L’UTOPIA NECESSARIA DELLA SOLIDARIETA’
PER MANTENERE DIRITTI E STATO SOCIALE
di Sara Palmieri
Il progressivo indebolimento dello Stato sociale – inutile negarlo - è sotto gli occhi di tutti. Così come gli attacchi alla democrazia diretta che è sempre più delegata e indiretta. E quando lo Stato sociale e le stesse idee che sono alla sua base sono in declino e soffrono e la democrazia diventa liquida, ciò che ne consegue è la perdita di diritti faticosamente conquistati in secoli di lotte e il ritorno a forme di dittatura, più o meno manifeste, ma che potrebbero evolvere, dichiararsi e affermarsi come tali e che si credeva retaggio del passato.
Corsi e ricorsi storici – come, sia pure in tempi e modi diversi, è stato analizzato e sostenuto, non senza ragione, da filosofi e storici di antica fama: dal greco Polibio al romano Tito Livio, fino al fiorentino Niccolò Machiavelli e al napoletano Giambattista Vico. Non volendo rassegnarsi alla annunciata eventualità dell’anaciclosi (anakyklosis in greco) e ritenendo che l’esperienza storica e l’evoluzione e l’emancipazione dei popoli debbano pur servire a non ripetere gli stessi errori, è consigliabile, oltre che piacevole, leggere il bel
libro di Stefano Rodotà, uscito a novembre 2014 con gli Editori Laterza, dal titolo “Solidarietà” – sottotitolo – “un’utopia necessaria”, - che analizza, dispiega e va alla radice di un principio che è alla base dello Stato sociale e di ogni forma di democrazia avanzata.
Solidarietà è una parola che è tornata di moda, usata e perfino abusata, ma – paradossalmente - mai come in questo momento storico - si è lontani dalla sua essenza soprattutto quando “viene invocata per chiudersi in cerchie ristrette, alimentando rifiuti, esclusione di ogni estraneo, con una vicenda che l’avvicina, e sovente la sovrappone, a quella di un’identità che si fa “ossessione identitaria”.
