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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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martedì 27 dicembre 2011

José Gervasio Artigas, il federalista libertario, di Riccardo Achilli




Con libertád, no ofendo ni temo

Introduzione

José Gervasio Artigas, considerato il libertadór del Cono Sud del continente latinoamericano, è una figura storica sicuramente meno conosciuta rispetto a Simón Bolivar, ma altrettanto importante, e ben più importante di quanto gli stessi uruguaiani, che lo considerano l'eroe della loro indipendenza, pensino, proprio perché la sua opera politica andò ben oltre l'obiettivo di ottenere l'indipendenza per l'Uruguay (l'allora provincia della Banda Oriental del Viceregno spagnolo del Rio de la Plata).
L'obiettivo dell'articolo non è tanto quello di ripercorrere la biografia di Artigas, quanto quello di dimostrare che i suoi insegnamenti avrebbero potuto cambiare le sorti del Cono Sud del continente, ed anche dell'America Latina, se fossero stati seguiti fino in fondo, se Artigas non fosse stato, di fatto, sconfitto nella sua battaglia politica.

I primi anni

José Gervasio Artigas Arnal nasce a Montevideo il 19 giugno 1764, da una famiglia della borghesia coloniale spagnola. Suo padre era latifondista e alto funzionario del Viceregno del Rio de La Plata, essendo stato anche capitano delle guardie di Montevideo.
La situazione politica della Spagna e delle sue colonie americane era già critica nell'anno in cui nacque Artigas. La politica riformista di Carlo III stava certamente innescando una modernizzazione della Spagna, introducendo i primi germi di una possibile rivoluzione industriale, accompagnati da un processo di laicizzazione dello Stato e della cultura, sotto la spinta dell'illuminismo, ma la sua politica estera era disastrosa, e accelerò di fatto la disgregazione dell'impero coloniale spagnolo. La borghesia creola aspirava già da tempo ad una maggiore indipendenza dal Regno, ed in particolare quella del Rio de la Plata e delle pampas argentine ed uruguaiane, che si arricchiva con il commercio del bestiame e dei suoi prodotti, e che di fatto era penalizzata sia dalle politiche protezionistiche attuate dalla metropoli a tutela dell'agricoltura nazionale, sia dal permanente stato di conflitto fra Spagna e Portogallo, che si traduceva in un ostacolo al commercio di bestiame nel vicino Brasile. Le politiche di Carlo III aggravarono la situazione. Il forte legame fra Carlo III e la corona francese lo condusse ad un confronto frontale, e perdente, con la Gran Bretagna, che finì per indebolire molto la residua potenza militare e navale spagnola, aprendo la strada ad una crescita dei commerci diretti, ed illegali, fra colonie spagnole e Gran Bretagna, che proprio nelle piazze mercantili e portuali di Buenos Aires e di Montevideo trovava una proficua testa di ponte. La sconfitta di Carlo III nel tentativo di strappare le Isole Malvine ai britannici, nel 1770, ne minò gravemente il prestigio agli occhi della sempre più inquieta ed indipendentista borghesia rurale del Rio de La Plata.
La riorganizzazione dell'agricoltura spagnola, ed il suo forte sviluppo, grazie alle riforme rurali avviate da Carlo III e dal suo Ministro Campomanes, contribuirono a ridurre ulteriormente gli spazi di mercato per gli allevatori ed i commercianti di bestiame delle Pampas e dei porti di Buenos Aires e di Montevideo. La politica anticlericale perseguita da Carlo III in patria contribuì ulteriormente a saldare una alleanza anti spagnola fra borghesia rurale e commerciale e clero nelle colonie (specie i gesuiti, particolarmente attaccati da Carlo, e particolarmente presenti e radicati in America Latina). La liberalizzazione del commercio con le colonie decisa nel 1778 è, peraltro, insufficiente a contenere le ambizioni della borghesia coloniale, oramai inesorabilmente in contrasto con quelle della metropoli. Se il commercio proveniente dalle Americhe viene aperto a nuovi porti ed a nuove imbarcazioni, e se vengono fortemente ridotti i dazi doganali per le esportazioni dalle colonie verso la Spagna, viene confermato il divieto assoluto di commerciare con altre potenze coloniali diverse dalla Spagna, ostacolando così una importante fonte di introiti per i latifondisti del Rio de la Plata, e spingendoli ad utilizzare il contrabbando per vendere bestiame e carne ai portoghesi del Brasile ed agli inglesi. Inoltre, il divieto di importare nelle colonie beni non spagnoli ostacolò il tentativo di introdurre razze bovine di origine britannica, molto più produttive delle vacche di razza iberica sino a quel momento utilizzate. Inoltre, gli elevati, ed odiati, prelievi fiscali che la metropoli esigeva dalla borghesia creola rimasero pressoché immutati. L'incosciente appoggio che Carlo III fornì alla rivoluzione statunitense del 1779, nella vana speranza che ciò avrebbe indebolito i nemici britannici, non fece che incoraggiare ulteriormente le ambizioni indipendentiste dei creoli. Le idee illuministiche di libertà ed eguaglianza fra gli uomini, che avrebbero soffiato, di lì a poco, sulla Rivoluzione francese, andavano a cementare una solida base ideologica per la nascente borghesia, al di qua ed al di là dell'Atlantico.
In questo contesto di crescente inquietudine ed indebolimento del potere coloniale crebbe il giovane Artigas, che, dopo aver ricevuto una educazione religiosa di base in città, dai 12 anni si trasferì permanentemente nell'azienda agricola del padre. In odio alla corona spagnola, come molti suoi coetanei della stessa estrazione sociale, si diede attivamente al contrabbando di bestiame e pelli con i portoghesi, ma strinse anche relazioni di amicizia con le tribù di indios charrùa sempre più emarginate ed impoverite dall'espansione del latifondo, decimate dal vaiolo e dall'alcolismo, sempre più precarie nella loro stessa sopravvivenza etnica. Arrivò addirittura a vivere con loro, sposandone una donna, che gli darà un figlio, Manuel (soprannominato Caciquillo) nel 1786 e conquistandosi in tal modo la profonda disapprovazione dei genitori e l'espulsione “de facto” dalla società creola dell'epoca.
In questa fase pre-politica di ribellismo giovanile, Artigas avrà modo di entrare in contatto, stringendo legami profondi con gli strati sociali che saranno la base della sua successiva azione politica e militare: i gauchos, essenzialmente lavoratori della pastorizia nullatenenti, generalmente di sangue misto, addetti al lavoro faticoso, pericoloso e praticamente non pagato di sorvegliare e curare il bestiame dei latifondisti, e di condurlo nelle lunghe transumanze stagionali; i negri, addetti a lavori agricoli servili di bassa qualificazione, sia nel Brasile portoghese che nelle aree dell'Uruguay occupate e colonizzate, di volta in volta, dai portoghesi, nella loro infinita lotta con gli spagnoli per il controllo della strategica provincia della Banda Oriental (così si chiamava, in epoca coloniale, l'attuale territorio dell'Uruguay), ricca dal punto di vista agricolo, ma soprattutto importante per controllare la costa settentrionale del Rio de La Plata, il vero e proprio portale di ingresso per i commerci marittimi con le ricche aree minerarie della Bolivia, del Perù e del Cile settentrionale, i miserabili mezzadri al servizio dei ricchi latifondisti, gli indios charrúa, veri e propri paria dell'Uruguay coloniale, isolati in riserve sempre più ristrette, e sovente utilizzati per lavori servili o lavori agricoli pesanti. Tale fase giovanile di Artigas è quindi fondamentale, perché lo mette in contatto con le condizioni di miseria e sfruttamento delle campagne del suo paese, e perché tali categorie sociali ed etniche diverranno il riferimento della sua azione politica, e costituiranno la base del suo esercito.

L'ingresso in politica

L'ingresso in politica di Artigas avviene dopo una prima fase di imborghesimento: nel 1790 sposa una spagnola, Isabel, dalla quale avrà quattro figli (avendone avuto un altro da una relazione extraconiugale, che nonostante lo scandalo fu protetto ed educato dai genitori di Artigas stesso), nel 1797 entra come soldato nella milizia spagnola, con compiti di contrasto ai tentativi di avanzata portoghesi, e di polizia di confine, arrivando quindi a reprimere i contrabbandieri con i quali aveva fatto combriccola in gioventù. L'anno successivo si imbatte in un nero fatto prigioniero dai portoghesi e ridotto in schiavitù, Joaquin Lenzina, soprannominato “El Negro Ansina”, lo acquista per restituirgli la libertà, e ne farà il suo luogotenente e migliore amico. Quasi tutte le informazioni biografiche su Artigas vengono infatti dagli scritti del Negro Ansina.
La prima occasione di formarsi un nucleo di combattenti a lui fedeli arriverà nel 1806, quando i britannici, tentando di approfittare del continuo indebolimento del controllo coloniale della Spagna, ed in particolare degli effetti devastanti della sconfitta navale a Trafalgar, che aveva di fatto annullato il potere navale spagnolo, e quindi azzerato la possibilità, per la Spagna, di difendere le rotte marittime commerciali con le sue colonie, e finanche di proteggere le coste americane da aggressioni navali, attaccarono Buenos Aires, conquistandola. Il disegno britannico divenne quindi palese: dopo aver sostenuto gli sforzi indipendentisti della borghesia creola, l'obiettivo era quello di sostituire il colonialismo spagnolo con un nuovo padrone. Artigas, a capo di un piccolo esercito di 300 uomini mal armati, diede man forte a Pueyrredòn nella sua riconquista della città. Venne quindi promosso a primo capitano della milizia reale di Montevideo. Alla morte di Isabel, contrae matrimonio con una sua cugina, Rafaela Rosalia, da cui avrà tre figli.
Ma la politica stava reclamando Artigas. Nel 1808, Napoleone, approfittando della lotta per il trono fra Carlo IV e suo figlio (il futuro Fernando VII) e della presenza di truppe francesi in terra spagnola, garantita dal trattato di Fontainebleau, occupò di fatto il Paese, imponendo al trono suo fratello Giuseppe Bonaparte, e facendo prigionieri Carlo IV e Fernando VII. Tale atto di forza precipitò nel caos il Paese, già inquieto per una gravissima crisi dell'agricoltura, innescando una guerra di liberazione nazionale contro i francesi. Il caos in cui precipitò la metropoli si tradusse in una opportunità eccezionale per le mire indipendentiste delle borghesie coloniali americane. Il 25 Maggio 1809 si produsse la prima insurrezione nella città boliviana di Chuquisaca, l'attuale Sucre (la Bolivia, come la Banda Oriental, l'Argentina, il Paraguay, il Perù ed il Cile, faceva parte dello sterminato territorio del Viceregno del Rio de La Plata, con capitale Buenos Aires). Da tale episodio si fa nascere la guerra di indipendenza ispanoamericana. Esattamente un anno dopo, il 25 Maggio 1810, il vicerè Cisneros viene deposto a Buenos Aires, e sostituito da una Giunta cittadina. Il potere spagnolo, quindi, si trasferì da Buenos Aires a Montevideo, nominando come nuovo vicerè Francisco de Elío.
Artigas, nel frattempo, era ancora ufficiale delle truppe reali, ed in tale qualifica venne sconfitto in una campagna militare nella quale cercò di recuperare alla corona spagnola l'attuale provincia argentina di Entre Rios. Tuttavia, l'esigenza dei ribelli di disporre di comandanti militari abili, anche se con un passato da lealisti, fece sì che la Giunta di Buenos Aires, capeggiata da Mariano Moreno, gli chiedesse esplicitamente di passare dalla parte degli insorti ad agosto del 1810. Artigas rispose a tale invito nel febbraio del 1811, disertando dalla guarnigione spagnola di Colonia, e raggiungendo Buenos Aires, per mettersi al servizio degli insorti, che gli diedero il grado di tenente colonnello, 150 uomini e 200 pesos per avviare la difficile impresa di liberare la Banda Oriental dal controllo spagnolo. L'11 Aprile, con il Proclama di Mercedes, Artigas assume il comando della rivoluzione nella Banda Oriental, ancora in nome e per conto della Giunta di Buenos Aires, e nel successivo mese di maggio sconfigge gli spagnoli a Las Piedras, avviando l'assedio di Montevideo. Nel 1812, convoca un congresso a Maroñas, in cui proclama l'autonomia della Banda Oriental dal governo di Buenos Aires, da garantire tramite un assetto federalista, che avrebbe dovuto estendersi a tutte le Province Unite del Rio de La Plata.
Tale atto è particolarmente significativo: da un lato evidenzia come non sia corretto limitare il ruolo di Artigas a quello di liberatore del solo Uruguay, dato che i suoi obiettivi politici riguardavano l'intero Viceregno, dall'altro la richiesta artiguista di autonomia federale della Banda Oriental da Buenos Aires costituisce un atto di sfida alla Giunta, dalla quale si verificherà un processo di distacco sempre più forte. Con il collasso del potere spagnolo, infatti, si iniziavano a delineare due fronti contrapposti all'interno degli insorti. Da un lato, la borghesia mercantile di Buenos Aires, legata ai traffici portuali di esportazione di prodotti agricoli, carni e pelli, e sostenuta dalla Gran Bretagna, impaziente di sostituirsi alla Spagna nel controllo del Rio de La Plata, spingeva per un assetto costituzionale fortemente centralista per le neonate Province Unite del Rio de La Plata, al fine di disporre degli strumenti di politica economica atti a spostare a proprio favore il valore aggiunto della ricchezza agricola e zootecnica del Paese; dall'altro, la borghesia rurale e latifondista, che spingeva per un assetto fortemente federalista, che le garantisse i margini di autonomia per negoziare a proprio vantaggio i prezzi di vendita dei suoi prodotti agli esportatori “porteños”.

Il contrasto con i centralisti di Buenos Aires

Con la sua presa di posizione, Artigas diede alla Giunta di Buenos Aires l'impressione di schierarsi dalla parte dei suoi avversari federalisti, anche se la realtà era molto più complessa, e in ciò risiede l'interesse storico di questo personaggio: egli, infatti, non era né dalla parte dei centralisti né da quella dei latifondisti federalisti, in quanto il suo progetto di riforma agraria, come meglio si vedrà nel prosieguo, era mirato proprio a frantumare il latifondo, mediante un ampio processo di redistribuzione della terra ai contadini più poveri e bisognosi. Ma la Giunta non era in vena di fare sottigliezze politiche, ed interpretò la richiesta federalista di Artigas come un atto di inimicizia. Tramò allora con il vicerè Elío, asserragliato dentro la Montevideo assediata, e negoziò un cessate il fuoco ed il riconoscimento dell'indipendenza, in cambio del ritiro delle truppe porteñe dalla Banda Oriental. Artigas, che a quel punto diveniva scomodo, venne nominato governatore in una piccola località della remota provincia di Misiones.
Indignato da questo tradimento delle istanze indipendentiste degli orientales, Artigas diede una impressionante prova del suo carisma fra gli abitanti del futuro Uruguay. Organizzò infatti un esodo di massa di circa 16.000 persone (praticamente quasi tutta la popolazione creola che abitava la Banda Oriental dell'epoca) attraversando con il suo popolo il fiume Uruguay ed impiantandosi vicino all'attuale città argentina di Concordia, dove di fatto creò dal nulla una repubblica indipendente, il cui territorio abbracciava, oltre che la Banda Oriental, anche l'attuale provincia argentina di Entre Rios, che i suoi seguaci occuparono rapidamente. Tale episodio è noto, nella storia, con il nome di “Redota”. Iniziò inoltre a crearsi una rete di alleanze con i cacicchi rurali e federalisti di altre province, in particolare di quella di Corrientes, facendo causa comune contro il nemico, identificato nella Giunta di Buenos Aires. Artigas fu nominato “protettore dei popoli liberi” dai suoi seguaci, e dai cacicchi rurali che ne accettarono l'autorità, ed il suo esercito era composto da gauchos, indios, negri liberati dalle piantagioni portoghesi dell'Uruguay settentrionale, braccianti agricoli senza terra. Gente che vedeva in Artigas una occasione di riscatto sociale.
La Giunta fu costretta a riconoscere Artigas come interlocutore, e nel 1813, all'atto di nominare i rappresentanti della Banda Oriental che avrebbero partecipato all'Assemblea costituente convocata a Buenos Aires, Artigas dettò le sue condizioni, che, chiaramente influenzate dalla rivoluzione americana e da quella francese, prevedevano, per l'organizzazione del nuovo Stato delle Province Unite del Rio de La Plata:
a) la garanzia della più totale indipendenza dalla Spagna, e la cessazione di ogni patto con i suoi residui rappresentanti;
b) un patto di confederazione fra le province, con un vincolo di mutua assistenza ed aiuto e la garanzia di amplissime autonomie a livello provinciale;
c) la più completa libertà civile e religiosa;
d) l'assoluta eguaglianza di diritti e doveri fra cittadini;
e) il diritto alla libertà ed alla sicurezza dei cittadini;
f) l'organizzazione in forma repubblicana della confederazione;
g) l'ubicazione della capitale federale fuori da Buenos Aires.
E' quindi già chiaro il disegno federalista, e per certi versi libertario, del pensiero politico di Artigas. Una impostazione simile verrà successivamente, come si vedrà, arricchita da elementi redistributivi e di giustizia sociale, fino a comporre un quadro di un pensiero libertario, avverso agli interessi della nascente borghesia latinoamericana, che si sarebbe presto convertita in borghesia compradora, nonché a quelli di chi, in una logica neocoloniale (come la Gran Bretagna, e successivamente gli USA) mise le mani sull'indipendenza latinoamericana, di fatto cancellandola per molto tempo, talché solo negli ultimi vent'anni si può parlare di un vero recupero di indipendenza e sovranità da parte dell'America Latina.
Ad ogni modo, la borghesia porteña non poteva accettare simili richieste, così come gli stessi latifondisti orientali iniziavano a comprendere che le idee di quest'uomo, e la sua base popolare di consenso, ne avrebbero minato gli interessi. Con un pretesto legale, si negò legittimità ai rappresentanti di Artigas, e si tramò con il latifondista orientale José Rondeau per inviare nuovi rappresentanti della Banda Oriental, tutti avversi ad Artigas e favorevoli agli interessi della borghesia rurale orientale. In risposta, Artigas abbandonò, a gennaio del 1814, l'assedio di Montevideo, che conduceva insieme alle truppe di Buenos Aires, e lanciò una serie di campagne militari, fra le province della Banda Oriental, di Misiones e di Entre Rios, per allargare la porzione di territorio che controllava con la sua repubblica “de facto”. La spedizione di truppe inviata da Buenos Aires per fermarlo venne distrutta nella battaglia di Entre Rios, dal suo luogotenente, Eusebio Hereñú.
Di conseguenza, il Direttore Supremo delle Provincie Unite del Rio de La Plata, Gervasio Posadas, emise, l'11 febbraio 1814, un decreto che definiva Artigas “traditore della Patria”, “infame”, “fuorilegge”, mettendo sulla sua persona una taglia di 6.000 pesos, se fosse stato catturato “vivo o morto”.

Il pensiero politico di Artigas e la sua innovatività

Nel frattempo, Artigas andava avanti nella costruzione della sua repubblica de facto, incurante delle minacce di morte provenienti da Buenos Aires. Ampliò il territorio sotto il suo controllo anche alla città di Montevideo, liberata nel 1815 dal suo generale, Fructuoso Rivera. Il successore di Posadas, Alvear, cercò di limitare la crescente influenza di Artigas su tutta l'Argentina, offrendogli l'indipendenza della Banda Oriental in cambio dell'abbandono delle restanti province sotto influenza artiguista, ma questi rifiutò, ed anzi aiutò i cacicchi delle province di Corrientes e di Santa Fe a liberarsi definitivamente dall'influenza di Buenos Aires. A maggio del 1815, Artigas stabilì il suo accampamento, e la capitale della sua repubblica de facto, a Purificación, vicino all'attuale città uruguaiana di Paysandú. E' utile riprodurre la descrizione che ne fece il commerciante di pelli scozzese John Robertson, per comprendere quale fosse il clima che si respirava: “aveva circa 1.500 seguaci straccioni, che operavano sia come fanti che come cavalieri. Erano indios tirati fuori, soprattutto, dai decadenti siti dei gesuiti, cavalieri ammirevoli e induriti da ogni tipo di privazione e fatica. Le fertili pianure di Entre Rios e della Banda Oriental fornivano sufficiente erba per i suoi cavalli, e abbondante bestiame per nutrirsi. Non avevano bisogno di nient'altro. Giacchetta e un poncho stretto alla cintura a mò di kilt, mentre un altro pendeva dalle spalle, completavano, con il berretto di paglia e gli stivali, i grandi speroni, la spada, lo schioppo ed il coltello, l'abbigliamento artiguista. Il suo accampamento era formato da file di tende di pelle e di casette di fango. E queste, insieme ad una mezza dozzine di casupole di aspetto migliore, costituivano l'accampamento di Villa de Purificación”.


L'estensione territoriale
della Lega dei Popoli Liberi



Il 29 Giugno 1815 Artigas convoca a Concepción del Uruguay il primo congresso dei popoli liberi, per dare una forma più organizzata al suo Stato, con rappresentanti eletti a suffragio universale e scrutinio segreto da tutti i cittadini delle diverse province aderenti. L'obiettivo era quello di “definire l'organizzazione politica dei popoli liberi, il commercio interprovinciale ed estero, il ruolo delle comunità indigene nell'economia, la politica agraria e la possibilità di estendere la confederazione dei popoli liberi al resto dell'ex Viceregno del Rio de La Plata”. In tale congresso, Artigas precisò una volta per tutte che il suo obiettivo non era quello di una limitata indipendenza della sola Banda Oriental, ma si estendeva all'intero territorio dell'ex Viceregno del Rio de La Plata, da riconfigurare su basi confederali (“nemmeno per sogno mi faccio portatore di una idea di indipendenza nazionale”, ebbe a dire). Le province che formavano già la confederazione dei popoli liberi sotto il controllo artiguista (ovvero la Banda Oriental, e le attuali province argentine di Entre Rios, Misiones, Cordoba, Corrientes e Santa Fe) si proclamarono indipendenti da ogni forma di controllo esterno, ed invitarono le rimanenti province argentine ad aggregarsi a loro in un sistema confederato. Artigas inviò quattro delegati a Buenos Aires con la seguente dichiarazione “la sovranità specifica dei popoli sarà dichiarata ed ostentata, come unico oggetto della nostra rivoluzione; l'unità confederale dei popoli e l'indipendenza non solo dalla Spagna ma da qualsiasi altro potere esterno...” Per tutta risposta, il Direttorato di Buenos Aires arrestò i delegati ed inviò truppe per invadere Santa Fe.
Nel medesimo congresso, si realizzò la prima riforma agraria di tutta la storia latinoamericana, mediante il “Regolamento Provvisorio per lo Sviluppo delle Campagne”, il cui motto era “que los más infelices sean los más privilegiados”. Si conferisce ai sindaci il potere di requisire le terre dei latifondi, per redistribuirle fra i contadini più poveri, con priorità di accesso ai nullatenenti ed ai più bisognosi, in particolare “i negri liberi, i “zambos” (persone di ascendenza mista nera ed india) della stessa condizione, gli indios ed i creoli in condizioni di povertà, diverranno assegnatari di terre, se con il loro lavoro e la loro onestà propendono alla loro felicità personale, e a quella dell'intera provincia. Si assegneranno terreni altresì alle vedove povere e con prole. Chi ha famiglia a carico avrà priorità sugli scapoli”. Viene stabilita la superficie massima di terreno assegnabile, al fine di evitare diseguaglianze.
Per assicurarsi che le assegnazioni di terre siano effettuate a favore di gente laboriosa e non a parassiti, si stabilisce che “entro due mesi dall'assegnazione, gli assegnatari dovranno aver costruito un rancho e due recinti. In caso di negligenza, i medesimi terreni saranno riassegnati ad altri vicini più laboriosi e benefici per la provincia”.
I terreni requisiti sono quelli di proprietà dei “cattivi europei” (ovvero degli spagnoli, o dei creoli che riconoscano ancora l'autorità della corona spagnola) e “degli ancor più cattivi americani” (ovvero i latifondisti) facendo però parziale eccezione per chi ha famiglia a carico, cui sarà comunque garantita una porzione di terreno sufficiente a sopravvivere. Al fine di evitare violenze inutili, si proibisce ai beneficiari di ripartirsi da soli terre e bestiame dei latifondi smembrati, prevedendo l'obbligo della presenza di un magistrato in tali occasioni. Si proibisce in modo severo qualsiasi atto vandalico contro i latifondisti espropriati, per la parte di beni che rimangono di loro proprietà, e si stabilisce un vero e proprio regime repressivo nei confronti di “vagabondi, malfattori – non nel senso di criminali, ma di persone pigre o non laboriose - e disertori che vagano per le campagne”, per i quali è previsto non il carcere, ma l'arruolamento obbligatorio nell'Esercito.
Al fine di eliminare l'endemico fenomeno di furto di bestiame, e le violenze, anche molto feroci, che si accompagnano a tale atto, viene inoltre previsto l'obbligo di marchiatura del bestiame di proprietà, istituendo un registro provinciale dei marchi, e si proibisce nella forma più assoluta qualsiasi atto di appropriazione, o di uccisione, di bestiame non marchiato. Nel “Far West” delle pampas di quell'epoca, si tratta di un progresso di civiltà di grande importanza.
Accanto alla riforma agraria, si delinearono i lineamenti del futuro sistema scolastico, che avrebbe dovuto essere “universale, senza distinzione di classe né di etnia”. Si forma anche un abbozzo di Stato sociale, con la previsione di erogazione di pensioni agli ex combattenti ed alle vedove o ai figli di combattenti caduti, qualora versassero in condizioni di povertà.
Infine si delinearono i tratti essenziali dell'architettura istituzionale del nuovo Stato, che avrebbe dovuto essere una confederazione di province libere, ciascuna delle quali amministrata da un alcalde de provincia e da alcaldes locali. Ogni provincia avrebbe dovuto avere la sua propria costituzione ed un proprio esercito, ed un governo locale competente per gli affari interni. Tuttavia, l'ordinamento politico era appena abbozzato. I lineamenti generali erano i seguenti:
a) l'obbligo di mutua assistenza e mutua difesa da aggressioni esterne da parte delle province che liberamente aderivano al patto;
b) l'obbligo per i governi provinciali e per quello nazionale di rispettare la tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario);
c) l'obbligo della forma repubblicana e il divieto di forme di “dispotismo militare” (ciò è praticamente una dichiarazione di principio, atteso che i caudillos provinciali che aderivano alla Lega erano di fatto capi militari, e che si consentiva a ciascuna provincia di dotarsi del proprio esercito);
d) il ricorso ad elezioni a suffragio universale per nominare i rappresentanti delle istituzioni;
e) il diritto per ogni provincia di avere il suo governo, la sua milizia e la sua costituzione, oltre che il diritto di proporre modifiche alla costituzione nazionale, e di disporre di ogni potere per auto-amministrarsi, rimanendo al governo confederale soltanto il disbrigo delle faccende di comune interesse (essenzialmente la politica monetaria e quella doganale, atteso che la difesa e la politica estera erano largamente delegate alle competenze di ogni provincia);
f) l'obbligo per i governi provinciali di rispettare la libertà, l'uguaglianza e la sicurezza dei cittadini;
g) il divieto di imposizione di tasse per commerci interprovinciali, e l'istituzione di un regime doganale unico, nell'ovvio tentativo di creare in tal modo un mercato unico, analogo alla futura CEE;
h) la possibilità (mai realizzatasi) di riconoscere riserve di territori ai popoli indios, che avrebbero dovuto essere auto- amministrate dagli stessi.
In buona sostanza, la combinazione di federalismo estremo, democrazia (anche in forme dirette, come quelle in teoria previste per le comunità di indios autogestite), giustizia sociale, egualitarismo nei diritti e nei doveri, sia di classe che di etnia, rappresentavano, in un'epoca in cui i principi del marxismo, dell'anarchismo e del libertarismo non erano ancora stati formulati, ed in cui l'influenza culturale dominante era quella dell'illuminismo, quanto di più rivoluzionario ci si potesse attendere. Di fatto l'idea di Artigas combinava i principi del contratto sociale di Rousseau con quelli repubblicani e di separazione fra i poteri di Montesquieu e con i principi federalisti sorti dalla Rivoluzione statunitense. Questa combinazione era quanto di più “rivoluzionario” ci potesse essere in quell'epoca, perché moderava la spinta potenzialmente autoritaria e robespierrista del concetto rousseauiano di “volontà generale” con le garanzie democratiche e liberali date, da un lato dall'assetto repubblicano e dalla separazione fra i poteri, e dall'altro dal disegno federalista (il federalismo di Artigas è anche più estremo di quello statunitense, e di conseguenza di quello della futura Repubblica Argentina, che scopiazzerà in larga misura la Costituzione degli USA).
Il tutto poi è accompagnato da un forte spirito redistributivo e sociale, e da una chiara ostilità nei confronti del razzismo e dello sfruttamento contro neri, zambos ed indios, che in qualche modo fa di Artigas un vero e proprio innovatore del pensiero della sua epoca. Egli infatti supera la mera denuncia dello schiavismo fatta da Montesquieu e Condorcet, perché arriva ad equiparare in modo esatto i diritti (ad es. il diritto alla terra o all'educazione) di tutte le etnie. Un concetto cui l'illuminismo non arrivò in modo definitivo ed esplicito (trovando in Voltaire, ad esempio, un convinto razzista), e che faticò ad imporsi, nel successivo secolo e mezzo, nell'Europa dedita al colonialismo e negli stessi Stati Uniti. Un concetto che superò anche quanto fece Simon Bolivar, che durante la sua fase di dittatore del Perù ripristinò il tributo indigeno, e promuovette un processo di liberazione dalla schiavitù piuttosto limitato (anche se gli va ascritta l'abolizione della mita, sorta di odiosa servitù delle gleba a carico delle popolazioni indie).


La bandiera della Confederazione dei Popoli Liberi


Il declino e la fine




Il pensiero di Artigas era talmente rivoluzionario, che riuscì a creare un blocco unito di oppositori, dai centralisti di Buenos Aires ai latifondisti rurali, passando per i caudillos, inizialmente suoi alleati, ed ora gelosi del suo carisma e potere. Nel 1816, un grosso esercito luso-brasiliano, alleato degli interessi britannici nell'area (interessi ovviamente opposti a chi predicava l'indipendenza da qualsiasi potere esterno, in nome della libertà dei popoli, come Artigas), invase la Banda Oriental, con il tacito consenso degli avversari interni di Artigas. Quest'ultimo lottò come un leone con i suoi luogotenenti (fra i quali un indio guaranì, Andrés Guazurary, soprannominato “el indio Andresito”) mentre Fructuoso Rivera, personaggio vile ed infame, dalle mani grondanti di sangue indio, tradì Artigas, ed arrivò a cospirare contro la vita stessa del libertadór, insieme alla élite latifondista della Banda Oriental, nel famigerato “club Barón”, creato dai luso-brasiliani e largamente infiltrato dalla massoneria. Nonostante una superiorità militare schiacciante, i luso-brasiliani ed i traditori orientali furono costretti a combattere contro le forze artiguiste, almeno fino al 1820, quando con la definitiva sconfitta di Tacuarembó, Artigas ed i suoi superstiti fuggirono in esilio, per non tornare mai più.


Il traditore Fructuoso Rivera


Nel frattempo, i caudillos delle altre province della confederazione artiguista, sfruttando la debolezza di Artigas, si resero indipendenti, chiudendo di fatto l'esperimento della Lega dei Popoli Liberi, scendendo a patti con Buenos Aires. Francisco Ramirez, il caudillo di Entre Rios, arrivò addirittura a combattere contro le residue forze artiguiste. Artigas si rifugiò in Paraguay, protetto dal dittatore Rodriguez de Francia, senza più né famiglia né seguaci, accompagnato solo dal fedele amico Negro Ansina, senza più avere alcun ruolo politico di alcun tipo. Nel 1825 conosce la paraguayana Clara Gómez Alonso, che sarà la sua compagna fino alla fine, e che gli darà il suo ultimo figlio nel 1827.
Nemmeno nel 1828, quando l'Uruguay divenne finalmente indipendente, sotto gli auspici della Gran Bretagna, che voleva fortemente un piccolo Stato-cuscinetto fra Brasile ed Argentina, per meglio condurre la sua politica neocolonialista del “divide et impera”, gli fu consentito di tornare nella sua madre-patria. Il primo presidente, José Rondeau, era infatti esponente dei latifondisti, e suo acerrimo nemico. Il secondo presidente fu Fructuoso Rivera, il traditore, fondatore del partido colorado, la cui presidenza è conosciuta soprattutto per l'orrendo genocidio degli indios charrúa, che Artigas aveva protetto e difeso, e che furono letteralmente fatti sparire dalla faccia della terra da questo infame traditore ed assassino, non degno nemmeno di essere paragonato ad Adolf Hitler, e che ancora oggi, purtroppo, viene considerato, non si sa a quale titolo, eroe nazionale in un Paese, come l'Uruguay, che ha memoria corta e anche molta coda di paglia.
Nel 1840, pur senza aver commesso alcunché, essendosi limitato a fare il semplice contadino, e senza tener conto della sua età oramai avanzata, Artigas fu incarcerato per qualche settimana dal nuovo dittatore paraguayano, Carlos Antonio López. Solo nel 1841, quando oramai Artigas era troppo vecchio per nuocere, in un evidente tentativo di ripulirsi l'immagine, Fructuoso Rivera gli offrì di tornare in Uruguay, ma il generale rifiutò sdegnosamente la proposta ipocrita (si dice che restituì la busta con l'offerta di Rivera senza nemmeno averla aperta) sia per non contribuire a riabilitare un traditore, sia per non fornire supporto ad un progetto politico, quello di una pseudo-indipendenza dell'Uruguay sotto protettorato britannico e governata da una borghesia di massoni, che non era mai stato il suo progetto politico, e che anzi aveva contrastato con tutte le sue forze. Morì ad Asunción il 23 settembre 1850, circondato dall'affetto dei paraguayani. Gli indios guaraní del Paraguay, che lo conobbero da sconfitto in esilio, lo chiamarono “Karay Guazù” (Grande Signore) ed Oberavà Karay (Signore che Risplende). Un albero di Ibirapitá verrà piantato nel 1911 ad Asunción, in ricordo di Artigas. Solo nel 1856 il suo Paese gli rese i dovuti onori, con la sepoltura ufficiale nel Panteon nazionale.
Un visitatore, Larrañaga, lo descrisse così, all'apice del suo successo: “ci ricevette senza alcuna etichetta. Non somigliava in niente ad un generale: il suo abito era da contadino, e molto semplice; pantaloni e giacchetta azzurri senza alcun fregio, scarpe e calzini bianchi di cotone; cappello rotondo con imbottitura bianca e un cappotto erano i suoi unici ornamenti, ed il tutto era povero e logoro. La sua conversazione è attraente, parla piano e in modo posato; non è facile sorprenderlo in larghi ragionamenti, poiché riduce le difficoltà a poche parole, e con la sua esperienza possiede uno straordinario dono di fare previsioni. Conosce profondamente il cuore umano, ed in particolare quello dei nostri contadini. Tutti lo circondano e lo seguono con amore, nonostante il fatto che, accanto a lui, vivano nudi e pieni di miseria, non perché privi di risorse, ma per non opprimere le popolazioni con tributi, e preferendo abbandonare i propri incarichi, piuttosto che vedere non rispettati i suoi ordini”.
La storia non si fa con i “se”, e non è facile dire cosa sarebbe avvenuto “se” l'esperimento artiguista di Confederazione di Popoli Liberi fosse sopravvissuto ai suoi nemici interni ed esterni. E' però possibile affermare che, probabilmente, quel modello, basato sulla rivendicazione di una assoluta autonomia da qualsiasi potere esterno, avrebbe contribuito a formare una coscienza latinoamericana più forte, quindi a resistere meglio alle aggressioni imperialistiche esterne, prima britanniche e poi statunitensi, e probabilmente, grazie al suo forte contenuto sociale, avrebbe contribuito a formare un esempio di coesistenza pacifica ed egualitaria fra diverse etnie, e di giustizia sociale, in un continente che avrebbe invece continuato, ed in parte tuttora continua, ad essere martoriato da profonde ingiustizie e discriminazioni di etnia e di estrazione sociale.

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