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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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sabato 22 marzo 2014

TITOV di Sara Palmieri




TITOV
di 
Sara Palmieri

Titov è il nostro cane. Un magnifico pastore tedesco in tutto e per tutto uguale ai pastori tedeschi che circolano nel mondo. Di lui non conserviamo nessuna foto. Non so il perché. Titov è anche il nostro baby sitter. Quando mia madre è a scuola e mio padre in officina, lui si occupa di noi, dei miei fratelli e di me.
La strada in cui abitiamo è ancora sterrata, è un quartiere nuovo, in costruzione, ma ogni mattina passano greggi di capre e il pastore munge il latte all’istante, sotto gli occhi dei clienti e dei passanti. Lo munge direttamente nella bottiglia vuota, che mia mamma ha calato col paniere di vimini nel quale la riporrà piena. Nel gregge c’è sempre un montone e due cani in fondo che lo indirizzano e contengono.
Dopo che il gregge è passato, bisogna stare attenti a non pestare le cacche, piccole e nere, perfettamente sferiche, simili a confetti di cioccolato, lasciate dalle capre.

Eppure si va sulla luna. I miei genitori e i loro amici sono stati svegli fino a notte fonda per vedere l’allunaggio.
Anche Titov, di sotto, abbaia alla luna. Di notte non è alla catena, come spesso si usa tenere i cani in questi anni tutto sommato leggeri, senza sovrastrutture, genuini e ingenui come un campo di primule a marzo.
Il nostro appartamento, al primo piano di una palazzina composta da quattro, si trova proprio sull’officina di mio padre mentre un balcone, dall’altro lato, dà su una zona più isolata, sul fiume e sul ricovero degli attrezzi dell’officina; un ricovero a cielo aperto, circondato da un muro sul quale sono stati incastrati pezzi di vetro e cocci colorati di bottiglia – un antifurto ante litteram - per scoraggiare qualche malintenzionato e soprattutto gli zingari, che non sono lontani da noi.
Titov si chiama così in onore di German Stepanovic Titov, cosmonauta sovietico che, a soli ventisei anni, il 17 agosto del 1961, a bordo della Vostok 2, ha effettuato un volo orbitale di 25 ore intorno alla luna.
E’ il secondo pilota russo a volare nello spazio dopo Gagarin, che gli viene preferito per il primo viaggio, nonostante abbiano condiviso l’addestramento, perché ritenuto più adatto  - secondo il governo di quel lontano Paese - ad “incarnare gli scopi politici della missione”.
Gagarin appartiene ad una famiglia di artigiani/contadini ed è quindi considerato più figlio del proletariato di Titov, che ha la pecca di un genitore insegnante. Anche mia mamma è un’insegnante e si vede che i Titov hanno un’inclinazione per questa categoria di lavoratori o una sorta di destino che li porta a convivere!
Lo zingaro non sa, quella notte, che qualcuno sta viaggiando verso la luna, pensa di essere solo nel buio, che di sopra i padroni di casa dormano come angioletti.
Invece non si dorme in questa magica notte di luglio e le finestre che danno sulla strada principale sono aperte, anche tutta l’altra gente è sveglia davanti a quella scatola rettangolare che si chiama televisore, a guardare gli americani che trasvolano verso la luna in una navicella di carta stagnola.
Le voci di quel collegamento – destinato a restare famoso e ad essere riproposto mille e mille volte ancora - giungono sguaiate e gracchianti.
Mentre il passato si fa da parte a fatica, il futuro è già qui, nell’oscurità dell’universo, nell’entusiasmo di chi c’è.
Infine ci sono riusciti, gli americani, ad andare sulla luna prima dei russi.
Americani e russi, due governi, due popolazioni, due mondi avversi tra loro di cui si parla in questi giorni e in questi anni e che entrano obliquamente nel mio affollato immaginario infantile.
E’ forse solo una questione di pelle o forse è il nome russo del mio amato cane, oppure è la recita che sto preparando a scuola, vestita da cosacco del Don con un costume che mio padre ha avuto l’ardire di richiedere con una lettera accorata a Gromiko, il Ministro degli Esteri sovietico, ma i miei preferiti sono i russi.
Intanto lo zingaro scavalca il muro, si graffia coi pezzi di vetro, ma non ci bada, Titov abbaia sempre più forte, e mentre quello tenta di riguadagnare la cinta gli salta addosso e gli strappa i pantaloni senza però addentare le carni.
Una performance degna di un cane di nome Titov.
Il latrato e il ringhio del cane, il grido spaventato e spaventoso dello zingaro, la voce alta e concitata, in crescendo, del cronista che annuncia il primo piede dell’uomo sulla luna, “…un grande passo per l’umanità”, le urla entusiastiche dei miei genitori e dei loro amici che sono venuti da noi perché non hanno ancora quella scatola ingombrante che rimanda immagini in bianco e nero e che si può aggiustare, se a un tratto fa le righe, sferrando un pugno su un lato.
Tutto si confonde e disperde in questa notte d’estate del 1969, mentre inizia – giocosa e istintiva - la mia educazione politico-sentimentale.
A causa di una malattia che gli ha compromesso il cuore, Titov, da lì a qualche anno, dovrà essere abbattuto e da allora non avremo più nessun cane.
Anche Titov, l’astronauta, qualche decennio dopo, mentre faceva una sauna, è morto d’infarto.
Prima di lui era morta, per dissolvenza, l’Unione Sovietica.
Insomma è stata una strage.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

mi piacciono molto i tuoi racconti non solo per le emozioni ed i ricordi. resto in attesa di leggerne altri.

Sara Palmieri ha detto...

Grazie anche se con ritardo. Sara

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