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mercoledì 12 marzo 2014

COSA ASPETTARSI DA SUPERPIPPO CIVATI? BEN CHE VADA, UNA “SINISTRA COMPATIBILE”



cosa aspettarsi da superpippo civati? ben che vada, una “sinistra compatibile”
di
Norberto Fragiacomo


Giuseppe “Pippo” Civati ha tutto quello che serve per suscitare simpatia nell’elettorato progressista: è giovane (classe ’75 come Renzi, ma mostra una trentina d’anni), ha occhioni blu e sguardo franco; verve, battuta pronta ma non acida, e mamma e moglie più “estremiste” di lui (l’ha rivelato a Le invasioni barbariche di madame Bignardi).
Basteranno queste doti a farne il leader della sinistra del futuro? Potrebbero, a patto che ci si accontenti di una sinistra embedded, perfettamente inserita nel circuito neoliberista. Un diamante che luccica in mezzo al fango, ma non merita raccogliere, perché irrimediabilmente finto.
Di certo il nostro ha bruciato le tappe, pur venendo da una realtà – quella lombarda – profondamente berlusconizzata: sembrava un ragazzino quando tubava, un lustro fa, col coetaneo Matteo alla Leopolda e veniva indicato, dai sondaggi, come il golden boy, la speranza del Partito Democratico (surrogata, in seguito, dall’incolore capogruppo Roberto); la rottura con Renzi lo ricacciò nel cono d’ombra, ma l’elezione alla Camera dello scorso anno ha promosso Pippo a stellina della politica nazionale, specie dopo il gran rifiuto di votare il Governo Napoliletta. Mossa ad effetto, ma consentita, perché ininfluente. In precedenza Civati, considerato vicino al M5S (o, per meglio dire, ai suoi parlamentari più critici verso la linea Grillo-Casaleggio), aveva supportato il diversivo di Bersani, finalizzato unicamente a mettere in difficoltà i pentastellati, e aveva pure lanciato l’idea di un partito unico con Sinistra Ecologia Libertà. Non si trattò di una boutade: il progetto è stato riproposto nella campagna per le primarie, e ad oggi – come vedremo – non pare affatto accantonato (né da lui né, tantomeno, da Matteo Renzi).
In Parlamento, Pippo Civati si è fatto notare con iniziative ad alto impatto mediatico (e ad effettività nulla: si rammenti il balletto intorno alla sfiducia alle Cancellieri, il voto favorevole annunciato e poi ritirato con lamentazioni di prammatica e un ruspante “stronzi” rivolto ai compagni), ideali trampolini di lancio per una candidatura alla segreteria del PD velleitaria ma politicamente fruttuosa: il 14% raccolto a dicembre gli ha regalato una corrente, e nuovo potere contrattuale all’interno del partito. In fondo, le primarie stravinte da Renzi sono state una disfatta per il grigio funzionario Cuperlo – la comparsa sostenuta, senza troppa convinzione, da apparatchiki già rassegnati a riciclarsi -, non per l’ex consigliere della Regione Lombardia.
Dopo le umiliazioni inflitte dal neosegretario, in rapida successione, a Fassina chi? e al rivale triestino, Civati ha ricevuto in dote l’esclusiva dell’opposizione interna – opposizione strenua a parole (critiche all’osceno Italicum e al modus operandi renziano sui media, minacce reiterate di non votare la fiducia alla Camera, frecciate ironiche a Matteo in aula), ma arrendevole nei fatti, visto che i bei discorsi sono rimasti tali, e la fiducia è stata concessa. Altrimenti sarei dovuto uscire dal partito, si è giustificato Pippo, con un filo di imbarazzo, e il PD è casa mia. Il punto è proprio questo: sul pianeta piddino Superpippo non è affatto un alieno; quello per cui lui si batte è la rinascita non della “sinistra” (comunista o socialista che dir si voglia, ma comunque anticapitalista), bensì di un centrosinistra che, in fondo, sarebbe in armonia con i piani di Matteo Renzi.
La soglia di sbarramento al 4,5% - che taglierebbe fuori SeL – è frutto di una precisa valutazione del segretario, non un suo errore. Ma così perderebbe le elezioni!, lo hanno commiserato i notisti più ingenui. Niente affatto, e l’abbiamo già scritto: quando ancora cinguettava di mandato popolare ecc., Renzi aveva di mira la fuoriuscita dal PD degli oppositori interni, fatti oggetto di calcolati dileggi (che sono stati risparmiati a Civati). Quale opportunità si sarebbe presentata a costoro? A meno di non voler abbandonare la politica (e lo escludiamo: lavorare stanca), quella di dar vita, assieme ai vendoliani, a una nuova formazione “di sinistra”, in grado di superare lo sbarramento. Due piccioni con una fava, per il fiorentino: la possibilità di assumere il controllo totale del PD e la presenza garantita, a manca, di uno scudiero capace di intercettare il voto dei “duri e puri”, ma orbi. Causa l’appannamento di Vendola, l’antico sodale della Leopolda era l’uomo giusto per l’operazione, e andava perciò favorito, oltre che trattato coi guanti. Il vivace abbaiamento faceva parte della recita: di morsi non ne sarebbero arrivati mai.
Il polverone alzato - ad arte - dal libro di Friedman ha costretto Matteo Renzi ad un cambio di tattica (la conquista diretta di Palazzo Chigi, in barba a dichiarazioni e giuramenti), ma non di strategia: il “partito di sinistra” gli è ancora indispensabile, e un’alleanza Civati-Tsipras è gradita ad autorevoli intellettuali come Rodotà - tanto, passate le europee, il greco si toglie di torno. Pippo, in effetti, si è già messo all’opera, riallacciando i legami con SeL e facendo profferte agli espulsi da Grillo (tutti “veri democratici”, naturalmente, non gente che si è dimenticata in fretta di aver ottenuto un seggio gratis et amore dal tiranno genovese) in vista della formazione di un gruppo parlamentare “di sinistra”. Immagino troverà orecchie bene aperte: i transfughi a cinque stelle sono in cerca di alloggio (e di ricandidature), e i vendoliani appaiono in evidente difficoltà, tra divisioni interne (Tsipras o Schultz? Magari tutti e due, come vorrebbe Vendola) e accuse di concussione rivolte ai leader.
Civati, oltre che un buon arringatore di platee televisive, è un eccellente negoziatore, ma il suo attivismo beneficerà assai più Renzi – verso il quale, oggettivamente, continua a comportarsi da spalla (alleanza dissimulata, “gombloddo”? Forse solo un’occasionale convergenza di ambizioni e interessi diversi) -  che non la sinistra italiana in coma.
La riprova di quanto sosteniamo – e di quanto abbiamo anticipato a inizio articolo a proposito di una “sinistra embedded” – ce la fornisce Civati stesso, nel corposo programma redatto in vista delle primarie di fine autunno (http://www.polisblog.it/post/165467/primarie-pd-il-programma-di-pippo-civati). Non mancano cose buone (il patto per l’acqua pubblica, il reddito minimo garantito, via gli F 35 ecc.), ma sulle questioni centrali si dà prova di un “realismo” assai poco rivoluzionario. L’Europa? È da migliorare, certo, ma “si deve proseguire nella riduzione del debito e nella razionalizzazione della spesa pubblica” – neppure una frase sui trattati capestro, che evidentemente andranno rispettati. In compenso, si vola altissimo sul mondo intero: vanno riformati ONU, Consiglio di Sicurezza e Corte Penale Internazionale… manca solo la costruzione di una base su Marte.
Il lavoro? Un contratto unico d’inserimento a tutele crescenti, cioè la ricetta Ichino. La collocazione del PD? Urge “entrare nel Partito Socialista Europeo, la casa principale del progressismo europeo, quella più affine alle sue più profonde radici storiche.” Si è venduto al neoliberismo, va a braccetto col PPE? Pazienza: ha profonde radici… e comunque Civati ci dà un contentino: la collaborazione con Verdi e Sinistra Europea è auspicabile. I matrimoni gay? Sì, sì, sì! – tanto al Capitale non costano niente, e al patrocinatore fanno fare bella figura.
In confronto a quello di Civati, il programma di Tsipras, pur insufficiente (v. http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/2014/03/laltra-europa-con-tsipras-buoni.html), è roba da sovversivi: rinegoziare i trattati è sempre meglio che adattarsi alla loro vigenza.
In conclusione: è di sinistra Pippo Civati? Rispetto ad altri – e compatibilmente con la realtà odierna – sì: occupa un posto all’ala sinistra del partito unico neoliberista. E’ questa la “sinistra” che serve ai lavoratori europei, giovani o vecchi che siano? A mio modesto avviso, no – perché non si propone di risolvere alcuno dei problemi che attanagliano le nostre società.
Può darsi che, in futuro, il deputato brianzolo ci stupisca positivamente, mostri la stoffa del capopartito e dell’innovatore vero… può darsi, ma alla luce delle sue azioni presenti e passate giudico la cosa altamente improbabile (anche se, lo ribadisco, il giovanotto mi sta simpatico).

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