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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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martedì 23 maggio 2017

PERCHE' UN "FIOCCO ROSA" NON RAPPRESENTA LA TUA STORIA








PERCHE' UN "FIOCCO ROSA" NON RAPPRESENTA LA TUA STORIA


A cura di Fiocco Rosa


Dovete perdonarmi: so perfettamente che questo articolo è troppo lungo, ma dovete comprendere che si tratta di un pezzo di vita ed un pezzo di vita non è mai facile da riassumere. Per anni ho riflettuto sulla mia storia. Per anni ne ho sentito il peso, ed in parte lo sento ancora. Per anni ho pensato se fare o meno un post su Facebook per raccontarla, ma mi è sempre mancato il coraggio. Anche oggi mi manca il coraggio, in parte, altrimenti mi sarei firmata con il mio vero nome. Invece vi scriverò a nome di Fiocco Rosa. All’inizio avevo pensato di firmarmi come Nemo, un nome più accattivante e più serio, adatto ad attirare la vostra attenzione. Poi ho però riflettuto sul senso di un acronimo come questo ed ho deciso che sarebbe stato sbagliato: io non sono “nessuno”, voi mi conoscete. Per alcuni sono un’amica, per altri un volto visto in università, per altri ancora una figlia, per qualcuno l’amore. La realtà è che io sono tutti voi, dormo con voi, sogno con voi, parlo con voi. Sono vostra madre, sono vostra sorella, sono la vostra fidanzata o la vostra migliore amica. 

Intendiamoci, la mia vita è stata piena di cose meravigliose e di disgrazie e sarebbe riduttivo ridurla ad una sola parte della mia storia, per quanto importante. Eppure è stato uno spartiacque, ha lasciato la sua impronta nell’anima e nel corpo. Il Tumore ha bussato alla mia porta poco prima dell’esame di terza media, non avevo ancora 14 anni. Una sua caratteristica è quella di avvicinarsi in modo subdolo, travestendosi in mille modi come il miglior attore del mondo: delle volte ha la veste del sangue nelle urine, delle volte è il colpo di tosse “troppo strano”, altre volte quello della nausea cerebrale, e mille altri ancora. Quando è venuto da me, aveva le sembianze di una sera di Maggio ed una doccia calda. Per quella sera avevo dimenticato di cambiare la spugna, così mi sono lavata a mani nude. Passando la mano sul mio seno ho sentito un “bozzo”. Non sapevo come altro descriverlo ed infatti così lo descrissi a mia madre, con i capelli ancora grondanti d’acqua e la pelle profumata dal bagnoschiuma. lo sguardo vuoto di mia madre ancora lo ricordo, come ricordo la sua voce stridula mentre chiamava mio padre. Due giorni prima del mio esame di terza media, papà mi portò da una dottoressa la quale ci rassicurò dicendo che il “nodulo” era mobile, al tatto non particolarmente duro, assolutamente non pericoloso. A tredici anni non avevo idea di che cosa significasse “nodulo”, ma sapevo cosa significasse la parola tumore e, più volte, l’avevo sentita bisbigliata con paura dalla bocca dei miei genitori quando erano sicuri che non ascoltassi. Subentrò un periodo di serena quiete, quella che precede la tempesta: feci i miei esami prendendo un panciuto ottimo tra gli applausi della commissione e le lacrime di mia madre. Ero serena, mi avevano detto di stare serena. La mia ecografia di “routine” era programmata per la settimana successiva, per “toglierci ogni dubbio”, come aveva detto il medico.

mercoledì 8 marzo 2017

RIFLESSIONI "CORSARE" SULL'8 MARZO di Lucio Garofalo





 RIFLESSIONI "CORSARE" SULL'8 MARZO
di Lucio Garofalo

 


Giusto per la cronaca, la rivoluzione russa ebbe inizio l’8 marzo del 1917 con una mobilitazione femminile di massa. In Russia, arretrata anche dal punto di vista del calendario, la "Giornata Internazionale della donna" coincideva con il 23 febbraio. Le tessitrici di Torshilovo e le dipendenti del deposito dei tram dell’isola Vassilievsky sfilarono sulla Prospettiva Nevsky per manifestare contro la guerra, la miseria e la fame del popolo russo. Nel giro di pochi mesi la situazione sociale precipitò drammaticamente e, nell'Ottobre dello stesso anno, le crescenti e quotidiane proteste di piazza che mobilitarono le masse del proletariato russo, furono il fattore determinante che portò al rovesciamento del regime zarista ed all'instaurazione dei Soviet. 
Il partito bolscevico di Lenin seppe approfittare di questo ribaltamento della situazione politica in Russia. Tale premessa mi serve ad introdurre un ragionamento sul significato dell'8 marzo. Non rappresenta una novita straordinaria che l'8 marzo sia diventata una ricorrenza vuota, banale e stantia, utile solo ai fiorai. Oltretutto, la maggior parte delle donne nei paesi occidentali credo che abbiano assai poco da rivendicare. 

Oggi, nel 2017, al di là dell'origine classista e non di genere di questa "festività", temo che andrebbe risolto soprattutto qualche problema di convivenza domestica con alcuni maschi. Ciò non mi impedisce di rievocare come, dove e perché sia sorta la "Giornata Internazionale della donna": all'interno delle lotte, delle azioni e delle rivendicazioni avanzate dal movimento operaio che faceva capo alla II Internazionale, per iniziativa di due donne coraggiose, tenaci e davvero rivoluzionarie: la russa Clara Zetkin e la polacco-tedesca Rosa Luxemburg. 

Non penso che oggi abbia molto senso celebrare tale festa, che ha assunto un volto consumistico, ipocrita e piccolo-borghese, com'è accaduto per tutte le date e le ricorrenze segnate sul calendario, che scandiscono la nostra esistenza, essendo state svuotate del loro valore storico originario. 
A me pare che attorno all'8 marzo si sollevi ogni anno una nube di polvere e di ipocrisia, nel senso che molte donne si apprestano a ricevere gli auguri e le mimose dai loro compagni e mariti, che per il resto dell'anno le offendono e le maltrattano. Tali donne "frustrate" dovrebbero riscoprire il significato più autentico e giusto della "Giornata Internazionale della donna", non a caso istituita come un momento di mobilitazione ed impegno politico a favore del suffragio universale ed altri diritti negati alle donne, in modo particolare alle donne appartenenti alle classi subalterne. 

Oggi, direi anche nel "mondo occidentale", temo che molte donne abbiano bisogno di rivedere i loro rapporti domestici e quotidiani con l'altro sesso, visto e considerato che, in termini statistici, le violenze contro le donne si consumano in gran parte proprio nel contesto più intimo e familiare delle pareti domestiche. Si tratta di un discorso che coinvolge evidentemente anche il ruolo e la componente maschile, che oggi attraversa un momento di profondo affanno e smarrimento a livello socio-esistenziale, culturale e materiale.






La vignetta è del Maestro Mauro Biani 

 

sabato 26 marzo 2016

GISELA: LA FRECCIA ED IL MOSTRUOSO di Angela Rizzica





GISELA: LA FRECCIA ED IL MOSTRUOSO
di Angela Rizzica





Il nome Gisela ha di per sé un’origine incerta ed altrettanto incerto è il suo significato. Per alcuni deriva dal termine germanico gisil, freccia; per altri è un diminutivo dei nomi Adalgisa, Gismonda o Gisa comunque aventi la stessa radice e riconducibili al significato di “eroina” e di “campionessa”.
Certo è che sempre di guerra si tratta, sempre sembra evocare gesta eroiche e d’altri tempi. Ed è strano che, per determinati individui, il proprio nome sembri predire la storia personale quasi come se nel momento stesso in cui viene imposto, Làchesi venisse facilitata nel lavoro di dispensatrice di destini. O almeno così è stato per Gisela Mota, trentatré anni, nata e cresciuta a Temixco, ridente cittadina dello stato messicano di Morelos. E sempre nella sua amata cittadina ha trovato la morte, trucidata a colpi di arma da fuoco. 

Non stiamo parlando dell’ennesimo caso di cronaca nera, di femminicidio, di un marito geloso o di un fidanzato disperato per la fine di una relazione. Parliamo di una donna che ha fatto della lotta ai narcotrafficanti la sua freccia, e della elezione a sindaco della città il suo arco. Gisela era stata eletta il 1° gennaio del 2016, dopo una vincente campagna col suo partito (il Partido de la Revolución Democrática, PRD, ndr.) incentrata sulla lotta al narcotraffico, da sempre piaga dello stato di Morelos, ancora e nonostante tutto terra di nessuno in mano ai cartelli della droga, in mano ai “Guerreros Unidos”. 
Questi rappresentanti del “Potere del Cane”, per dirla alla maniera di Don Winslow, hanno atteso poche ore dall’inizio del suo mandato per coglierla di sorpresa in casa e ridurla in brandelli. A nulla è servito l’intervento della polizia, che comunque è riuscita ad uccidere due dei sicari e ad arrestarne altri tre di cui un 18enne ed un minore a riprova di come la criminalità, in alcuni ambienti, sia diluita nel latte materno. Ma non voglio soffermarmi su quello che potrebbe essere letto come un semplice, scontato e sterile fatto di cronaca. 

giovedì 26 giugno 2014

VIOLENZE SESSUALI IN INDIA: CAPITALISMO E BARBARIE di Emanuele Miraglia



Nell’ultimo periodo è balzato agli onori della cronaca il drammatico problema delle diffuse violenze sessuali in India. Le azioni brutali presentateci sui giornali, con stupri di gruppo e omicidi ai danni di alcune bambine, mostrano solo la punta dell’iceberg di quello che è, invece, un dramma quotidiano, che coinvolge migliaia di donne in uno stato di costante sopraffazione e degrado.
 Il protagonista di questa crescente ondata regressiva non è un paese marginale dello scenario globale: l’India è il secondo stato più popoloso al mondo, posizionato al sesto posto nella classifica della produzione industriale e una delle più grandi potenze capitaliste.
La crescita economica è avvenuta all'insegna della quasi totale liberalizzazione dell'economia e di una vasta campagna di privatizzazioni. Ciò ha portato a un'aumento delle disuguaglianze e gli alti livelli di sfruttamento sono stati il fattore determinante per l’arricchimento della borghesia locale e delle multinazionali che hanno lì dirottato gli investimenti. Una società sempre più diseguale non può che vedere peggiorare sempre più la condizione della donna. Tale situazione è anche il terreno di coltura degli istinti peggiori della società, di cui le violenze sessuali rappresentano l’aspetto più barbarico.
Le aggressioni sessuali vengono utilizzate come una vera e propria arma di dominio dalle classi più ricche verso gli strati inferiori della società. Seppure le caste siano ormai da tempo ufficialmente eliminate continuano a sopravvivere nei rapporti reali. Il 90% delle vittime di stupri appartiene alla casta degli “intoccabili”, considerati dalla borghesia e dalle istituzioni come poco più che animali. La polizia corrotta non agisce quasi mai per scoprire i colpevoli dei reati di stupro, specialmente quando le vittime provengono dai settori più poveri della società.
Capiamo quindi come sopraffazione di genere, sopraffazione castale e crescita delle disuguaglianze siano problematiche strettamente correlate, elementi strutturali di un sistema squilibrato e marcio.
E’ smascherata l’ipocrisia del nuovo governo in carica, che in campagna elettorale annunciava di voler risolvere in maniera decisa questa situazione, così come dimostrano le dichiarazioni di Babulal Gaur, ministro della Casa responsabile per la legge e l’ordine nello stato di Madhya Pradesh. Appartenente al Bharatiya janata party (Partito del popolo indiano), di destra, lo stesso partito del Primo Ministro Narendra Modi, egli afferma che “lo stupro è un crimine sociale che dipende dagli uomini e dalle donne” e ancora che “alcune volte è giusto, altre volte è sbagliato”.
L’immagine che vogliamo offrire è, però, ben distante dalla rappresentazione paternalista offerta dai media borghesi, che ci descrivono un popolo arretrato che ha bisogno di prendere lezioni di democrazia dagli stati occidentali (dove anche non mancano maschilismo e violenza di genere).
La crescita industriale ha rafforzato enormemente la classe operaia che presto si stuferà di subire lo sfruttamento e le ingerenze governative e si organizzerà per conquistarsi un mondo migliore. Già oggi migliaia di donne indiane iniziano ad organizzare gruppi di autodifesa e di rivendicazione politica. Il più grande di questi è la così detta “gang dei sari rosa” che, nata nel 2006, conta oggi oltre 20 000 donne e anche qualche uomo. Armate di bastoni e ben organizzate lottano con determinazione per raggiungere i loro obiettivi: fare pressioni sulle forze dell’ordine per registrare le denunce e trovare i responsabili degli stupri, “rieducare” mariti violenti verso mogli e figli, contrastare i matrimoni infantili, offrire formazione e scolarizzazione alle giovani donne. Le loro azioni puntano sempre più alla difesa di tutte le fasce sfruttate della società, come dimostra l’occupazione dell’ufficio di una compagnia elettrica contro i distacchi programmati di corrente in cambio di mazzette o gli interventi per assicurare la corretta distribuzione degli aiuti ai poveri.
Tali mobilitazioni devono essere collegate a quelle del movimento operaio, che ha in India una grande tradizione e che si è reso protagonista di diversi scioperi generali contro le politiche di austerità del Congress .
Questi sono solo i primi segnali degli sconvolgimenti di massa che avverranno non appena la classe operaia indiana si solleverà contro il sistema capitalista, ormai incapace di offrire qualsiasi forma di progresso sociale.

25 Giugno 2014

dal sito FalceMartello


sabato 17 settembre 2011

FEMMINISMO RIVOLUZIONARIO E IDENTITA’ MASCHILI di Marco Piracci


FEMMINISMO RIVOLUZIONARIO E IDENTITÀ MASCHILI:
LA NECESSITÀ DI UN CONFRONTO
di Marco Piracci

Data l'importanza e l'ampiezza dell'argomento trattato, questo articolo vuole essere solo un semplice incipit ad un approfondimento più ampio e specifico. Sulla necessità di confronto e d'unificazione tra il movimento femminista rivoluzionario e le nuove identità maschili è stato detto molto poco. Con questo articolo mi auguro di riuscire a stimolare il più possibile la discussione.
Il femminismo è di fatto, un movimento complesso ed eterogeneo, che si è sviluppato con caratteristiche peculiari in ogni paese ed epoca. Sono molteplici le autrici che hanno contribuito a definire e ri-definire il concetto di femminismo e le pratiche politiche ad esso connesse. Al suo interno ci sono dunque diverse posizioni e approcci teorici, tant'è che ad oggi alcune studiose, teoriche e/o militanti femministe parlano di femminismi. In particolare esistono teorie contrastanti riguardo l'origine della subordinazione delle donne ed in merito al tipo di percorso che dovrebbe essere portato avanti per liberarsene: se lottare solo per le pari opportunità tra uomini e donne, se criticare radicalmente le nozioni di "identità sessuale" e "identità di genere", oppure, se eliminare alla radice i ruoli e quindi tale subordinazione. Proprio quest'ultima proposta che rimanda ad una trasformazione radicale della società, caratterizza buona parte del femminismo rivoluzionario e si lega inevitabilmente a un'emancipazione anche maschile.
L'oppressione del modello sociale patriarcale continua a dispiegare la sua forza. Il bisogno di liberarsi da tale oppressione, e il legame necessario ad una lotta di liberazione più ampia che investa necessariamente non solo il genere femminile ma anche quello maschile, è stato bene messo in luce da Hebert Marcuse ed Erich Fromm. In particolare quest’ultimo ha illustrato quanto e come l'ideologia oppressiva capitalistica si leghi al patriarcato. La necessità di liberarsi da tale canale di potere opprimente rimanda alle capacità umane di liberarsi dalle pressioni della cultura dominante. L'opera "L'arte d'amare" sottolinea proprio come molti aspetti propri dell'amore siano insiti nella donna (nelle sue caratteristiche biologiche, ancor prima di quelle sociali):

Al di là dell'elemento del dare, il carattere attivo dell'amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme d'amore. Questi sono: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza. L'amore è premura soprattutto nell'amore della madre per il bambino. Noi non avremmo nessuna prova di questo amore se la vedessimo trascurare il suo piccolo, se lei tralasciasse di nutrirlo, lavarlo, curarlo; e restiamo colpiti dal suo amore se la vediamo assistere il suo bambino (1) ”.

Anche nella sfera sessuale, la donna deve sviluppare una forma d'amore volta all'accettazione dell'altro, al suo accoglimento. Lei dà attraverso il ricevere. Questo aspetto investe e può caratterizzare il comportamento a livello sociale:

“L'esempio più elementare sta nella sfera del sesso. Il culmine della funzione maschile è l'atto di dare; l'uomo dà se stesso, il suo organo sessuale, alla donna. Nel momento dell'orgasmo le dà il suo seme [...]. Per la donna il processo non è diverso anche se in un certo senso più complesso. Anche lei si dà; apre tutto il suo essere; nell'atto di ricevere, dà. Se è incapace di questo atto di dare, se può solo ricevere, è frigida. L'atto di dare si ripete, per lei, oltre che nella sua funzione di amante, in quella di madre. Dà al bambino che cresce in lei, dà il suo latte al neonato, gli dà il suo calore fisico (2)
Ma sono mai esistite società improntate alle caratteristiche specifiche dell'essere donna? La risposta è si e gli esempi sono numeri. Basta sfogliare libri divenuti ormai classici come "Il matriarcato" e "Il simbolismo funerario degli antichi" di Johann Jakob Bacophen o "L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato" di Friedrich Engels. E' proprio quest'ultimo ad affermare:

Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile. L'uomo prese nelle mani anche le redini della casa, la donna fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli (3) “ .

Nel primo paleolitico, caratterizzato da un' economia basata sulla raccolta e ,secondariamente, sulla caccia, non esiste ancora la famiglia modernamente intesa, né subordinazione all'uomo della donna che viene anzi onorata come fonte di vita e di fecondità:

l'amministrazione comunistica nella quale le donne, per la maggior parte, se non tutte, appartengono a una medesima gens, mentre gli uomini provengono da diverse gentes, è il fondamento oggettivo del predominio delle donne, generalmente diffuso all'epoca delle origini (4)”.

Oggi, la letteratura che si occupa di società primitive improntate alle caratteristiche femminili sta conoscendo una piacevole diffusione. A titolo di esempio, si citano gli interessanti volumi di Luisa Muraro "L'ordine simbolico della madre", Sara Morace "Origine donna" e James Frazen "Matriarcato e dee madri".
Sfortunatamente però, l'apporto di questi scritti rimane inspiegabilmente assente da molti altri testi di riferimento del pensiero femminista. C'è insomma una curiosa rimozione: si parla di transizione al patriarcato senza illustrare da dove si transita, di società semi-patriarcale senza soffermarsi sulla parte non patriarcale, di predominio della famiglia o clan patriarcale senza illustrare le forme che hanno guidato questa instaurazione. Ad esempio ne "Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir, da cui molti filoni teorici del femminismo contemporaneo prendono spunto, emergono in maniera limpida queste lacune:

“[...] atta a evocare le larve ancestrali e a nutrirle nel seno, ella ha anche il potere di far scaturire dai campi seminati i frutti e le spighe. In ambedue i casi non si tratta di un'operazione creatrice ma di un rito magico. E sono i misteriosi effluvi sprigionati dal corpo femminile che attirano in questo mondo le ricchezze nascoste dalle sorgenti misteriose della vita. Tali credenze sono ancora vive oggi in numerose tribù di Indiani, di Australiani, di Polinesiani (5) “.

In realtà, nella cultura accademica, la scuola si fa iniziare dall'apparizione dei documenti scritti. I primi esempi di scrittura risalgono al 3.000 a.C. e furono prodotti in Egitto e Mesopotamia. Nata da esigenze relative al commercio, la scrittura venne rapidamente utilizzata per regole e leggi. E' oggi indubbio che la scrittura sia comparsa in una fase già avanzata dello sviluppo sociale nel quale è comparsa una classe che detiene il potere e specialisti che ne regolano gli affari. Tale fase marca indubbiamente un punto di passaggio di un processo avviato alcuni anni prima. Se si considera però che l'homo sapiens-sapiens è comparso circa 100.000 anni fa si può fare un paragone tra la storia ufficiale e la storia reale della nostra specie. Questa storia reale comprende passaggi fondamentali come lo sviluppo di una cooperazione per sopravvivere, la creazione degli strumenti per procurarsi cibo e riparo. E' nella preistoria che si è inventato il linguaggio. Come sottolinea Sara Morace nel suo "Origine donna":

Abbiamo a disposizione un'infinità di residui durevoli della cultura materiale e metodi di datazione che con l'analisi al radiocarbonio hanno corretto molti errori del passato e aperto strade potenzialmente rivoluzionarie nella ricerca. In teoria possiamo conoscere un'infinità di dettagli sulla vita di un aggregato umano della preistoria applicando in maniera coordinata tutte le discipline e tutte le tecnologie a disposizione con un vero lavoro d'equipe sul campo (6) ”.

Quello che mi preme qui sottolineare, è che proprio queste caratteristiche femminili improntate all'amore, possono ritrovarsi in numerose nuove identità maschili. Fino a poco tempo nessuno pensava di mettere in discussione "l'uomo". La mascolinità doveva essere di per sé evidente e naturale.
Ma ciò che negli ultimi cinquant'anni è accaduto in tutto l'Occidente ha mandato in pezzi quell'evidenza millenaria: la lotta di liberazione femminile ha costretto fortunatamente gli uomini a ripensarsi. L'identità maschile contro cui il movimento femminista si è mosso, è andata profondamente in crisi. Lo attestano non solo migliaia di ricerche di psicologi e medici, ma anche l'evidenza percepibile in ogni momento della vita quotidiana (7) . E' in questa trasformazione che devono inserirsi le prospettive di cambiamento della società in senso egualitario. E' in questo processo che occorre inserire una prospettiva di trasformazione radicale della società. Occorre ripensare sia l'identità maschile che quella femminile in funzione di una prospettiva di liberazione generale.
Una liberazione femminile improntata ai valori del capitale che cammini di pari passo con lo sfruttamento sociale, non sarebbe una reale liberazione femminile. Non lo sarebbe per molteplici motivi.
Il capitale richiede un' uniformazione al suo potere. La mercificazione del corpo, la costrizione ad apparire, al conformismo con i criteri dominanti, ai modelli di bellezza estetici del momento è semplicemente schiavitù.
La libertà dei sessi di gestire il potere, è una libertà che rinnega proprio i valori insiti nella natura femminile. Se la donna rinuncia alla dolcezza, alla premura, all'amore per il prossimo, rinuncia alla sua vera liberazione. Se non trascina l'uomo verso un modello di società femminile così intesa, non perde solo la sfida che la storia le pone davanti. Perde qualcosa di più grande. Di molto più grande. Perde la sua dignità e la sua natura. Perde la sua liberazione.

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NOTE


(1)Erich Fromm, L'arte di amare, Il saggiatore1971, p.41.
(2) Ibidem, p.38.
(3) Friedrich Engels, L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Samonà e Savelli, p. 84
(4) Ibidem, p. 76.
(5) Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il saggiatore 1979, p.98.
(6) Sara Morace,Origine donna. Dal matrismo al patriarcato, Prospettiva edizioni, 1997, p.27.
(7) Per un approfondimento si rimanda al libro di Elisabeth Badinter, L'identità maschile, Longanesi & C., 1998.

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