APPUNTI PER UNA STORIA
DEL TROTSKISMO
di Stefano Santarelli
Prima parte
Recentemente Franco Ferrari, un dirigente di Rifondazione Comunista, ha scritto un testo estremamente interessante sul trotskismo, indiscutibilmente la corrente più dinamica del movimento comunista: "Il trotskismo internazionale".
Questo testo rappresenta in fondo una anomalia nel nostro mercato editoriale: infatti è la prima vera storia del trotskismo scritta da un italiano il quale per di più non viene da questa corrente politica e forse proprio per tale motivo questo testo si caratterizza per la sua imparzialità anche se con alcune omissioni che sono però giustificabili.
Questo testo rappresenta in fondo una anomalia nel nostro mercato editoriale: infatti è la prima vera storia del trotskismo scritta da un italiano il quale per di più non viene da questa corrente politica e forse proprio per tale motivo questo testo si caratterizza per la sua imparzialità anche se con alcune omissioni che sono però giustificabili.
Indiscutibilmente il saggio di Ferrari
è ostico, ma non certamente per colpa dell’autore. La colpa è
proprio dei trotskisti stessi che con le loro diatribe interne
culminate in varie scissioni ed unificazioni, in verità più le
prime che le seconde, rendono di difficile comprensione anche per gli
addetti ai lavori la loro storia.
Come afferma giustamente Ferrari:
“Questa tendenza alla frammentazione deriva da vari fattori, in
parte comuni ad altre correnti dell’estrema sinistra. Lo scarso
insediamento sociale e l’elevato tasso di ideologizzazione tendono
a radicalizzare i conflitti ed a procurare rotture organizzative. Ma
per i trotskisti influisce un elemento in più. E’ un aspetto
costitutivo dell’identità politica del trotskismo la necessità di
appartenere ad una organizzazione internazionale, con l’obiettivo
ambizioso di dar vita ad un vero e proprio “partito mondiale”.
Questo fatto ha favorito il moltiplicarsi delle divisioni,
intrecciando in esse fattori nazionali e internazionali. Ogni gruppo
nazionale che raggiunge dimensioni significative tende a dar vita ad
una propria corrente internazionale più o meno strutturata,
stimolando la costituzione di nuovi gruppi in altri paesi e
alimentando nuove scissioni.”













