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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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sabato 17 gennaio 2015

COMMENTO DI ALFREDO MAZZUCHELLI A "VIOLENZA INDIVIDUALE, PASSIVITÀ COLLETTIVA" di Norberto Fragiacomo









COMMENTO DI ALFREDO MAZZUCHELLI A 


(...) "Nell’età del dominato e nei successivi secoli bui, la società (o quel che ne resta) diventa ancor più violenta, l’esistenza precaria (...)" 

Amare riflessioni compagno Norberto che significano una cosa sola: non abbiamo ancora imparato ad individuare le vere cause del perdurare e riproporsi dello stato di sudditanza nel quale da secoli vive l'umanità che, nonostante i "buoni pastori" non riesce a sollevarsi dalle sue miserie e non solo economiche. 

Forse i "buoni pastori" non hanno capito che la liberazione non passa attraverso la loro guida, sia pure apparentemente illuminata e solo strumentalmente rivestita di autorevolezza, bensì passa attraverso la gestione diretta da parte del "suddito" della propria esistenza. 
Le masse sono troppo prevedibili: non lasciano mai il certo per l'incerto e quindi sono terra di pascolo dei peggiori imbonitori, populisti e rizzabischeri. Le civiltà del "benessere", si portano dietro una "trattenuta" del 15% di esseri al soglio della povertà, tuttavia il Sistema basato sul dominio non da segni di frantumazione. 

C'è sempre stato e chissà per quanto ancora ci sarà, una decisiva differenza tra uno Stato sociale, una rivoluzione e chi li vorrebbe ingabbiare nelle secche di un autoritarismo delegato o imposto, da sempre contrario ad una democrazia diretta, ad una cosciente partecipazione e ad una libera sperimentazione autogestionaria. Tutto sarebbe molto più facile se esistesse un identico psichismo per una intera classe, ma la Storia questa opinione non l'ha confermata.


Grazie comunque per le tue stimolanti riflessioni

Alfredo Mazzuchelli


sabato 4 gennaio 2014

A PROPOSITO DELL'ULTIMO INTERVENTO DI FRAGIACOMO SU "BANDIERA ROSSA" di Alfredo Mazzuchelli

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A PROPOSITO DELL'ULTIMO INTERVENTO DI FRAGIACOMO SU "BANDIERA ROSSA"



di Alfredo Mazzuchelli




Cominciamo col buttar via l'acqua sporca ed in questo ci aiutano sia l'autoritarismo multicolore quanto l'alleato berlusconismo che a proposito di uso improprio di termini, han fatto veramente del loro peggio per distruggere l'immagine e l'idea di socialismo, meglio di comunismo. Alleanza rossobrunesca si direbbe oggi, ma alleanza strategica mirante non alla pretesa distruzione del capitalismo, quanto al consolidamento di un sistema al cloroformio dove il sonno della ragione continui a produrre paciosi ed allucinati imbecilli. Così io dovrei rinunciare a parole quali comunismo, libertà, autogestione e solidarietà per non disturbare i sonni dei padroni del vapore? Rappresentarmi con spoglie imploranti pietà e rielaborazioni linguistiche per farmi accettare da masse al momento assenti e prone ai voleri del consumismo? Non ci penso proprio. Se devo cadere voglio cadere in piedi! Bisogna preparare lo scontro tra sudditi e sovrani, essere ben chiari su quel che si vuole e senza capriole dell'ultima ora, chiaramente affermare che non vi può essere collaborazione istituzionale tra libere volpi e libere galline, iniziare a gestire autonomamente il nostro presente quale propedeutica per la costruzione del nostro futuro. Fine dei giochetti, quello che è finito deve essere il romanticismo socialista che vedeva nella inevitabile caduta del sistema di produzione capitalista l'avvento del sol dell'avvenire. Avremo quel che vorremo e non quel che non conquisteremo, sembra banale ma non lo è.

giovedì 28 giugno 2012

SOLIDARIETÀ DI CLASSE



Un pò per celia e un pò per non morir: 
SOLIDARIETA' DI CLASSE
La vecchia talpa ha smesso di scavare, il suo posto è stato preso dall'armadillo, animale corazzato, che scava tunnel sotterranei e si nutre di cadaveri di ogni razza. Costui tra poco adornerà le bandiere del capitalismo globale che, nel segno del profitto, non guarda in faccia nessuno, nemmeno le migliaia di imprese manifatturiere che, fagogitate da capitalismi più agguerriti e con mano d'opera più a buon mercato, stanno facendo agli altri quello che per secoli hanno subito. Chi pensava che almeno tra loro esistesse solidarietà di classe, deve ricredersi, come in ogni competizione esiste l'associazione degli egoisti che la fa da padrona e vince chi riesce a dare l'altro in pasto all'armadillo.
L'odierna Europa è destinata a rivedere i suoi standard di vita, ed alla svelta, a meno che un default generalizzato non imponga una impennata dei paesi più indebitati che si rifiutino di pagare o di congelare il loro debito pubblico a sine die. In fondo si tratta di pezzi di carta sui quali da oltre trenta anni, banche e finanzieri hanno abbondantemente lucrato e ricavato il danaro investito e per diverse volte.
Noi italiani ci ritroveremo a vendere una parte degli Uffizi, qualche gradinata del Colosseo, un quartiere di Pompei, le terme di Caracalla, qualche villa veneta e così via, a meno che a qualche buontempone non venga in mente di raccimolare qualche spicciolo da chi ne ha tanti.
All'armadillo Monti l'ultima parola.
Alfredo Mazzucchelli

venerdì 15 giugno 2012

E CHE SAN BAKUNIN CE LA MANDI BUONA...





Intervista di Alfredo Mazzucchelli a un anarchico cubano

Internet, la tessera annonaria, i prigionieri politici, le forme dell’opposizione, ecc. ecc. Chiacchierata a ruota libera, rigidamente anonima.




Quanto costa connettersi a internet?
A Cuba internet non è gratis per tutti, lo è solo per gli uffici del partito-Stato e per le persone con un permesso per il libero accesso; il resto della popolazione è costretto a comprare delle tessere pre-pagate. Non è nemmeno concesso connettersi a internet da casa, solo alcune persone autorizzate possono installarselo nel proprio domicilio privato; gli altri devono andare nei centri destinati all’uso di internet.

Quanto può costare per un lavoratore cubano?
Un’ora di internet costa 8 cuc (peso cubano convertibile in valuta, più o meno come il dollaro americano).

Cos’è “la libreta”?
Oggi “la libreta” (tessera annonaria) è una presa in giro, già che si trovano sempre meno generi alimentari nelle “bodegas” di quartiere (negozi amministrati dallo Stato adibiti alla vendita dei generi alimentari), eppure, per ampi settori che guadagnano miseri salari (da 11 a 15 dollari al mese) e/o sono disoccupati, “la libreta” continua a essere una maniera per garantirsi uno scarso numero di generi alimentari basici a modico prezzo. Un tempo era un metodo di controllo per evitare l’accaparramento dei viveri e una maniera per regolare i prezzi dei generi alimentari, ma nella presente congiuntura che vede il passaggio dal capitalismo di Stato al capitalismo privato, il partito-Stato si mantiene fermo nella sua proposta di eliminare “la libreta”, sostenendo che “non è il momento di fare del paternalismo” e che non tutte le persone che comprano a prezzi sussidiari ne hanno realmente bisogno. L’aspetto più ridicolo di queste argomentazioni è che nessun lavoratore o lavoratrice che percepisce un salario minimo ha un potere d’acquisto tale per poter acquistare pagando in cuc nei supermercati (gestiti dagli alti ufficiali dell’esercito) dove sì si trovano tutti gli alimenti, ma a prezzi altissimi.

Chi sono le Dame bianche?
Le Dame bianche sono (anche se sarebbe meglio dire erano, dato che nella mediazione Stato-chiesa, quest’ultima si è assunta l’impegno di mettere fine a queste proteste) le madri, le mogli e le figlie dei prigionieri politici del gruppo dei 75, arrestati durante l’ondata repressiva nota come la “primavera nera”. Si sono date questo nome perché manifestano pacificamente per richiedere la scarcerazione dei loro familiari.

I prigionieri liberati in seguito all’intervento del vescovo de L’Avana erano stati condannati per reati comuni o per dissidenza politica?
I prigionieri scarcerati dopo il dialogo tra la chiesa e lo Stato erano tutti prigionieri politici non “comuni”, come il partito-Stato definisce con disprezzo il resto dei detenuti sociali. Tutti i prigionieri scarcerati appartenevano al gruppo dei 75, sono stati gli ultimi a rimanere ancora in prigione da allora dato che qualcuno era stato scarcerato con il contagocce per gravi stati di salute.
Ma secondo le organizzazioni dei diritti umani – illegali, ovviamente – qualche gruppo di prigionieri politici che non rientrava all’interno dell’accordo continua a essere in prigione. Il fatto veramente allarmante è la quantità di prigionieri sociali (che loro chiamano “comuni”) presenti in ogni parte dell’isola. Non esistono dati ufficiali, non ci è permesso di sapere esattamente di quante persone stiamo parlando ma, secondo quanto affermano gli ex detenuti, i familiari e i dati raccolti dall’illegale Commissione dei Diritti Umani, il numero dei prigionieri si aggirerebbe attorno al milione, composto per la maggior parte di giovani tra i 16 e i 30 anni.

Nella stampa borghese italiana si parla molto di Yoani Sánchez. Dicono che sia pagata dalla CIA. Che te ne pare?
È logico che nella stampa borghese si parli molto di Yoani Sánchez, mentre qui molte altre voci vengono messe a tacere. Se non esistesse la censura e la mancanza di libertà d’espressione che il partito-Stato ci impone potrebbero sentirsi anche altre voci critiche. A questo si deve sommare l’“auto-censura” così frequentemente attuata dalle organizzazioni di sinistra che invece di farsi portavoce dei loro compagni d’idee e di aiutare a diffondere altre posizioni critiche, si uniscono al silenzio castrante che c’impone lo Stato. È davvero un fatto insolito ma è quanto accade nella realtà. Quasi tutta la “sinistra” internazionale si presta al gioco della censura e tutti si limitano a ripetere come pappagalli quanto gli viene ordinato dalle alte sfere del partito-Stato cubano. E per assurdo è riuscito a convincere perfino individui e organizzazioni di presunta affiliazione “anarchica” che rappresentano una straordinaria eccezione al momento di affrontare problematiche concrete come quella di Cuba o del Venezuela, della Bolivia, dell’Ecuador, del Nicaragua, e dimenticano l’antico motto, “Né Dio, Né Stato, Né padrone”, e cominciano con interminabili piroette semantiche a giustificare l’ingiustificabile.

Ah, scusa… dimenticavo la presunta impiegata della CIA. Che ne penso? Beh, a noi tutti sembra una tremenda commedia, sicuramente non condividiamo in nulla le posizioni e i postulati di Yoani che sono chiaramente liberali, piccolo-borghesi, proto-capitalisti ma da qui a credere alla storia che sia “un’agente della CIA”, una “mercenaria”, etc., ci vuole davvero molta fantasia. Anche se ha ricevuto dei premi all’estero, se importanti media della stampa borghese la pagano per i suoi lavori giornalistici e se riceve finanziamenti da fondazioni e da altre organizzazioni di questo tipo, la cosa realmente sorprendente è che nel resto del mondo innumerevoli organizzazioni e individui che si dichiarano di “sinistra” ricevono questo tipo di finanziamento dalle fondazioni e da altri enti, senza che nessuno gli rinfacci di essere dei mercenari. In realtà riteniamo che quando a Cuba verrà derogata ogni legge che attenta alla libera espressione, in quello stesso istante dichiarazioni come quelle di Yoani perderanno tutto il loro peso specifico, perché ci sarà un ampio ventaglio di giornali, riviste, opuscoli, proclami, con posizioni rivoluzionarie, socialiste libertarie, anarchiche che potranno contribuire alla critica.

Quale è il tuo rapporto con l’Osservatorio Critico? Sono marxisti, intellettuali o libertari?
La Rete Osservatorio Critico è un incredibile e meraviglioso ombrello sotto cui confluiscono molti progetti, numerosi collettivi e iniziative che partono da posizioni critiche – come indica il suo nome -, anche se queste posizioni critiche non hanno necessariamente un colore ideologico. Ci tengo a chiarire che non si tratta di un’organizzazione politica.

È indubbiamente un punto di confluenza d’idee in cui si ritrovano intellettuali marxisti critici, organizzati a partire da un dibattito del socialismo partecipativo e democratico, che appoggiano questa Internazionale, e compagni libertari, anarcosindacalisti, socialisti libertari, anarchici, ecc. Un buon esempio è il Laboratorio Libertario Alfredo López. Bisogna anche chiarire che non facciamo ufficialmente parte dell’Osservatorio, anche se conosciamo molti compagni e abbiamo partecipato a molte loro attività, forse per ragioni legate a interessi propri dell’età o forse perchè non ci riteniamo appartenenti alla denominata intellettualità, nonostante alcuni nostri compagni siano artisti.

Esistono contatti con altri gruppi dell’opposizione?
No, non abbiamo il benché minimo contatto con i gruppi della cosiddetta “opposizione”; riconosciamo che esistono moltissime posizioni all’interno di questo grande calderone che si definisce “opposizione”, ma noi non ne condividiamo i principi “generali”, per chiamarli in qualche modo. Siamo d’accordo quando questi gruppi lanciano degli allarmi a proposito della mancanza di libertà, della mancanza di democrazia diretta, d’assenza partecipativa; appoggiamo le loro critiche alla direzione storica, alla verticalità del partito-Stato, alle segnalazioni di autoritarismo assolutista; siamo d’accordo sulla richiesta generale della necessità di un cambiamento urgente ma non concordiamo sulla direzione, sul verso che devono assumere questi cambiamenti. Noi non vogliamo passare dal capitalismo di Stato al capitalismo privato e neo-liberale, come molti di questi gruppi invece vorrebbero; noi desideriamo andare verso il Socialismo libertario, democratico e partecipativo, e per questo lavoriamo, per questo combattiamo.

A Cuba ci sono difficoltà per comprare generi alimentari?
A Cuba ci sono ovviamente molte difficoltà per comprare generi alimentari ma per gli elementi ai margini, per quelli a cui accennavo poco fa, che guadagnano tra gli 11 e i 15 dollari al mese, per i disoccupati – di cui non si ha una cifra concreta ma che si stimano essere centinaia di migliaia – per i cubani a piedi, le difficoltà sono davvero molte.

Com’è la situazione negli ospedali, nelle scuole, nell’agricoltura, nell’industria e nella costruzione civile?
Avviene la stessa cosa che nell’edilizia, il problema comune dell’abitazione, chi ha soldi si costruisce la sua casa senza molte difficoltà, compra tutto il materiale, in ogni modo, anche con materiale rubato ma, per la maggior parte dei cubani, questo continua a essere un sogno irrealizzabile. E per quanto riguarda gli ospedali, come per numerosi altri temi, le cose non sono molto diverse. È innegabile, gli ospedali e l’assistenza medica sono gratuite, ma ci sono grandi carenze, non ci sono i medicinali, ecc.
Questo non dipende sempre dal nemico o dall’embargo...
Lo stesso discorso vale anche per le scuole: è innegabile che l’educazione è gratuita dalle scuole primarie fino all’università ma noi per molto tempo abbiamo creduto che questo era un traguardo esclusivo della rivoluzione e uno diceva sempre, bene, il partito-Stato farà molti errori ma almeno l’istruzione è gratuita. Ma poi scopriamo che ci sono molti paesi in cui l’educazione è gratuita e non stiamo parlando di paesi sviluppati dell’Europa, no, ma di paesi di qua, del continente latinoamericano. Alcuni compagni messicani che sono passati di qua in visita ci hanno detto che anche là la scuola, fino all’università, è gratuita, e che hanno un sistema che hanno ottenuto grazie alle lotte degli studenti, e che inoltre assicurano il passaggio dal pre-universitario all’università. In realtà molte volte non sappiamo molto del mondo... è un gran carcere, siamo isolati senza possibilità di comunicare con l’esterno. È un’isola isolata. E non è solo per il tema dell’embargo nordamericano, è l’embargo interno che ci impongono e con cui ci condannano a vivere nell’ignoranza, a non sapere altro che quello che “papà” partito-governo-Stato ci vuole raccontare...
Ora gli è venuta la mania della guerra, l’Apocalisse nucleare tra le potenze capitaliste ed è un punto di vista che non si può mettere in discussione, nessuno può mettere in dubbio questa pazzia anche se il mondo vive convinto che le potenze capitaliste sono felici sfruttando gli esclusi del mondo e non pensa affatto a buttarsi in una ecatombe nucleare, questo non vuol dire che non continuino le guerre in Irak, Afganistan, etc., quelle di bassa intensità in Africa, questa è la logica del capitalismo.


Beh, spero tu sia rimasto soddisfatto, non posso fare altro che ringraziarti per l’intervista e raccomandarmi a San Bakunin affinché essa venga diffusa e si rifletta un po’ di più sul significato della parola “Solidarietà”. Grazie! Un forte abbraccio fraterno a tutti i compagni e le compagne italiane.


(traduzione di Arianna Fiore)

novembre 2010

giovedì 14 giugno 2012

CAUSE ED EFFETTI di Alfredo Mazzucchelli



CAUSE ED EFFETTI
di Alfredo Mazzucchelli



È finita la spinta propulsiva della Rivoluzione Russa. Con queste parole Enrico Berlinguer dichiarò definitivamente chiuso il rapporto del PCI con la nomenclatura bolscevica.
Riporto questo a conferma che effettivamente la spinta propulsiva ci fu, eccome, spinta che coinvolse centinaia e centinaia di milioni di esseri umani, tanto affascinati da quella realtà, da restare ignari di quanto realmente fosse accaduto e stesse ancora accadendo nella URSS staliniana. C'era chi sapeva, ma taceva, e questo un giorno avrebbe portato infine all'89 !
Il PCI non voleva sapere di storie, da una parte la NATO e dall'altra il Patto di Varsavia dove i due si combattevano a distanza senza esclusione di colpi, e le storie erano riassumibili nel controllo del sindacato, nella collaborazione con lo Stato borghese ( La Costituzione e l'art. 7 ), finalizzata questa politica all'inevitabile incontro tra le masse comuniste e quelle cattoliche, perno questo della politica togliattiana.
Ma il fascino dell'Ottobre rosso copriva e nascondeva sotto il tappeto tutto il sudiciume che ormai stava emergendo. Tuttavia la rivolta ungherese preoccupò non poco i baldi togliattiani, tanto è che alle successive elezioni italiane si prevedeva un primo arretramento del PCI, niente affatto! Il PCI ed i romanzi di Guareschi, ancora una volta fecero il miracolo: supportato da un CC saldamente nelle mani del Migliore, avanzò ancora e così la rivolta ungherese con i suoi centomila morti venne archiviata come un tentativo della NATO di intromettersi negli affari interni di uno stato sovrano e per di più protetto da quella “cortina” voluta e nata a Yalta.
Ma questo sistema non concede sconti, l'Oscar alla lira, l'esplodere del consumismo, il centro sinistra  e poi la solidarietà nazionale, per non dimenticare  le giunte milazziane in Sicilia, videro sì da un lato la conferma della inevitabilità di quel famoso “incontro” ma contemporaneamente il definitivo sfaldamento della sinistra parlamentare ormai divenuta pilastro di un liberismo sostanzialmente statalista. Il crollo poi della URSS accelerò la completa disfatta delle sinistre: era crollato definitivamente un mito, dove i continui fallimenti dei piani quinquennali erano stai i principali responsabili della disfatta, sia l'ormai insostenibile sostentamento delle ingenti spese militari che il nemico imponeva e sia per il fallimento dei piani agricoli, ormai annualmente debitori della agricoltura statunitense, in ragione di 150 milioni di Tons annue.

Come si vede ci sono sempre dei contesti che, se male interpretati, poi alla fine portano sempre alla disfatta, a noi non resta altro che prenderne atto, ma siamo proprio sicuri che non esistesse una alternativa? Se così non fosse, la speranza resterebbe confinata nel vaso di Pandora, ed all'umanità non resterebbe il ripetersi di una tragedia continua e senza sbocchi, essendo le cause che hanno prodotto questi effetti, ancora tutte da rimuovere.

giovedì 31 maggio 2012

Il sansepolcrismo di ritorno, di Riccardo Achilli - con nota finale di Alfredo Mazzucchelli



La situazione attuale ha diversi punti di convergenza con quella del 1919: una dirigenza politica liberale totalmente avulsa dalle esigenze e dai sentimenti del Paese reale (persino nelle cose più banali, come l'opportunità di evitare una parata militare autocelebrativa dopo un disastroso terremoto, anche in considerazione dei sacrifici economici delle famiglie, o nella tirata moralistica fatta l'altro ieri da Monti sul mondo del calcio, in un Paese che di calcio è drogato, questa classe dirigente liberale mostra la sua lontananza dal Paese reale, oltre che la sua miopia politica, posto che piccoli gesti come la soppressione di una parata, o giochini come il calcio, servono al potere come valvola di sfogo per evitare esplosioni sociali) nonché una crisi economica e sociale profonda e che durerà per molti altri anni, apparendo irrisolvibile con i normali rimedi del liberismo.
E, esattamente come nel 1919, quando con il sansepolcrismo il fascismo inaugurò la sua nascita politica ed il suo programma fondamentale, anche oggi avanzano istanze di pseudo-socializzazione (che si intravedono nel rifiorire di proposte di compartecipazione agli utili delle imprese da parte dei lavoratori, fatte ad esempio da Marchionne, che sono mirate ad estinguere la lotta di classe, e che, in cambio della pace sociale legano una parte significativa del reddito del lavoratore a fattori per lui incontrollabili, come l'andamento esogeno del mercato o le decisioni del management di distribuire o non distribuire eventuali utili; ovviamente nessuno sostiene proposte realmente efficaci per i lavoratori, ad esempio in direzione del modello di cogestione tedesco, in cui, nonostante i limiti di tale modello, i sindacati hanno un indiscutibile potere di controllo effettivo sulla gestione aziendale e hanno una capacità reale di tutela del lavoratore). 
Esattamente come nel programma fascista delle origini, affiorano tendenze terzoposizioniste, alimentate da un fasullo interclassismo: come ignorare quel filone sociologico che tende a negare l'esistenza stessa delle classi sociali, affogandole in una indistinta classe media, e che in ambito politico si ritrova fra quelli che vogliono spacciarci l'idea che sinistra e destra non esistano più, superate da categorie interclassiste come il riformismo ed il conservatorismo; gli stessi che poi arrivano a dire che il programma politico della Le Pen, imbrattato di xenofobia e nazionalismo gretto, è un esempio da seguire per difendere i popoli europei dall'aggressione del capitale finanziario, omettendo però di dire che l'azione politica della Le Pen, esattamente come quella di Mussolini e dei suoi stolti ammiratori, è tutta quanta interna agli interessi della borghesia, poiché, confondendo ad arte le carte e ingarbugliando l'analisi politica e sociale, sottrae quote di consenso proletario e popolare a quelle istanze realmente di sinsitra che sono interessate alla sua difesa.
Così come, proprio in coerenza con quanto verificatosi nel 1919, avanzano istanze nazionalistiche (mascherate dietro proclami meramente formali di antimperialismo, esattamente come fece Mussolini nel 1919; ricordo che nel discorso di Sansepolcro, Mussolini proclamò L'adunata del 23 marzo dichiara di opporsi all'imperialismo degli altri popoli a danno dell'Italia e all'eventuale imperialismo italiano a danno di altri popoli; accetta il postulato supremo della Società delle Nazioni e presuppone l'integrazione di ognuna di esse; naturalmente pochissimi anni dopo, Mussolini avrebbe aggredito, in forma perfettamente imperialista, l'Abissinia, sancendo il fallimento definitivo di quella stessa Società delle Nazioni che a parole, nel 1919, diceva di difendere).
E persino il superamento della forma-partito tradizionale, in nome di associazioni prive di piattaforma ideologica ed identitaria, costruite soltanto in base ad un rapporto falsamente egualitario fra base e vertice (ed in realtà genuinamente autoritarie, perché, in asssenza di una piattaforma politico-ideologica e di una organizzazione si reggono soltanto sull'autorità ed il carisma personale del leader, che assume la veste del Vate) è uno dei punti del programma di Sansepolcro.
Questo programma, falsamente rivoluzionario, perché in realtà perfettamente inscritto dentro le logiche dominanti del capitalismo, e mirato esclusivamente ad estinguere la lotta di classe e le dinamiche di interesse divergenti tipiche di una società sana, è in realtà un programma autoritario, costruito per conto ed in nome delle classi dominanti. Non abolisce la proprietà privata e la distribuzione ineguale dei redditi, non riportando i redditi percepiti da ciascun produttore verso una coerenza rispetto al lavoro socialmente astratto da lui impiegato nella produzione, indebolisce (spacciandolo per elemento pericoloso per la competitività del sistema) il confronto, anche antagonistico, fra classi sociali, che però rappresenta il sale della democrazia economica e politica, in nome di un preteso "interesse nazionale superiore" (che poi è la giustificazione di ogni fascismo, che azzera l'individuo e la classe in una superiore Collettività Nazionale). Costruisce una politica anti-identitaria, dove il confronto non avviene più fra distinte visioni del mondo, ma fra leader individuali più o meno carismatici (il che è l'anticamera del peronismo, che in fondo, al suo inizio alla fine degli anni quaranta, altro non è che una forma di esperimento di fascismo sociale). E dove il "riformismo" può diventare tipicamente di destra, mentre ciò che resta della sinistra, che vuole difendere lo status quo dei diritti dei lavoratori, viene relegato, sprezzantemente, nel conservatorismo (come chi dice che il Welfare europeo è oramai morto, e che quindi difenderlo è da reazionari). I rigurgiti di nazionalismo, camuffati dietro ad un antimperialismo di facciata (che però difende autentici despoti come Assad o Gheddafi) si traducono nella difesa del principio dello Stato-nazionale o della comunità nazionale, che, oltre che essere un principio fascista, è la base ideologica di ogni guerra e di ogni imperialismo.
Intendiamoci: chi scrive è assolutamente certo del fatto che nella guerra alla Libia, e in quella che si sta preparando per la Siria, non vi sia alcuna "difesa della democrazia e dei popoli", ma vi siano soltanto gretti moventi imperialistici, collegati sia a motivi economici (la Siria, con il memorandum of understanding sottoscritto con l'Iran a luglio del 2011, di fatto entra a pieno titolo nella guerra globale per la fornitura di gas naturale, consentendo all'Iran di diventare player mondiale nella fornitura di gas naturale all'Europa, tramite un futuro gasdotto che partirà dal giacimento iraniano "South Pars": http://www.noaweb.it/index.php/2010/06/07/non-ce-solo-il-nucleare-liran-nella-partita-dei-gasdotti/) sia a motivi geopolitici (la Siria è il ponte fra l'Iran ed il partito Hezbollah, e dà fastidio, ora che l'intero scenario politico medioerientale, dopo la primavera araba, sta virando verso un islamismo moderato alleato con l'Occidente, sul modello-Erdogan, e che Hamas sta adottando una politica molto più morbida e negoziale). Tuttavia, il giusto e necessario contrasto all'imperialismo occidentale non può giustificare, come linea "del minimo danno", un supporto a dittatori dalla mano pesante nella repressione del dissenso politico e sociale. 
Quello che occorre fare, se ci si richiama alla sinistra, è denunciare l'operazione imperialistica fatta sulla Libia ed in atto sulla Siria, lottare per evitare un intervento armato della NATO, che ben presto sfocerebbe in una guerra contro l'Iran (perché la Siria diverrebbe la piattaforma ideale per lanciare un attacco a quest'ultimo Paese, con conseguenze disastrose ed imprevedibili, cfr.http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2012/01/i-rischi-non-calcolati-dello-scacchiere.html) MA NON DIFENDERE ASSAD, QUANTO PIUTTOSTO SOSTENERE LA PARTE SANA DELL'OPPOSIZIONE SIRIANA DEMOCRATICA, quella cioè non eterodiretta dagli interessi occidentali, al tempo stesso denunciando le operazioni terroristiche condotte dal Cns, vera marionetta di Washington, per impedire un processo di riconciliazione nazionale in Siria. In questo modo si coniugano diritti democratici dei popoli ed antimperialismo. Non difendendo despoti. E questa è già una prima differenza fra sinistra e nuova destra sansepolcrista, altro che uguaglianza fra destra e sinistra.
Questo sansepolcrismo di ritorno può affermarsi perché, come nel 1919, la sinistra è disunita e conflittuale (allora fra le varie tendenze del socialismo, e poi nella spaccatura fra PSI e PCI nel 1921, oggi fra una miriade di sigle caratterizzate da notevoli difficoltà di dialogo reciproco) e non sempre in contatto con il Paese reale (allora la sinistra faticò a dare rappresentanza politica alla massa di ex combattenti smobilitati e privati di reinserimento nella società civile, oggi fatica ad abbandonare una tendenza all'interclassismo ed una fascinazione culturale per il modernismo ad ogni costo, che la ostacola nel dare piena rappresentanza agli interessi degli oppressi e dei perdenti del sistema). 

NOTA DI ALFREDO MAZZUCCHELLI

Se voi mi portate un solo esempio di un governo autoritario o sedicente democratico che abbia portato giustizia, fratellanza, solidarietà e piena partecipazione alla vita politica del suo paese, allora posso seguirvi nelle vostre analisi, altrimenti ripeto che a me non interessa il meno peggio in queste situazioni, poichè tra Stati e governi, il meno peggio finisce sempre per essere la soluzione più disastrosa. CHI POSSIEDE LE COSE HA IL DOMINIO SUGLI UOMINI, sia questo uno Stato sedicente progressista che uno sedicente socialista! E chi ha il dominio sugli uomini, tutt'alpiù è un dittatore "legalizzato": escremento da buttare nel cesso. Stò aspettando che mi indichiate un esempio di democrazia diretta, perchè è di questo che si dovrebbe parlare. DOVE ESISTE ? ( FORSE SOLO NELLA SELVA LACANDONA !!!, DIFATTI SIA FIDEL CHE CHAVEZ COI ZAPATISTI NON HANNO MAI INTESSUTO RELAZIONI !!!!!!!!! )
Sui San sepolcristi avrei da aggiungere qualche curiosità : c'è chi scrisse che il loro programma, al termine di ogni "marcia" verso il manganello e l'aspersorio, perdesse strada facendo un item "rivoluzionario", ma, come tutte le gramigne, la sua tela continuò a tessersi come quella di Penelope, fino al 1937 quando l'allora PCI, col suo comitato centrale allora in esilio a Parigi, propose al fascismo, che ormai aveva addormentato le coscienze (proprio come oggi) un patto di pacificazione nazionale partendo proprio dalla condivisione del "manifesto" dei san sepolcristi! Adesso non mi direte mica che tutti i partiti in lizza oggi, nessuno, e dico proprio nessuno, non ha già da tempo firmato ed accettato il "manifesto" dei sansepolcristi ?

martedì 15 maggio 2012

APPROCCIO




 
Il compagno Stefano Santarelli mi ha invitato a riiscrivermi al Blog, ho accettato non senza qualche riserva, tuttavia ha prevalso in me la voglia di riprovare a vedere se sia possibile conciliare per tentare di costruire su due fallimenti la speranza di una ripresa comune.
In medias res : da comunista anarchico ho sempre pensato e creduto nella impossibilità di costruire il comunismo al di fuori dell’etica della libertà e della morale costruita sulla sintesi tra mezzo e fine.
Non sono interessato, e qua mi scuseranno i compagni, a dialettiche risolutrici o a scientificismi ex empirismi in quanto ritengo la libertà e la sperimentazioni le sole premesse per arrivare al fine per il quale tutti ci stimo battendo: IL COMUNISMO.
L’autogestione rappresenta poi quella fase transitoria che costituirà il carattere della costruendo società futura e che non dovrà mai essere sottoposta ad alcuna autorità èpolitca, sia esso il Partito o lo Stato, soprattutto quesst’ultimo che, in quanto creatura del capitalismo, con esso e da subito deve essere spazzato via dal nostro percorso.

Si tratta di costruire imparando dagli errori commessi ( vedi il depauperamento dei Soviet ) ivi comprese le repressioni contro compagni accusati ora di non essere in linea con quello che pensa il Partito o il suo Segretario ora adducendo il pretesto della necessità di difendere la Rivoluzione! E questo in che modo, assassinando i compagni?
Io non cerco l’unanimità, ma la pluralità nella libertà di sperimentare le vie più consone al raggiungimento del Fine, lasciando alla illuminazione dell’esperienza la scelta della strada giusta.
Le polemiche di metà 800, bagaglio culturale e prezioso per ciascuno di noi, bisogna buttarle nel cesso con l’acqua sporca ed il treppiede, lasciando che il nostro ideale cresca in una atmosfera di reciproco rispetto e speranza per i nostri futuri.

Già il compito di abbattere questo sistema è compito immane, non rendiamolo ancora più oneroso
Scimmiottando i polli di Renzo …
A pugno chiuso
Alfredo Mazzucchelli



SPIGOLATURE ….

MARE VOSTRUM

Non mi piace il taglio dato da S. Zecchinelli al problema della sponda sudest del mediterraneo e mi riferisco specialmente a quello che stà accadendo nel regno di Assad.
Se è vero che il fascismo ha un multiforme aspetto: paesi ricchi, meno ricchi, a differente tasso di democrazia o di autoritarismo, il disprezzo per le vite umane del Rais siriano è abominevole e non basta a giustificarlo la presunta indipendenza della dinastia degli assanidi dagli USA, ancora per non moltissimi anni, guida espotica del liberismo mondiale. Che i principi massacrino in medio oriente, Irak ed Afganistan, magari impiccando loro recenti alleati e complici, non giustifica il fatto che del massacro del popolo siriano ne facciano parte uomini, donne e persino bambini. Assad è un dittatore, (solo meno potente) come Obama e come già lo fu Bush e si potrebbe differenziare da questi aguzzini se concedesse libertà ed autogestione ai suoi che sotto di lui sono solo sudditi sottomessi al potente.


SINDACATO

Sappiamo quanto sia denso di corporativismo il movimento sindacale odierno e quanto sia alto il suo tasso di riformismo teso alla salvaguardia del sistema consumistico attuale.

Questa contraddizione è certamente favorita dalla debolezza stessa del Sindacalismo odierno, debolezza che si manifesta tutt'ora con la divisione delle forze del lavoro che ha il suo tallone d'Achille nella divisione per mestieri deli lavoratori. Uno sciopero dei lavoratori tutti avrebbe certamente più peso e rilevanza, che non lo sciopero dei soli dipendenti di Equitalia, o di chi fa la punta ai confetti, o no!


INFORMALI

PIAN PIANINO STANNO PRENDENDO CORPO E FORMA ALL'INTERNO DEL MINISTERO DELLE DEVIANZE.

Ricordate la famosa bomba del Diana (1920), quelle sui treni ed alla Camionaria, la bomba Accavallo ( qua a Carrara un ci si fa mancà proprio nulla !), Piazza Fontana, Piazza della Loggia, la stazione di Bologna, etc... etc...
Furono i corpi informali ( allora si chiamavano DEVIATI )dello Stato i colpevoli oppure ci mise lo zampino la Befana?


domenica 10 aprile 2011

Riflessioni su un nuovo progetto Anticapitalista di Alfredo Mazzucchelli


Caro Stefano,
quanto segue è l'essenziale che ritengo utile anche per l'avvio di un confronto, se lo ritenete utile potete pubblicarlo sul costruendo Blog.



Uno sguardo al decorso delle nostre società degli ultimi due secoli ci mostra oggi un'ala radicale ed anticapitalista prostrata, confusa e divisa, mentre l'avversario storico ha globalizzato il suo dominio sull'umanità, aggiornando i suoi metodi di intervento e di controllo sulle masse, imparando a trarre profitto dalle sue criticità sopratutto coinvolgendovi settori sempre più ampi.
Grazie al riformismo, al consumismo ed al collaborazionismo parlamentarista che ne ha aumentate le gambe che sorreggono la sua mefitica tavola.

A dispetto delle numerose ed abbondanti analisi prodotte al fine di individuarne i punti deboli, questo sistema di volta in volta ci ha sottoposti a sistemi sempre più aggiornati di sfruttamento, ci ha fatto passare attraverso guerre, genocidi, distruzioni di risorse umane ed ambientali, riuscendo a collocarsi sempre un passo più avanti, fuori della nostra portata. Quando poi, per circostanze del tutto casuali e non determinate dalle nostre volontà e dalle nostre previsioni siamo riusciti a spezzare questo anello che ci stringe la gola, siamo stati tanto tanto superbi e sprezzanti della storia dal voler continuare a gestire la società persistendo con sistemi sovrastrutturali che alla fine ci hanno ricondotto al punto di partenza, ci hanno ricondotto nell'alveo capitalista, alla sconfitta.

Evidentemente quella parte di noi che si è impadronita del potere e che ha sbandato, che ha tradito i sogni e le speranze di miliardi di esseri umani, non può continuare a dire che gli uomini hanno sbagliato ma che la teoria era ed è giusta! Evidentemente sono stati gli uomini che sono stati tratti in inganno da teorizzazioni errate, quindi le cause dei fallimenti vanno ricercate nella testa e non nelle braccia., nelle cause e non negli effetti. E non basta, perchè errato, attribuire ad una teoria la qualifica di scientifico per farla apparire convincente, solo la sperimentazione può attribuirle valore e valenza scientifica e quello che si chiede è anche la libertà di partecipazione. Chi ha ingannato il proletariato togliendogli queste facoltà, privandolo di un suo diritto naturale, non può più costituire punto di riferimento valido, la sua stagione verrà ricordata in quanto sincero rivoluzionario, ma anche in quanto tragico giacobino.

Io sono un volontarista, credo nella necessità di formare tante coscienze quanto ne bastino per dare una spallata finale a questo sistema, altri artifizi o superstizioni non mi appartengono, ma non escludo che possano intervenire, in corso d'opera, fatti e circostanze che possano anticipare l'evento sperato, in questo caso il compito di una avanguardia responsabile dovrà essere quello di vigilare affinchè il processo di autogestione venga salvaguardato e gli sia consentita la massima libertà di sperimentazione( Tutto il potere ai Soviet). Questo è il massimo che da anarchico posso concedere ad un periodo transitorio. Il bolscevico Myasnikov dagli urali ebbe modo di richiamare Lenin e Trotzky sulla necessità di consentire " dai monarchici agli anarchici inclusi" ampia libertà di stampa e sperimentazione, c'era anche Pietrogrado e Kronstadt, oltre alla Ukraina di Machno.

Machno contribuì in maniera più che determinante alla sconfitta delle armate bianche di Denikin ed in cambio ebbe dal comandante della armata rossa, Trotzky, tradimento, repressione, sterminio ed esilio dei suoi militanti. Anni dopo, nelle sue memorie, Alessandra Kollontai ebbe modo di confermare che Lenin aveva promesso a Machno ampia autonomia alla Ukraina in cambio del suo appoggio alla lotta contro i Bianchi. L'appoggio determinante ci fu, ma ne seguì il più vigliacco dei tradimenti, il delirio poi si completò con l'avvento al potere, non casuale, di Stalin, l'"acciaio" del regime.

La libertà è il fine delle nostre azioni e del nostro progetto e la liberazione deve rappresentare il mezzo dell'approssimazione a questo fine.

Lo scoriame di cui sopra va quindi eliminato da un possibile progetto di ricostruzione di una casa che pretende di presentarsi come alternativa per un futuro possibile, altrimenti non vedo futuro.

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