi concretamente innovativi: il nuovo Partito d'Azione, non contaminato dai giochi sporchi della politica di palazzo. Ma temo che anch'esso vada a cercare spasmodicamente uno spazio politico nelle stanze del potere, in lista con altri o da solo.

Nel frattempo, in questi ultimi anni, ho visto peggiorare il tessuto politico, economico, morale e civile di questo Paese in maniera esponenziale, tanto che mai, e dico mai, mi sarei aspettato nella mia vita, iniziata in un tempo in cui c'erano grandi speranze e un avvenire assai luminoso, e continuata nella lotta strenua contro nemici implacabili della democrazia italiana, come il terrorismo e le mafie, che si potesse arrivare alla sua pietosa abdicazione nei confronti di una legge elettorale infame prima, e prostrarsi infine alla tutela di un tecnocrate timocratico a cui sono state consegnate le sue spoglie inermi e ormai violentate.
Lui, che con toni altisonanti e accorati ha cercato persino di accreditarsi come salvatore della Patria, nominato da chi la Patria l'ha vista soprattutto con il caleidoscopio delle sue mutazioni, ma che, concretamente, ne ha celebrato il funerale, massacrando gli italiani di tasse, togliendo loro diritti essenziali e tutele nel mondo del lavoro, accanendosi con tagli indiscriminati nei servizi sociali anche a danno delle categorie e dei soggetti più deboli, come i disabili. Regalando altri milioni alla scuola privata, tolti a quella pubblica, tentando persino di aumentare il carico di lavoro degli insegnanti di un terzo a costo zero. E soprattutto continuando a buttare i nostri soldi in opere faraoniche e in armi di distruzione scientifica.
Di fronte ad una vera e propria dittatura del profitto, a cui mai nella intera storia d'Italia si era mai arrivati, considerando che pure durante il fascismo uno stato sociale, pur demagogico e apologetico, fu mantenuto, che sta mietendo nel silenzio e nell'indifferenza centinaia di vittime destinate al suicidio, all'emarginazione, alla sottoccupazione, al precariato cronico, o peggio all'arruolamento nelle varie mafie, che ormai imperversano nel silenzio compiacente di istituzioni prostituite al verbo della ripulitura dei guadagni illeciti, ci si sarebbe aspettata una vera e propria insurrezione, una rivolta civile, con milioni di cittadini indignati, offesi e arrabbiati, che avrebbero dovuto essere continuamente in sciopero, occupando piazze, strade, città, luoghi di lavoro, scuole, senza soluzione di continuità e disposti a tutto, anche a farsi massacrare di botte, pur di non recedere dalla necessità di rivoluzionare un sistema marcio ormai fino al midollo.
Ma no, complici i sindacati di regime, ormai anche addestrati nel canile municipale in cui si insegna ad abbaiare e non mordere, pur di essere rimessi in circolazione, ad arruolare altri fedeli cani da guardia del sistema, complice una compagine politica piena zeppa di frughini, in fregola di posti, posticini e postarelli al sole, anch'essa risultato pietoso di quella mutazione antropologica degli italiani, già mirabilmente profetizzata dal poeta-profeta Pasolini per cui « Nel quartiere borghese c'è la pace di cui ognuno dentro si contenta, anche vilmente, e di cui vorrebbe piena di ogni sera l'esistenza. », non c'è stato e quasi sicuramente non ci sarà, non si sa per quanto tempo ancora, alcun moto concreto e generalizzato di sdegno ed alcuna volontà determinata di cambiamento.

Abbiamo solo visto un sussulto di dignità affacciarsi con una manifestazione in verità piuttosto sparuta ed in sordina, almeno rispetto a quelle che in questi ultimi mesi si sono ripetute in Europa e nei paesi più massacrati dalla crisi economica. Il No monti Day doveva essere il primo atto concreto di rinascita della sinistra italiana, ma, concretamente, esso è apparso più che altro come un timido affacciarsi e poi rientrare nella cuccia del guaito di un cagnolino già abbondantemente bastonato.
Morale della favola?
Ho sbagliato a credere di potermi impegnare in un qualsiasi partito italiano, lo ammetto con molta franchezza, se non altro per chiedere scusa a quel Carlo ventenne che, tanti capelli fa, e con grande entusiasmo e creatività giovanile percorse quelle strade intrise di rabbia e di passione che furono tempeste oceaniche, in confronto alle piccole mareggiate odierne, nei lontani ma indimenticabili mesi del settantasette.
Scusami tanto, Carlo, se ti ho forzato, più di 30 anni dopo, a fare scelte diverse da quelle che già allora avevi capito essere pienamente fallimentari, non avrei sinceramente dovuto, avrei solo dovuto limitarmi a scrivere, a testimoniare, ma non avrei mai dovuto mettere la mia firma sotto l'adesione ad un partito. Conto sul fatto che mi potrai un giorno perdonare, sapendo che anche gli uomini cosiddetti maturi, possono sbagliare, quando la loro vita entra nella selva oscura di un “mezzo del cammin”, in cui la diritta via si perde.
Angelo mio, custode delle mie speranze e dei miei sogni più puri anche se straziati, bastonati e sparati senza ritegno e pietà, allora come oggi, nei compagni ancora più coraggiosi, onesti e puri come Giorgiana Masi, come Walter Rossi, come i tanti della scuola Diaz, come i miei figli e studenti di oggi, pestati e massacrati sui marciapiedi, perdonami, sono solo un povero peccatore, fragile, che ha ceduto ad una misera illusione.
E che però si è svegliato e non cederà più, non si addormenterà, o meglio non si farà addormentare o narcotizzare nemmeno dall'ultima trovata “pataccara” della cosiddetta “rivoluzione civile”, blasfemia all'ennesima potenza di un gruppo di personaggi in cerca di autore, per il titolo di una commedia dell'assurdo..aspettando Godot, aspettando la sinistra, al suono del martelletto di un giudice: l'udienza è aperta, entrino i testimoni, il pubblico si alzi..si prega di fare silenzio..in aula.
Ma le aule sono deserte, anche se una schiera di fantasmi in fregola per la consueta fame di predelle e predellini, cerca disperatamente di affollarle.
E l'unico suono che le pervade è proprio quello del silenzio, anche se non tutti sanno ascoltarlo, anche se la maggior parte è affannata nel rumore mediatico, nella chiacchiera del web.

Perché dunque affannarsi, perché affrettarsi compulsivamente nella spasmodica ricerca dell'ennesima firma per entrare in quello che continua ad apparire come il castello dei fantasmi, specialmente con questa legge elettorale porcona e porcata che ha portato e non potrà che portare altri immancabili candidati alla norcineria parlamentare, a mostrare le loro appetitose frattaglie, magari mascherate da “società civile”, in un luogo di pochezza, di inerzia e soprattutto di corruzione?
Non chiedetemi dunque di raccogliere firme di condanna alla morte civile, non mandatemi più a fare una questua tanto inutile quanto infame. Non ammannitemi con la solita litania dei “mali minori”, non insultatemi con l'apologia del simulacro di un cadavere di democrazia.
Se volete incontrarmi, a viso aperto, sapete bene dove sarò, ancora una volta a camminare, fino all'ultimo respiro e fino all'ultima mia flebile voce, in quelle stesse strade e piazze in cui cominciai tanto tempo fa..una vita fa, ma una vita vera, non virtuale.
Adesso mancherebbe solo l'acuto finale, e quindi non posso che menzionarlo come m'è d'uopo.
Cosa sono mai un impegno, un cammino, un sacrificio, una strenua e magari dolente lotta rivoluzionaria senza la ricerca di una dimensione collettiva?
E soprattutto senza una esegesi profonda del cammino rivoluzionario?
Se ci si chiede, in definitiva, quale cammino rivoluzionario si debba intraprendere, non potrò che citare Carlo Rosselli, perché mai definizione di tutto ciò fu tanto azzeccata quanto la sua:
Chi accetta la impostazione rivoluzionaria della lotta, chi si elegge un compito così gigantesco come quello di rovesciare un potere dispotico saldamente costituito, non deve avere fretta. Il rivoluzionario che ha fretta che si scoraggia perché la vittoria non appare ancora vicina, che diventa facile preda del pessimismo, non è un vero rivoluzionario. Il vero rivoluzionario deve sapere sfidare il tempo, specie quando il tempo si misura ad anni, come nel caso di noi italiani. Dalla calma risoluta del rivoluzionario si misura la sua forza. Egli è tanto sicuro della bontà della sua causa che accetta con serenità il trascorrere degli anni e anche la propria morte prima che la battaglia sia vinta, nella certezza che altri la proseguiranno
La dimensione del vero cammino del rivoluzionario non si misura dunque a patacche elettoralistiche, talora sconfinanti addirittura nello scazzo querelante, come quello tra Sgarbi e Ingroia sulla parola “Rivoluzione” da appendersi al bavero, ma su un lavoro arduo, continuo e indefesso di risveglio della coscienza e delle energie necessarie a propiziare una azione consapevolmente e radicalmente rivoluzionaria, rispetto ad un perdurante stato di cose da cui ci si sente oppressi.

Ci si sente oppressi collettivamente, e quindi altrettanto collettivamente ci si dovrà emancipare, non potrò quindi che menzionare un altro grandissimo rivoluzionario della storia del Novecento: Ernesto Che Guevara: "Ricordatevi che ognuno di noi, da solo, non vale niente"
Bene, siamo arrivati al dunque: per intraprendere davvero un cammino rivoluzionario, non bisogna scoraggiarsi mai e non agire mai da soli.
Io, devo dire sinceramente, che solo agli albori del mio impegno, nel settantasette, non mi sono mai sentito veramente solo, perché allora si respirava una dimensione collettiva di rabbia, di rivolta e di volontà di cambiamento, anche senza appartenere a nulla, tanto meno ad un partito e ad una associazione, forse allora era Lotta Continua ad avere la fisionomia più vicina e più concreta di un autentico movimento rivoluzionario. Ma quella Lotta Continua di allora non c'è più, e francamente non ne vedo una simile nemmeno oggi.
Oggi esistono le nicchie, i “monasteri” rivoluzionari, come un tempo c'erano coloro che non potendo più contrastare la barbarie in armi, cercavano almeno di porvi un argine “spirituale”
Così anche oggi, muovendosi con attenzione, senza lasciarsi traviare dalla ricerca di una facile soluzione ad un approdo “mistico”, nel variegato panorama del “monachesimo spirituale” rivoluzionario odierno, ho trovato Utopia Rossa.
Utopia Rossa un tempo era una piccola abbazia rivoluzionaria, forse paragonabile a quelle cistercensi del Medioevo, ma ora sta diventando una vera e propria “universitas”, avendo allargato i suoi orizzonti in vari continenti in cui il “verbo” dell' “isola che, si badi non è che non c'è, ma non c'è ancora” si sta propagando rapidamente.
Grazie soprattutto all'infaticabile e abnegante cammino aperto dal suo abate priore Massari.
Grande, anzi, grandissimo nella sua straordinaria e carismatica missione, ma non meno fustigante quando all'orizzonte può spuntare un movimento ereticale come quello, ad esempio di Bandiera Rossa, frutto di un gruppo di “monaci fuoriusciti” ed itineranti, non meno ostinati nel cammino evangelico, tanto da avere una eco addirittura più vasta nelle visite del loro “monastero mediatico” di quelle di Utopia Rossa
I monaci, si sa, sono dediti alla contemplazione, a volte zappano l'orto, e per quello non è richiesta una mira infallibile, di cui il sottoscritto dall'Altissimo ha ricevuto dono beffardo, perché ce l'ho, ma non so proprio come usarla, a svantaggio di chi e a vantaggio di cosa, o meglio, un'idea precisa nel merito ce l'avrei ma, sempre osservando la massima di Guevara, per ora del tutto inapplicabile.
E prego sempre che il tempo e l'avanzare dell'età non ne riducano l'efficienza e l'effetto.

Or dunque, tali “monasteri” rivoluzionari molto di rado scendono in processione, almeno per far sentire al volgo la parola altisonante del Verbo dell'Altissimo Rivoluzionario, per scuotere anche a viva voce le coscienze addormentate, alla lotta di classe, ovviamente non dico a quella armata, perché potrei, rebus sic stantibus, incorrere in blasfemia o bestemmia.
E allora è già tanto essere ammessi come “novizi” al lungo tirocinio monacale, ovviamente sempre sorvegliato dall'Abate superiore, nel caso in cui il monastero si possa degnare di considerare il cammino del “peccatore” almeno un po' intenzionalmente confacente a quello dell'ordine supremo.
Più facile perdurare come “eretici” magari tollerati, ed esortati continuamente alla penitenza, piuttosto che sperare nella grazia suprema del vestimento talare.
Ma noi sappiano, nonostante ciò, che la Grazia dell'Altissimo (Sempre sia Rivoluzionario) è comunque sovrabbondante, che anche un povero e ostinato nonché brutto anatroccolo, un bel giorno avrà il suo canto, il suo assolo finale, magari anche solo sognando, e non essendo quel cigno che avrebbe ambito sempre di essere.
Il panorama rivoluzionario italiano è desolatamente mistico e altrettanto disorganicamente carismatico, e ciò vuol dire, in poche parole, che il cammino va intrapreso solo seguendo fedelmente quello degli abati priori, mettendosi, in itinere, in fila dietro di loro e sotto le loro ali, a covare le loro uova. Che, si badi, non si aprono nemmeno a Pasqua.
Inutile menzionare i nomi di tutti gli “abati” in Italia, talmente sono numerosi e vari, e purtroppo anche piuttosto bellicosi gli uni contro gli altri, quando dovrebbero esserlo invece insieme e contro lo stesso nemico.
Sarà forse per questo che una vera rivoluzione qui non c'è mai stata, e chissà mai se ci sarà.
Anche qui ci viene in aiuto Rosselli quando dice: “né l'ulcera al duodeno, né i carabinieri del re, e neppure l'intervento straniero, risparmieranno alle masse popolari italiane, nel loro insieme, l'ardua, lunga e spossante fatica di conquistarsi la loro libertà e di conquistarsela da sole; di conquistarsela conquistando il socialismo
Inutile quindi farsi venire anche solo le coliche da infervoramento mistico.

Senza quelle masse, senza provare a starci dentro almeno nelle occasioni in cui si affacciano nelle strade e nelle piazze, ogni prece sarà vana, ogni monaco o abate che sia, è destinato a perdurare nelle sue asfittiche giaculatorie.
Chi dunque dentro quelle strade, quelle piazze e quelle masse, quei luoghi in cui si sciopera, si occupa e si prendono anche delle sonore manganellate, c'è stato sempre e senza soluzione di continuità, magari più con la veste del giullare che con quella del monaco, forse avrà peccato, anzi sicuramente ha peccato, ma di sicuro non è mai stato solo. E se la salvezza è sempre il frutto maturo della condivisione, non dovrà certo disperare. Mai.
Ovviamente.. fino alla vittoria, sempre !
Carlo Felici


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