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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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mercoledì 20 marzo 2013

FERMARE IL CAPITALISMO, FERMARE LO SPECISMO PER SALVARE IL PIANETA di Marco Piracci



FERMARE IL CAPITALISMO, FERMARE LO SPECISMO PER SALVARE IL PIANETA
di Marco Piracci



Il rapido esaurimento delle risorse energetiche e l’aumento della temperatura globale meritano una profonda riflessione. Il riscaldamento globale mette a rischio soprattutto le nazioni del Terzo Mondo che già non possiedono un adeguato livello di riserve d’acqua e hanno scarse risorse per poter affrontare i gravi cambiamenti climatici e la maggior scarsità di cibo che ne consegue. Nel 1974 il rapporto annuale della CIA sui cambiamenti climatici affermava che “il clima avrebbe costituito un problema solamente nel lungo termine, realtà che avrebbe richiesto nuovi schieramenti tra le nazioni per assicurarsi la sicurezza alimentare1 . 
È però il 2009 l’anno in cui il Pentagono si è visto costretto a riconoscere che il riscaldamento climatico costituisce una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti e da allora ha incluso l’analisi dei cambiamenti climatici nelle sue relazioni al congresso.
Sempre nel 2009 la CIA ha inaugurato il Center on Climate Change per monitorare l’impatto del riscaldamento globale sulla sicurezza nazionale. Lo stesso è accaduto in altri Stati. 
In una relazione dell’Australian Defence Force si legge che il riscaldamento globale avrebbe potuto determinare il fallimento di alcuni degli Stati che si affacciano sul Pacifico a causa dell’aumento del livello del mare e dell’insorgenza di nuovi conflitti per il controllo delle risorse.

domenica 11 marzo 2012

L'animalismo è anticapitalismo


di Marco Piracci




Non si può spezzare nessuna specie di servitù
senza spezzare ogni specie di servitù
Karl Marx




L'ANIMALISMO E' ANTICAPITALISMO


Quale partito costruire nel XXI° secolo?

Non c’è alcun dubbio, la fase storica che stiamo vivendo segna il crollo di tradizioni consolidate che erano o sembravano dominanti. Si tratta di un disfacimento lungamente maturato che si muove lungo un percorso poco omogeneo. Abbiamo davanti vecchi e nuovi nemici dell'uomo: il sistema democratico globale dei paesi capitalistici, l'impero burocratico cinese e la Russia, finte istituzioni internazionali come l'O.N.U. che spargono morte e distruzione reprimendo ogni tentativo di autodeterminazione di popoli e comunità, cominciando guerre che non finiscono, devastando il pianeta e le sue risorse, rendendo incerto ogni aspetto della vita delle persone, dal cibo alla salute, fino ai diritti più elementari. Tutto ciò ci pone davanti a un bivio. O iniziamo a ripensare
il senso e l'idea stessa di società e di umanità o ci accontentiamo di vivere nelle barbarie.
Come ha ben spiegato Giulio Girardi in "La violenza dei cristiani": "Le masse si possono riconciliare con un sistema disumanizzato perché non sanno cosa sia essere uomo. Allora accettano di non esserlo". Ma l'emotività umana ha bisogno di riscattarsi, di vedere ciò che si cela dietro le illusioni del sistema. Occorre dedicare molta attenzione alle problematiche inerenti la psicologia delle dinamiche sociali (come ha bene messo in evidenza il percorso della Scuola di Francoforte). Il risultato di una società spettacolarizzata è una realtà dominante che presenta come inevitabile l'oppressione e la sofferenza che ne consegue. Ciò che appare nel mondo sembra sovrastare gli uomini. Risulta spesso incomprensibile l'origine dello sfruttamento e delle tragedie quotidiane che ci affliggono, e ciò aumenta il rischio di rassegnazione e di adattamento.
E' la stessa oppressione che dichiarava inevitabile lo schiavismo, la subordinazione delle donne, la gerarchia delle etnie, etc.
Si tratta di guardare la società che ci circonda nei termini della possibilità, della trasformazione possibile. Una diversa umanità comincia dai tentativi di costruire realtà differenti.
Lottare contro il sistema oppressivo contemporaneo deve voler dire prima di tutto preservare la nostra umanità. Preservare cioè uno spazio che si sottragga alle logiche dell'individualismo e della meritocrazia, dalle quale origina poi l’oppressione capitalistica.



Le sinistre italiane

Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno
guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali
Theodor Adorno


Storicamente, le correnti di sinistra nascono per "portare avanti" gli interessi degli oppressi. Tradizionalmente le persone e le forze di sinistra si richiamano a questi interessi. I problemi sorgono (e dopo oltre due secoli di storia del movimento operaio mi sembra impossibile negarlo) quando si qualifica in quale modo si concepiscono questi interessi. Contrariamente alle convinzioni invalse per due secoli di discussioni, polemiche e scissioni, la questione non riguarda unicamente le strategie e le tattiche che devono venir adottate, ma i criteri stessi dell'identificazione tra le diverse tendenze e i loro referenti principali. E' un concetto che potrebbe apparire complesso ma che riveste un’ importanza profonda. Se nel '17 il problema per Lenin era quello della presa del potere, oggi il contesto socio-economico ci pone di fronte anche ad altri nuovi problemi. Ad esempio, durante la Rivoluzione Russa rivestiva un ruolo centrale la produzione di grano. Oggi quel grano è prodotto in eccesso. La lotta per l'aumento di produzione ha condotto l'umanità in un sistema economico nel quale oltre l'80% del prodotto è superfluo. Ed è interessante notare che anche in zone fortemente depauperate come molte regioni dell'Africa Centrale, si abbia una sovrapproduzione di beni alimentari. A tal proposito centrale è lo studio dei teorici della Teoria della decrescita (come Serge Latouche e Mauro Bonaiuti) che proprio questo principio mettono bene in luce (1). 

Le prospettive di miglioramento che sono perseguite da parte delle varie formazioni, inserite negli schemi classici del socialismo non sono precisate in senso proprio. Non affondano le proprie radici sugli aspetti psicologici umani. Anzi, questi vengono dati per scontati, oppure vengono pensati e considerati in maniera del tutto generica. In altri termini, si considera il miglioramento come un fatto oggettivo legato unicamente alla sconfitta o al ridimensionamento degli oppressori, da raggiungere utilizzandone gli stessi mezzi. Non si pone invece al centro della riflessione chi sono, chi possono e vogliono essere le donne e gli uomini cui si rivolge, e di conseguenza che mondo vogliono costruire. Cercano cioè di muovere la gente su questioni esclusivamente contingenti piuttosto che recepirne i sentimenti e le ragioni più intime e provare ad indirizzarli complessivamente sulla via della trasformazione globale, attraverso la presa di coscienza. Si rimettono al giudizio delle masse, ma queste vengono considerate come numeri per il proprio potere, ovvero come coloro che affidano o delegano ai propri rappresentanti politici le speranze di cambiamento. E' lo stesso copione della rivoluzione borghese del 1789 in Francia: gli oppressi e gli emarginati sono gli spettatori di cui hanno bisogno gli attori politici per legittimare il proprio ruolo e farne le fortune. L'importanza della moltitudine consiste nel consenso che fornisce politicamente o sindacalmente, al massimo ed eccezionalmente negli scossoni che provocano le loro ascese a patto che siano riassorbibili ed adattabili alle soluzioni già previste (in questo senso riveste un ruolo esemplificativo quanto accaduto a Kronstadt). In nessun caso primeggia il protagonismo umano che le persone esprimono nella loro lotta. Ma proprio questo protagonismo è quello che sospinge la gente di sinistra, che le fa sentire di sinistra. E’ questo protagonismo che alimenta la loro voglia di lottare, di veder cambiare il contesto in cui vivono. Ma i dirigenti delle formazioni della sinistra italiana sono preoccupati esclusivamente del loro risultato politico. Per queste formazioni vale il principio secondo il quale tutto dipende dalle masse in lotta, l'ultima e decisiva parola spetta invece alla loro attività. Dietro la presunta fiducia incondizionata nelle masse si nasconde spesso la sfiducia profonda verso le capacità creative e costruttive connaturate all'uomo e alla donna, premesse e motivi decisivi di qualsiasi ipotesi di autoemancipazione. Invece, tutto dovrebbe dipendere dalle persone che vogliono autoemanciparsi facendo leva sui loro valori etici (diametralmente opposti a quelli dominanti). In questo quadro e solo in questo quadro, le lotte e le rivoluzioni sono davvero decisive. La Comune parigina del 1871 e alcuni passaggi della rivoluzione russa come il primo Soviet del 1905 e quello libero di Kronstadt ci mostrano come i Consigli possano essere un'espressione di alta comunanza, un embrione di potere inclusivo e diretto e non semplicemente strumenti della rivoluzione.



La tematica dell’animalismo e i limiti della sinistra italiana. Il caso del Partito Comunista dei Lavoratori.

In questo quadro, analizzare il ruolo svolto dalle sinistre liberali in Italia (in particolare Sinistra e Libertà e i Verdi) è di particolare importanza. La tematica dell’animalismo è esemplificativa dei forti limiti di queste formazioni. Per queste infatti l’animalismo è una semplice appendice settoriale della propria proposta. Si difende l’animalismo in un 'ottica buonista ma guai a volerlo inserire in una proposta politica organica complessiva (dove la tematica risulta impopolare e non conveniente in termini di riscontro elettorale). Sembrerà assurdo, ma formazioni costruite sulla base di associazioni settoriali (ambientaliste, animaliste, etc.) come nel caso dei Verdi, nel momento in cui devono presentare il proprio programma organico risultano profondamente contraddittorie e in molti casi anche repressive perfino nell’ambito specifico che vorrebbero rappresentare. E questo almeno per due ragioni:
  • Vi è in queste formazioni una eccessiva preoccupazione per i risultati elettorali e il consenso immediato. Per questo aspetto una proposta realmente animalista risulterebbe controproducente;
  • In secondo luogo e soprattutto, queste formazioni cadono nei limiti di una visione liberale della società. L’oppressione capitalistica, le logiche individualistiche e meritocratiche, non solo non sono contrastate ma sono addirittura condivise. E’ il caso di SEL, un partito fondato sul MITO DELLA MERITOCRAZIA.

E così accade che SEL e Verdi risultino profondamente carenti nella proposta politica e che di fatto il loro ruolo nella lotta animalista sia profondamente negativo. In questo quadro non è un caso che l'impostazione più chiara e costruttiva emerga da una piccola formazione dell’estrema sinistra italiana: il Partito Comunista dei Lavoratori. Il documento approvato nell’ultimo Congresso del PCL infatti esprime idee più chiare di quelle mediamente riscontrabili nell’ambiente delle sinistre italiane (SEL, Verdi, Rifondazione) e dello stesso attivismo animalista spesso insabbiato in prospettive contraddittorie e non realmente emancipative (neanche per gli stessi animali che si pretende di tutelare) . Il documento del PCL invece, prova a ripercorrere alcune delle tappe concettuali imprescindibili per rendere effettiva la prospettiva della liberazione animale.
Tra queste vi è la constatazione che la storia del dominio e delle società gerarchiche si sia sviluppata a partire dalla domesticazione degli animali che, consentendo la produzione di un surplus di ricchezza e di energia, ha reso possibile la nascita delle svariate forme di discriminazione che storicamente
si sono realizzate. E’ proprio il dominio dell’uomo sugli altri esseri viventi che ha poi prodotto il dominio dell’uomo sull’uomo. E’ una tesi centrale, ma che fino ad oggi non ha trovato cittadinanza in altre formazioni politiche. Proprio da questo aspetto non è possibile prescindere se si intende costruire una società non oppressiva. Il documento, comunque, può e dovrebbe essere migliorato, ad iniziare dall'inserimento d'importanti aspetti quali ad esempio la critica, incredibilmente assente, degli allevamenti intensivi.
Quella animalista è insomma una tematica dalla quale è impossibile prescindere. Solo cambiano le sensibilità e le prospettive culturali umane sarà possibile costruire una società libera. Ma libertà è solo liberazione. E' necessario intraprendere percorsi di autoemancipazione e di autoliberazione, aver fiducia nelle capacità umane.
Solo allora sarà possibile distruggere ogni forma di oppressione, della quale il capitalismo è solo l’ultima e più tremenda incarnazione.

Note

(1) Si fa qui riferimento alla Decrescita declinata in senso anticapitalistico. In particolare si sottolineano quei punti della Decrescita spesso sottovalutati ad iniziare dal principio della Redistribuzione di Latouche che pone il limite minimo del reddito garantito per tutti a 1.000 euro e quello massimo a 3.000 euro. Per un approfondimento si rimanda al volume curato da Mauro Bonaiuti “Obiettivo Decrescita”, EMI, 2005.



 

sabato 17 settembre 2011

FEMMINISMO RIVOLUZIONARIO E IDENTITA’ MASCHILI di Marco Piracci


FEMMINISMO RIVOLUZIONARIO E IDENTITÀ MASCHILI:
LA NECESSITÀ DI UN CONFRONTO
di Marco Piracci

Data l'importanza e l'ampiezza dell'argomento trattato, questo articolo vuole essere solo un semplice incipit ad un approfondimento più ampio e specifico. Sulla necessità di confronto e d'unificazione tra il movimento femminista rivoluzionario e le nuove identità maschili è stato detto molto poco. Con questo articolo mi auguro di riuscire a stimolare il più possibile la discussione.
Il femminismo è di fatto, un movimento complesso ed eterogeneo, che si è sviluppato con caratteristiche peculiari in ogni paese ed epoca. Sono molteplici le autrici che hanno contribuito a definire e ri-definire il concetto di femminismo e le pratiche politiche ad esso connesse. Al suo interno ci sono dunque diverse posizioni e approcci teorici, tant'è che ad oggi alcune studiose, teoriche e/o militanti femministe parlano di femminismi. In particolare esistono teorie contrastanti riguardo l'origine della subordinazione delle donne ed in merito al tipo di percorso che dovrebbe essere portato avanti per liberarsene: se lottare solo per le pari opportunità tra uomini e donne, se criticare radicalmente le nozioni di "identità sessuale" e "identità di genere", oppure, se eliminare alla radice i ruoli e quindi tale subordinazione. Proprio quest'ultima proposta che rimanda ad una trasformazione radicale della società, caratterizza buona parte del femminismo rivoluzionario e si lega inevitabilmente a un'emancipazione anche maschile.
L'oppressione del modello sociale patriarcale continua a dispiegare la sua forza. Il bisogno di liberarsi da tale oppressione, e il legame necessario ad una lotta di liberazione più ampia che investa necessariamente non solo il genere femminile ma anche quello maschile, è stato bene messo in luce da Hebert Marcuse ed Erich Fromm. In particolare quest’ultimo ha illustrato quanto e come l'ideologia oppressiva capitalistica si leghi al patriarcato. La necessità di liberarsi da tale canale di potere opprimente rimanda alle capacità umane di liberarsi dalle pressioni della cultura dominante. L'opera "L'arte d'amare" sottolinea proprio come molti aspetti propri dell'amore siano insiti nella donna (nelle sue caratteristiche biologiche, ancor prima di quelle sociali):

Al di là dell'elemento del dare, il carattere attivo dell'amore diviene evidente nel fatto che si fonda sempre su certi elementi comuni a tutte le forme d'amore. Questi sono: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza. L'amore è premura soprattutto nell'amore della madre per il bambino. Noi non avremmo nessuna prova di questo amore se la vedessimo trascurare il suo piccolo, se lei tralasciasse di nutrirlo, lavarlo, curarlo; e restiamo colpiti dal suo amore se la vediamo assistere il suo bambino (1) ”.

Anche nella sfera sessuale, la donna deve sviluppare una forma d'amore volta all'accettazione dell'altro, al suo accoglimento. Lei dà attraverso il ricevere. Questo aspetto investe e può caratterizzare il comportamento a livello sociale:

“L'esempio più elementare sta nella sfera del sesso. Il culmine della funzione maschile è l'atto di dare; l'uomo dà se stesso, il suo organo sessuale, alla donna. Nel momento dell'orgasmo le dà il suo seme [...]. Per la donna il processo non è diverso anche se in un certo senso più complesso. Anche lei si dà; apre tutto il suo essere; nell'atto di ricevere, dà. Se è incapace di questo atto di dare, se può solo ricevere, è frigida. L'atto di dare si ripete, per lei, oltre che nella sua funzione di amante, in quella di madre. Dà al bambino che cresce in lei, dà il suo latte al neonato, gli dà il suo calore fisico (2)
Ma sono mai esistite società improntate alle caratteristiche specifiche dell'essere donna? La risposta è si e gli esempi sono numeri. Basta sfogliare libri divenuti ormai classici come "Il matriarcato" e "Il simbolismo funerario degli antichi" di Johann Jakob Bacophen o "L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato" di Friedrich Engels. E' proprio quest'ultimo ad affermare:

Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile. L'uomo prese nelle mani anche le redini della casa, la donna fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli (3) “ .

Nel primo paleolitico, caratterizzato da un' economia basata sulla raccolta e ,secondariamente, sulla caccia, non esiste ancora la famiglia modernamente intesa, né subordinazione all'uomo della donna che viene anzi onorata come fonte di vita e di fecondità:

l'amministrazione comunistica nella quale le donne, per la maggior parte, se non tutte, appartengono a una medesima gens, mentre gli uomini provengono da diverse gentes, è il fondamento oggettivo del predominio delle donne, generalmente diffuso all'epoca delle origini (4)”.

Oggi, la letteratura che si occupa di società primitive improntate alle caratteristiche femminili sta conoscendo una piacevole diffusione. A titolo di esempio, si citano gli interessanti volumi di Luisa Muraro "L'ordine simbolico della madre", Sara Morace "Origine donna" e James Frazen "Matriarcato e dee madri".
Sfortunatamente però, l'apporto di questi scritti rimane inspiegabilmente assente da molti altri testi di riferimento del pensiero femminista. C'è insomma una curiosa rimozione: si parla di transizione al patriarcato senza illustrare da dove si transita, di società semi-patriarcale senza soffermarsi sulla parte non patriarcale, di predominio della famiglia o clan patriarcale senza illustrare le forme che hanno guidato questa instaurazione. Ad esempio ne "Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir, da cui molti filoni teorici del femminismo contemporaneo prendono spunto, emergono in maniera limpida queste lacune:

“[...] atta a evocare le larve ancestrali e a nutrirle nel seno, ella ha anche il potere di far scaturire dai campi seminati i frutti e le spighe. In ambedue i casi non si tratta di un'operazione creatrice ma di un rito magico. E sono i misteriosi effluvi sprigionati dal corpo femminile che attirano in questo mondo le ricchezze nascoste dalle sorgenti misteriose della vita. Tali credenze sono ancora vive oggi in numerose tribù di Indiani, di Australiani, di Polinesiani (5) “.

In realtà, nella cultura accademica, la scuola si fa iniziare dall'apparizione dei documenti scritti. I primi esempi di scrittura risalgono al 3.000 a.C. e furono prodotti in Egitto e Mesopotamia. Nata da esigenze relative al commercio, la scrittura venne rapidamente utilizzata per regole e leggi. E' oggi indubbio che la scrittura sia comparsa in una fase già avanzata dello sviluppo sociale nel quale è comparsa una classe che detiene il potere e specialisti che ne regolano gli affari. Tale fase marca indubbiamente un punto di passaggio di un processo avviato alcuni anni prima. Se si considera però che l'homo sapiens-sapiens è comparso circa 100.000 anni fa si può fare un paragone tra la storia ufficiale e la storia reale della nostra specie. Questa storia reale comprende passaggi fondamentali come lo sviluppo di una cooperazione per sopravvivere, la creazione degli strumenti per procurarsi cibo e riparo. E' nella preistoria che si è inventato il linguaggio. Come sottolinea Sara Morace nel suo "Origine donna":

Abbiamo a disposizione un'infinità di residui durevoli della cultura materiale e metodi di datazione che con l'analisi al radiocarbonio hanno corretto molti errori del passato e aperto strade potenzialmente rivoluzionarie nella ricerca. In teoria possiamo conoscere un'infinità di dettagli sulla vita di un aggregato umano della preistoria applicando in maniera coordinata tutte le discipline e tutte le tecnologie a disposizione con un vero lavoro d'equipe sul campo (6) ”.

Quello che mi preme qui sottolineare, è che proprio queste caratteristiche femminili improntate all'amore, possono ritrovarsi in numerose nuove identità maschili. Fino a poco tempo nessuno pensava di mettere in discussione "l'uomo". La mascolinità doveva essere di per sé evidente e naturale.
Ma ciò che negli ultimi cinquant'anni è accaduto in tutto l'Occidente ha mandato in pezzi quell'evidenza millenaria: la lotta di liberazione femminile ha costretto fortunatamente gli uomini a ripensarsi. L'identità maschile contro cui il movimento femminista si è mosso, è andata profondamente in crisi. Lo attestano non solo migliaia di ricerche di psicologi e medici, ma anche l'evidenza percepibile in ogni momento della vita quotidiana (7) . E' in questa trasformazione che devono inserirsi le prospettive di cambiamento della società in senso egualitario. E' in questo processo che occorre inserire una prospettiva di trasformazione radicale della società. Occorre ripensare sia l'identità maschile che quella femminile in funzione di una prospettiva di liberazione generale.
Una liberazione femminile improntata ai valori del capitale che cammini di pari passo con lo sfruttamento sociale, non sarebbe una reale liberazione femminile. Non lo sarebbe per molteplici motivi.
Il capitale richiede un' uniformazione al suo potere. La mercificazione del corpo, la costrizione ad apparire, al conformismo con i criteri dominanti, ai modelli di bellezza estetici del momento è semplicemente schiavitù.
La libertà dei sessi di gestire il potere, è una libertà che rinnega proprio i valori insiti nella natura femminile. Se la donna rinuncia alla dolcezza, alla premura, all'amore per il prossimo, rinuncia alla sua vera liberazione. Se non trascina l'uomo verso un modello di società femminile così intesa, non perde solo la sfida che la storia le pone davanti. Perde qualcosa di più grande. Di molto più grande. Perde la sua dignità e la sua natura. Perde la sua liberazione.

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NOTE


(1)Erich Fromm, L'arte di amare, Il saggiatore1971, p.41.
(2) Ibidem, p.38.
(3) Friedrich Engels, L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Samonà e Savelli, p. 84
(4) Ibidem, p. 76.
(5) Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il saggiatore 1979, p.98.
(6) Sara Morace,Origine donna. Dal matrismo al patriarcato, Prospettiva edizioni, 1997, p.27.
(7) Per un approfondimento si rimanda al libro di Elisabeth Badinter, L'identità maschile, Longanesi & C., 1998.

domenica 8 maggio 2011

DOVE VA IL MOVIMENTO AMBIENTALISTA ITALIANO?



di Marco Piracci


Non ripetere gli errori del passato

C'era un'Italia diversa. Quando nell'Aprile 1986 si iniziò a discutere sulle possibili cause di una nube radioattiva sulla Finlandia nessuno conosceva un nome che sarebbe passato alla storia: Chernobyl.
Ma tutti erano consapevoli che nulla sarebbe stato più come prima. Dopo anni di incubazione il movimento stava prendendo una forma autonoma e una capacità d'azione sempre maggiore. Due partiti erano in prima fila, Democrazia Proletaria e i Radicali (oltre alla formazione delle prime liste verdi). Chernobyl accellerò la presentazione dei quesiti referendari e la spinta emotiva ne condizionò sia la raccolta delle firme sia il voto dell'anno successivo. Importante fu anche il ruolo svolto dalla testata de il manifesto, che molto si spese per la vittoria referendaria.
Al contrario il PCI aveva al suo interno posizioni contrastanti. Poco prima dell'incidente in Ucraina, si era schierato apertamente a favore dello sviluppo del nucleare italiano, nonostante la contrarietà di buona parte degli iscritti. Dopo Chernobyl qualcosa cambiò. Il partito non partecipò attivamnente alla raccolta delle firme, ma molti suoi iscritti si unirono individualmente al movimento. Quando poi, il 10 maggio 1986 a Roma sfilarono 200.000 persone, i vertici di quel partito compresero che qualcosa a sinistra stava cambiando. Era l'emergere della richiesta di un preciso modello di società. Non era il solo fattore economico a determinare una lotta politica. Era la richiesta di un'alternativa reale, un' alternativa di qualità, centrata su nuovi rapporti umani, sul rispetto dell'ambiente, su un nuovo modello sociale.
In quell'occasione centarle fu il ruolo di DP, che forte della propria base teorica, riuscì meglio delle altre soggettività a mettere in evidenza queste contraddizioni. Il movimento divenne poi talmente tanto forte che, nel Marzo dell'Ottantotto provocò la caduta del governo che stava tentando di trovare una soluzione pasticciata per riaprire una strada al nucleare nel nostro Paese. Ma proprio in quel momento, non si andò fino in fondo. Il movimento non approfittò della debolezza della controparte e si accontentò del riultato. A tal punto che non solo non continuò nella lotta per un modello sociale differente, ma non riuscì nemmeno ad imprimere quell'impulso che Kyoto ha dato ad altri Paesi Europei.
Germania, Spagna, Danimarca, Olanda, puntarono sulla scelta dell'alternativa energetica e sulle fonti rinnovabili. I tedeschi in particolare, arrivarono ad un piano di sostituzione del nucleare con l'eolico. Inoltre, il movimento non seppe approfittare della vittoria ottenuta e della credibilità che un certo progetto si era conquistato nella società italiana.
In particolare con il primo governo Prodi risultò evidente che in Italia come anche in numerosi altri Paesi europei le proposte del gruppo dei Verdi si sarebbero limitate ad un mero ruolo di testimonianza tradendo così le forti aspettative riposte da una grande parte della società.
Oggi quell'esperienza non può non farci riflettere. E' sempre più urgente un progetto politico di totale alternativa all'attuale sistema economico. Il capitalismo sta distruggendo l'ambiente. Le barbarie sono già qui e cambiare, oltre che giusto, è necessario.

7 maggio 2011

domenica 24 aprile 2011

PERCHE' OCCORRE FERMARE LA VIVISEZIONE


PERCHE' OCCORRE FERMARE LA VIVISEZIONE

di Marco Piracci


La lotta alla vivisezione sugli animali iniziò molti anni fa, sulle ali di orribili immagini, di angosciose testimonianze, di raccapriccianti filmati in cui le più atroci e inimmaginabili sevizie erano documentate e illustrate. Da qui l'inizio delle proteste, delle denuncie, delle lotte. Poi venne il celebre libro di Hans Ruesch "Imperatrice nuda", che accanto alla denuncia contro tali pratiche, spiegava come esse fossero oltretutto inutili se non addirittura dannose per l'uomo.
Oggi la vivisezione è chiamata "sperimentazione animale" o "ricerca in vivo", ma rimane, secondo la definizione del dizionario, "vivisezione", la quale è per estensione "qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l'esposizione a radiazioni, l'inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc."
[Dizionario De Mauro, ed. Paravia].
E' questo che milioni di animali ogni anno nel mondo subiscono all'interno dei laboratori:
avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici compresi, induzione di malattie di ogni genere (cancro, sclerosi multipla, varie imitazioni dell'AIDS, malattie cardiovascolari, ecc.), esperimenti al cervello, esperimenti sul dolore, e molto altro.
Tutto questo è non solo senza alcuna necessità, ma anche senza alcuna utilità.
Spesso i sostenitori della vivisezione chiedono "Preferisci salvare un topo o un bambino?", per colpire l'emotività delle persone che non sanno cosa sia la sperimentazione animale e quanto sia inutile. Ma la vivisezione, ammazza il topo e fa diventare una cavia l'uomo: è purtroppo questa la realtà.

I passi seguenti sono tratti dal libro "I diari di Michelle Rokke" (libro edito da Agireoraedizioni e consultabile interamente on-line all'indirizzo http://www.agireoraedizioni.org/materiali/rokke_diario.pdf). Michelle Rokke è un'attivista che ha lavorato per alcune settimane come infiltrata in H.L.S. ( Huntingdon Life Sciences), un grosso laboratorio di vivisezione negli USA.

"Stephanie, Rachel, Lynn e Lisa a pranzo hanno fatto battute sul fatto che tutte le scimmie della colonia extra stanno morendo. Stephanie ha chiesto: "Terry non si spiega il perché ma non sa che le gabbie non vengono cambiate da quasi un anno a questa parte. Avete mai sentito parlare dei batteri?".Se i committenti non si preoccupassero di poter perdere dei dati a causa della decomposizione dei tessuti dopo la morte, a molti animali non verrebbe fatta l'eutanasia.
Nelle attuali condizioni molti animali soffrono finché la ditta non riapre la mattina.
Questo primate ha dovuto subire quattro diverse amputazioni perché la ferita non stava guarendo e i punti continuavano a sfilarsi. Durante la riunione dei tecnici oggi Kathy ha annunciato che ieri ha visto che ogni singola scimmia della stanza 958 ha delle ferite - dalle fratture alla coda a dita quasi staccate - tutte causate da tecnici che le hanno maneggiate male durante gli esperimenti e le operazioni."

E ancora:

"Ho guardato Yao durante un'esercitazione di chirurgia su una topolina anestetizzata. Ha applicato dei cateteri femorali su entrambi i lati e alla fine ha detto che doveva praticarle l'eutanasia e che si potevano seguire diversi metodi: usare il CO2, lussare una vertebra, oppure recidere un'arteria. Ha guardato l'orologio e ha detto che la lussazione delle vertebre era il modo più veloce, quindi ha tolto al topo la maschera dell'anestesia e le ha tirato la testa. Ha visto che respirava ancora e così ha ripetuto l'operazione. Ha fatto un terzo tentativo ma il topo ha continuato a respirare profondamente. Allora ha annunciato che avrebbe seguito un'altro metodo, e che quello sicuramente avrebbe funzionato. Ha preso un paio di grosse forbici. Ha squarciato il ventre della topolina e le ha reciso la colonna vertebrale. Poi ha infilato le forbici nella cavità toracica e ha cominciato a tagliare di qua e di là per recidere l'aorta. Ha messo giù le forbici insanguinate e ha detto che ora era morta."

Infine, quest'ultimo passaggio riguarda la relazione che involontariamente si è instaurata tra Michelle e una piccola scimmia:

"In questa stanza ho fotografato James; è difficile fotografare le altre scimmie perché hanno così tanta paura che si rifugiano con un salto sul fondo della gabbia e si voltano verso il muro; James invece è sempre sul davanti della gabbia e fissa con desiderio la porta. Ha l'aria così triste. Gli interessano tutte le cose che gli mostro, l'idrante per la pulizia, il mio distintivo d' identificazione, ma sembra che le guardi solo perché non c'è nulla di meglio da fare.

[Qualche giorno dopo]

James era stressato; ha fissato a lungo la porta d' ingresso della stanza e ha scosso la porta della gabbia per la frustrazione; poi mi ha guardata negli occhi e ha cominciato ad accarezzarmi.

[Ancora qualche giorno dopo]

Sono andata a vedere James dopo la somministrazione delle dosi; era seduto esattamente nella
stessa posizione di ieri; mi ha accolta con la stessa espressione di sottomissione impaurita, e quando mi sono inginocchiata vicino alla gabbia ha chinato la testa sul petto e si è rannicchiato in posizione fetale. Gli ho accarezzato la schiena attraverso il buco della mangiatoia, ma non sono riuscita a fargli rivolgere lo sguardo verso di me. Aveva le mani contratte e si teneva saldamente le caviglie. Mi spezza il cuore vederlo in questo stato: è così spaventato

[Dopo qualche settimana]

Oggi, quando sono andata a vedere James, lui mi ha guardata fissa negli occhi e poi ha guardato a terra mentre gli dicevo addio. La maggior parte delle scimmie dello studio 3314, compreso James, saranno uccise giovedì e venerdì di questa settimana. Gli ho detto che forse non riuscirò a incontrarlo di nuovo. Lui si è avvicinato e ha premuto tutto il viso contro la gabbia fissandomi. Gli ho accarezzato la guancia sussurrandogli il mio addio, e mentre mi alzavo e lui si rimetteva nella sua solita posizione fetale ho capito, troppo tardi, che mi aveva porso il viso affinché lo baciassi."

Questi passaggi non possono che lasciarci increduli. Ma è bene tenere a mente è che non è solo in H.L.S. che succedono queste cose, perché i laboratori di vivisezione, in ogni parte del mondo, sono gli stessi. I test, i macchinari e le persone che ci lavorano sono simili. Gli interessi in campo, ad iniziare da quelli immensi delle industrie cosmetiche, sono veramente numerosi. Ma quella contro la vivisezione è una battaglia che non può essere persa.
Non può essere persa perché altrimenti si affermerebbe un'idea di scienza falsa e crudele. Ma soprattutto non può essere persa per i milioni di animali sacrificati inutilmente e atrocemente per l'ambizione e l'insensibilità di certi esseri umani.


24 aprile 2011

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