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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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mercoledì 7 dicembre 2011

SCIOPERI INUTILI? DIPENDE... di L. Mortara





di Lorenzo Mortara


È davvero un grande progresso
quando un governo non va più a puttane
perché ha risolto il problema
mandando direttamente noi!





La mobilitazione contro la manovra finanziaria del Governo Monti, parte oggi con due pericolosissime ore di sciopero proclamate da Fim & Uilm. A che servono, mi dicono gli operai? A niente si rispondono da soli mentre io annuisco dandogli piena ragione. Bisognava andare a Roma, bloccare le piazze con lo sciopero generale, continuano i miei operai. E qui non ci troviamo più molto d’accordo. In effetti, scioperi col contagocce che si ferma a due o quattro ore, non possono salvare neanche un goccia del nostro sangue dalle manovre succhia sangue dei banchieri e dei padroni. A Roma per ora non ci andremo, però la Fiom, anticipando quello del 16 Dicembre, ha proclamato per lunedì otto ore di sciopero in contemporanea con le quattro striminzite della Cgil, costretta a chiamarle per non fare la figura del fessacchiotto, in quanto la “compagna” Camusso si aspettava di essere contattata da Cisl & Uil, le quali ne hanno invece proclamate autonomamente due sempre per lo stesso giorno, fregandosene bellamente della nostra segretaria, dimostrando ancora una volta che ad andargli dietro come un cagnolino si ottiene solo di diventare ancora più ridicoli di loro.
Il numero di ore di sciopero proclamate dai vari sindacati hanno il pregio di mostrarci il loro peso reale: pressoché nullo quello di Cisl & Uil, quasi nullo quello della Cigl, dignitoso quello della Fiom. Infatti, siccome lunedì prossimo comincerà con quattro ore di sciopero della Cgil, per poi proseguire con due ore di lavoro e infine due ore di sciopero di Cisl & Uil, bene ha fatto da questo punto di vista la Fiom a proclamare l’intera giornata, sottraendola almeno al balletto ridicolo di Cgil-Cisl-Uil (Nota per il lettore – queste righe sono state scritte stanotte, poco prima che Cgil-Cisl-Uil si riunissero per mediare ed arrivare a tre miserabili ore unitarie di sciopero generale, cioè di fatto tre ottavi di sciopero generale. Il balletto è ora più sofisticato ma altrettanto ridicolo e non cambia la sostanza del discorso). Tuttavia la moltiplicazione delle ore di sciopero da destra a sinistra, mostra lo stesso identico difetto, per di più ingigantito. Infatti, se è vero che con due ore si spreca il 100% della propria mobilitazione, con otto ore se ne manda in fumo il 400%. Non due ore bisognava fare – mi ha detto addirittura il delegato Fim – ma due mesi. Come dargli torto quando ha pienamente ragione? Qui è infatti la radice del problema. Perché gli scioperi non servono a niente? Perché 2-4-8 ore non sono sufficienti per piegare Monti, perché di fronte a un attacco senza precedenti bisogna smetterla con difese che hanno fin troppi precedenti; perché l’unico sciopero sensato è quello che si pone un obbiettivo e lo persegue fino in fondo. Da anni i sindacati, anche quelli più agguerriti come la Fiom, purtroppo non lo fanno, hanno perso del tutto l’abc dello sciopero. Anche nei direttivi non si riesce a far ragionare le burocrazie che continuano a riproporre la stessa ricetta di scioperi inconcludenti senza mai tirare le somme della loro strategia, ed anzi al contrario prendendosela regolarmente con l’indifferenza del popolo addormentato, quando scoprono che nelle piazze, anche se gremite, di operai son venuti solo i delegati e pochi altri. Questa situazione, qualcuno l’ha sottolineata con una sentenza magistrale: le piazze son piene ma le fabbriche anche!



SCIOPERO DALL’ALTO E SCIOPERO DAL BASSO

Le spiegazioni psicologiche date per l’attuale apatia del movimento operaio sono del tutto insufficienti ed errate, perché servono a coprire i tanti tradimenti sindacali che negli ultimi trent’anni, per non andare tanto più indietro, si sono consumati alle spalle dei lavoratori. Anche un sindacato come la Fiom, indubbiamente sulla via della guarigione, sconta l’enorme diffidenza che in questi anni i lavoratori hanno accumulato verso le loro organizzazioni di massa. Ripristinare la fiducia non è facile, ed è complicato dalla sordità della burocrazia che anche quando è in buona fede o comunque volenterosa, è strutturalmente incapace di ascoltare la base. La burocrazia continua dall’alto i suoi proclami di iniziative e di scioperi e non riflette sulle istanze spesso diametralmente opposte che emergono dalla base. La burocrazia si sente più avanti e matura rispetto agli operai e non si rende conto che un operaio che ti dica a bruciapelo «a cosa serve questo sciopero? Solo a perdere dei soldi», si dimostra invece infinitamente più adulto di una burocrazia che continua a non chiederselo. Il pericolo è enorme, anche perché non avendo conosciuto altro che scioperi testimoniali, le nuove generazioni corrono il rischio di convincersi davvero che gli scioperi non servano a niente. In realtà, gli scioperi servono, eccome se servono, ma esistono appunto due tipi di scioperi: gli scioperi dall’alto, burocratici, e gli scioperi dal basso, di lotta.
Le caratteristiche principali dello sciopero burocratico sono due: in primo luogo quella di essere diretto non contro i padroni, ma contro i governi, e in secondo luogo quella di indicare lo scopo ma mai la forza necessaria per raggiungerlo. Di qui la sua intrinseca inconcludenza. Tutto il contrario dello sciopero dal basso. Quando è determinato, lo sciopero dal basso non si rivolge contro i governi ma contro i padroni, indica un obbiettivo, ad esempio cento euro di aumento, e va avanti fino al raggiungimento. La burocrazia non capisce che scioperare semplicemente contro il Governo, senz’altro obbiettivo che denunciare l’iniquità di una manovra finanziaria, vuol dire farla passare. Conquistare cento euro con una lotta generale, al contrario, basta e avanza per far cadere qualunque Governo. Un Governo come le sue manovre cadono sempre dentro le fabbriche, mai fuori.
Da queste due tipologie, seguono anche due analoghe metodologie di sciopero: il metodo burocratico e il metodo di lotta.
Il metodo burocratico consiste nell’abbassarsi sistematicamente a una presunta immaturità dei lavoratori, quello di lotta nel tentativo di innalzamento della loro coscienza. La burocrazia giustifica i suoi scioperi burocratici dando la colpa ai lavoratori che non saprebbero resistere due giorni. Ammesso che sia così, la burocrazia non comprende che questo non la autorizza ad accodarsi alla scarsa resistenza dei lavoratori, illudendoli che una scampagnata di otto ore possa sostituire il coraggio che non hanno. Non comprendendo che in questo caso – sempre ammesso ripeto che sia davvero così – è necessario risparmiare le forze, la burocrazia finisce con lo sprecarle per poi lamentarsi quando di fronte alla mancanza di risultati concreti, gli operai si ritirano ancora di più di quanto non siano già chiusi nel loro guscio.
Il metodo di lotta è completamente diverso e radicalmente opposto. Se non si ha la forza sufficiente per vincere o quantomeno per avere buone probabilità di vittoria, il metodo della lotta prescrive di temporeggiare, di conservare le energie per meglio accumularle. Comincia un lungo periodo di propaganda, di spiegazione paziente ai lavoratori. Il metodo di lotta dovrà dire a brutto muso agli operai che se non hanno la forza di opporsi fino in fondo alle manovre padronali, è giusto che le subiscano, ma non è il caso che subiscano anche, dopo l’accorciamento della paga da parte dei Monti, anche quello dovuto alle scelte inconcludenti dei dirigenti sindacali. Se Monti ci fa cornuti, il sindacato non ci faccia anche mazziati.




DALLO SCIOPERO COME CRITICA ALLA CRITICA DELLO SCIOPERO

Non si fa in queste righe la critica dello sciopero per invitare chi legge a non farlo. Chi ha letto queste righe in quest’ottica, se lo dimentichi perché non ha capito niente ed è fuori strada. È l’esatto contrario. Se la burocrazia proclama lo sciopero non ci sono scuse: va fatto. Chi non lo fa, oltre ad essere un crumiro, perde il diritto di critica alla burocrazia. Infatti, quando lo sciopero non serve a niente, serve almeno a scalfire le burocrazie. Sempre che lo si faccia. Bisogna armarsi di pazienza, perché ci sono interi periodi storici in cui non si può far altro che lavorare ai fianchi la burocrazia. Perché la burocrazia ti aspetta al varco. Se ad esempio un delegato non facesse gli scioperi inconcludenti, nel momento stesso in cui nei direttivi contestasse l’inutilità degli scioperi di due ore, sarebbe subito zittito dalla burocrazia con queste parole: «Gli scioperi non servono a niente quando non vengono fatti. Prima di dire che non servono a niente bisogna farli». Una battuta del genere e la nostra critica alla burocrazia sarebbe spacciata.
Non sono solo, però, i delegati, che devono far gli scioperi burocratici, ma anche i lavoratori. Infatti qualora il delegato faccia il suo dovere e scioperi ma senza avere al seguito i lavoratori, quando nei direttivi chiederà di proseguire la lotta, si sentirà rispondere così: «Eroico compagno, tu chiedi due mesi di sciopero quando gli operai non si muovono nemmeno per due ore». La burocrazia vincerà un’altra volta con una scusa, ma intanto vincerà e uscirà rafforzata. Solo con la piena partecipazione agli scioperi la burocrazia non avrà stampelle d’appoggio per impedire il prosieguo della lotta. Aumentare l’intensità degli scioperi, strappandola alla burocrazia, sarà più semplice.
Bisogna ancora aggiungere che nel momento in cui la burocrazia proclama uno sciopero, non ci sono alternative perché uno sciopero anche piccolo è un momento di lotta. E quando si lotta non ci sono vie di mezzo, o di qua coi lavoratori o di là coi padroni. Non solo, lo sciopero dall’alto, per quanto disgusti, è pur sempre una risposta collettiva, organizzata, male ma organizzata. Non così la scelta di non farlo che è sempre individuale, cioè disorganizzata. Ecco perché sarà sempre irrimediabilmente perdente contro le burocrazie.
Non sapendo andare fino in fondo, la burocrazia con lo sciopero mette in campo una semplice critica, mentre la critica dello sciopero deve servire per mettere in campo una lotta. E una lotta che non sia solo lotta alla burocrazia, in fondo, si può mettere in campo anche con lo sciopero burocratico. Se gli operai non lo fanno è solo per abitudine, per scarsa iniziativa, perché nonostante sappiano nel loro profondo quale sciopero serva, finiscono per accodarsi per inerzia allo sciopero burocratico. Eppure che cosa significano otto ore di sciopero contro la manovra finanziaria di Monti? Significa che alla burocrazia non manca uno scopo, ma la volontà di raggiungerlo. Tocca quindi ai lavoratori metterci quel che manca alla burocrazia. È possibile? Certamente. C’è forse qualcuno che vieta alle RSU di agganciare allo sciopero burocratico nazionale, le loro richieste locali e proseguire fabbrica per fabbrica la lotta? Che cosa succederebbe se in ogni fabbrica, finito lo sciopero burocratico, cominciasse immediatamente e ad oltranza quello di lotta per un rialzo di 250 euro del salario? Nel giro di tre giorni Monti si metterebbe la sua finanziaria tra le gambe e ritornerebbe da dove è venuto. E se anche solo un pugno di fabbriche facesse quel che ho detto, almeno in quelle fabbriche le manovre padronali, pur passando in generale, peserebbero molto meno. Non sarebbero comunque risultati da scartare.
La Storia dimostra che senza un coordinamento centrale, difficilmente la periferia può aggregarsi da sola con una simile coscienza. Tuttavia questo è lo spirito giusto con cui vanno affrontati gli scioperi che non servono a niente. Perché, in ultima analisi, non servono a niente per colpa nostra. Dipende sempre da noi non sprecarli. Perciò chi può, chi non ha da superare l’intralcio di Fim e Uilm, agganci agli scioperi nazional-burocratici prossimi venturi, le rivendicazioni necessarie per i suoi scioperi di lotta. E provi a vincere. Più scioperi di lotta vinceranno, meno scioperi burocratici vedremo.


Lorenzo Mortara
Delegato Fiom
Stazione Dei Celti
Mercoledì 7 Dicembre 2011 



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Per sua natura il lavoro si trova in una posizione di debolezza di fronte al capitale.Il lavoro è di natura più deperibile delle altre merci.Non può essere accumulato.
Lo sfruttamento si caratterizza per l’uso del tempo: a differenza del capitalista che può permettersi di stoccare i prodotti delle sue fabbriche, l’operaio che non abbia venduto la sua forza lavoro di una giornata, ne perde il valore definitivamente.
Quindi l’azione politica deve prevalere su quella sindacale.
La classe operaia lotta contro gli effetti, ma non contro le cause di questi effetti.
Gli operai devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario “SOPPRESSIONE DEL SISTEMA DEL LAVORO SALARIATO”, che è il loro obiettivo finale.
Il movimento sindacale non è sufficiente per cambiare radicalmente la società,è necessaria l’azione politica.

K.Marx in Salario prezzo e profitto.

P.S.
Comprendo le lotte sindacali,(sono sacrosante) ma credo sia venuto il momento storico per i Lavoratori, che attraverso un loro partito, (una forza politica composta da null'altro che da lavoratori) intraprendano la strada della soppressione del sistema del lavoro salariato.
Che è, e deve essere, il loro obiettivo finale.
Abolizione del lavoro salariato > abolizione della proprietà privata borghese ("il potere di asservire e di appropriarsi del lavoro altrui") > abolizione dell'accumulazione capitalistica (estorsione da Plusvalore) > abbattimento del mercato,(prima che distrugga noi) > della finanza, e quindi...COMUNISMO.
Non mi prenda per pazzo, ma le cose, stanno esattamente così.
Le auguro una buona notte.

P.S.2
Attendo sempre, lo scritto su Barnard.

Luigi

Lorenzo Mortara ha detto...

Ma no figuriamoci se la prendo per pazzo. Ha ragione, ci vuole il partito, ma l'articolo parla del problema degli scioperi attuali, e finché il partito non c'è, gli operai devono arrangiarsi.

Buonanotte.
Lorenzo

P.S. - l'articolo su Barnard spero di finirlo per domenica e sta venendo anche bene, meglio di quanto credessi. Se in questi giorni non bussa alla porta nessun "scassapalle" dovrei farcela...

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