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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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martedì 20 ottobre 2015

APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO di Stefano Santarelli -Prima parte-





APPUNTI PER UNA STORIA DEL TROTSKISMO
di Stefano Santarelli

Prima parte




Recentemente Franco Ferrari, un dirigente di Rifondazione Comunista, ha scritto un testo estremamente interessante sul trotskismo, indiscutibilmente la corrente più dinamica del movimento comunista: "Il trotskismo internazionale".

Questo testo rappresenta in fondo una anomalia nel nostro mercato editoriale: infatti è la prima vera storia del trotskismo scritta da un italiano il quale per di più non viene da questa corrente politica e forse proprio per tale motivo questo testo si caratterizza per la sua imparzialità anche se con alcune omissioni che sono però giustificabili.
Indiscutibilmente il saggio di Ferrari è ostico, ma non certamente per colpa dell’autore. La colpa è proprio dei trotskisti stessi che con le loro diatribe interne culminate in varie scissioni ed unificazioni, in verità più le prime che le seconde, rendono di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori la loro storia.

Come afferma giustamente Ferrari: 

“Questa tendenza alla frammentazione deriva da vari fattori, in parte comuni ad altre correnti dell’estrema sinistra. Lo scarso insediamento sociale e l’elevato tasso di ideologizzazione tendono a radicalizzare i conflitti ed a procurare rotture organizzative. Ma per i trotskisti influisce un elemento in più. E’ un aspetto costitutivo dell’identità politica del trotskismo la necessità di appartenere ad una organizzazione internazionale, con l’obiettivo ambizioso di dar vita ad un vero e proprio “partito mondiale”. Questo fatto ha favorito il moltiplicarsi delle divisioni, intrecciando in esse fattori nazionali e internazionali. Ogni gruppo nazionale che raggiunge dimensioni significative tende a dar vita ad una propria corrente internazionale più o meno strutturata, stimolando la costituzione di nuovi gruppi in altri paesi e alimentando nuove scissioni.”

mercoledì 14 ottobre 2015

SULLA CRISI DELLA SCUOLA di Lucio Garofalo








SULLA CRISI DELLA SCUOLA 
di Lucio Garofalo




Il motto più bello della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani era: 

"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia". 

Questa frase lancia un messaggio esplicito di impegno politico. Significa che, se una questione è discussa e sollevata in un ambito privato, come una conversazione da bar, in un luogo privo di sovranità decisionale, essa non assume alcun valore politico, per cui non sortisce esiti concreti ed efficaci per la collettività. Viceversa, se l'istanza viene rivendicata in un contesto pubblico, in una sede collegiale deputata a prendere delle decisioni, insomma in un organismo democratico sovrano, in tal caso essa riveste un altro significato e rilievo ed esercita una maggiore forza di risoluzione politica. 

Il dramma è costituito oggi dalla crisi di partecipazione democratica e dall'assenza di sovranità popolare. 

Ogni istituto politico-decisionale è riservato ad élites assai ristrette, detentrici esclusive della ricchezza economica e del potere politico. 

Ogni organo di democrazia rappresentativa è, di fatto, esautorato. È proprio questa, oggi, la principale emergenza politica e sociale: la crisi o l'assenza di democrazia reale, di una politica partecipativa estesa alle masse popolari e alle classi subalterne. Le esperienze partecipative vissute in un passato relativamente recente, ci mostrano che non si tratta affatto di un'utopia astratta. Molto dipende dalla capacità e volontà di mobilitazione ed autogestione collegiale dei soggetti protagonisti della vita politica. Se ciascuno di noi si rifugiasse nella sfera esistenziale privata, sarebbe solamente un avaro egoista.





domenica 11 ottobre 2015

MARINO E RENZI: IL LIBERISTA PASTICCIONE E IL LIBERISTA FEROCE di Maurizio Zaffarano






MARINO E RENZI: 
IL LIBERISTA PASTICCIONE E IL LIBERISTA FEROCE
di 
Maurizio Zaffarano



Che a Sinistra, che ha nel proprio DNA lo stare dalla parte dei perdenti e dei deboli, ci sia qualcuno che simpatizzi per Ignazio Marino può essere comprensibile. Che lo si elevi a baluardo dell'onestà e del bene dei cittadini contro i poteri forti (i padroni capitalisti), romani e non, mi sembra francamente ridicolo.

La Sinistra non è (semplicemente) empatia caritatevole, la Sinistra è la volontà – lucida e razionale – di costruire una Società fondata sulla giustizia sociale e la liberazione dal bisogno: Marino ha forse mai dimostrato, con i propri atti, di agire per affermare valori popolari socialisti e comunisti e di contrastare il dominio capitalista del profitto?
L'onestà è una indispensabile condizione pre-politica ma non esprime in sé un programma di governo e di amministrazione della cosa pubblica finalizzata al bene comune.

Cerchiamo di capirci: se siamo tra chi considera Renzi il male assoluto - per la rottamazione della Costituzione, dei diritti dei lavoratori, dello Stato sociale - non possiamo nemmeno stare dalla parte di chi, come Marino, dipende per la propria sopravvivenza e ruolo politico da Renzi.
Ignazio Marino è senza alcun dubbio nemmeno lontanamente paragonabile ad Alemanno e al suo coinvolgimento nel malaffare politico, ma mi auguro che sia ormai passato il tempo, per chi è convinto della necessità di costruire un'Alternativa di Sistema, della resa alla logica della scelta del (presunto e meramente consolatorio) male minore: Marino contro Alemanno (o alle prossime elezioni Marchini), ieri Prodi contro Berlusconi, domani Renzi contro Salvini.
E poi, se Marino ha (fino ad oggi) la fedina penale pulita l'onestà e la coerenza politica sono altre cose.

sabato 10 ottobre 2015

COSTRUIRE DAL BASSO NEI TERRITORI E POSTI DI LAVORO UNA FORZA UNITARIA. NO ALL’ENNESIMO CONTENITORE FATTO DAI VERTICI PER FINI ELETTORALI.






RIFONDAZIONE COMUNISTA  
MUNICIPIO 14   VIA LORENZO LITTA (LOTTO 25)





COSTRUIRE DAL BASSO NEI TERRITORI E POSTI DI LAVORO UNA FORZA UNITARIA.               
NO ALL’ENNESIMO CONTENITORE FATTO DAI VERTICI PER FINI ELETTORALI.




La prospettiva indicata dal Segretario e dalla Segreteria Nazionale del nostro Partito di impegnarci per la nascita a novembre di una “Costituente della Sinistra”, mettendo insieme Vendola, Civati, Revelli, Musacchio, Fassina, Cento e altri cosiddetti dirigenti nazionali, ormai dichiaratamente senza alcun “esercito”, non ci vede affatto favorevoli e disposti a metterci nuovamente a lavorare per l’ennesimo contenitore partorito dall’alto per fini prettamente elettorali.

Già le nefaste esperienze precedenti, in primis nel 2008 la triste esperienza Bertinottiana della Sinistra-Arcobaleno, seguita dalla Federazione della Sinistra che in molti di noi aveva fatto ben sperare e poi naufragata per le beghe guidate dagli stessi dirigenti nazionali PRC, PDCI, ex SD ed altri, ed infine i più recenti naufragi con Alba, Lista Ingroia-Rivoluzione Civile e la recentissima l’Altra Europa, hanno confermato che queste proposte non bucano minimamente la società reale e, in particolare, le classi sociali che dovremmo avere come nostro riferimento.

A dirlo sono compagne e compagne del Circolo “Valerio Panzironi” che in questi ultimi dieci anni hanno continuato a spendere pezzi importanti della propria quotidianità per lavorare, ancora una volta, da “militanti” per il nostro Partito della Rifondazione Comunista, nella quasi totalità delle iniziative e impegni portati avanti a livello territoriale, cittadino e, spesso, anche nazionale.

Ma quest’ennesima operazione politicista di vertice e senza una chiara strategia che la sostanzi non ci può vedere silenti. Ed è per questo che come Direttivo PRC del Circolo “Panzironi” abbiamo deciso di dire NO all’ennesimo contenitore che ci viene calato sulla testa dai vertici della segreteria nazionale per soli fini elettorali.

Riteniamo, viceversa, essenziale che i comunisti e le comuniste si riapproprino del loro ruolo naturale di promotori ed organizzatori del conflitto sociale, se si vuole provare ancora a trasformare lo stato di cose presenti, costruendo dal basso nei territori, nei posti di lavoro e del non lavoro, nella società meticcia che ormai attraversa da anni le nostre stesse strade, una forza unitaria di opposizione che veda i Comunisti esserne parte e legittimamente protagonista, con parole d’ordine semplici, efficaci e facilmente comunicabili alla gente di strada, alla gente reale.

Riteniamo, inoltre, che per rendere efficace il lavoro della forza di opposizione dal basso, nell'immediatezza è necessario proporre iniziative concrete in grado di dare risposte alle persone che vivono la crisi economico sociale, creando così il presupposto per la creazione di un nuovo soggetto politico alternativo alle politiche esistenti.

NO agli ennesimi gusci vuoti.



IL DIRETTIVO DEL CIRCOLO PRC “VALERIO PANZIRONI” – ROMA




Roma, 7 ottobre 2015


venerdì 9 ottobre 2015

SULLE ELEZIONI PORTOGHESI di Lucio Garofalo




SULLE ELEZIONI PORTOGHESI 
di Lucio Garofalo



Purtroppo, in Portogallo hanno vinto le elezioni politiche i partiti dell'austerity, un dato allarmante da non sottovalutare, ma sono confortanti i risultati del PCP, il Partito Comunista Portoghese, e del Bloco d'Esquerda
Insieme, hanno eletto ben 36 deputati, che faranno un'opposizione seria e dura. 

L'aspetto inquietante, invece, è che i media hanno oscurato ogni notizia in merito a tali elezioni. Forse dipenderà dal fatto che sia il Partito Comunista Portoghese che l'Esquerda sono due partiti credibili e rispettabili di fronte al panorama politico, fin troppo deprimente, della "sinistra europea". 

Il Bloco esprime posizioni più morbide sull'Euro rispetto al PCP, ma è una forza di ispirazione marxista cosciente, che propugna il superamento dei partiti nazionali, in quanto anacronistici, e la costruzione di un'alleanza internazionalista, ma più aggiornata e adeguata alle esigenze odierne. 

Come ho puntualizzato in altri post precedenti, il Bloco dell'Esquerda sorse dalla confluenza di vari filoni politici della sinistra portoghese, incluse pure frazioni trotskiste, ma non è paragonabile ad esperienze politiche ormai in via di estinzione o fallimentari, quali Rifondazione Comunista e SEL. 
La differenza più sostanziale risiede prevalentemente in un passaggio del Manifesto del Bloco d'Esquerda, in cui si paventa e si auspica il superamento dei partiti nazionali, ritenuti obsoleti ed inadeguati al quadro odierno della globalizzazione capitalistica, per favorire la nascita di una nuova Internazionale, che non sia una replica caricaturale della IV Internazionale trotskista. 

domenica 4 ottobre 2015

La scuola elementare e l'attacco all'istruzione pubblica di Lucio Garofalo


Renzi e la Scuola di Edoardo Baraldi
Il mondo della scuola pubblica è sotto attacco da almeno una quindicina di anni, se non più. Da quando, nel 1998 (in carica c'era un governo di "centro- sinistra" presieduto da Romano Prodi ed il ministro della Pubblica Istruzione era Luigi Berlinguer) fu istituita la famigerata "autonomia scolastica", in particolare l'autonomia tecnico-finanziara ed amministrativa, che ha inferto tagli notevoli al budget economico delle scuole, in quanto ha permesso al governo centrale di intraprendere una politica di disinvestimenti a discapito delle scuole pubbliche, ormai definite "autonome", ossia abbandonate di fatto a sé stesse. Nel contempo, i soldi sono stati dirottati altrove, cioè nel settore privato. L'ultima riforma virtuosa ed apprezzabile che io ricordi, risale all'introduzione dei "moduli didattico-organizzativi" nella scuola ex elementare (primaria). Fu varata nel 1990 e reca la firma dell'allora ministro dell'istruzione, l'attuale presidente della Repubblica. Si trattava di una riforma ispirata da una visione pedagogica seria e credibile, pluralista e democratica. Inoltre, anziché tagliare, prevedeva investimenti e creava anche nuovi posti di lavoro: il "modulo didattico" era una soluzione organizzativa formata da tre insegnanti dotati di pari dignità e titolarità (vale a dire che non esisteva una gerarchia tra un collega di serie A ed uno di serie minore) che ruotavano su due classi. Questo era il nucleo organizzativo base, il più diffuso, ma io ho lavorato (bene) anche in moduli "anomali" composti da più di tre/quattro docenti su tre classi. Insomma, il modulo aboliva e superava la scuola del maestro unico ed introduceva nella scuola elementare una pluralità di figure didattiche. Le quali offrivano esempi comportamentali e modelli socio-educativi vari e diversi. Il che abituava gli alunni ad una coesistenza con le differenze culturali. E non mi pare una novità da poco. Per almeno diciassette anni quella riforma funzionò a meraviglia, ma nel 2008 venne la Gelmini ed eliminò i moduli, restaurando la figura del maestro unico o, meglio, una figura didattica prevalente. Per ragioni di mera ragioneria aziendale e non pedagogiche. Infine, la legge 107/2015, varata dal governo in carica, sta per infliggere la mazzata finale a quella che un tempo era la migliore scuola elementare del mondo, ovvero una delle migliori.



Lucio Garofalo

domenica 27 settembre 2015

IL DANNO TANATO(IL)LOGICO: QUANTO COSTA UNA VITA? di Norberto Fragiacomo





IL DANNO TANATO(IL)LOGICO: QUANTO COSTA UNA VITA?
di
Norberto Fragiacomo




Oggi parliamo di diritto, cioè di sovrastruttura, e nello specifico di responsabilità extracontrattuale.

Anticipo la duplice obiezione: perché mai questa scelta? Non è un tema da Bandiera Rossa e, anche ammettendo che lo sia, non è di stretta attualità! Mi permetto di dissentire: la querelle sul c.d. “danno tanatologico”, cui dedicherò queste righe, è non meno attuale della brutale privatizzazione della sanità nascosta dietro le sanzioni ai medici “compiacenti”, e lo è assai di più delle patetiche pantomime sul Senato elettivo, utili solo a certificare il gretto opportunismo dei mestieranti che i media si ostinano, sfidando il ridicolo, a definire “Sinistra Dem”.

Il danno tanatologico, infatti, è un’istantanea dell’Italia nell’età del Capitalismo putrescente.

Andiamo per gradi. Il codice civile, approvato al tramonto del fascismo, contiene una norma di capitale importanza: l’articolo 2043 obbliga chi abbia colpevolmente causato un danno ad altri a risarcire il medesimo. In concreto: se con l’auto investo un passante ignaro – ad esempio - risponderò col mio patrimonio delle conseguenze dell’evento.

L’articolo 2043 è norma primaria, nel senso che fonda direttamente la responsabilità del danneggiante. Il problema è che la disposizione sembra riferirsi al solo danno arrecato al patrimonio e alle capacità di guadagno dell’individuo: pertanto se ad essere travolto è un riccone l’investitore ci rimetterà la camicia, se un poveretto pagherà pochi spiccioli.

sabato 26 settembre 2015

DONALD LAM: IL VOLTO SEGRETO DI PERRY MASON di Stefano Santarelli





DONALD LAM: 
IL VOLTO SEGRETO DI PERRY MASON
di Stefano Santarelli



Erle Stanley Gardner il geniale inventore di Perry Mason e padre quindi del Legal Thriller che vede oggi in Scott Turow e John Grisham i suoi migliori eredi, usando lo pseudonimo di A.A.Fair, ha creato con il duo Donald Lam e Bertha Cool una delle coppie più divertenti della letteratura poliziesca in grado di reggere il confronto con il leggendario Nero Wolfe e il suo “galoppino” Archie Goodwin.

Il vero protagonista di queste storie è Donald Lam, un detective privato in netta antitesi rispetto ai suoi colleghi: di statura inferiore alla media (1,65), non portato alla violenza fisica nonostante che abbia preso lezioni (senza successo) di pugilato e di Ju jitsu rifiutandosi oltretutto di portare la pistola. La sua forza come sottolinea la sua principale e poi in seguito socia, Bertha Cool, “non si trova nei suoi muscoli, ma nel suo cervello”. E Lam è la dimostrazione che per essere un buon investigatore la prestanza fisica non è assolutamente necessaria.

venerdì 25 settembre 2015

PER UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE DELLA SINISTRA di Lucio Garofalo





PER UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE DELLA SINISTRA 
di Lucio Garofalo


Non vi sono più modelli di riferimento, né di partito o dinamiche di lotta, per il moderno proletariato. E non vi sono modelli di riferimento sul modo in cui riorganizzare la vita umana sul nostro pianeta, modelli di economia, di istituzioni, di funzionamento democratico e via discorrendo. 

Delle vecchie teorie rimangono cose fondamentali come l’egualitarismo, il riconoscimento dell’umanità come un unicum inscindibile, i diritti ed i doveri della persona umana, il rigetto di ogni forma di dominio, la fiducia nelle possibilità che la scienza e la tecnica offrono agli uomini, la salvaguardia della vita e dell’ambiente, presupposti fondanti di una teoria di rigenerazione della società umana, il controllo dello sviluppo della sovrappopolazione, ma tutto il resto, il modo di realizzare la divisione del lavoro a livello internazionale, la distribuzione equilibrata dei beni di consumo, la tecnica amministrativa e di utilizzo delle risorse, è tutto da studiare e sperimentare. 

Sono questi i compiti di una nuova classe dirigente. 

Per quanto immane, il compito che si presenta al proletariato odierno non è impossibile, né disperato, e le potenzialità di sviluppo e di emancipazione, già presenti nella scienza soffocata dal capitalismo, la possibilità di conoscere ed intervenire in ogni aspetto o luogo del pianeta in tempi reali, lo sviluppo di una cultura diffusa e generalizzata sono elementi che concorrono a creare le possibilità e le capacità di assolvere i compiti storici. Il moderno proletariato si candiderebbe a classe dirigente di sé stesso, poiché rappresenta la stragrande maggioranza degli abitanti del nostro pianeta. 

L’idoneità richiesta non è comunque un carattere spontaneo: essa va costruita in quanto il suo formarsi esige una logica, un coordinamento dei movimenti e delle lotte: in breve, una nuova Internazionale. 
Ed anche qui, cosa s'intende per nuovo internazionalismo? Credo che serva un manifesto come quello del Bloco de Esquerda portoghese, pur con tutti i limiti e le insufficienze che contiene. Esso propone il superamento dei partiti nazionali, la formazione di una nuova tendenza marxista rivoluzionaria, un campo di sfida al capitalismo che associ in modo sinergico l’odierno proletariato mondiale. 

Quanti continuano a rimaneggiare gli slogan dei vecchi testi per confezionare le loro ricette sono una zavorra velenosa. Costoro non hanno più nulla da offrire ai proletari del nostro tempo, se non una pessima, grottesca caricatura del comunismo.



martedì 15 settembre 2015

PERCHE' LASCIO LA CGIL di Giorgio Cremaschi




PERCHE' LASCIO LA CGIL
di Giorgio Cremaschi


La ragioni per le quali ho restituito dopo 44 anni la tessera della Cgil sono semplici e brutali. Oramai mi sento totalmente estraneo a ciò che realmente è questa organizzazione e non sono in grado minimamente di fare sì che essa cambi.
La mia è quindi la presa d'atto di una sconfitta personale: ci ho provato per tanto tempo e credo con rigore e coerenza personale, non ci sono riuscito. Anzi la Cgil è sempre più distante da come avrei voluto che fosse. Non parlo tanto dei proclami e delle dichiarazioni ufficiali, ma della pratica reale, della vita quotidiana che per ogni organizzazione, in particolare per un sindacato, è l'essenza. Non è questo il sindacato che vorrei e di cui credo ci sia bisogno, e soprattutto non vedo in esso la volontà di diventarlo.
Naturalmente mi si può giustamente rispondere: chi ti credi di essere? Certo la mia è la storia di un militante come ce ne sono stati tanti, che ha speso tanto nell'organizzazione ma che non può pretendere di essere al centro del mondo. Giusto, tuttavia credo che la mia fuoriuscita possa almeno essere registrata come un pezzetto della più vasta e diffusa crisi sindacale di cui tanto si parla, e che come tale possa essere collocata e spiegata.

UN APPELLO CONTRO IL MEMORANDUM E PER IL POPOLO GRECO di Nando Simeone





UN APPELLO CONTRO IL MEMORANDUM E PER IL POPOLO GRECO 
di Nando Simeone



L'iniziativa di sostegno ad Unità Popolare anima il dibattito anche nella Sinistra italiana in alternativa alla proposta di Costituente promossa da Vendola. Sel, infatti, punta nelle prossime elezioni amministrative ad alleanze con il PD, mentre il PRC e l’Altra Europa appoggiano ancora Tsipras, dimostrando di non aver fatto una sincera autocritica dell’esperienza di governo nel Prodi bis. 



In Europa le classi dominanti, con i loro partiti conservatori e socialdemocratici, non hanno mai accettato la formazione di un governo che aveva come programma la fine delle politiche di austerità e dei memorandum. Syriza rappresentava una chiara alternativa alle politiche condotte dalla Nea Democratia di Samaras, così come dal Pasok. Il suo programma elettorale esprimeva chiaramente la volontà di sfidare i diktat della Troika. Questa esperienza politica ha rappresentato la possibilità agli occhi delle lavoratrici e dei lavoratori, in Grecia come in tutta l’Europa, che un partito fondato su un programma antiausterità possa affermarsi con forza, imporsi alle forze reazionarie e far valere un orientamento di rottura con le esigenze dei capitalisti europei.

 La violenza dell’offensiva condotta dai dirigenti dell’Unione Europea è stata all’altezza della posta in gioco: provare, malgrado le scelte democratiche del popolo greco, che in Europa non esiste alcuna alternativa ai piani di austerità fissati dalla Troika.

La capitolazione di Tsipras rappresenta una dura sconfitta del popolo greco, della sinistra greca ed europea, un duro colpo per un movimento operaio europeo già fortemente martoriato dalle politiche liberiste. L’accettazione del terzo memorandum da parte della più forte organizzazione della Sinistra Radicale in Europa costituisce una drammatica sconfitta per tutte le classi lavoratrici nel nostro continente, mentre gli effetti sulle classi popolari greche saranno devastanti.

lunedì 14 settembre 2015

JEREMY CORBYN, IL LEADER CHE NON TI ASPETTI di Norberto Fragiacomo





JEREMY CORBYN, IL LEADER CHE NON TI ASPETTI


L’ultimo laburista del ‘900 vince clamorosamente  le primarie di partito: forse non ce la farà a cambiare la Gran Bretagna e l’Europa, ma impersona la voglia di giustizia sociale e di eguaglianza espressa soprattutto (sorpresa!) dai più giovani

di
Norberto Fragiacomo




L’outsider stravince (59,5%) le primarie del vecchio e acciaccato Labour Party inglese, lasciando agli avversari le briciole, e la stampa continentale ne prende atto, con un misto di stupore, costernazione e fastidio (1). I più lungimiranti lanciano grida isteriche: ma cos’è successo di tanto grave?

In questa tarda estate del 2015 Jeremy Corbyn sembra uno appena sceso dall’ottocentesca macchina del tempo di H. G. Wells: è piuttosto anziano (66 anni), demodé, barbuto, integerrimo, fieramente e coerentemente anticapitalista. Ha pure una bella faccia simpatica, e un eloquio senza i fronzoli, le battute standard e gli artifici che gli spin doctor apolidi confezionano un tanto al chilo. Sotto ogni aspetto è l’antitesi del tronfio, ridanciano e reazionario Matteo Renzi, ma soprattutto di quel Tony Blair che, dopo il suo disastroso premierato (per i lavoratori inglesi, mica per lui, che ad ogni conferenza raccatta milioni!), si era illuso di aver traghettato una volta per tutte il Labour sulla sponda “giusta”, quella neoliberista.

venerdì 11 settembre 2015

FRAU MERKEL, I MIGRANTI E AMMIANO MARCELLINO di Norberto Fragiacomo






FRAU MERKEL, I MIGRANTI E AMMIANO MARCELLINO


La mesta odissea dei profughi siriani, trasformata in evento mediatico “live”, è solo un assaggio di future migrazioni di massa che, come nel IV° secolo d.C., potrebbero cambiare la Storia del continente

di
Norberto Fragiacomo



Appena riemerso da una piccola, ma cocente, Teutoburgo personale, mi trovo ributtato nel caos di una cronaca che potrebbe sinistramente preludere ad un’epocale svolta storica.
Ributtato: participio poco elegante e, forse, linguisticamente sbagliato, ma assai in tono con una situazione e una propaganda che giudico ributtanti. Non parlo ovviamente dei profughi siriani, cui vanno la mia compassione e il mio rispetto, ma della carovana di falsità, ipocrisie e disinformazione che accompagna – e quasi sempre precede – la loro marcia affannata.

Gli ungheresi non li vogliono (e li prendono a bastonate), la Merkel sì: perciò Orban è un reazionario cattivo, i tedeschi, invece, un popolo redento. Questo ci raccontano i media e la stampa, Repubblica in particolare: Andrea Tarquini, che ha guizzi da romanziere, produce a spron battuto pezzi di colore sgargiante, in cui dà voce a personaggi meritevoli di simpatia, con i quali è possibile – anzi, doveroso - identificarsi. E’ però fiction, non il giornalismo delle 5 W (sarà mai esistito, quest’ultimo?).

D’improvviso tutti i migranti sono diventati “profughi siriani”: la descrizione dei fatti cede il passo alla sineddoche. Artifizio e raggiro, svelatoci da certi riferimenti sottotraccia a decine, forse centinaia di milioni di esseri umani in arrivo dall’Africa nei prossimi anni. I siriani non provengono dal continente nero, sono in cerca di salvezza anziché di fortuna, ma si prestano bene, per le loro disgrazie, a “riassumere” un fenomeno che dovrebbe inquietarci tutti, quale che sia la nostra fede politica. Qualcuno, tra i tecnici, ha parlato di “invasione”, ma il termine è stato convenientemente espunto dai dibattiti televisivi: ricorda troppo certi eventi del IV-V° secolo d.C. che furono, anche in quel caso, non assalti programmati, ma gigantesche migrazioni di popoli.

mercoledì 9 settembre 2015

LA BUONA SCUOLA di Lucio Garofalo




LA BUONA SCUOLA
di Lucio Garofalo


 Più vedo all'opera i nuovi presidi, più mi rendo conto che le persone si adattano alla perfezione al loro nuovo ruolo. Sembra che la riforma della figura dirigenziale sia stata varata su misura per loro. Dalle scelte dei collaboratori e dei membri degli "staff" si desume come i nuovi DS preferiscano circondarsi di elementi a loro congeniali, che non arrechino disturbo, degli automi zelanti ed efficienti, meglio ancora se teste poco pensanti, meri esecutori di direttive calate dall'alto.

Del resto, ai nuovi presidi la legge chiede di agire come dirigenti d'azienda. Essi devono organizzare e dirigere le scuole come fossero "aziende". Ormai la scuola è vista e descritta come una "azienduola". Altro che "laboratori di saperi" o "fucine di cultura".
In base al modo in cui i nuovi presidi esplicano simili mansioni manageriali (anche se trovo assurdo tutto ciò) alla fine del ciclo triennale verranno valutati. Come, del resto, noi docenti verremo valutati in virtù delle prestazioni di supporto e collaborazione al DS. Non a caso, i presidi tengono a farlo presente e ribadirlo in occasione dei collegi docenti.

Dunque, mi chiedo: ma un insegnante che intende limitarsi ad espletare il proprio dovere in classe, vale a dire interagendo in modo brillante e proficuo con i propri allievi, facendoli diventare autonomi, menti critiche e via discorrendo, non è da considerarsi un professionista valido o "produttivo", per cui forse conviene che cambi mestiere?. Me lo domando ormai da tempo con una insistenza.

lunedì 7 settembre 2015

A PROPOSITO DI FEMMINISMO E FEMMINILIZZAZIONE DELLA SCUOLA ITALIANA di Lucio Garofalo







A PROPOSITO DI FEMMINISMO E FEMMINILIZZAZIONE DELLA SCUOLA ITALIANA
di Lucio Garofalo




Probabilmente, occuparsi oggi di "femminismo" è addirittura demodé. Nel senso che, per quanto si sollevi un problema reale ed oggettivo, l’approccio rischia di essere già superato e scorretto in partenza. Numerosi segnali indicano in modo inequivocabile come, malgrado la presenza femminile in vari settori lavorativi della nostra società sia in netto aumento, quando si tratta di ruoli decisionali, l’uguaglianza tra i sessi risulta un traguardo ancora distante. 

È innegabile come in tutti gli ambiti lavorativi e sociali i maschi detengano e mantengano a denti stretti le posizioni di maggior prestigio, privilegio e potere. La discriminazione è un dato ancora più evidente quando ci si addentra nel campo della politica, soprattutto ai vertici del potere politico. Tranne rarissime eccezioni, i “boss” dei partiti politici in Italia sono in prevalenza elementi maschili. 
Nel contempo, laddove esiste una netta predominanza femminile, ad esempio nella scuola, il rapporto di potere è inevitabilmente rovesciato: sono in crescente aumento i dirigenti scolastici donna. A tale riguardo mi sono formato alcune convinzioni che, all’apparenza, potrebbero essere invise alle più accese "femministe". 

Mi riferisco alla realtà della scuola italiana, specie nei primi ordini di scolarità: scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. In tale contesto la femminilizzazione è un dato dominante in assoluto: nelle scuole materne, laddove gli elementi maschili sono completamente assenti, o nelle scuole elementari, laddove i maestri costituiscono una netta minoranza. 

Sono convinto che uno dei problemi della scuola italiana (non è l’unico, ovvio) sia proprio l’eccessiva femminilizzazione. Altrove, ad esempio in Francia o in altri stati, nei paesi scandinavi, la presenza maschile è più consistente e, in alcuni casi (ad esempio in Norvegia), addirittura massiccia. La ragione si spiega molto facilmente. In tali paesi gli emolumenti assegnati agli insegnanti sono più appetibili, per cui gli uomini aspirano in maggior numero ai posti di insegnamento, a differenza del nostro paese, dove le retribuzioni alla classe magistrale sono indecenti e miserabili. Lo scarso valore, anche economico, riconosciuto alla professione docente in Italia, deriva in parte proprio dall'eccessiva femminilizzazione della scuola. 

Infatti, le donne che insegnano sono nella quasi totalità madri e mogli impegnate ad attendere alle faccende domestiche ed accudire la prole, relegate in ruoli marginali rispetto ai coniugi, che invece svolgono funzioni più remunerative in termini economici. Per cui le insegnanti che sono anche mogli e madri non hanno tempo o voglia di dedicarsi ad attività sindacali e tantomeno occuparsi di politica. 

Per le stesse ragioni, quando si tratta di scioperare e rivendicare i propri diritti sindacali ed ottenere miglioramenti nella propria condizione lavorativa, le insegnanti (in gran parte mogli e madri) tendono a sottrarsi e disimpegnarsi, per cui il potere contrattuale e sindacale della categoria si è ridotto drasticamente. 
Non a caso le adesioni agli scioperi nel comparto scuola sono più basse che altrove, in fabbrica o in settori dove la presenza maschile è più elevata, come le industrie metalmeccaniche. 

Naturalmente, il mio non è affatto un atto d’accusa nei confronti della presenza femminile nella scuola e nella società italiana. Il mio intento è di ridestare le coscienze assopite, o distratte, delle donne, siano esse insegnanti, madri, mogli o single, poiché l'emancipazione dell'umanità passa anche attraverso l’affrancamento effettivo delle donne dalla condizione di marginalità o subalternità a cui ancora sono in gran parte costrette nella società, in alcuni ambiti professionali, ma ancor più sul terreno politico-decisionale.


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