Cerca nel blog

i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
.
Visualizzazione post con etichetta Grillo Beppe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Grillo Beppe. Mostra tutti i post

sabato 17 marzo 2018

L'UOMO AL CENTRO DI BEPPE GRILLO




di Lorenzo Mortara





L’uomo al centro della società. È questa l’idea di Beppe Grillo, espressa nel post Società senza lavoro, con tanto di Quarto Stato di Pellizza da Volpedo a fargli da sfondo.

Scrive Beppe sul suo blog:


La nostra era è senza precedenti proprio per la sovrabbondanza di merci e servizi che abbiamo. Abbiamo una capacità produttiva che è di gran lunga superiore alle nostre necessità… 
Siamo davanti ad una nuova era, il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale… 
Si creano posti di lavoro per dare un reddito a queste persone, che non avranno un posto di lavoro, ma un posto di reddito, perché è il reddito che inserisce un cittadino all’interno della società.. 
Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita. 
Soltanto così la società metterà al centro l’uomo e non il mercato.
 
Come non essere d’accordo con queste parole di buon senso? Il reddito per diritto di nascita a cui si riferisce Grillo, è il reddito di cittadinanza. Epperò il reddito di cittadinanza mette al centro l’uomo? O non è la riconferma che al centro della società ci sta sempre e ancora di più il mercato? Se la capacità produttiva è senza precedenti, perché mai il mio reddito minimo di diritto dovrebbe essere di soli 780 euro, cioè di poco più di due briciole di quella immensa produzione? Se la capacità produttiva produce in abbondanza, l’abbondanza dovrebbe essere il livello minimo di partenza, non dovrebbe nemmeno esserci il ricatto di toglierti tale diritto dopo due rifiuti di proposte di lavoro, perché dove non serve più lavorare per produrre abbondanza di merci, non serve nemmeno rifiutarsi di farlo.
 
Perché allora di fronte a tanta abbondanza produttiva, così tanta penuria di diritto minimo? Perché il reddito di cittadinanza, decentra appunto l’uomo rispetto ai centri produttivi. L’uomo viene tenuto lontano, in disparte, isolato rispetto alle grandi fabbriche automatizzate che restano in mano ai padroni, cioè al mercato. È proprio per questo che deve comunque bussare alla loro porta, senza rifiutare più di due volte l’offerta di lavoro, se non vuol perdere il diritto a un minimo di briciole. Il reddito di cittadinanza si subordina così al mercato. Una società che mette al centro l’uomo, non lascia una capacità produttiva così abbondante al mercato, gliela toglie, espropriandola, dando, al massimo, un reddito di cittadinanza ai padroni, orfani del profitto. Dopo tanto sfarzo, un po’ di miseria, anche se non più necessaria, non potrebbe fargli che del bene

Perché in una società con al centro l’uomo non si producono più merci. Dove si producono merci, infatti, il lavoro non serve a «produrre merci e servizi per soddisfare i bisogni dell’uomo», come scrive Beppe Grillo. È un errore. In una società capitalistica, il lavoro produce merci e servizi per soddisfare il profitto dei padroni. Finché ci sarà quello, l’uomo non avrà mai né reddito né cittadinanza.



lunedì 11 agosto 2014

IL GRILLO PARLANTE E GLI STUDENTI MODELLO: RIFLESSIONI (ASISTEMATICHE) DI UN ESTRANEO AL M5S di Norberto Fragiacomo




il grillo parlante e gli studenti modello: riflessioni (asistematiche) di un estraneo al m5s
di
Norberto Fragiacomo



Il fatto che il MoVimento 5 Stelle susciti, nell’elettorato italiano, sentimenti così intensi (amore e odio, attaccamento e repulsione) è senz’altro da ascriversi a merito/colpa del suo fondatore, anzi demiurgo: Beppe Grillo da Genova.
Chiedersi cosa sia e dove possa arrivare il M5S “oscurando” l’ex comico equivale a imboccare una strada senza uscita; d’altra parte, ridurre l’intero fenomeno a lui – o ad oscure manovre sotterranee del suo “socio in affari” Casaleggio – è fuorviante e poco onesto: per cambiare la realtà occorre prima sforzarsi di interpretarla senza preconcetti. Storpiarla a fini di autoassoluzione non serve a niente.
Cominciamo dal capo indiscusso, allora. Poco interessa sapere quali idee politiche Grillo abbia coltivato in gioventù: si vocifera di simpatie di sinistra, ma l’uomo lieto di riconoscersi nel se stesso di tre o quattro decenni prima rappresenta una rarità. Gli esordi da showman lasciano tuttavia prevedere l’evoluzione futura: giocando su una sorta di omonimia, si appropria sin da subito del ruolo – scomodo ma caratterizzante, e dunque redditizio – di grillo parlante. Rischia a ragion veduta: la celebre “cacciata” dalla Rai (a seguito di un’irriverente barzelletta sui “socialisti ladri”) rinsalda una popolarità già piuttosto vasta e, in ultima analisi, gli giova. Dicono sia avaro, di certo non disprezza il soldo: nel nuovo secolo i suoi comizi a pagamento – ufficialmente spettacoli teatrali – gli attireranno meritate critiche, che lui respinge riappiccicandosi in fronte l’etichetta di comico. Comizio, comico, comodo: ancora una volta sembra un gioco di parole.

Anni ’90: inizia la sua battaglia “antisistema”. I temi sono la difesa dell’ambiente, l’uso di energie rinnovabili, la lotta agli sprechi. Ovunque vada, riempie teatri e palazzetti. Ciò che non cambia (e non cambierà mai) è lo stile: Grillo disdegna la comicità bassa, triviale (e pienamente conformista) alla Bagaglino, così come non si cimenta nella parodia, elevata dal geniale interprete Corrado Guzzanti – e da pochi altri – a raffinata forma d’arte. Il suo genere è un’invettiva dai toni millenaristici, che pretende la risposta del pubblico in sala, il suo coinvolgimento totale. Grillo sa essere brusco: prende di petto il singolo spettatore indifeso, lo interroga… non si fa scrupolo di umiliarlo persino, mentre gli altri (quelli non presi di mira, e che pregano di non esserlo) intorno si sbellicano dalle risate. Una via di mezzo tra sadomasochismo e futurismo… qualunquismo? Il paragone con Guglielmo Giannini è improprio, e fatto secondo me in totale malafede: il “non ci rompete le scatole” dell’anguillesco napoletano è una furba, distruttiva dichiarazione di disimpegno, il “vaffanculo!” di Beppe ha, fin dal principio, una sua forte – ancorché generica - carica propositiva.
Insomma, da un ventennio Grillo è un politico “in potenza” che, senza mai dichiarare guerra, combatte singole scaramucce: si colloca ai margini del sistema (che gli dà da mangiare, e pure bene), non fuori da esso. Il salto di qualità avviene alla vigilia della crisi: il primo V(affanculo)-Day si tiene l’8 settembre 2007, ed è un successo di pubblico che la televisione “contro” (Santoro & co.) amplifica ed esalta. Lo show coincide in realtà con il lancio di una proposta di legge popolare, mirante ad allontanare i condannati dal Parlamento, a limitare il numero di mandati e a reintrodurre le preferenze. Niente di rivoluzionario, niente di democraticamente scandaloso: vergognosa è semmai la prevedibilissima decisione delle camere di non tener conto dell’infinità di firme raccolte. L’anno dopo (il 25 aprile, e neanche stavolta la data è scelta a caso) si replica: l’obiettivo è la presentazione di alcuni quesiti referendari in materia di informazione.

giovedì 11 luglio 2013

NON SARA' LA RIVOLUZIONE MA... (sul comunicato di Grillo all'uscita dal Quirinale), di Roberto Massari


Non sarà la rivoluzione (perché manca questo e manca quello - come faranno notare gli esperti in gruppettologia comparata), ma intanto bisogna dire che nessuno qui in Italia ha mai avuto il coraggio di parlare in questi termini al Presidente della Repubblica, uscendo o entrando dal suo reale studio. Un Presidente che ne esce malissimo, con accuse esplicite al suo ruolo extraistituzionale e l'affermazione implicita che lui è parte del problema, che non lo avremmo voluto di nuovo in quel posto, che le colpe del governo ricadono su di lui ecc.

Sui partiti la musica è quella che sappiamo, ma fa sempre piacere riascoltarla, visto che non viene suonata in una riunione di 4 gatti, ma davanti a milioni di persone di questo Paese che sicuramente di questo incontro vorranno sapere, foss'altro che per curiosità morbosa.

martedì 4 giugno 2013

L'IDEOLOGIA DEL GRILLO STRAPARLANTE di Norberto Fragiacomo


L’IDEOLOGIA DEL GRILLO STRAPARLANTE
di
Norberto Fragiacomo
 
Errare humanum est, perseverare est diabolicum – ammonivano saggiamente i latini. Peggio, aggiungo io: in certi casi, la persistenza nell’"errore" è chiaro sintomo di dolo.
All’indomani del naufragio elettorale, Beppe Grillo – cui ho dedicato un pezzo la settimana scorsa – è tornato ad inveire contro l’Italia A (lui la chiama così), quella dei "privilegiati”. Chi fossero costoro ce l’aveva già spiegato in febbraio, in un post allucinante dal titolo “Gli italiani non votano mai a caso” (cfr. http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2013/03/gli-italiani-non-votano-mai-caso-di.html): politici, evasori,dipendenti pubblici e pensionati.

mercoledì 29 maggio 2013

Un MoVimento all’indietro di Norberto Fragiacomo





Un MoVimento all’indietro
di
Norberto Fragiacomo




Vecchi politicanti e opinionisti di grido vi rigirano spudoratamente il coltello, ma la piaga, stavolta, sanguina sul serio: basta passare in rassegna i dati per rendersi conto che, per il MoVimento 5 Stelle, le amministrative di fine maggio sono state una caporetto.
L’annichilente 14% di Roma è uno dei risultati migliori, e questo dice tutto: in molte città capoluogo l’armata grillina ha visto le percentuali di febbraio ridursi ad un terzo, ma le perdite in termini di voti fanno ancora più male. Un esempio clamoroso: nella Siena di Montepaschi – simbolo del “malgoverno” piddino – al candidato dei 5 Stelle tocca la medaglia di latta, persino Laura Vigni (sostenuta dalla Sinistra propriamente detta) va più vicina al ballottaggio.
Grillo e il suo staff ripetono la solita solfa: le elezioni locali sono altra cosa rispetto alle politiche ecc. ecc. L’argomento è privo di pregio, per un semplice fatto: l’ascesa, apparentemente inarrestabile, dei 5 Stelle era iniziata proprio alle amministrative di un anno fa, con il trionfo di Parma ed un onorevolissimo terzo posto a Genova. Oggi sembra cambiato tutto, e la fiammata di febbraio si rivela un fuoco fatuo. Domandarsi il perché è sempre utile.
Tralasciamo il gongolo travestito da commento del vicedirettore Giannini – che approfitta dell’occasione per farla fuori dal vaso, sommando due falsità su Syriza nell’unico periodo «com’è accaduto in Grecia alla sinistra estremista di Syriza, anche il movimento di Grillo e Casaleggio ha subito l’enorme riflusso di chi l’aveva scelto per “dare un segnale”, e ora è rimasto deluso» - per cercare una spiegazione attendibile del fenomeno, che potrebbe coincidere con quella fornita dal senatore “dissidente” Adriano Zaccagnini. Secondo costui, le radici dell’insuccesso affonderebbero nella delusione dell’elettorato per una linea politica rivelatasi poco costruttiva: rinunciando a fare nomi per Palazzo Chigi – cioè a proporsi come forza di governo – il movimento avrebbe dimostrato di voler semplicemente lucrare su quel 25% e passa di voti piovuti dal cielo. Avendo criticato, a suo tempo, quella mossa “tattica”, siamo tentati di dar ragione al cittadino/parlamentare, ma permane il dubbio che un’altra lettura sia possibile.
A ben vedere, Beppe Grillo si è presentato ad elettori spaesati ed impauriti come un taumaturgo, un uomo capace di prodigi: anche l’attraversamento a nuoto dello stretto serviva a convincere le masse che “volere è potere”. Ebbene, questi tre mesi di bagarre parlamentare hanno riportato gli italiani con i piedi per terra: nessun miracolo, anziché cambiare la Storia (e l’Europa, e tutto il resto!), i grillini si perdono in piccinerie come la diaria, e nel gioco della politica restano fermi alla casella di partenza. Leziosi, ininfluenti, goffi, inutili. 
Può darsi che il giudizio sia prematuro e ingeneroso (probabilmente, anzi sicuramente è così), ma in tempi di crisi il Popolo sovrano non aspetta: un Dio che tuona soltanto sul blog non serve a niente – tanto vale abbandonarlo al suo fato. Forse non ha torto Bracconi quando ci ricorda, sempre su Repubblica, che «l’Italia è un paese popolato da elettori volatili, infantili, viziati e frettolosi. Se gli prometti la luna, almeno qualche stella gliela devi dare. E presto.»
In fondo, dai primi riscontri pare proprio che il voto grillino non sia andato a destra o a sinistra (se non in piccola parte, in città tradizionalmente “rosse”): semplicemente si è volatilizzato, è diventato non voto, astensione. Poco conta che, da febbraio ad oggi, la condotta del M5S sia stata irreprensibile a paragone di quella del PD, che ha preso in giro gli italiani su Presidenza della Repubblica, alleanze, governo e Berlusconi: allo stregone non si chiede di timbrare il cartellino o di esibire il conto del ristorante. 
Gli italiani, che votano quasi sempre a caso, si disamorano presto… e qualcuno, magari, si sarà pure spaventato per quell’onda anomala che, in febbraio, ha contribuito a sollevare. Adesso – si diranno in molti – meglio non alzare troppo la voce, e lasciar lavorare Letta che “conosce il mondo”, e magari, con qualche furbata, ci caverà dai pasticci.
Se mancano la luna e le stelle, ci si affida al sempiterno “stellone”. Attenzione, però, concittadini: presto tornerà a piovere, anzi a grandinare, e i nostri minuscoli ombrelli personali non basteranno a ripararci.

mercoledì 24 aprile 2013

SE GRILLO (UNA VOLTA TANTO) L'AVESSE DETTA GIUSTA? di Riccardo Achilli



SE GRILLO (UNA VOLTA TANTO)

L'AVESSE DETTA GIUSTA? 

di Riccardo Achilli

Nella sua lunga intervista odierna alla tedesca Bild, impostata sul suo consueto delirio di stronzate pescate dal fondo del barile della demagogia, Grillo ha detto una cosa che merita invece attenzione: da questo autunno, ci dice, lo Stato potrebbe non avere più i soldi per pagare stipendi pubblici e pensioni, e più in generale andrebbe al default. 
Vediamo. Dai dati del Documento Economico e Finanziario per il 2013, appena presentato, emerge che, per il 2012, le amministrazioni pubbliche hanno pagato 414,8 miliardi di stipendi e pensioni, pari al 26,5% del PIL. Le previsioni per l'anno in corso, formulate su una stima di calo del PIL di 1,3 punti percentuali, sono quelle di una spesa di 418,8 miliardi, ovvero il 26,6% del PIL, in cui peraltro l'aumento è interamente dovuto alla spesa pensionistica, visto che gli oneri per stipendi pubblici continuano a scendere. Ci sono 3,95 miliardi di maggiore spesa da coprire, quindi, fra 2012 e 2013. Tale maggiore esborso è coperto dal miglioramento delle altre voci del bilancio consolidato delle AAPP, che porta ad una riduzione dell'indebitamento netto totale di 2,23 miliardi, sempre fra 2012 e 2013. In pratica, in base alle previsioni del DEF, non c'è problema di copertura delle maggiori spese per pensioni: malgrado l'aumento di tale voce di costo, l'indebitamento netto complessivo si riduce, quindi la pressione sul debito pubblico necessario per finanziarlo diventa meno onerosa. 

martedì 26 marzo 2013

GRILLO REAZIONARIO? NON PIÙ DI BERTINOTTI E FERRERO



GRILLO REAZIONARIO?
NON PIÙ DI BERTINOTTI E FERRERO
- risposta a Franco Grisolia e Luca Scacchi del PCL sui “risultati elettorali”-

di Lorenzo Mortara
Rsu Fiom-Cgil Rete28Aprile 


Sommario - Preambolo; Niente per cui esultare?; Grillo le masse e gli operai; Syriza e il M5S; Grillo il leninista; Grillo il razzista fascista; Grillo il sindacalista; Conclusioni.


Cremaschi sembra uno dei pochi ad aver avuto parole buone per la vittoria dei grillini. Buon segno, la Rete28Aprile ha qualche speranza in più di giocare nel prossimo futuro un qualche ruolo che non sia quello di spettatore che, senza ombra di dubbio, le varie sette con cui si accompagna da un po’ di tempo a questa parte le faranno fare non appena seguirà le loro pessime analisi sul M5S.

giovedì 21 marzo 2013

IL "MARCHESI" DEL GRILLO




di Lorenzo Mortara
RSU-FIOM Rete28Aprile


È stata una bella serata, quella di martedì 19, al Caffè Marchesi, in pieno centro, promossa dai grillini di Vercelli per avvicinare i tanti cittadini della città che solo ora incominciano a scoprire questo grande movimento carico di speranza per l’avvenire. Devo la presenza a Roberto Cossa, RSU della Cerutti che mi ha prontamente avvisato dell’iniziativa. Seguo già da parecchio il M5S, ma come credo la maggior parte delle persone, fino ad ora l’ho fatto più dal blog diciamo così “centrale” di Beppe Grillo, che da quelli collaterali di provincia, delle iniziative e degli sforzi dei quali, devo ammettere, a tutt’oggi, di sapere poco o niente. Anche perché con la mia attività sindacale di delegato Fiom all’YKK di Prarolo, fino ad oggi da dedicare ai grillini ho trovato solo il tempo di andare a votarli a Febbraio, deciso e convinto come mai mi è capitato di essere a una tornata elettorale. E mai scelta credo che sia stata più azzeccata, visto che il M5S è il primo partito tra gli operai, e non poteva essere altrimenti, perché come spesso capita nei momenti decisivi gli operai si mostrano sempre più avanti dei loro dirigenti che ancora non hanno capito niente di quel che loro hanno già capito benissimo: alternative al M5S, in Italia, per ora, non ce n’è, e o aiutiamo questo movimento a crescere o resteremo schiavi del precariato a vita e di tutte le altre controriforme del lavoro regalate, bypartisan, da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra.

venerdì 8 marzo 2013

GLI ITALIANI NON VOTANO MAI A CASO? di Norberto Fragiacomo





GLI ITALIANI NON VOTANO MAI A CASO?
di
Norberto Fragiacomo


Un fantasma si aggira per la rete, e sa pure scrivere (anche se non firma gli articoli).
L’ho intravisto, all’indomani delle elezioni, sul blog per antonomasia – quello di Beppe Grillo triumphator – e, al principio, l’ho scambiato per Massimo Fini, ospite, in video, della stessa pagina; invece no, si trattava presumibilmente del titolare (o del suo alter ego) che distillava verità a cinque stelle ad uso e consumo di masse stordite dall’ebbrezza della vittoria.


sabato 9 febbraio 2013

GRILLO A TRIESTE di N. Fragiacomo



di Norberto Fragiacomo



Iersera (giovedì 7 Febbraio, ndr) ho assistito al "grande evento", il comizio di Grillo in piazza della Borsa, davanti al palazzo neoclassico innalzato oltre 200 anni fa (Trieste era già allora sinonimo di Capitalismo, oggi semmai di vecchiaia e osmize...) da Mollari. Ho scritto un resoconto breve ed "impressionista" su FB, che ha suscitato parecchie reazioni (ognuno l'ha letto a modo suo). Beh, qualche considerazione al volo: l'uomo è inesauribile, ha una presenza scenica straordinaria, non annoia - fa pensare, diverte, commuove. Nota: la "sua" folla non aveva niente di berlusconiano, era gente attenta, anche un po' critica, spaventata ma (come scrissi mesi fa) abbastanza "consapevole", almeno rispetto alla media italiana. Poco da fare, un Paese che dà ancora il 30% a Berlusconi è irredimibile, una società affetta da demenza (giovanile e senile). 

venerdì 8 febbraio 2013

L’ARMATA DEL GRILLO di Stefano Santarelli





L’ARMATA DEL GRILLO
di Stefano Santarelli


Non occorre essere un grande osservatore politico per sapere che le prossime elezioni del 24/25 febbraio avranno comunque un solo e vero vincitore: Beppe Grillo e il suo MoVimento 5 Stelle. Infatti nei vari sondaggi il M5S viene accreditato di 50/60 deputati e 20/30 senatori che lo farebbero diventare il secondo partito italiano. Niente male per una formazione che oggi conta solo 19 consiglieri regionali e il Sindaco di una città importante come Parma. Anzi bisogna riconoscere che una crescita elettorale e politica così rapida non ha precedenti nella storia italiana avendo questa formazione tra l’altro compreso e creduto per prima alla capacità di Internet, sottovalutata completamente dai politici della 2° Repubblica,  utilizzandola quindi con enorme successo.
Però sia Grillo che i “grillini” sono obiettivamente un oggetto misterioso che costituisce una vera materia di studio per vari analisti e politici ed in merito segnaliamo anche un interessante articolo di uno dei nostri redattori, Norberto Fragiacomo: “Grillo: dai Blog ai Borg”.

lunedì 28 maggio 2012

Grilli per la testa di un marxista



di Lorenzo Mortara

Per Napolitano, il Presidente della loro Repubblica, non sarà stato un boom, ma per noi l’esplosione del Movimento a 5 Stelle di Grillo, è tanto più significativa quanto più fa da contraltare all’ennesimo fiasco dei partiti della rivoluzione (si salva forse solo il nostro Doino, senza per altro riuscire a portare a casa un solo rappresentante e il becco di un quattrino). Ed è su questo forse che bisognerebbe riflettere, con meno snobismo e più pragmatismo. Sembra invece che ai rivoluzionari interessi solo smascherare i limiti evidenti del grillismo, senza mai chiedersi se questi limiti possano anche essere accettati in una fase storica che ci vede praticamente inesistenti. La mancanza sulla scena del partito della rivoluzione è la mancanza di coscienza delle masse, anche se non per colpa loro ma di chi le ha dirette per più di mezzo secolo. Il Movimento a 5 stelle può quindi apparire come un loro primo risveglio. Valeva dunque la pena attaccarlo frontalmente come ha scelto di fare il Partito Comunista dei Lavoratori? Intendiamoci, il Pcl, negli articoli che ha dedicato al fenomeno Grillo prima delle elezioni – Beppe Grillo e i “sacrifici” la crisi denuda il grillismo; Bersani e Grillo difensori del capitalismo – ha offerto la fotografia più lucida per chi voglia davvero vedere il movimento per quello che è. Ma il fatto che subito dopo il primo turno delle elezioni, lo stesso partito, invece di dedicare almeno un articolo al proprio ennesimo fiasco, abbia preferito dedicarne ancora un altro per smontare alla perfezione La “svalutazione” del Grillo, indica che forse c’è qualche cosa che non quadra: guardare sempre la pagliuzza negli occhi degli altri, senza mai scorgere la trave nei propri, è sintomo di malattia. E la malattia potrebbe essere il settarismo, che viene facile ripudiare quando si ha di fronte compagini più o meno simili, ma non quando si ha di fronte qualcosa di non ben precisato.
Non c’è bisogno, dunque, di mettere ancora a fuoco il grillismo, l’han già fatto egregiamente i compagni del Pcl, c’è forse solo la necessità di alcune doverose precisazioni.



LA CASTA L’ANTIPOLITICA E DE ANDRÉ

Grillo è stato paragonato alla prima Lega, all’uomo qualunque di Giannini, al populismo demagogico, infine è stato etichettato sprezzantemente come il prodotto peggiore dell’antipolitica, da quella stessa politica che del qualunquismo e della demagogia a buon mercato ha fatto la sua unica bandiera. Di conseguenza, sarebbe al massimo l’ultimo dei demagoghi ad aggiungersi alla casta dei qualunquisti. Perché, dunque, quelli che dovrebbero essere i suoi fratelli naturali non lo vogliono e lo temono come la peste quasi più di noi? Perché evidentemente per ora non è omologabile a loro, è cioè molto meno qualunquista e demagogico di quanto siano i parlamentari. E questo dovrebbe essere il primo punto da rimarcare tra le differenze a suo favore.
Per i più teneri con lui, il movimento di Grillo non sarebbe davvero antipolitica ma solo contro questa politica. Per noi le cose sono un po’ più complesse, perché politica ed eventuale antipolitica devono sempre essere ricondotte ad un discorso sociale di interessi classe. Accettare il termine antipolitica per Grillo equivale a sdoganare, per politica, quella degli attuali partiti. Gli è che quella parlamentare non è che non sia politica, è solo che è politica borghese. Essere per l’antipolitica, per le oche dello stagno parlamentare, vuol dire appunto essere contro la politica borghese. In questo senso solo noi marxisti siamo antipolitici, perché la politica proletaria è l’antipolitica borghese per antonomasia. Ma Grillo? Grillo non può essere antipolitica perché nessuna vera e propria antipolitica borghese può essere fatta da una politica piccolo borghese. Ecco tutto, e tuttavia, essere sostanzialmente un movimento piccolo borghese, non mette Grillo sullo stesso piano della Lega. La Lega, infatti, esplose ai tempi di Tangentopoli, ma era rimasta incubata per anni tra gli industriali del Nord. Sebbene sia stata temuta dai partiti della Prima Repubblica, nessun padrone ha mai avuto paura della Lega. In questo sì che la Lega assomiglia al fascismo, che partito come movimento piccolo borghese, arrivato in parlamento fu subito tutto tranne che il potere della piccola borghesia. Anche Grillo al potere non potrà mai essere la piccola borghesia al comando, ma per come è oggi non potrà mai essere nemmeno la borghesia, perché non è un suo sottoprodotto genuino. E questo significa forse che al potere non ci arriverà mai. Sta di fatto che la Lega si mosse fin da subito con violenza, anche se in scala ridotta rispetto al fascismo perché l’epoca tra l’altro non era rivoluzionaria, invece la violenza del movimento a 5 stelle, se c’è, è soltanto una violenza verbale, una violenza per l’appunto comica.
Intervistato su presunte sue simpatie per la Lega in quanto minoranza, De André, disse una volta che lui era per le minoranze, ma non per la Lega in quanto la Lega non era una minoranza o se lo era si muoveva con la stessa arroganza delle maggioranze. E qua per maggioranze De André intendeva le maggioranze di potere. In questa lapidaria disamina del Faber ci sta tutta la differenza che passa tra la Lega e Grillo. La Lega, fin da subito, non ha mai fatto paura ai padroni perché è sempre ruotata attorno a chi il potere (economico) in qualche modo ce l’ha, non attorno a chi lo subisce. E infatti nel giro di poco si alleò con Berlusconi perché la Lega è dei piccoli commercianti, Grillo fa leva più sugli attivisti del volontariato, del mercato equo e solidale eccetera. Il capitalismo piccolo borghese non fa paura ai borghesi, perché è sempre sotto il loro controllo, ma il socialismo piccolo borghese, in tutte le sue varianti, e Grillo come vedremo rientra in una di queste, può sempre sfuggire di mano quando la crisi, facendolo cozzare contro le sue stesse contraddizioni, lo spinge molto più a sinistra di quanto avesse preventivato in partenza.



GRILLO NON HA UN PROGRAMMA?

Così come l’accusano di fare antipolitica solo perché non ha una politica perfettamente borghese, il Movimento 5 Stelle viene bocciato senza appello come movimento politico senza programma, solo perché evidentemente non ha un programma borghese perfettamente rispondente agli interessi del grande capitale. Effettivamente Grillo non ha il programma del grande Capitale ma è un bene che non ce l’abbia. Il fatto invece che non abbia il programma del proletariato, è il suo male e anche il nostro...
Il programma del Movimento 5 Stelle si può scaricare on-line quando si vuole ed è composto da una quindicina di pagine. È già più corposo e profondo delle ridicole 250 paginette unte di Prodi. Gli è che 15 o 250 pagine per noi cambiano poco o niente. Non è da un pezzo di carta che si può stabilire un programma, ma dalla collocazione sociale degli interessi economici di chi lo presenta, sia che lo faccia a parole con vuote ciarle, sia che lo faccia per iscritto con ciarle ancora più vuote ma almeno inchiostrate. Da questo punto di vista, marxista, tutti hanno un programma perché tutti hanno un preciso interesse economico da difendere. Solo i liberali credono che uno si possa presentare senza programma, ma questo significa solo che i liberali di programmi, specie quando presentano il loro come fosse nell’interesse generale, non capiscono niente.
Coloro che hanno letto il programma, non potendolo più accusare di non avercelo, tentano di sminuirlo per la sua mancanza di una parte dedicata alla politica internazionale. Agli occhi ciechi dei gonzi, una politica internazionale fa più serio e maestoso il programma provinciale di chi ce l’ha. Il problema, almeno per chi come noi non è ancora del tutto rincoglionito, non è avere una politica internazionale, ma una buona politica internazionale. E poiché, come abbiamo appena detto, nessuno può non avere un programma, perché nessuno è al di sopra dei rapporti di classe, la politica internazionale di Grillo, anche se non è scritta, viene fuori lo stesso dai suoi discorsi e dalle sue interviste.
Balzato nel giro di un paio di settimane al centro del dibattito politico, Grillo ha dovuto tirare fuori dalle viscere della sua più intima essenza il programma internazionale che ha scordato di inserire nelle 15 paginette ufficiali. Il programma internazionale dei grillini, si riduce in ultima analisi all’uscita dall’euro e al ritorno alla lira in nome delle svalutazioni competitive, in poche parole a una delle innumerevoli varianti del cretinismo liberale. Solo al cretinismo liberale, infatti, sfugge che alla svalutazione competitiva delle esportazioni, corrisponde una simmetrica rivalutazione per nulla competitiva delle importazioni...
Ingenuità a parte di Grillo, simmetricamente a politica ed antipolitica, il problema non è stabilire se Grillo abbia o meno un programma per la politica internazionale, ma chiedersi innanzitutto che politica internazionale abbiano i suoi partiti concorrenti, in primis PD e PDL. PD e PDL, centro destra e centro sinistra della borghesia, una politica internazionale indubbiamente ce l’hanno, peccato che la politica internazionale della borghesia si chiami imperialismo. Perciò, l’uscita dall’euro alla Grillo, in ultima analisi è solo la versione illusoria dell’uscita dall’imperialismo della piccola borghesia. E come programma internazionale, uscire dall’imperialismo, è sempre meglio che restarci, se solo bastasse tornare alla lira per farlo. Purtroppo anche con la lira, la borghesia italiana metteva lo stesso in circolo l’imperialismo. Perché evidentemente, il problema non sta nella forma esteriore di una moneta, ma in quello che rappresenta: il capitale.



GRILLO MARX E PROUDHON

La vera natura sociale del programma di Grillo emerge chiaramente nelle sue proposte economiche. Grillo vuole favorire le società no profit, evitando il trasferimento delle industrie alimentari all’estero; vuol dare ai piccoli azionisti reale rappresentanza nelle società quotate in borsa, cioè farli sentire grandi capitalisti pur restando piccoli e insignificanti; vuol vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale, cioè separare l’economia finanziaria dalla così maldetta economia reale; corollario di quest’ultimo punto è vietare le doppie cariche per azionisti di diverse società. In parole povere Grillo vuole un capitalismo nettato dalla corruzione, senza monopoli tutti da abolire, senza stock option e lindo come il culo di un bimbo appena nato. Quello di Grillo è il capitalismo regredito all’infanzia, piccolo e nano come agli albori nell’Ottocento e coi profitti abbassati al livello della media borghesia.
L’unico modo per dare reale rappresentanza ai piccoli azionisti è farli diventare grandi fino a rastrellare tutto il mercato azionario e poter così mangiarsi l’azionista di maggioranza. Altrimenti tra la piccola e grande proprietà azionaria, una sarà sempre veramente proprietaria e l’altra servirà soltanto ad ampliarne la potenza a scapito della sua. Analogamente, si può indubbiamente qua e là rompere un monopolio, ma solo perché dopo si riformi più forte, perché la tendenza al monopolio non è dovuta alla cattiveria del capitalismo ma alla potenza rivoluzionaria del suo sviluppo tecnologico. Anche le chiappe appoggiate su più sedie di diverse aziende, indicano semplicemente lo sviluppo della socializzazione sempre più vasta prodotta dalla cooperazione del modo di produzione capitalistico. Toglierla, lasciando il capitalismo, significherebbe soltanto ritornare alla conocchia per ristabilire la mediocrità in tutto. Grillo, invece, ripristinata la mediocrità economica, scomunicati da ogni carica pubblica i peccatori, diminuito il debito pubblico coi tagli agli sprechi ma senza ovviamente alcuna patrimoniale (quale piccolo borghese la vuole?), si illude che tutto ritorni a posto abolendo il precariato e con un po’ di internet gratuito, di raccolta differenziata, di fotovoltaico e di altre meraviglie del suo mondo piccolo. In realtà così si fa solo andare indietro la ruota della Storia fino a Proudhon e al socialismo piccolo borghese, di cui come abbiamo visto Grillo rappresenta un’ennesima variante. In effetti, proprio come Proudhon, Grillo oscilla continuamente tra destra e sinistra, tra progresso e reazione. È in quest’ottica che vanno perciò giudicate le pieghe più nascoste e lugubri del suo programma, ovvero le tendenze razziste. Non devono stupire più di tanto, sono appunto l’espressione contraddittoria della sua ibrida natura di piccolo borghese. Perché scandalizzarsi? Bocciarlo solo per le sue sparate contro l’immigrazione è come voltare le spalle al movimento operaio solo perché anche le fabbriche sono piene di razzismo. Beppe Grillo non è il primo a oscillare tra progresso e reazione. Forse che Proudhon, ai suoi tempi, non si scagliò contro il diritto di coalizione? Non giustificò la fucilazione di operai in sciopero? E tuttavia fu anche uno dei primi a dire in modo chiaro e tondo che la proprietà privata era un furto. Come Proudhon, Grillo vuole i Rom a casa loro, versione politica e geografica dei dazi economici, ma vuole anche l’abolizione di tutte le leggi sul precariato, e se arrivasse al potere, sempre che non sia fermato da un colpo di Stato, le abolirebbe senz’altro, facendo la cosa più di sinistra degli ultimi 20 anni. Non solo, l’abolizione del precariato, potrebbe spingere, sull’onda dell’entusiasmo delle masse, molto più a sinistra i grillini di quanto preventivato al momento di partenza. Perché i marxisti non devono mai dimenticare che, specie per le formazioni ibride, più del loro programma conta la dinamica degli eventi che contribuiscono ad innescare.



TRA FANTASCIENZA E REALTÀ: CONCLUSIONI

Se si osservassero le cose su scala internazionale, sarebbe più facile collocare il Movimento 5 Stelle nel panorama dell’attuale politica italiana. Purtroppo lo snobismo fa prendere cantonate e buttare nella spazzatura i primi germi di qualcosa che sta nascendo. Abbiamo appena visto come Grillo abbia notevoli punti di contatto con Proudhon, come del resto ce l’ha un po’ tutto il mercato equo e solidale nel quale si reclutano molti dei suoi attivisti. Eppure le radici del grillismo vengono fatte risalire, dalla superficialità imperante, alla demagogia e al populismo. Niente di più fuorviante. In realtà, proprio la somiglianza con alcuni lati del vecchio Proudhon, mette Grillo nel calderone vasto dello spontaneismo anarcoide. Grillo non si richiama espressamente all’anarchia e certamente non ha nulla a che fare con la teoria anarchica, ma i tratti dello spontaneismo ce li ha tutti. E non dovrebbe stupire. Tutto il mondo è attraversato da movimenti spontanei. Dagli Indignados al movimento Occupy, è tutto un brulicare di gente che scende in piazza e si muove al grido di “basta con i partiti e la politica”. Questi movimenti hanno tutti i tratti tipici del primitivismo anarcoide: democrazia paritaria e assolutamente orizzontale, contraddittorio rifiuto della forma partito e cioè dell’organizzazione e perciò rifiuto di leader. Grillo non fa eccezione col suo Movimento 5 Stelle che abolisce i partiti senza accorgersi di farlo attraverso un nuovo partito, che è tale quantunque si rifiuti di chiamarsi Partito!
Ai tratti della classica rivolta anarcoide, gli attuali movimenti hanno anche aggiunto una novità: internet. La rete ha giocato un ruolo non trascurabile nel collegare gli attuali protagonisti delle proteste. E anche il grillismo è un prodotto uscito dalla rete. In ultima analisi, il Movimento 5 Stelle è la forma che ha preso in Italia la protesta spontanea sparsa per il mondo. Negli Usa Occupy, in Spagna gli Indignados e in Italia i grillini. Le tante facce di un’unica medaglia, con l’unica differenza che l’ingrediente Beppe Grillo, solo leader carismatico dietro le quinte di tali movimenti, ha consentito agli spontaneisti italiani di essere già più avanti rispetto ai loro omologhi internazionali e di avere un primo sbocco politico. E questo significa che poiché i grillini sono in una fase più avanzata di maturazione rispetto ad altri spontaneisti, il bolscevismo italiano, dovunque si annidi, è il più arretrato di tutti rispetto alla dinamica degli eventi. Nessuno più dei marxisti italiani rischia di perdere un’altra volta il treno se insiste a non presentarsi mai alle varie stazioni attraversate dalla protesta.
I grillini hanno già superato il loro primo stadio infantile e si apprestano ad entrare in Parlamento. Difficilmente si integreranno nel sistema proprio perché il loro carattere anarcoide non lo permette. Più probabilmente si dissolveranno da soli come tutti i movimenti anarcoidi. Ma questo dipende anche da noi, perché lo spontaneismo è pur sempre bolscevismo in potenza. Ed è compito dei marxisti provare a tirarlo fuori dai primi semi della protesta che sbocciano. Se però i comunisti fanno gli schizzinosi, e invece di avvicinarsi al movimento per provare a influenzare i possibili grillini permeabili al marxismo, ne restano a distanza di tiro per sparare contro tutti i suoi limiti, dimostrano ancora una volta, più o meno come negli ultimi 50 anni, di non avere alcuna sensibilità tattica. Di questa insensibilità storica, ha offerto la miglior espressione il PCL che dopo i due articoli già citati, il 22 Maggio ha rincarato la dose con Movimento Operaio o Grillismo. Dopo aver sottolineato ancora una volta le oscillazioni dei grillini e le prime lusinghe dei padroni (e quali padroni non fanno almeno un tentativo di comprare chi non riescono a sottomettere subito?), il PCL se ne esce con queste parole: «Il Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre all’opposizione delle classi dirigenti e dei loro partiti, sarà all’opposizione della giunta Grillina di Parma». Nella sua testa e nei comunicati, certamente il PCL sarà all’opposizione, ma fuori dalla sua realtà virtuale, il PCL non sarà né al governo né all’opposizione per la semplice ragione che a Parma come in ogni altro luogo, anche se a malincuore, il PCL non esiste. Che opposizione può fare il PCL se non un’opposizione fantasma? È proprio il fatto che il PCL sia un partito impalpabile, come attualmente ogni partito della rivoluzione, che dovrebbe far riflettere sull’insensatezza di schierarsi immediatamente contro al primo germe, per quanto confuso, di alternativa.
A Milano, dopo il primo turno, il PCL sostenne correttamente l’appoggio tattico e critico a Pisapia. Per quale motivo non si è fatta la stessa cosa con i grillini? Sarà mica perché non hanno almeno l’etichetta di centro sinistra? Eppure sono molto più a sinistra del centro-sinistra che è a destra! Certo, il destino della piccola borghesia è quella di andare a rimorchio o del grande capitale o del proletariato. Lei non può governare. Ma il proletariato per trascinarsela dietro deve avere la forza di farlo. Se questa forza per ora non ce l’ha, forse per dirla con Lenin deve, in attesa di crescere, deviare dal cammino, temporeggiare e stipulare un compromesso, magari proprio con lei. Ergersi contro il grillismo anziché proporre un fronte comune “anticasta” relegherà ancora più ai margini i partiti rivoluzionari. In sintesi, l’opposizione frontale a un movimento per ora estraneo ai poteri forti, li farà apparire indifferenti alla lotta contro di loro.
Naturalmente l’offerta di collaborazione, tenuto conto delle zucche dei grillini, è probabile che venga restituita al mittente. Gli anarcoidi sono contro il partitismo, ma se scendono in campo lo fanno quasi sempre da soli perché è l’unico modo per sentirsi a posto con le obiezioni di coscienza mosse dalle loro stesse contraddizioni. Contro la forma partito, i grillini, già faranno fatica ad accettare di esserlo, figuriamoci se potranno tollerare coalizioni. Se però i grillini daranno a noi il gran rifiuto, in questo caso noi avremo almeno ottenuto di fare pienamente il nostro dovere, non solo dal punto di vista strategico ma anche e finalmente da quello tattico.
Dal Movimento 5 Stelle non uscirà la rivoluzione, ma qualche riforma come l’abolizione della Legge Treu-Biagi, potrebbe anche darsi. Ed è proprio per questo che, stante la debolezza del partito rivoluzionario, nel lungo tragitto che ancora lo aspetta prima di uscire dal tunnel, forse è ora che gli eroi della lotta di classe senza se e senza ma, capiscano che, pur nella completa autonomia critica, qualche notte di sosta all’Hotel 5 Stelle ci può anche e ci deve stare.


Lorenzo Mortara
Delegato Fiom-Cgil
Stazione dei Celti
28 Maggio 2012

martedì 8 novembre 2011

LA CRISI DENUDA IL "GRILLISMO"



Tratto dal sito del

Partito Comunista dei Lavoratori


Sono passati tre mesi dal successo elettorale del grillismo: presentatosi come “la vera alternativa” e soprattutto così percepito da un pezzo di giovane generazione, giustamente nauseato dalle politiche bipartisan e alla ricerca di un riferimento “antisistema”. Eppure sembrano passati tre anni. La nuova precipitazione della crisi economica e sociale del capitalismo internazionale e l’esplosione della crisi finanziaria in Italia, hanno relegato Beppe Grillo al silenzio. Non si tratta di un effetto mediatico. Si tratta di qualcosa di più profondo: l’emergere, di fronte all’enormità della crisi, del carattere minimalistico ed evanescente del programma stesso del grillismo. Che non ha nulla da dire sulla crisi sociale. E quel che dice è clamorosamente subalterno alla politica dominante.




GRILLO: “TUTTI I CITTADINI DEVONO FARE I SACRIFICI”


La riprova di questo si ha guardando la proposta di Beppe Grillo sulla manovra economica, depositata sul suo celebre sito (20 agosto). L’impostazione critica di Grillo verso la manovra del Governo è molto semplice: «I cittadini fanno i sacrifici. I parlamentari decidono i sacrifici. I parlamentari non fanno sacrifici». Occorre cambiare le regole, protesta Grillo: «Tutti i cittadini devono fare i sacrifici. I cittadini decidono i sacrifici. I parlamentari debbono fare i sacrifici». E dopo aver impostato così le cose, il programma di Beppe fa un lungo elenco di sacrifici da chiedere ai “politici” (dimezzamento del numero, rinuncia ai vitalizi, abolizione delle doppie o triple pensioni ecc. ecc.). Tutto qui? Si, tutto qui. Al punto che Grillo stesso rivela che sono giunti al sito 500 messaggi di sostenitori scontenti che avanzano molte proposte aggiuntive: tra cui principalmente – è sempre Grillo che lo rivela – la tassazione dei beni ecclesiastici e il “default immediato”. Grillo abbozza, fa un sommario delle proposte aggiuntive, dice che le sottoporrà a referendum via Web, conclude che la proposta definitiva sarà inviata... ai parlamentari, sperando che ne tengano conto.

Questo scenario racchiude in sé tutti gli equivoci del grillismo, svelandone la natura truffaldina.




POLITICI CONDANNATI, CAPITALISMO ASSOLTO


Il male sta nei “Politici” (italiani), la soluzione sta nei sacrifici dei “Politici”. Questa è la proposta del grillismo di fronte alla più grande crisi del capitalismo mondiale degli ultimi 80 anni. Ciò che colpisce non è solo la totale inconsistenza dell’approccio o la sua grettezza provinciale. E neppure il fatto che tra le tante proposte di merito sui privilegi istituzionali sia assente quella più elementare e democratica: la riduzione dello stipendio di un parlamentare a quello medio di un impiegato. Ciò che colpisce è l’assoluzione silenziosa della società capitalista, proprio nel momento del suo massimo disfacimento, immoralità, irrazionalità.

I privilegi intollerabili dei parlamentari non sono la negazione della buona società civile, da cui chiamare la buona società a liberarsi. I privilegi dei parlamentari sono il riflesso in ultima analisi dei privilegi sociali di quelle classi che il Parlamento e Governi difendono: i capitalisti, i banchieri, i rentiers, e tutta la corte sociale che gravita attorno ad essi (manager, grandi azionisti, giocatori di Borsa..). È la classe che vive di profitto e di rendita. È la classe che vive di sfruttamento e rapina. È la classe che ha ridotto l’economia del mondo (e dell’Italia) a un gigantesco Casinò, in cui una piccola minoranza di faccendieri d’azzardo si disputa quotidianamente sul tavolo di gioco lavoro, pensioni, stipendi della maggioranza della società.

È un caso che questa classe paghi i partiti dominanti, sia con regolari donazioni, sia con mazzette bipartisan? Gli stessi stipendi dorati dei parlamentari – non solo in Italia – sono un investimento di garanzia nella loro fedeltà. E l’investimento è sicuramente ben riposto.

Cosa accade oggi? Accade che questo gigantesco casinò che si chiama capitalismo mondiale è in crisi rovinosa. E così le classi dominanti di tutto il mondo si appellano ai propri governi e ai propri parlamentari, perché impongano (enormi) “sacrifici” alla maggioranza della società. A quella stessa maggioranza che paga da trentanni le rapine dei capitalisti e dei banchieri, sotto i governi di ogni colore.



GRILLO SI SUBORDINA ALLA RAPINA DEI BANCHIERI


Ma se è così, dire – come Grillo – “tutti i cittadini debbono fare i sacrifici” non significa forse subordinarsi alla rapina dei banchieri? Altro che alternativa antisistema. È esattamente l’accettazione del sistema. E per di più dei gravami della sua crisi sulle condizioni della povera gente. Perché un operaio, un precario, un disoccupato, oppure un impiegato, un insegnante, un pensionato, dovrebbe continuare a fare “sacrifici” per consentire allo Stato di pagare ogni anno 80 miliardi di interessi ai banchieri detentori di Titoli di Stato? Cioè a quegli stessi banchieri che ogni giorno, da trentanni, chiedono tagli a stipendi, istruzione, sanità, pensioni? Eppure questo è il senso della manovra del governo Berlusconi e delle manovre “lacrime e sangue” di tutti i governi al mondo. Questa è la logica su cui convergono in tutto il mondo le cosiddette “opposizioni”. Non sapevamo che anche Grillo si fosse allineato al coro. Ora lo sappiamo.

Il fatto di aggiungere che “i sacrifici li devono fare anche i Parlamentari”, non sposta di una virgola il problema. Perché un conto è rivendicare l’abbattimento dei privilegi intollerabili dei parlamentari dentro un programma e una prospettiva anticapitalista e antisistema che parta dal rifiuto dei “sacrifici” popolari (è quello che noi facciamo). Cosa opposta è dire che “anche i parlamentari” debbono fare i sacrifici, “come tutti i cittadini”. Questa è semplicemente una truffa. E per di più subalterna proprio alla truffa propagandista oggi in voga per far digerire i “sacrifici” alla povera gente. È un caso che le richiesta di “sacrifici anche per i parlamentari e i politici” sia oggi così diffusa nei circoli dominanti e sulla loro stampa? No, non è un caso. I partiti parlamentari si rendono conto che rischiano la rivolta sociale se nel momento in cui chiedono nuovi sacrifici ai lavoratori non danno una spuntatina ai propri privilegi. Confindustria e banche sanno che per far ingoiare i sacrifici alla povera gente, nel proprio interesse di classe, è bene che i (propri) parlamentari facciano un po' di dieta. In un caso come nell’altro, il tema dei “sacrifici della politica” è solo il bordo di zucchero su un calice amaro offerto agli sfruttati. In altri termini un inganno sociale. Non sapevamo che Grillo, a modo suo, si subordinasse di fatto a questo inganno. Ora lo sappiamo.
Se a questo si aggiunge l’invio della proposta dei “sacrifici dei Parlamentari”... agli stessi Parlamentari che dovrebbero “sacrificarsi” – tramite letterina o via web – ci pare davvero superfluo il commento. I destinatari della missiva rideranno di gusto. Evidentemente un soggetto politico come il grillismo che rifiuta ogni forma di lotta di massa, nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle piazze, pensa di surrogare tutto questo con la potenza del web. Sino a rendere pura letteratura dell’impotenza e dell'illusione, le sue stesse proposte già di per sé subalterne. Un soggetto presentatosi come “alternativa radicale” si riduce a postino verso il potere. Ma questo non significa prendere in giro le aspettative e domande, infinitamente più serie, di tanti suoi sostenitori?




PER UNA ALTERNATIVA ANTICAPITALISTA


In conclusione. Di fronte alla grande crisi che investe la società del mondo, il grillismo è nudo. Lo schifo autentico per la politica dominante (bipartisan), l’ansia di un alternativa vera e di una vera democrazia, da parte di tanti sostenitori del Movimento a 5 stelle, non devono essere abbandonati nelle mani di un comico guru e di una meteora elettoralista. Meritano la risposta seria di un programma anticapitalista, di un’organizzazione socialmente radicata che lo persegua, di una prospettiva reale di rivoluzione. Che liberi l’Italia della dittatura degli industriali, dei banchieri, del Vaticano, e quindi dei loro partiti. Che rivendichi l’abolizione del debito pubblico verso le banche, e la loro nazionalizzazione sotto controllo sociale; la soppressione di tutti i privilegi clericali e istituzionali; il potere reale della maggioranza della società nel governo del proprio destino. In altri termini: un governo dei lavoratori come leva di un’autentica rifondazione dell’intero ordine della società.
È questa la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori.



PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI



Stampa e pdf

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...