Cerca nel blog

i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
.
Visualizzazione post con etichetta Pascale Mario Michele. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pascale Mario Michele. Mostra tutti i post

sabato 22 luglio 2017

BERLINGUER (NON) TI VOGLIO TANTO BENE di Mario Michele Pascale

 

 

 

BERLINGUER (NON) TI VOGLIO TANTO BENE  

di Mario Michele Pascale


Verrò linciato, lo so. Ma l’onestà intellettuale ha un prezzo che pago volentieri. Tutto nasce da un dialogo on line con il compagno Pierluigi D’Emilio, il quale imputava a Craxi l’avvio della crisi della sinistra. Io risposi che era una questione di punti di vista: secondo me la stessa crisi si avvia con Berlinguer.

Berlinguer è un mito. Capace di procreare miti di secondo livello (l’immagine di Benigni che prende in braccio il segretario del Pci, ad esempio). Ma perché l’ex segretario è stato capace di penetrare così in profondità nel nostro ricordo? Anzitutto è morto combattendo. Ferito gravemente, in maniera metaforica, durante un comizio. Compie, romanticamente, con la morte, ma ancor di più con il suo resistere sul palco, caparbiamente, nonostante un ictus in corso, la sua esistenza dedicata all’ideale. Risuonano potenti le sue parole mentre incespicano in una morsa di dolore: “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda”. E lo fa davanti al suo popolo, con la Tv che lo riprende e lo proietta nelle case degli italiani. Berlinguer e la sua immagine sofferente sapientemente riprodotta a ridosso delle elezioni europee del 1984, hanno avuto un che di sacrale. Il sangue del segretario, esattamente come il sangue dei re dei popoli antichi, precristiani e pre romani, feconda il mondo. E di fronte a questa sacralità, nulla si può opporre. Sandro Pertini, allora presidente della Repubblica, volle trasportare il corpo con l’aereo presidenziale, dicendo: “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”.

mercoledì 9 novembre 2016

NON HA VINTO TRUMP, E’ STATA HILLARY A PERDERE… di Mario Michele Pascale



 NON HA VINTO TRUMP, E’ STATA HILLARY A PERDERE… 
di Mario Michele Pascale




Hillary Clinton ha perso. Si batteva contro un uomo grossolano, ignorante, sessista, xenofobo, reputato dal resto del mondo una sciagura. Eppure è stata capace di perdere. Perché?
 

I nomi non sono la sostanza delle cose, diceva Agostino di Ippona. Fare politica perché si è una Clinton e credere che basti il proprio cognome e la protezione paterna dell’ex presidente Obama per vincere è, evidentemente, un peccato di superbia. Non è emerso un progetto politico coerente. Hillary ha giocato a fare la statista, guardando il mondo dall'alto della sua posizione, ma non è stata capace di entusiasmare parte del suo stesso elettorato. E’ mancata la classe media, le famiglie con una posizione sociale ed una certa solidità economica, ma perennemente esposte alle fluttuazioni dell’economia. Sono mancati i ceti meno abbienti. Volevano risposte concrete che non sono arrivate. In pratica la Clinton perde perché non è stata abbastanza “socialista”: ha parlato molto dei diritti (cosa giusta) ma ben poco della giustizia sociale. Avesse avuto un solo alluce di Bernie Sanders le cose sarebbero andate diversamente. Ma la Clinton, donna antipatica ed arrogante, non è socialista, è una liberale. Come tale guarda tutti dall'alto in basso.
Donald Trump, quest’oggetto oscuro, dipinto dai più come un orco assetato di sangue, invece ha fatto politica meglio della sua avversaria ed ha presentato un progetto agli elettori. Possiamo discutere sulla infima qualità delle idee di Trump, ma è innegabile che siano coerenti e che indichino una direzione precisa per gli States. Trump è riuscito a discutere con un ampio schieramento di mostri, mettendoli d’accordo. Ha vinto nonostante ci fossero state ampie defezioni nel suo stesso partito. Ha vinto avendo contro i media nazionali ed internazionali.

domenica 17 maggio 2015

DIALOGARE CON MOSCA PER NON DIVENTARE UNA COLONIA CINO-AMERICANA di Mario Michele Pascale


Russia_flag_map
DIALOGARE CON MOSCA PER NON DIVENTARE UNA COLONIA CINO-AMERICANA
di Mario Michele Pascale


Romano Prodi lancia un sasso pesante oggi, 17 maggio, dalle colonne de “Il Messaggero”. Ed ha ragione, ma lasciate che io completi il ragionamento che il professore abbozza ma che, per ovvi motivi, non può permettersi di portare a termine. La crescente rivalità tra USA e Cina può essere una opportunità per la vecchia Europa, che non riesce a dare vita politica e di cittadinanza ad una Unione Europea che si appiattisce sempre di più sulle posizioni di Washington. In pratica Bruxelles è una estensione della Nato: ogni paese dell’Est che entra nell’Unione, dopo poco, aderisce anche al patto atlantico. Da parte sua la Russia esprime una propria fragilità, dovuta all’accerchiamento cui è sottoposta. Una sorta di nuovo “cordone sanitario”, fatto da Europa, Cina e Stati Uniti. Saltata la zona neutrale dell’Est Europa, persi definitivamente i Balcani, in cui la penetrazione tedesca ha tratti imperialistici, molto simili a quelli precedenti al prima guerra mondiale, Mosca deve agire con cautela. Alzare la voce, ma fino ad un certo punto. I fatti dell’Ucraina ce lo hanno dimostrato.

Stampa e pdf

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...