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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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venerdì 18 dicembre 2015

LA GAUCHE PERDUE di Stefano Santarelli





LA GAUCHE PERDUE
di Stefano Santarelli



L’articolo indiscutibilmente provocatorio, ma certamente stimolante del nostro compagno Norberto Fragiacomo “Con Sarkhollande vince solo la UE” ha scandalizzato alcuni compagni, in verità pochi ce ne aspettavamo di più, in ogni caso una eventualità prevista sia dall’autore che dal sottoscritto che dirige questo sito.
Le provocazioni hanno anche e soprattutto lo scopo di fare riflettere e di mettere in luce le incongruenze di avvenimenti straordinari. Ed in questa categoria rientrano sicuramente i risultati elettorali delle ultime elezioni regionali francesi che hanno rappresentato non solo una ulteriore sconfitta per la sinistra, ma anche un pericoloso campanello d’allarme per tutti i paesi europei e principalmente anche del nostro.
Il Front National è diventato il primo partito francese con il suo 27,3% con 6 milioni di elettori al primo turno che sono diventati 6,7 milioni al secondo turno, mentre in alcune regioni il FN ha sfiorato punte di quasi il 41% (Provenza –Alpi-Costa Azzurra e Nord Calais-Piccardia) e al secondo turno di ballottaggio Marion Le Pen è riuscita ad ottenere ben il 45,22%.
Risultati che non possono essere giustificati solo dall’astensionismo che se vedeva al primo turno  solo il 49% dei votanti al secondo turno invece raggiungeva il 58,5%.
Questi risultati si commentano da soli e dimostrano che nonostante il FN non sia riuscito a prendere neanche la presidenza di una regione  grazie alla alleanza tra Hollande e Sarkozy rimane comunque il vero vincitore di queste elezioni a maggior ragione se si pensa che le prossime saranno le presidenziali nel 2017 dove il FN si presenterà senza il fardello delle responsabilità politiche e amministrative.

mercoledì 16 dicembre 2015

CON SARKOLLANDE VINCE SOLO LA UE di Norberto Fragiacomo




CON SARKOLLANDE VINCE SOLO LA UE
di
Norberto Fragiacomo




Dopo aver incendiato la Francia con profezie sottratte al sulfureo Houllebecq, il premier unionista Manuel Valls si ripresenta ai media in uniforme austera da pompiere, dicendo pressappoco così: “non abbiamo ceduto niente, ma il pericolo non è eliminato.” Se “non canta vittoria” (così i giornali nostrani) è per salvare le apparenze: sulla carta, i vincitori delle elezioni amministrative 2015 sono i Républicains di Sarkozy, cioè un partito “rivale”. La realtà è ovviamente diversa: a trionfare è stato il blocco di potere europeista, che per esigenze di marketing si propone ogni volta agli elettori indossando una collezione di maschere.

Tredici a zero: non finivano così neanche le partite del ruspante Lussemburgo anni ’80. Il risicato successo di Marine Le Pen alla tornata del 6 dicembre si è rivelato una vittoria di Pirro – anzi, qualcosa di meno, paragonabile a quelle sparate che ti intasano il profilo Facebook per un giorno, e l’indomani finiscono dritte nel dimenticatoio. I giornalisti – disinformatori spesso disinformati – volevano farci credere che 5-6 regioni fossero già in saccoccia al Front National, ma era una balla: il meccanismo elettorale francese ricorda un po’ quello delle coppe europee, con partite di andata e ritorno e la particolarità che, nel retour match, una delle squadre può scendere in campo a ranghi rinforzati. E il ballottaggio di cui si favoleggiava? E’ una figura mitologica: non esiste proprio.

lunedì 14 dicembre 2015

SINISTRA, L'UNITA' POSSIBILE. DALLE LOTTE E CON FORMA DI RETE di Daniele Maffione

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SINISTRA, L'UNITA' POSSIBILE. DALLE LOTTE E CON FORMA DI RETE 
di Daniele Maffione

Un’assemblea nazionale, scaturita da un appello, ha coinvolto soggetti politici e sociali anticapitalisti e antiliberisti per un’inedita prospettiva di unità della sinistra: radicale e dal basso



Uniamo le forze, cacciamo Renzi, costruiamo l’alternativa “Unità e radicalità. Ieri, a Roma, è nata la Rete nazionale antiliberista e anticapitalista, che ha rivolto un appello a tutti i resistenti del Paese: uniamo le forze, discutiamo le idee, diamoci una nuova prospettiva rivoluzionaria.
L’assemblea è stata convocata da un appello promosso da esponenti di Altra Europa, Rifondazione Comunista, Sinistra anticapitalista, Il Sindacato è un’altra cosa – sinistra CGIL, Coordinamento precari della Scuola e sottoscritto da numerose centinaia di militanti e attivisti. C’è l’esigenza di costruire un punto di vista comunista e rivoluzionario nella crisi, per rompere la “fortezza Europa”, sconfiggere le politiche di austerità e la pericolosa ascesa di populismi reazionari e xenofobi. Questo, portando avanti una nuova idea di internazionalismo proletario e di superamento del capitalismo.
La riunione, è stata molto partecipata. La discussione è stata viva e accesa, ma ispirata da una sincera volontà unitaria. Questo grazie al contributo di attivisti provenienti da diverse esperienze politiche, sindacali, associative, che hanno deciso di non arrendersi allo stato di cose presenti. La priorità stabilita non è soltanto quella di “unire le lotte”, bensì di dargli una prospettiva politica per il superamento del capitalismo. Per cominciare a farlo, bisogna costruire conflitto di classe alle politiche neoliberiste, cacciare Renzi, difendere la Costituzione, ricostruire forme di partecipazione alla politica e democrazia diretta nei luoghi di lavoro e nella società. Per riuscirci, bisogna respingere quel modello fallimentare e politicista di “unità a tavolino”, che produce solo nuove divisioni e non fa altro che arretrare la costruzione di un blocco sociale alternativo a quello dominante.
Sono state individuate delle campagne di mobilitazione di massa, attorno a cui si andrà a strutturare la costruzione dei comitati locali: – Lotta alla guerra, costruendo un “fronte interno” fatto di momenti di sensibilizzazione di massa, tentativi di boicottaggio delle industrie militari, battaglia per chiedere l’uscita dalla NATO e l’investimento nelle spese sociali; – Diritto allo sciopero, invitando alla mobilitazione ed all’unità dei lavoratori, siano essi iscritti o no a sindacati confederali e di base, ridando voce al conflitto capitale-lavoro con lo specifico tentativo di coinvolgere anche i lavoratori immigrati; – Difesa del territorio e dei beni comuni, quali la scuola pubblica, la sanità, i trasporti, l’ambiente; Inoltre, ciascun comitato locale individuerà campagne specifiche nel proprio contesto per dare gambe alla lotta contro le privatizzazioni e lo smembramento dello stato sociale. Insomma, siamo appena all’inizio. Ma c’è entusiasmo, voglia di aggregazione, combattività. Ed un messaggio chiaro e forte: la sinistra non ha bisogno di cartelli elettorali o di leader. Ma di idee, entusiasmo, organizzazione, intelligenza collettiva…”.

14 Dicembre 2015



giovedì 10 dicembre 2015

LA MADONNA DE LO FUOCO di Lucio Garofalo




LA MADONNA DE LO FUOCO 
di Lucio Garofalo



I falò della "Madonna de lo fuoco", come da noi viene battezzata e celebrata la ricorrenza festiva dell'Immacolata, sono un'antica tradizione locale che si era smarrita nel corso del tempo, ma che è stata riscoperta e rinnovata recentemente. Nulla di male in questa riscoperta, anzi. 

Le tradizioni culturali, civili, religiose di una comunità, concorrono a nutrire e a mantenere vivo il senso identitario di appartenenza di un popolo. Ma a Lioni non c'è una fisionomia identitaria, né uno spirito di appartenenza comune. Per una ragione semplice. Lioni è un paese contaminato da una presenza eterogenea di persone provenienti da fuori, che si sono trasferite per esigenze di lavoro: stranieri, nonché numerosi forestieri originari dei paesi limitrofi. 
Per cui non esiste un legame identitario comune, nutrito di valori originali, di usanze e tradizioni condivise. Tranne l'utile, pratico e materiale, essendo Lioni un centro commerciale estremamente dinamico. L'economia locale, pur investita dagli effetti recessivi della crisi economica, non ha messo in discussione un simile "valore identitario". Sgombriamo il terreno da eventuali equivoci o malintesi. 

Lungi da me l'intento di "demonizzare" stranieri e forestieri, i quali sono una risorsa di progresso e crescita. A me piacciono molto le contaminazioni. Nella storia del genere umano si contano frequenti migrazioni e contaminazioni di popoli. Incroci, fusioni e contatti tra civiltà e culture diverse, hanno generato progressi e conquiste superiori. 

L'Italia è un esempio: attraversata nel corso dei secoli da vari e molteplici popoli. Noi usiamo i numeri arabi per la matematica e l'alfabeto latino per scrivere le lettere. Mangiamo cibi di svariata provenienza etnica. Ascoltiamo musica straniera ed acquisitiamo merci prodotte all'estero. La religione cristiana nacque in Medio Oriente (Gesù era palestinese). Il denaro fu inventato nell'antica Grecia, come altre cose, tra cui gli sport olimpici, la democrazia, la filosofia, il teatro e via discorrendo. Ci rechiamo all'estero in vacanza. 
Insomma, siamo "cosmopoliti" senza saperlo. 

Anche nel mondo animale e vegetale, gli esemplari meticci, ibridi, sono delle creature superiori. Tutta la nostra cultura è il frutto di un insieme eterogeneo di elementi cosmopoliti che si sono fusi ed integrati nel corso della storia. Ma il senso d'identità e di appartenenza comunitaria si sostanzia anche e soprattutto di tradizioni locali, spesso antiche ed originarie di altri luoghi ed altre culture. La memoria e la consapevolezza di un'identità collettiva, localistica e particolaristica, servono a progettare, arricchire e realizzare un avvenire migliore. Altrimenti, senza la memoria storica ed una coscienza critica del proprio passato, non ci può essere alcun futuro dignitoso.







  



mercoledì 9 dicembre 2015

APERTI ANCHE A NATALE: QUAL È LA SOLUZIONE? di Lorenzo Mortara






APERTI ANCHE A NATALE: QUAL È LA SOLUZIONE? 
 di Lorenzo Mortara 



Sempre più negozi allungano oltre misura l’orario di apertura, anche 24 ore su 24, compresi sabati e domeniche. Ogni centro commerciale che allunga l’orario, dal Carrefour di Vercelli che apre anche di notte, alle Gru di Torino che chiudono a mezzanotte anziché alle 10, ha immancabilmente lo stuolo di sostenitori a prescindere. 

 È normale che servi di partito, zerbini vari dei giornali, in breve il canile abbaiante al comando di lor Signori, pretenda pronta obbedienza e adattamento da parte dei lavoratori. Dal loro punto di vista di squali e profittatori, fanno solo il loro interesse. E non vorremmo nemmeno star qui a parlarne, tanto è ovvio. Qua vogliamo infatti parlare della risposta al problema un po’ meno ovvia e in fondo sbagliata che viene data da chi dovrebbe fare l’altro interesse, nella fattispecie il nostro. 

Non ci riferiamo tanto alla risposta completamente destrorsa ma disorganizzata, quindi vagamente innocua, che viene dai tanti ormai assuefatti al sistema: e allora io che lavoro a Natale? – Ringrazia che hai un lavoro – tu almeno sei fisso, eccetera eccetera. Se andassimo sempre a ritroso, infatti, finiremmo col giustificare il ritorno alle 12 ore di lavoro perché tanto, i nostri nonni, già le facevano. 

martedì 8 dicembre 2015

APPELLO PER IL RISORGIMENTO SOCIALISTA




APPELLO PER IL RISORGIMENTO SOCIALISTA



Un appuntamento di una certa importanza per la sinistra italiana si è consumato qualche giorno fa, con l’assemblea di Risorgimento Socialista che, a quanto pare, scioglie definitivamente il nodo gordiano del rapporto con un PSI oramai definitivamente digerito dentro il metabolismo neocentrista del PD. E’ una ottima notizia.

Così come è una ottima notizia che si ricostituisca un punto di riferimento per il pensiero del socialismo di sinistra in Italia. Sappiamo bene tutti quale sia l’analisi della situazione attuale. La verticalizzazione degli assetti di potere economico impressa dalla fase finanziaria del capitalismo, cavalcando sull’onda di una globalizzazione che ha spossessato i popoli europei della stessa capacità di governare i loro interessi, ha generato una deriva neoliberista senza frontiere e senza politica, realizzando le indicazioni di Von Hayek sull’Europa. Un’Europa oramai irrimediabilmente lontana dal progetto di Ventotene, in cui la moneta unica è servita da grimaldello per imporre agli Stati membri una strada forzata di imitazione delle politiche economiche ordoliberiste del Paese leader. La gestione di questo processo di incrudimento delle diseguaglianze e di impoverimento di strati crescenti della società richiede una progressiva cancellazione degli spazi della democrazia rappresentativa , facendo crescere un leaderismo plebiscitario e plebeista, privo di meccanismi di intermediazione, più simile al caudillismo che alla democrazia.

lunedì 30 novembre 2015

SINISTRA: CHE (COSA SI POTREBBE) FARE di Maurizio Zaffarano


Vignetta del Maestro Pietro Vanessi PV

SINISTRA: CHE (COSA SI POTREBBE) FARE
di Maurizio Zaffarano



Vi sono due parole che, a proposito di Sinistra, sono scomparse dal mio personale vocabolario: Stupore e Unità.
Lo Stupore per la totale scomparsa della Sinistra dal Paese che aveva il più grande Partito Comunista dell'Occidente e contemporaneamente un Partito Socialista che non era la ridicola formazione politica di Nencini ma quella di Nenni, Lombardi, Pertini oltre ad una numericamente piccola ma politicamente assai significativa area extra-parlamentare. Allo stupore, cioè alla rabbiosa incredulità, si è sostituita la razionale rassegnazione: oggi la Sinistra è tramontata dall'orizzonte collettivo, non solo e non tanto come Partito ma come valori e sentimenti condivisi, come coscienza e cultura di massa, come senso comune diffuso nel popolo. Da questa elementare consapevolezza bisogna ripartire, se sarà possibile ripartire.

L'Unità delle forze della Sinistra radicale quale premessa indispensabile – mettendo insieme quel poco di apparati, di militanza, di risorse che ancora esiste – per la formazione di un soggetto politico con il minimo di forza necessario a non essere condannato alla totale marginalità e per potersi candidare ad essere riconosciuto quale Alternativa di sistema. 
Il percorso degli ultimi anni - tra cartelli elettorali last minute, Rifondazione, SEL, benecomunisti, cosiddetta sinistra PD - ci ha mostrato una misera e meschina guerra di posizione di pseudo generali senza esercito per occupare posizioni – leadership e poltrone – nel nuovo ipotetico soggetto politico. 
L'ultima iniziativa elettorale unitaria è stata l'Altra Europa con Tsipras ad inizio 2014 ed ad oggi, mentre infuria la feroce offensiva reazionaria di Renzi, siamo ancora "al carissimo amico": nessuna organizzazione stabile, nessuna strategia politica e comunicativa, nessun chiarimento definitivo riguardo ad un elemento essenziale quale il posizionamento nei confronti del PD, nessuna capacità di calarsi nella realtà sociale imitando l'unica cosa buona che ci ha lasciato Syriza (l'organizzazione mutualistica di Solidarity For All). Ciò che ci viene proposto continua ad essere il progetto (nostalgico del Centrosinistra) di SEL allargata e patetiche e ambigue riproposizioni di cartelli elettorali usa e getta i cui manifesti fondativi riescono persino nell'impresa di non nominare mai le parole Socialismo e Comunismo. 
E' stato detto, e oggi lo condivido totalmente, che la Sinistra potrà rinascere non attraverso l'unità di pezzi di ceto politico – come se esistesse un popolo di Sinistra, maggioranza nel Paese, che non aspetta altro di ritrovare una guida per muoversi e sollevarsi – ma quando emergerà un'iniziativa politica, originale ed autonoma, che sarà in grado di mettersi in sintonia con i bisogni e i sentimenti migliori delle masse popolari. Maurizio Landini e Stefano Rodotà lanciando il progetto di Coalizione Sociale sembravano aver capito perfettamente tutto questo: peraltro anche loro sono ancora fermi alle parole, agli annunci, agli appelli, alle richieste di mobilitazione senza essere riusciti a penetrare la carne viva della Società.

sabato 28 novembre 2015

PER UNA RETE ANTILIBERISTA E ANTICAPITALISTA

 

Un’ampia sintesi dell’appello che convoca un primo appuntamento nazionale a Roma il 13 dicembre 2015


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Ci sono momenti della lotta di classe di un paese che hanno ripercussioni complessive sul terreno internazionale. La crisi greca è uno di questi momenti fondamentali.
Quella vicenda mette in luce tutte le difficoltà, ma anche la necessità della lotta affermare in alternativa al capitalismo una reale democrazia, attraverso forme di contropotere e di controllo popolare su politica, economia, finanza e di un fronte anti-austerità in tutta Europa.
L’Unione Europea non è l’Europa dei diritti, della giustizia sociale, ma è l’Europa del grande capitale, è l’Europa fortezza contro gli immigrati.
Con i suoi trattati e la troika, l’Ue si dimostra irriformabile; per sconfiggere le politiche dell’austerità, il giogo del debito, occorre avere il coraggio di operare delle rotture profonde con gli assetti sociali ed economici sia su scala europea che in quella nazionale.
L’entusiasmo in Italia per la seconda affermazione elettorale di Syriza è fuorviante. Con una fortissima astensione, a Tsipras è stato riconsegnato un governo che ha come funzione la gestione del terzo memorandum sotto il controllo diretto dei nuovi emissari Ue. Per questo le valutazioni su questo drammatico scontro di classe sono una cartina di tornasole anche dei reali orientamenti di fondo delle diverse forze della sinistra italiana che oggi si aggrappano alla nuova Syriza e a Tsipras per lanciare un soggetto unitario che altro non sarà se non un’unità verticistica, politicista, rinchiusa nel perimetro del centro-sinistra.
L’austerità non si può governare da sinistra. Bisogna superare il neoliberismo e costruire una prospettiva strategica alternativa al capitalismo. La battuta d’arresto subìta dalle forze di sinistra in Grecia costituisce una sconfitta per tutte le classi lavoratrici in Europa e coinvolge tutte le forze anticapitaliste.
Nuovi possibili uragani di crisi si profilano in Europa e nel quadro internazionale. Le migrazioni e l’esodo di massa di milioni di persone sono il frutto concreto della divisione internazionale del lavoro e delle guerre di depredazione da parte dei grandi paesi capitalistici in Africa, Asia, Medio Oriente. Per questo siamo convinti che serve un nuovo internazionalismo che si proponga di unire ciò che il capitale divide.
Dopo la Grecia, l’Italia è il laboratorio avanzato delle politiche delle classi dominanti in Europa. A Renzi è stato assegnato il compito di condurre fino in fondo un processo di controriforma finalizzato a demolire tutte le conquiste economiche e sociali del movimento operaio del Novecento e a svuotare di contenuto la democrazia parlamentare, stravolgendo la Costituzione nata dalla Resistenza.
Per questo pensiamo che il compito principale sia oggi quello di costruire le resistenze e le lotte contro questo governo dell’austerità. Riteniamo necessario mobilitare la classe lavoratrice nelle sue diverse articolazioni, compresi il mondo dei precari, dei disoccupati e dei giovani, e i diversi movimenti sociali per cacciare Renzi e riconquistare dignità, diritti, futuro. Più che mai è necessario, per qualsiasi schieramento sociale e politico che voglia contrastare le politiche dell’austerità, avere una totale autonomia e contrapposizione al PD, sia su scala nazionale che su quella locale.
I vertici dei sindacati confederali, anche quello della CGIL, sono stati il veicolo più efficace per far penetrare tra i lavoratori avanzati tutti i luoghi comuni dell’ ideologia liberista “temperata”. Le realtà di classe interne alle confederazioni e il sindacalismo di base devono provare a superare diffidenze e contrapposizioni reciproche e trovare la strada dell’unità d’azione per una pratica intersindacale a partire dai luoghi di lavoro nella prospettiva dell’autorganizzazione di nuove forme consiliari.
L’obiettivo diventa quello di costruire un ampio fronte, una coalizione o forum delle opposizioni, sociali, politiche e dei variegati movimenti sociali, studenteschi, ecologisti, femministi: poiché ci sono comuni interessi e evidenti convergenze tra questi soggetti. Per opporsi al ricatto padronale è fondamentale la costruzione della risposta unitaria, democratica e partecipata di tutti i soggetti sociali, ma sul terreno della lotta al neoliberismo e al capitalismo.
Combattiamo ogni forma di razzismo ogni manifestazione di fascismo e xenofobia. L’unico modo per rispondere al clima di paura è quello di costruire la mobilitazione attiva e solidale di lavoratori italiani e stranieri per il diritto alla casa, al lavoro, al cibo, all’istruzione ed alla sanità pubblica, ad un ambiente sano, alla cittadinanza piena; all’accoglienza e al diritto di asilo politico riconosciuto a tutti coloro che fuggono da guerre, persecuzioni, miseria, disastri ambientali.
Assistiamo all’abbandono del percorso emancipatorio, compiuto dal movimento femminista, attraverso l’imposizione del ritorno alla “famiglia”. Si afferma subdolamente una sorta di “welfare materno”: a fronte di questa regressione si affermano, da una parte, un familismo conservatore attraverso l’enfatizzazione della ‘comunità’ in cui restano invisibili i rapporti di potere tra generi e generazioni, dall’altra parte un’assunzione della “femminilità” in una visione paternalistica di cooptazione della soggettività femminile. Anche per le donne il nesso condizione/coscienza passa per la soggettivazione e la lotta al moderno nesso patriarcato/capitalismo invasivo delle vite in particolare delle giovani donne.
E’ necessario unire le lotte in difesa dell’ambiente a quelle legate al mondo del lavoro, poiché rappresentano i due principali fronti dell’opera distruttiva del capitalismo.
E’ necessario che si costruisca un rapporto politico tra tutte/i coloro che, a partire da contenuti anti-austerità e dall’internità al conflitto sociale, vogliano costruire dialogo e coordinamento. Questa ricerca unitaria non dovrà rimettere in discussione le proprie appartenenze politiche, sociali o sindacali, ma contribuire a costruire campagne comuni, iniziative e mobilitazioni in una prospettiva anticapitalista.
Discutiamo e verifichiamo quali forme di Rete antiliberista e anticapitalista sia possibile oggi costruire, quali ne siano i contenuti, le espressioni territoriali e locali.
Per questi motivi pensiamo che l’appello debba rimanere in una forma aperta, emendabile, con la possibilità di modificare ed arricchire i contenuti con nuove proposte e analisi.
Per aderire: antiliberista.anticapitalista@gmail.com, indicando nome, cognome, provenienza.

DALL'ANNO ZERO DELL'IRPINIA di Lucio Garofalo






DALL'ANNO ZERO DELL'IRPINIA
di Lucio Garofalo




Nei giorni scorsi non sono mancate numerose commemorazioni ufficiali per celebrare il 35° anniversario del terremoto che il 23 novembre del 1980 sconquassò il Sud Italia con un’intensità che superò il 10° grado della scala Mercalli ed una magnitudo pari a 6,9 della scala Richter. Una scossa durata ben 90 secondi fece tremare tutto l’Appennino meridionale, radendo al suolo decine di paesi dell’Irpinia e della Lucania. 

A 35 anni di distanza il ricordo di quella tragedia ha suscitato ancora emozioni di sgomento e cordoglio, un profondo senso di angoscia, misto a dolore e rabbia. Fu in effetti il più catastrofico cataclisma che ha investito il Sud Italia nel secondo dopoguerra, un'immane sciagura provocata non soltanto dalla furia degli elementi naturali, bensì pure da fattori causali di ordine storico-politico, economico, antropico-culturale. 
Nei giorni seguenti al sisma, rammento che molti si spinsero ad ipotizzare agghiaccianti responsabilità delle istituzioni politiche, polemizzando sui ritardi, sulle lentezze e sulle carenze nell’opera dei soccorsi, lanciando una serie di accuse che teorizzavano una vera e propria “strage di Stato”.

 La furibonda violenza tellurica si abbatté in modo implacabile sulle nostre comunità, ma in seguito la voracità degli avvoltoi e degli sciacalli completò lo scempio e la devastazione del territorio. Il ritorno ad uno stato di “normalità” ha costituito un processo assai lento, che ha imposto decenni nei quali le famiglie hanno cresciuto i figli in gelidi container con le pareti rivestite d’amianto. 

lunedì 23 novembre 2015

RICORDANDO IL TERREMOTO DELL'IRPINIA di Lucio Garofalo




RICORDANDO IL TERREMOTO DELL'IRPINIA
(23 Nov. 1980-23 Nov. 2015)
di Lucio Garofalo




Quest'anno ricorre il 35° anniversario del terremoto del 1980. All'epoca, io ero un adolescente ingenuo e spensierato. Stavo seguendo in TV un incontro della seria A di calcio in un bar del mio paese, quando si verificò una delle catastrofi che più si sono impresse nella memoria storica e nell'immaginario collettivo delle popolazioni locali. 
Oggi ci siamo in qualche misura ridotti a rimpiangere e idealizzare il tempo vissuto prima del maledetto 23 novembre 1980. 

Un giorno orribile che, per una sorta di strano ed automatico meccanismo di rimozione inconscia, si tende quasi a derubricare dal calendario. Ma per le popolazioni che subirono la furiosa e devastante forza tellurica della Natura (non senza una correità politica e morale ascrivibile agli esseri umani), è una data impregnata di ricordi strazianti, di risvolti psicologici ed emotivi che hanno segnato intere esistenze personali. 

Al terremoto seguì una fase di lunga emergenza e di ricostruzione, attraversata da scelte politiche controverse assunte dalle classi dirigenti locali e nazionali. 

Una data spartiacque, assai simbolica dal punto di vista antropologico. Nel corso degli anni è intervenuta una brusca e repentina accelerazione storica che ha visto deteriorarsi i rapporti interpersonali, con effetti di abbrutimento spirituale ed evidenti ripercussioni negative sul terreno dei comportamenti, dei gesti e dei sentimenti nella sfera esistenziale quotidiana. 
Si è innescato un fenomeno di imbarbarimento e regressione civile, una deriva che ha dannato le nostre comunità ad un destino di involuzione sociale. 
Tale effetto di brutalizzazione di massa ha investito pure il funzionamento della macchina amministrativa, avvinta da una spirale di faziosità, cinismo e spregiudicatezza morale che non si erano riscontrate in precedenti fasi storiche. Abbiamo assistito a faide e a rese dei conti tra bande rivali per contendersi il controllo degli affari e l'occupazione sistematica degli scranni istituzionali. Dal branco di lupi famelici sono emersi gli esemplari più feroci, che hanno sopraffatto gli altri grazie ai mezzi più disonesti. Tutto ciò alimenta sentimenti di rimpianto ed una spinta all'idealizzazione dei "bei tempi", delineando una visione immaginaria e idilliaca della vita "prima del terremoto". 

UN SIMBOLO, UNA STORIA, UNA MISSIONE di Carlo Felici


UN SIMBOLO, UNA STORIA, UNA MISSIONE
di Carlo Felici


C'era una volta un simbolo che ha accompagnato la storia del Novecento e, in Italia ha sempre contraddistinto le lotte dei lavoratori, le loro conquiste in campo sociale e civile, la difesa della democrazia, sin dalla nascita: con la Resistenza e la Costituzione.
Quel simbolo fu adottato, per la prima volta, dal Partito Socialista che, anche grazie ad esso, nel 1919, raggiunse il massimo dei consensi mai raggiunti in Italia.
Purtroppo ciò non bastò ad arginare la reazione clerical-fascista, anzi, la scatenò fino al punto che alla fine venne vietato, come quello di ogni altro simbolo di partito, e come la democrazia stessa che, in Italia, venne sepolta da venti anni di dittatura e da tre guerre rovinose, l'ultima delle quali ridusse il nostro Paese in macerie, portandoci ad avere una sovranità limitatissima.
Ciò che ci impedì di metterci seduti e di farci dettare la Costituzione da chi, pur liberandola, invase l'Italia, fu la lotta di liberazione: la Resistenza fatta, nella maggior parte dei casi, anche in nome di quel simbolo, da brigate partigiane che pagarono il tributo più alto, in termini di sangue e di morti, per la riconquista della libertà.

sabato 21 novembre 2015

PARIGI 2015: UN (SECONDO) PECCATO DI OMISSIONE? di Norberto Fragiacomo




PARIGI 2015: 
UN (SECONDO) PECCATO DI OMISSIONE?
di
Norberto Fragiacomo


Sui fatti di Parigi si sono espressi tutti, e hanno scritto davvero di tutto: eviterò pertanto insulsi copia-incolla, limitandomi a qualche personalissima riflessione, che non vanta pretese di originalità.

Su un punto mi dichiaro d’accordo col piagnucoloso mainstream giornalistico: si è trattato di un crimine raccapricciante, che ci lascia sgomenti. Aggiungo: al pari dell’attentato contro i vacanzieri russi, della strage di Beirut, di quelle che - come corollari dell’esportazione della “democrazia” a stelle e strisce - insanguinano con cadenza quasi giornaliera il Vicino Oriente e mezzo mondo. Affermazione tanto ovvia quanto contraddetta dall’esperienza: nessuno ha proposto di cantare l’inno russo (tra l’altro, il più bello del mondo, Internazionale a parte) dopo l’esplosione dell’Airbus, nessun Consiglio regionale, comunale o circoscrizionale ha esposto il vessillo libanese in omaggio a una cinquantina di vittime senza nome. Le coccarde bianche rosse e blu su FB e il bandierone che, scosso da raffiche di bora a 100, immagino agitarsi in piazza Oberdan ci raccontano un’ovvia, indigeribile verità: tutti i morti sono uguali, ma alcuni sono più morti degli altri.

giovedì 19 novembre 2015

NEMICI INTERNI ED ESTERNI di Lucio Garofalo





NEMICI INTERNI ED ESTERNI
di Lucio Garofalo


Al di là delle questioni di ordine geopolitico internazionale, che sono senza dubbio serie, nelle ultime ore sto spostando la mia attenzione sul tema, non meno importante, delle dinamiche e dei processi sociali interni, ossia sul quadro dei conflitti di classe e dei rapporti di forza intestini al blocco politico borghese, che in simili casi trova giovamento e si ricompatta immediatamente. 

Insomma, è palese che il clima di panico ed inquietudini generato dal terrorismo, giustifica l'invocazione di una maggiore sicurezza sociale da parte dell'opinione pubblica (ammaestrata come non mai) e da parte di quelle forze politiche che giocano e speculano sulla pelle della gente e della democrazia residua, che in tal modo va a farsi benedire definitivamente. 
Si stabilisce così, una sorta di compromesso politico interno, in base al quale sull'altare di una sicurezza, solo illusoria, vengono sacrificate le libertà che ancora ci restano sulla carta. 

Ed ecco che grandi capitali europee, come Parigi e Roma, vengono ad essere presidiate militarmente, in uno stato di belligeranza interna. Tra poco saranno revocati i diritti costituzionali allo sciopero ed alla libera espressione del pensiero.


martedì 17 novembre 2015

SOCIALISMO O BARBARIE di Lucio Garofalo




SOCIALISMO O BARBARIE
di Lucio Garofalo





Il terrorismo islamico è solo una forma di depistaggio. 
È proprio una curiosa circostanza, niente affatto casuale, quella in cui uno degli attentatori di Parigi porti addosso un prezioso documento personale come il passaporto (guarda caso, di nazionalità siriana). Una strana "circostanza" che somiglia molto ad un atto di depistaggio. 

Siamo giunti al paradosso che chiunque si sforzi di ragionare liberamente (e criticamente) con la propria testa è accusato di "fantasticare". 
Ma le vere fantasie sono le narrazioni propagandistiche che negli ultimi anni hanno voluto farci credere: 
1) che l'Iraq di Saddam Hussein disponesse di armi di sterminio e distruzione di massa (non si sono mai visti questi famigerati arsenali bellici dopo l'invasione del territorio iracheno); 
2) che serviva "esportare la democrazia", piuttosto che la civiltà occidentale (a base di torture, violenze e massacri di ogni tipo); 
3) che l'Iraq post Saddam Hussein fosse finalmente un paese "pacificato e normalizzato" dopo due guerre combattute nel Golfo Persico (rispettivamente nel 1991 e nel 2003), mentre la realtà denota rigurgiti ulteriori di fanatismo ed un'aspra recrudescenza delle guerre intestine e fratricide che ormai dilaniano il mondo musulmano: sciiti contro sunniti, sunniti contro altre disparate (e disperate) correnti e fazioni "coraniche"; e via discorrendo. 

Ora si pretende che si creda alle presunte "cellule islamiste impazzite", o ad una "nuova strategia" dell'ISIS. 
Ma chi le ha allevate tali cellule islamiste? 
Chi le arma e le appoggia? 
Chi le finanzia e le foraggia da anni? 
Chi ha partorito ed alimentato, negli ultimi lustri, un clima assai propizio ed un terreno fertile all'espansione del cosiddetto "integralismo islamico"? 
Chi ha addestrato, in Afghanistan, le prime cellule di al Qaeda in funzione anti-sovietica ed oggi le milizie dell'ISIS in funzione anti-russa? 

La CIA è, senza dubbio, il più sofisticato ed avanzato "cervello" strategico ed organizzativo dell'ingerenza eversiva ed imperialista statunitense. Non solo in Medio Oriente, ma in America Latina, in Africa, in Asia e pure in Europa (chi ha progettato ed applicato la "strategia della tensione", in Italia, negli anni '70?). 

Ma il problema è che le analisi servono a ben poco se non si prova a scardinare e sbloccare politicamente una situazione di immobilismo che pare scaturire da un senso di impotenza che attanaglia un po' tutti. 
In effetti, si respira un'atmosfera cupa da "fine impero". 

È probabile che ci troviamo in una fase di transizione storica. Rammento le illuminanti parole di Rosa Luxemburg per indicare il bivio che l'umanità rischia di imboccare in simili circostanze: "socialismo o barbarie". Con la prima e la seconda guerra mondiale e l'avvento dei regimi totalitari del nazifascismo, l'umanità ha varcato la soglia della barbarie. Dovremmo imparare da queste tragiche esperienze storiche. 
Gramsci diceva che la storia è maestra, ma non ha scolari. L'umanità si dimostra una pessima allieva.



lunedì 16 novembre 2015

APPELLO ANTILIBERISTA E ANTICAPITALISTA




Per aderire, scrivere un’e-mail a: antiliberista.anticapitalista@gmail.com, indicando nome,cognomeprovenienza



Appello



Ci sono momenti della lotta di classe di un Paese che hanno ripercussioni politiche complessive sul terreno internazionale. La crisi greca con il terribile disastro sociale prodotto dalle politiche dell’austerità e l’accettazione del terzo memorandum da parte del governo di Syriza, costituisce uno di questi momenti fondamentali.

domenica 15 novembre 2015

NUOVA GUERRA GLOBALE PERMANENTE di Lucio Garofalo






NUOVA GUERRA GLOBALE PERMANENTE
di Lucio Garofalo



C'è un filo rosso (di sangue) che lega i feroci attentati di Parigi, la sanguinosa strage di Beirut, in Libano, l'abbattimento dell'aereo russo di oltre una settimana fa: si tratta, molto probabilmente, di ritorsioni terroristiche contro chi ha scelto di combattere l'Isis. 

In primis, la Russia (ovviamente, siriani e curdi, che subiscono ogni giorno le atroci violenze dei "tagliagole"), ma anche le milizie libanesi di Hezbollah (l'attentato si è verificato in una zona della periferia meridionale di Beirut, in una roccaforte controllata dalle milizie sciite di Hezbollah), nonché la Francia, che aveva da poco tempo iniziato a bombardare le postazioni dell'Isis. 

Mi sforzo di individuare un filo logico di connessione tra diversi episodi sanguinosi, proprio per scoprire la regia occulta che fa capo al "cervello" strategico ed organizzativo che ha partorito un mostro come l'Isis. 
Guarda caso, chi subisce gli attentati è in prima linea a combattere l'Isis. 

CHE PROSPETTIVA DI GOVERNO PER LE SINISTRE PORTOGHESI? di Riccardo Achilli






CHE PROSPETTIVA DI GOVERNO PER LE SINISTRE PORTOGHESI?
di Riccardo Achilli




Le sinistre portoghesi stanno dando, con la mozione di censura che ha fatto cadere il Governo di minoranza di Passos Coelho, una speranza ad ampi settori della sinistra. Spiace doversi mostrare bastian contrari, ma l’impressione è che tali speranze non siano sempre del tutto ben riposte. Purtroppo, un conto, molto facile, è identificare un comune nemico, un conto, ben più difficile, è saper proporre una alternativa di governo solida e in grado di affrontare i temi strutturali di fondo.

Nei documenti programmatici sottoscritti fra socialisti, Bloco de Esquerda e comunisti (visibili su http://www.ps.pt/ ) non si enuncia un programma di governo vero e proprio, ma soltanto una serie di obiettivi auspicabili (fine delle privatizzazioni, aumento dei salari, lotta alla precarietà, riforma fiscale più progressiva ecc. ecc.) premettendo che esistono differenze rilevanti, di tipo strutturale, nell'analisi e nel percorso che ogni partito ritiene di dover percorrere per raggiungere quegli obiettivi. 

Nemmeno una parola che una sui due temi fondamentali, senza i quali gli auspici rimangono tali, ovvero il rapporto con la Trojka e la questione del debito pubblico. Non a caso: sono esattamente i due temi sui quali i tre partiti della sinistra portoghese si dividono profondamente. 
Senza un comune sentire su queste tematiche, accettando come inevitabili le differenze strutturali, nel migliore dei casi si formerà un Governo che si schianterà ai primi "niet" della Trojka, oppure che avrà una evoluzione "greca", finendo cioè per accettare nuove misure di austerità (certo i socialisti portoghesi non sarebbero disposti ad uscire dal Pse per sostenere posizioni anche solo blandamente anti-euro). 

sabato 14 novembre 2015

LA BARBARIE IMPERIALISTA CREA QUELLA DEL TERRORISMO



 

LA BARBARIE IMPERIALISTA CREA QUELLA DEL TERRORISMO 


Comunicato del Nouveau Parti Anticapitaliste 



 Gli orribili attentati che hanno avuto luogo venerdì sera a Parigi, con almeno 120 morti, centinaia di feriti, quella violenza cieca, suscitano rivolta e indignazione. l’NPA condivide questi sentimenti ed esprime solidarietà alle vittime e ai loro parenti. E’ un dramma tanto più rivoltante in quanto colpisce vittime innocenti, con gli attentati rivolti contro la popolazione.

 Questa barbarie abietta nel centro di Parigi risponde alla violenza altrettanto cieca e ancora più omicida dei bombardamenti perpetrati dall’aviazione francese in Siria decisi da François Hollande e dal suo governo.

Si tratta di bombardamenti presentati come contro lo stato islamico, i terroristi jahadisti, ma, nei fatti, ancor più dopo i bombardamenti russi, proteggono il regime del principale responsabile del martirio del popolo siriano, il dittatore Assad.

E anche là è la popolazione civile ad essere la prima vittima, condannata com’è a cercare di sopravvivere sotto il terrore o fuggire a rischio della propria vita.

La barbarie imperialista e la barbarie islamista si nutrono a vicenda. E questo per il controllo delle fonti di approvvigionamento del petrolio.

In un penoso intervento, Hollande si è commosso in diretta e ha farfugliato qualche parola sulla Repubblica. Lui, che gioca alla guerra e porta un’immensa responsabilità in questo nuovo dramma, reclama “fiducia”. Ha decretato lo stato d’emergenza in tutto il territorio, pensando che la risposta da dare era quella di calpestare le libertà fondamentali. E’ stato immediatamente sostenuto da Sarkozy. Le autorità politiche possono così ormai proibire riunioni pubbliche e controllare la stampa.

Ancora una volta, i principali responsabili di questa esplosione di violenza barbara fanno appello all’unità nazionale. Cercano di rivolgere una situazione drammatica a loro vantaggio, per soffocare l’indignazione e la rivolta. E per fare ciò trovano un capro espiatorio, i musulmani. Noi rifiutiamo ogni unità nazionale con i responsabili delle guerre, la borghesia, Hollande, Sarkozy e Le Pen. Denunciamo il razzismo che lo stato distilla nel nome dei presunti “valori della repubblica” nello stesso momento in cui, con il pretesto della lotta contro il terrorismo, sono i diritti democratici ad essere minacciati. Chiediamo la revoca dello stato d’emergenza.

 La sola risposta alle guerre e al terrorismo è l’unità dei lavoratori e dei popoli, al di là delle rispettive origini, del colore della pelle, della religione, al di là delle frontiere, per battersi insieme contro chi vuole farli tacere, sottometterli, per farla finita con questo sistema capitalista che crea la barbarie.

 Per mettere fine al terrorismo, bisogna mettere fine alle guerre imperialiste che puntano a perpetuare il saccheggio delle ricchezze dei popoli dominati dalle multinazionali, imporre il ritiro delle truppe francesi da tutti i paesi in cui sono presenti, in particolare in Siria, in Iraq, in Africa. dal sito Sinistra Anticapitalista



dal sito Sinistra Anticapitalista






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