Cerca nel blog

i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
.
Visualizzazione post con etichetta Mortara Lorenzo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mortara Lorenzo. Mostra tutti i post

sabato 17 marzo 2018

L'UOMO AL CENTRO DI BEPPE GRILLO




di Lorenzo Mortara





L’uomo al centro della società. È questa l’idea di Beppe Grillo, espressa nel post Società senza lavoro, con tanto di Quarto Stato di Pellizza da Volpedo a fargli da sfondo.

Scrive Beppe sul suo blog:


La nostra era è senza precedenti proprio per la sovrabbondanza di merci e servizi che abbiamo. Abbiamo una capacità produttiva che è di gran lunga superiore alle nostre necessità… 
Siamo davanti ad una nuova era, il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale… 
Si creano posti di lavoro per dare un reddito a queste persone, che non avranno un posto di lavoro, ma un posto di reddito, perché è il reddito che inserisce un cittadino all’interno della società.. 
Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita. 
Soltanto così la società metterà al centro l’uomo e non il mercato.
 
Come non essere d’accordo con queste parole di buon senso? Il reddito per diritto di nascita a cui si riferisce Grillo, è il reddito di cittadinanza. Epperò il reddito di cittadinanza mette al centro l’uomo? O non è la riconferma che al centro della società ci sta sempre e ancora di più il mercato? Se la capacità produttiva è senza precedenti, perché mai il mio reddito minimo di diritto dovrebbe essere di soli 780 euro, cioè di poco più di due briciole di quella immensa produzione? Se la capacità produttiva produce in abbondanza, l’abbondanza dovrebbe essere il livello minimo di partenza, non dovrebbe nemmeno esserci il ricatto di toglierti tale diritto dopo due rifiuti di proposte di lavoro, perché dove non serve più lavorare per produrre abbondanza di merci, non serve nemmeno rifiutarsi di farlo.
 
Perché allora di fronte a tanta abbondanza produttiva, così tanta penuria di diritto minimo? Perché il reddito di cittadinanza, decentra appunto l’uomo rispetto ai centri produttivi. L’uomo viene tenuto lontano, in disparte, isolato rispetto alle grandi fabbriche automatizzate che restano in mano ai padroni, cioè al mercato. È proprio per questo che deve comunque bussare alla loro porta, senza rifiutare più di due volte l’offerta di lavoro, se non vuol perdere il diritto a un minimo di briciole. Il reddito di cittadinanza si subordina così al mercato. Una società che mette al centro l’uomo, non lascia una capacità produttiva così abbondante al mercato, gliela toglie, espropriandola, dando, al massimo, un reddito di cittadinanza ai padroni, orfani del profitto. Dopo tanto sfarzo, un po’ di miseria, anche se non più necessaria, non potrebbe fargli che del bene

Perché in una società con al centro l’uomo non si producono più merci. Dove si producono merci, infatti, il lavoro non serve a «produrre merci e servizi per soddisfare i bisogni dell’uomo», come scrive Beppe Grillo. È un errore. In una società capitalistica, il lavoro produce merci e servizi per soddisfare il profitto dei padroni. Finché ci sarà quello, l’uomo non avrà mai né reddito né cittadinanza.



lunedì 12 marzo 2018

IL FALLIMENTO DI SINISTRA RIVOLUZIONARIA: UN’ANALISI MARXISTA


di Lorenzo Mortara






Sinistra Rivoluzionaria (SR), la coalizione nata dall’unione del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) e da Sinistra Classe Rivoluzione (SCR), due costole trotskiste di Rifondazione Comunista, ha racimolato a malapena lo 0,089% alla Camera e lo 0,108 al Senato, per un totale di 32˙527 voti: una miseria, che unita alla bancarotta senza appello di Potere al Popolo (PaP), costituisce l’intero disastro della sinistra radicale in questa tornata elettorale.

sabato 3 febbraio 2018

LA CRESCITA GIOIOSA DELL’ASTENSIONE


di Lorenzo Mortara


Preoccupa l’astensione. Preoccupa come sempre i borghesi e i loro reggicoda, i giornalisti del Corriere, come ad esempio Massimo Franco oggi in L’astensione può creare una democrazia senza popolo.

domenica 28 gennaio 2018

GIARRUSSO, POTERE AL POPOLO E… DON RAFFAÈ!




di Lorenzo Mortara


«Potere al Popolo o ai mafiosi?», si chiede una cima siderale nel firmamento a Cinque Stelle, tale Mario Michele Giarrusso. Abolire l’ergastolo significa per lui liberare mafiosi stragisti. In questa maniera, l’abolizione del 41/bis, come pretendiamo noi, diventa in pratica applicare il Programma del Papello di Totò Riina


Come tutti coloro che hanno i paraocchi, Giarrusso vede solo una parte delle cose e mai l’insieme. Il guaio non è tanto che non veda il Programma di Potere al Popolo nella sua interezza, ma che non veda nemmeno al completo quello dei Cinque Stelle. Nel Papello di Riina c’era l’abolizione del 41/bis per i mafiosi e in pratica solo quello, non c’era invece come c’è nel Programma di Potere al Popolo o di Sinistra Rivoluzionaria, l’abolizione progressiva anche del carcere e del decreto genocida Minniti, la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore, l’abolizione del Jobs Act e del precariato, della Legge Fornero e di tutte le privatizzazioni che hanno messo sotto ricatto perenne della mafia tutto il Sud Italia. È l’inclusione sociale l’unica vera arma contro la mafia, non il bastone, tanto meno la tortura legalizzata. È per questo che sotto il capitalismo non si riuscirà mai a sconfiggere la mafia, perché è un modo di produzione troppo escludente per sconfiggerla. Il capitalismo, società divisa in classi, crea e ricrea sempre il brodo di cultura in cui la mafia si genera e rigenera.


Inoltre, nel Papello di Rina, ed è questa la cosa decisiva, non c’era soprattutto l’abolizione del 41/bis per i NoTav, per i combattenti di classe e per tutti i prigionieri politici del proletariato che sono la maggioranza delle persone contro cui è davvero diretto il 41/bis. Perché contro i lavoratori e i loro rappresentanti, la Legge si applica in maniera spietata, contro padroni e mafiosi si interpreta liberamente a Campari e caffè, secondo il tacito codice del 41/tris di quell’uomo sceltissimo e immenso di Don Raffaè. E per un mafioso che finisce sotto il 41/bis, ci sono 10 proletari che sostituiscono gli altri che restano a piede libero, o per grazia ricevuta dalla Signora Giustizia come Andreotti, o per l’indulgenza dei Procuratori alla Grasso che chiudono un occhio perché l’altro è già aperto e spalancato verso la poltrona della loro fulminea carriera ministeriale. E non sia mai che aprendolo, scontentino qualcuno che gliela potrebbe intralciare.


È verissimo invece che tutto questo nel Programma dei Cinque Stelle non c’è. Di Maio, infatti, sta facendo il giro delle 7 Chiese per rassicurare papi, ricchi e potenti che non ce l’ha con loro, e di conseguenza se la prenderà con i soliti: i poveri. E quando ci si prostra ai piedi delle 7 chiese, ci si prostra anche alla mafia che, se Giarrusso non l’ha ancora capito, non è altro che la loro Perpetua.


Stazione dei Celti
Domenica 28 Gennaio 2018


sabato 27 gennaio 2018

IL POPOLO LA RIFORMA IL POTERE: UN DISCORSO RIVOLUZIONARIO - di L. Mortara

 

di Lorenzo Mortara

Arrenditi Cimino
I t'hann ciapa…
seet circundàa ♬



Langue il dibattito a sinistra del centro sinistra in vista delle prossime elezioni. Sembra che per tirare l’acqua al proprio mulino, sia meglio evitare discussioni e non rispondere alla critiche. Tra i pochi che ci provano, senza ricorrere al metodo di dividere il campo, già abbastanza ristretto, in settari e unitari, prendiamo in considerazione il Compagno Sergio Cimino, sostenitore di Potere al Popolo, perché il suo articolo, Il discorso sul potere, pubblicato su La Città futura, ci sembra emblematico di un modo che non condividiamo di approcciare la crisi di rappresentanza del mondo dei lavoratori. Cimino prova a rispondere alle principali critiche mosse alla nuova lista, imbastendo la difesa arroccandosi su tre parole: popolo, riforma e potere.

lunedì 22 gennaio 2018

ANCORA UNA VOLTA MARX CONTRO KEYNES di Lorenzo Mortara





ANCORA UNA VOLTA MARX CONTRO KEYNES
di Lorenzo Mortara



 Non c'è scampo, non fai tempo a leggere un post decente sul debito, per esempio quelli ottimi del compagno Palermo, che subito interviene il neokeynesiano a protestare. 
 Non servono le tasse, dice la cantilena, lo Stato può tranquillamente finanziare il deficit stampando dal nulla la sua moneta, se solo questo sciagurato non si fosse fatto scippare la sovranità monetaria. Tale teoria, ammesso si possa annoverare tra le teorie, è veicolata con tale sicumera e violento sprezzo dei poveri ignoranti che anche noi vecchi dogmatici marxisti, che credevamo di aver ormai acquisito i diritti d’autore per le polemiche al vetriolo, al cospetto dei keynesiani odierni, dobbiamo ammettere di essere ridotti ormai a roba da libro Cuore
Stupisce tanta sicumera, tanto più che non serve leggere né Marx né nessun altro per scorgervi dietro, più che l’aggiornamento di Keynes, la riedizione ancora più comica della truffa del Gatto e la Volpe nella favola di Pinocchio. Lo Stato è la pianta che fa crescere i soldi, e più che la sovranità, dovremmo recuperare l’infanzia per tornare a credere alle favole di Collodi.
Lo Stato in questione qui, è lo Stato Dio, al di sopra di tutti, perché ignorando totalmente l’esistenza delle classi sociali, non ci si immagina neppure che lo Stato sia molto più terra terra e sia cioè uno Stato di classe, borghese e capitalista. E in fondo tutti gli errori dei nuovi fanatici di Keynes discendono da qui. 
 Tuttavia, tralasciando per un attimo un piccolo, gigantesco dettaglio come questo, in termini di economia marxista, cioè di “economia reale”, dell’unica teoria economica capace di spiegare la realtà, che significa creare dal nulla la moneta? 

domenica 14 gennaio 2018

2018: A 50 ANNI ESATTI DAL ’68 di Lorenzo Mortara




2018: A 50 ANNI ESATTI DAL ’68
di Lorenzo Mortara



Il 2017 contava cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre; il 2018 ne conta la metà, 50 anni esatti, dal 1968, l’anno più bello del Secolo Breve. Una “carnevalata” ebbe a definirlo l’ex fascista, ex pedofilo Montanelli, il più grande tra gl’inutili ex giornalisti postumi. Un anno davvero prodigioso e memorabile per la Storia che ha giustamente scaricato nella sua pattumiera tutti gli altri a venire. La Storia non ha particolari problemi a ricordare emeriti coglioni come Hitler, Stalin e Mussolini, ma non ha pietà per gli ignavi, e se non fosse per la ridicola sicumera degli storici, i più ignavi tra gli ignavi che le tocca sopportare sul groppone, dimenticherebbe anche quelli.

Il ‘68 fu un anno talmente memorabile che durò grosso modo dieci anni e cominciò addirittura nel ’66 o ancora prima. Mise il terrore nei padroni, cacciò indietro il profitto con grande gioia dei salari, liberò le scuole dall’occupazione abusiva di presidi e professori, tirò i sampietrini ai poliziotti, spesso centrandoli assieme ai poeti che ne rimasero per sempre storditi, mise a cuccia la violenza pareggiandone parecchi torti, separò la fantasia dal potere come si separa la testa da chi vuol governare sempre coi piedi, se la rise sotto i baffi di tutte le controrivoluzioni sottoculturali d’Oriente come d’Occidente, regalandoci, di vero e genuino, oltre ai vari gruppi di rivolta come le Black Panther in America, il Movimento ‘77 da noi e le primavere sovietiche ad Est, i cantautori, la beat generation, le radio libere, gli hippy, la liberazione sessuale, la nouvelle vague e il situazionismo che ne furono due poderosi anticipi, e in più tantissima altra umanità varia e originale.

venerdì 12 gennaio 2018

EDGAR L. MASTERS È UN’ALTRA COSA

EDGAR L. MASTERS È UN’ALTRA COSA
In un fumo di polvere un’anima già grigia ci vedeva solo un arido interminabile inverno le mancava del tutto la forza per scorgervi i riccioli neri pendenti dalla gonna più bella e frusciante che sospesa a mezz’aria danzava nel vento mentre segnava il passo del Toor-a-Loor Oggi è lo stesso, nulla davvero è cambiato Tu cosa vedi per le strade di Roma? Nostalgici in parata come gli affumicati dalla polvere o un tristo corteo di semafori verdi? E perché una Testa più rossa di Sammy ma meno arrugginita che ha già disintegrato miliardi di violini e ancora rischia di restare suonata ci vede solo una Little-Fake-Union che non combatte e se ci vedesse dell’altro sarebbe cieca proprio come la bolla di fumo che infiamma le tue pupille? Oh voi illusi che ancora sognate di risvegliarvi sulla collina: miliardi di violini si ricomporranno al tramonto in concerto e suoneranno per voi a notte fonda uno stridor di rimpianti se non capirete che per mettere veramente a fuoco uno scatto bisogna prima saper coglier, nell’attimo, l’intera sequenza! Edgar L. Masters
La Nuova Spoon River 2018



lunedì 8 gennaio 2018

POTERE AL POPOLO E IL CONGRESSO CGIL di Lorenzo Mortara






POTERE AL POPOLO E IL CONGRESSO CGIL 
di Lorenzo Mortara



Potere al Popolo (PaP) dice che il 4 Marzo è solo l’inizio e che proseguirà in ogni caso perché il suo orizzonte non è meramente elettorale. Bene, anzi ottimo, ma al di là dei dubbi più che fondati che un apparato in cerca solo di poltrone come è quello di Rifondazione possa proseguire in caso di sconfitta, il che tra parentesi è l’ultimo dei problemi, anzi nel caso sarebbe proprio una fortuna, cosa c'è dopo il 4 Marzo?

Sostanzialmente l’appuntamento fondamentale dopo il 4 Marzo è il Congresso, presumibilmente in autunno, della CGIL. Che posizione intende prendere PaP al Congresso della Cgil? Perché nel programma si parla giustamente dei trent’anni di politiche di centro-destra come di centro-sinistra che hanno massacrato i lavoratori, ma non si accenna manco di striscio al ruolo nefasto giocato in tutto questo tempo dalla burocrazia della Cgil, che ha accompagnato questo processo firmando pressoché tutti i contratti di restituzione (ultimo il contratto ridicolo del pubblico) oltreché tutti i protocolli dei vari governi, dallo smantellamento della scala mobile del 1993 al pacchetto Treu del 1997 e così via. E quando non ha firmato, si è opposta con 3 ore di sciopero finto come nel caso della Legge Fornero, oppure con un’inutile raccolta firme come nel caso del Jobs Act.
Nel 2014 la Cgil andò a Congresso sulla base di due documenti-programma: quello di maggioranza firmato dalla Camusso con emendamenti finti di Landini (perché tutti sapevano che non sarebbero mai passati), e quello di minoranza di Cremaschi-Bellavita-Como che si presentò col nome coraggioso di Il Sindacato è un’altra cosa -Opposizione Cgil-.

mercoledì 31 maggio 2017

TOTTI IN FABBRICA di Lorenzo Mortara





TOTTI IN FABBRICA
di Lorenzo Mortara



La lotta di classe e sindacale assomiglia molto al calcio. Il calcio è fonte di ispirazione continua per ogni sindacalista che si rispetti. È la sua metafora preferita e il termine di paragone più utilizzato. Per questo io non voterei mai un sindacalista che sa tutto del Contratto, ma non conosce a memoria la collezione completa dell’almanacco illustrato del calcio, quello della Panini, almeno dal 1968 a oggi. Un sindacalista che non abbia paura di cominciare la battaglia per l’aumento senza più il suo Totti al suo fianco, è un sindacalista che non vale una cicca. Per questo oggi ci vorrebbe un lavoratore particolare, per esempio un Bettio, un talento di fabbrica rubato al pallone, anche lui a breve all’addio, che oltre a raccontare le sue solite menate sulla reazione che ormai so a memoria, mi ridesse sorriso, spirito e morale, chiedendomi a bruciapelo così: «Lorenzo, quanti giorni di permesso ho per eventi e cause particolari come l’addio di Totti, ma soprattutto a che minuto ha segnato Selvaggi nel derby del 1982?».

domenica 12 febbraio 2017

ONESTÀ: CROCE E DELIZIA DI ROBESPIERRE di Lorenzo Mortara






ONESTÀ: CROCE E DELIZIA DI ROBESPIERRE 
di Lorenzo Mortara





Circola in rete, tratto dall’Etica e Politica, un passo di Benedetto Croce molto irriverente verso la pretesa onestà dei politici. Da quando i grillini ne hanno fatto la loro bandiera, il sudiciume d’Italia, mal sopporta che qualcuno invochi l’onestà. Ma come? Io Direttore di banca, Capitalista d’assalto, Politico consumato, Editorialista di grido del libero commercio, in breve mariuolo di professione dovrei anche essere onesto? E a che serve la scalata sociale se poi non ho il diritto di delinquere e rubare come i superiori che ho tanto inseguito? Così pensa il Briatore di turno, ma il Briatore di turno è un po’ volgare, non ha fatto le scuole alte, esprime in maniera troppo diretta il suo pensiero, ha quindi bisogno che, al di sopra dei suoi bassi istinti, un chierico ricami una teoria così tanto profumata e melliflua da trasformali in filosofia, complicando con la sua retorica una cosa che, senza machiavellismo, sarebbe tanto semplice come il buon senso. Ed è al supermercato degli intellettuali fascisti quando bisognava essere antifascisti e degli intellettuali antifascisti quando non serviva più a niente, che i Briatore trovano il chierico che fa al caso loro, il nostro Croce, Don Benedetto appunto.

domenica 18 dicembre 2016

AMAZON A VERCELLI di Lorenzo Mortara






AMAZON A VERCELLI
di Lorenzo Mortara



Arriva il polo logistico di Amazon nella vecchia Stazione dei Celti, e porta con sé, in dote, 600 posti di lavoro. Dagli strilli entusiastici di giornali e giunta comunale a guida piddina, sembra che il polo logistico sia già stato trasformato nella dimora di Santa Claus in persona. 400 posti devono essere rimasti però in Lapponia, almeno stando alla Lista Civica Siamo Vercelli che, volendo essere la prima ad accaparrarsi il merito di tanta filantropia mondiale, di primo acchito aveva sparato la cifra di 1000 posti.

Se i sensali dei padroni esultano felici, è perché non saranno mai loro a fare i facchini precari per Amazon. Chi si vanta di portare lavoro, lo fa sempre per gli altri, perché se dovesse farlo lui, si metterebbe subito in mutua. In ogni caso Amazon porta 600 posti di lavoro per i giornalisti, per i politici e per altri pressappochisti borghesi come loro. Per noi, quello che in realtà Amazon porta, è un libero scambio tra Capitale e Forza-Lavoro. Se tutto questo viene chiamato 600 posti di lavoro dalla sindachessa Maura Forte come dai suoi falsi oppositori, significa solo che mentre può esistere la forza-lavoro senza il Capitale, il Capitale non potrà mai esistere senza forza-lavoro. Dovunque vada il Capitale, mai potrà farlo da solo, dovrà sempre portarsi dietro, in valigia, la catena di montaggio dei “posti di lavoro” per gli schiavi salariati che non ne possono fare a meno.

Siccome, però, Amazon è il Capitale, non c’è bisogno di portarlo a Vercelli. Bisogna essere pomposamente liberali, mediocri di natura per sforzarsi di portare a Vercelli una cosa che c’è già. La Seconda Repubblica, ancor più della Prima, è in effetti questa pletora di fenomeni da baraccone che pretendono di convincerci di essere dei geni per l’insistenza con cui spingono l’acqua al mare. Così, mentre portano avanti con cura certosina questo sforzo demenziale, la crisi resta al punto di partenza e la loro politica da idraulici della domenica viene premiata dal fallimento più totale. Buon per loro che non vedendo più in là del loro naso, miopi di cervello come sono, scambiano questo disastro per un successo clamoroso.  

sabato 24 settembre 2016

È DI SINISTRA DIRE NO ALLE OLIMPIADI? di Lorenzo Mortara





È DI SINISTRA DIRE NO ALLE OLIMPIADI?
di Lorenzo Mortara








Virginia Raggi, alla fine, ha detto No alle Olimpiadi, in ossequio a Beppe Grillo che lo voleva a tutti i costi per rilanciare l’immagine del M5S contro i poteri forti. Ma la corruzione, le tangenti, il comitato promotore del Coni e lo stuolo di burocrati che ci hanno già mangiato sopra prima ancora che siano state assegnate, in breve i poteri forti che volevano le Olimpiadi a Roma, non sono altro che la borghesia romana sommata a quella italica. Dicendo No alle Olimpiadi, Virginia Raggi, in ultima analisi, ha detto nient’altro che No al Capitalismo. Ma il capitalismo a Roma non ha bisogno di arrivarci con le Olimpiadi, c’è già da parecchio, troppo tempo. Non c’è posto a Roma che non sia stato raggiunto e sommerso dalla merda capitalistica. Se Roma sembra una fogna a cielo aperto è perché è infognata fino al collo nel capitalismo. Anche senza Olimpiadi, Roma resterebbe sempre campionessa olimpionica di sfruttamento. La medaglia d’oro non gliela toglierebbe nessuno.

Le Olimpiadi sono solo la ciliegina sulla torta di Mafia Capitale e dei loro affari sotto banco. Tolta quella, banche, palazzinari, mafiosi e partiti loro complici, continuerebbero a spartirsi la città come se niente fosse. Quel che non potranno estorcere senza Olimpiadi, i capitalisti lo estorceranno in altra maniera, magari chiedendo i danni per mancato introito, come stanno già facendo. Perché, o si è in grado di offrire le olimpiadi socialiste, o non ha molto senso rinunciare a quelle capitaliste.

martedì 15 marzo 2016

FCA: MAGGIORANZA E MINORANZA SECONDO GLI EMENDATARI E SECONDO NOI di Lorenzo Mortara




FCA: MAGGIORANZA E MINORANZA SECONDO GLI EMENDATARI E SECONDO NOI
di Lorenzo Mortara



La minoranza ha tutto il diritto di esprimere le sue idee e il suo punto di vista alternativo, ma una volta che si è votato deve adeguarsi alla maggioranza. È questo in sintesi il pensiero, che va appunto per la maggiore, in Fiom, sulla vicenda dei delegati in FCA. In questa maniera tutta la vicenda diventa un semplice problema di regolamento interno, e la questione nel merito viene saltata a piè pari.

Di norma chi ha torto tende a parlare d’altro, a spostare questioni particolari su temi generali: basta divisioni interne; ognuno faccia un passo indietro; così si fa il male dei lavoratori… A questo campionario di frasi fatte e buoniste, se ne aggiunge un altro, di opposta matrice, più cattivo e becero: c’è sempre qualcuno che deve essere più a sinistra degli altri; se non vi sta bene andatevene via; facile fare l’opposizione coi soldi della Fiom, avete rotto le cosiddette…

Entrambi questi modi di approccio, indicano la scarsa propensione al pensiero critico, l’incapacità di pensare davvero a fondo un problema, aggravandolo. Scalzato dai suoi binari, tutto viene ridotto a slogan, a vuote banalità, e di conseguenza distorto da una miriade di cavilli che non c’entrano nulla.

giovedì 11 febbraio 2016

CONTRATTO ALIMENTARI: LA LOTTA PAGA… MA PER CHI? di Lorenzo Mortara




CONTRATTO ALIMENTARI: LA LOTTA PAGA… MA PER CHI?
di Lorenzo Mortara




105 euro di aumento in quattro anni, poco più di 25 euro lordi all’anno, meno di 20 euro netti al mese. 21 euro in meno in quattro anni, in proporzione il 41% in meno rispetto al precedente rinnovo che ne aveva portati a casa 126 in tre! La lotta paga annuncia roboante la FLAI CGIL. Certamente diciamo noi. La Storia lo dimostra. Sempre. Ma perché allora a dirlo è chi quella lotta non la vuol mai fare perché la teme come la peste? Qui gatta ci cova direbbe qualcuno…

Fin dalle prime parole dei padroni apprendiamo dell’ennesimo contratto che soddisfa tutti. «Vincono i diritti», chiosa Stefania Crogi, Segretaria Generale della FLAI-CGIL, e «sono importanti – risponde Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare – i risultati raggiunti, assolutamente inediti rispetto ai precedenti contratti». Come da consueto, stucchevole siparietto, festeggiano i sindacalisti e brindano i padroni. Ne segue che pagheranno i lavoratori, perché tra burocrazia sindacale e padronato, solo il secondo ha coscienza della sua “felicità” contrattuale, perché in caso contrario ci rimette direttamente, la burocrazia sindacale invece no, è al riparo dei disastri che combina sulla pelle dei lavoratori. Con paga sganciata dai contratti che firma, al riparo dalle conseguenze nefaste del JOBS ACT, con orari elastici ma non per questo flessibili, la burocrazia CGIL può tranquillamente permettersi l’incoscienza degli interessi della classe per cui firma accordi e contratti.

mercoledì 9 dicembre 2015

APERTI ANCHE A NATALE: QUAL È LA SOLUZIONE? di Lorenzo Mortara






APERTI ANCHE A NATALE: QUAL È LA SOLUZIONE? 
 di Lorenzo Mortara 



Sempre più negozi allungano oltre misura l’orario di apertura, anche 24 ore su 24, compresi sabati e domeniche. Ogni centro commerciale che allunga l’orario, dal Carrefour di Vercelli che apre anche di notte, alle Gru di Torino che chiudono a mezzanotte anziché alle 10, ha immancabilmente lo stuolo di sostenitori a prescindere. 

 È normale che servi di partito, zerbini vari dei giornali, in breve il canile abbaiante al comando di lor Signori, pretenda pronta obbedienza e adattamento da parte dei lavoratori. Dal loro punto di vista di squali e profittatori, fanno solo il loro interesse. E non vorremmo nemmeno star qui a parlarne, tanto è ovvio. Qua vogliamo infatti parlare della risposta al problema un po’ meno ovvia e in fondo sbagliata che viene data da chi dovrebbe fare l’altro interesse, nella fattispecie il nostro. 

Non ci riferiamo tanto alla risposta completamente destrorsa ma disorganizzata, quindi vagamente innocua, che viene dai tanti ormai assuefatti al sistema: e allora io che lavoro a Natale? – Ringrazia che hai un lavoro – tu almeno sei fisso, eccetera eccetera. Se andassimo sempre a ritroso, infatti, finiremmo col giustificare il ritorno alle 12 ore di lavoro perché tanto, i nostri nonni, già le facevano. 

martedì 10 novembre 2015

POLITO EDITORIALISTA DELLA DOMENICA di Lorenzo Mortara





POLITO EDITORIALISTA DELLA DOMENICA 
 di Lorenzo Mortara 

RSU FIOM Vercelli 



Pucciare l’editoriale di Polito nel caffellatte, è una delle prelibatezze più raffinate concesse dalla domenica mattina, quando il Corriere ci delizia con la sua pubblicazione. Il tema di ieri, al bar della Confindustria, sono le tasse. Lo svolgimento prevede una panoramica sui pregiudizi in materia della Sinistra, smontati uno a uno con precisione chirurgica dalla sua narrazione scientifica, realistica, quasi vendoliana e assolutamente oggettiva e veritiera. Proprio per questo, non chiedete qualche dato che comprovi le affermazioni a questo Dio delle chiacchiere. Non essendo ideologico, privo di interessi personali e classisti, disinteressato, super partes e liberale antidogmatico come è, bisogna credergli sulla parola perché lui è assiomatico.

Tassare i ricchi è vecchio come la sinistra. Il che spiega la sua storica vocazione minoritaria. Per Sinistra, Polito intende la sinistra odiosa, stalinoide, storicamente compromessa, tuttalpiù socialdemocratica, vagamente keynesiana, trasformista, opportunista, cerchiobottista, carrierista, burocratica, riformista, tsipriota, giammai rivoluzionaria e al dunque sempre capitolarda, schifosamente antimarxista, capitalista, sommamente asina e consociativista. Intende proprio questa chiavica di sinistra che, le poche volte che si è ritrovata al potere, ha sempre abbandonato un qualunque programma del proletariato, anche il meno ricco purché onesto, per la squallida miseria di un programma borghese, stufando le masse salariate fino al punto di trovarsi in men che non si dica all’opposizione (dopoguerra PCI), indi nella pattumiera della Storia negli anni ’90 (PSI) o subito dopo negli anni 2000 (PRC).

lunedì 9 novembre 2015

NOTE CRITICHE SULLA PIATTAFORMA FIOM di Lorenzo Mortara




NOTE CRITICHE SULLA PIATTAFORMA FIOM 
di Lorenzo Mortara 



Punto per punto, alcune riflessioni su quel che non va della Piattaforma FIOM 2016, tralasciando per lo più quel che altri hanno già detto


Nuovismo – La prima cosa che colpisce della PIATTAFORMA FIOM per il RINNOVO del CONTRATTO DEI METALMECCANICI 2016, è la voglia di novità e di sperimentazione contrattuale. Tutto il preambolo è un unico peana in onore del rinnovamento. Peccato che anche Federmeccanica, non parli d’altro che di rinnovare l’assetto contrattuale. Questo vizio di ammiccare alla controparte con le stesse parole, ben sapendo che le lingue sono diverse, ha già prodotto disastri nel recente passato. Chi non ricorda che Landini fu il primo ad aprire a Renzi? Il metodo era lo stesso: il Berluschino del PD voleva cambiare l’Italia, e anch’io, disse il nostro Leader, lo voglio, perché nessuno più dei lavoratori vuole cambiare questo Paese. Sperava così di diventarne un interlocutore privilegiato. Divenne solo un giocattolo nelle sue mani. Possibile che dobbiamo fare un’altra volta la figura dei fessi? Così come Renzi vuole cambiare in peggio il Paese, e Landini in meglio, almeno per i lavoratori, alla stessa maniera l’innovazione contrattuale di Federmeccanica è lo smantellamento del Contratto Nazionale, l’innovazione della Fiom è invece il suo rafforzamento. Sono due cose opposte e inconciliabili, perché quando due discorsi vaghi e generici sul rinnovamento contrattuale si incontrano, tra i due prevale sempre quello più forte. Esattamente come l’apertura a Renzi sul cambiamento del Paese, non ha sortito altro che l’uso strumentale di Landini come copertura delle sue politiche antioperaie. La colpa non è di Renzi, ma di Landini che l’ha continuamente promosso, portandolo in palma di mano per un paio di mesi, anziché smascherarlo subito senza pietà. La Piattaforma ripete lo stesso errore col profondo rinnovamento contrattuale…

mercoledì 25 settembre 2013

MIRAFIORI: UN ALTRO ANNO DI CASSA INTEGRAZIONE di Lorenzo Mortara





MIRAFIORI: UN ALTRO ANNO DI CASSA INTEGRAZIONE
di Lorenzo Mortara




Marchionne ha promesso un’altra volta di riassumere tutti i 5000 dipendenti di Mirafiori. Per intanto li manterrà in cassa integrazione almeno fino all’inizio del 2015, quando con un miliardo di investimenti produrrà un SUV della Maserati, per quel polo del lusso che dovrebbe finalmente proiettare nel terzo millennio la Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Per i suoi giornali, Mirafiori è salva, per Landini un po’ meno, perché non conosce «stabilimenti con 5000 operai che stanno in piedi con un solo SUV. A spanne, almeno la metà non rientrerà al lavoro». Per farli rientrare tutti, ci vorrebbe almeno un altro modello, quello che potrebbe portare l’Alfa Romeo, se solo non fosse implicata nella complicata operazione della fusione di FIAT con Chrysler. Sembra, infatti, che Marchionne, per arrivare a mettere le mani sull’intero pacchetto azionario di Chrysler, abbia mezza intenzione di utilizzare, come merce di scambio, qualche modello dell’Alfa. A dare l’allarme è stata niente meno che la FIM torinese, preoccupata perché «Bob King (leader del sindacato americano UAW, nda) potrebbe essere interessato ad avere più lavoro in cambio di un prezzo migliore per la quota detenuta dal fondo in Chrysler».
Il 41,5% delle azioni che a Fiat mancano per controllare interamente la ditta americana, sono in mano al VEBA, il fondo sanitario del sindacato. Per acquistarle Marchionne dovrebbe sborsare i 5 miliardi di dollari richiesti. Marchionne vorrebbe uno sconto del 20% e pagarne solo 4. È in questa differenza che si gioca la partita della quotazione in borsa di Chrysler. Marchionne per 5 miliardi ha invitato il UAW a comprarsi un biglietto della lotteria, ma è più probabile che messo alle strette, a giocare d’azzardo, alla fine sia proprio lui, scaricando tutto il peso dell’operazione sull’altra metà dei dipendenti di Mirafiori, offrendo il “loro” lavoro agli operai del UAW.
Così, mentre Marchionne continua a ricattare i lavoratori di entrambe le sponde dell’Atlantico, Fiat ha chiuso il secondo trimestre, con un utile tra i 4 e i 4,5 miliardi di euro: +9%. E polarizzando la situazione alla FIAT, con tutti gli utili da un parte e le perdite dall’altra, Marchionne forse non ha più nemmeno bisogno di un polo del lusso per Mirafiori, perché è già riuscito a creare l’unico che conti: il suo.


Se questo è il quadro che si profila all’orizzonte, Mirafiori non è affatto salva, anzi la situazione resta piuttosto critica. Toccherebbe alla Fiom, forte del suo imminente ritorno, per quanto formale, raddrizzare le sorti dei lavoratori. Purtroppo, i piedi della Fiom che varcheranno presto i cancelli della FIAT, non marciano all’unisono con la sua testa. Questa è ferma alle stesse illusioni che l’hanno già messa alla porta tre anni fa. La linea è sempre quella, pretendere un “vero piano industriale” da Marchionne e convocare un tavolo di discussione con le Istituzioni perché, “a conti fatti”, un SUV non basta. Le poche righe sopra esposte, ci mostrano invece che la realtà è un’altra. Non ci sarà mai un vero piano industriale che salvi i profitti di Marchionne e i salari degli operai. Tanto più se ad attuarlo dovessero essere i rappresentanti politici dei padroni. È ai lavoratori che bisogna rivolgersi, se solo la Fiom riuscisse a vederli. Quando riuscirà a scorgerli, la Fiom capirà che a conti fatti anche un SUV può occupare tutta Mirafiori. Basta che anziché strapparsi dalle mani il lavoro, lei e il UAW, si uniscano per dividerselo, dimezzando l’orario a parità di salario. Ecco l’unico piano sindacale che occorre per Mirafiori e per il quale ci batteremo, perché anche la matematica, o è proletaria o è solo un’opinione.      



dal sito RadioFabbrica




venerdì 9 agosto 2013

PADRONI E "DATORI DI LAVORO"




PADRONI E "DATORI DI LAVORO"
Vita di delegato (VI)


di LORENZO MORTARA
RSU Fiom-Cgil Rete28Aprile



È dai particolari più insignificanti che a volte emergono dalle assemblee gli spunti più interessanti.
Ci sono operai che ti rimproverano di usare ancora il termine padrone, sorpassato a loro dire, e ti pregano di sostituirlo con “datori di lavoro”.

Stampa e pdf

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...