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mercoledì 8 ottobre 2014

FERMIAMO LE PRIVATIZZAZIONI RILANCIAMO LA LOTTA IN DIFESA DEI BENI COMUNI di Nando Simeone






FERMIAMO LE PRIVATIZZAZIONI RILANCIAMO LA LOTTA IN DIFESA DEI BENI COMUNI 
di Nando Simeone  



Una nuova ondata di privatizzazioni sta per investire le migliaia di aziende pubbliche locali e alcuni degli ultimi “gioielli di Stato” quali ENI, Enel, Poste e Fincantieri. 
In questo articolo cercheremo di approfondire il processo di privatizzazione delle aziende pubbliche locali e in particolare il piano del Commissario Cottarelli sulla spending review delle società partecipate dagli enti locali. Un piano “lacrime e sangue” di sfoltimento delle circa 8 mila aziende partecipate per passare poi a mille aziende. 
E’ facile immaginare come tutto ciò avverrà: privatizzazioni, dismissioni, accorpamenti che coinvolgeranno i circa 500 mila lavoratori impiegati e ovviamente milioni di cittadini che ancora una volta si vedranno peggiorare i propri servizi, magari con tariffe più alte, mentre le condizioni dei lavoratori subiranno ulteriori peggioramenti sul terreno dell’occupazione, del salario e dei diritti. Un po’ di ricostruzione storica serve a inquadrare il processo in un quadro più ampio. 


L’ondata di privatizzazioni dei beni comuni registrata negli ultimi vent’anni ha origine principalmente dalla crisi economica che ha investito l’economia capitalista durante gli anni Settanta, crisi strutturale che venne affrontata dai più importanti paesi attraverso l’utilizzo di diversi strumenti, come ad esempio l’aumento degli investimenti nella sfera finanziaria dell’economia, l’attacco ai salari dei lavoratori tramite l’inizio della deregolamentazione del mercato del lavoro e la ricerca di nuove “fonti di profittabilità” in settori che fino ad allora erano rimasti esclusi dal dominio del capitale privato. Quest’ultimo punto è stato determinante per l’avvio dei processi di privatizzazione. 
In una fase di scarsa realizzazione dei profitti, l’estensione dei settori da cui poter trarne di nuovi e in cui poter investire una parte del capitale altrimenti inutilizzato fu una delle ragioni dell’avvio dei processi di privatizzazione nel nostro continente. Nei paesi a capitalismo avanzato molte imprese cominciarono a fare notevoli pressioni sui governi per dare il via allo smantellamento del sistema di welfare state, di cui i beni comuni come acqua, sanità e aziende pubbliche locali facevano parte. 

L’avvio dei processi di privatizzazione dunque si può inquadrare all’interno dello sviluppo della fase neoliberista del capitalismo e, di conseguenza, come un fenomeno legato alla globalizzazione. Il progressivo sviluppo della globalizzazione capitalista ha infatti portato anche a un progressivo aumento delle privatizzazioni di beni e servizi pubblici. Le teorie neoliberiste trovarono una prima applicazione in Cile, dopo il colpo di stato guidato dal generale Augusto Pinochet dell’11 settembre 1973. I militari imboccarono una politica decisamente liberistica, mediante lo smantellamento delle protezioni doganali, l’apertura di vaste opportunità per le iniziative finanziarie straniere, la riprivatizzazione di tutte le società nazionalizzate. Furono altresì restituiti ai precedenti proprietari i latifondi già espropriati e sciolte le cooperative agricole. Profondi tagli alla spesa pubblica eliminarono le riforme in campo assistenziale e sociale varate al tempo di Allende. Si trattava di controriforme di chiaro stampo neoliberista. 
Negli anni Ottanta Ronald Reagan negli Stati Uniti e Margaret Thatcher in Gran Bretagna, dopo aver vinto le elezioni, introdussero radicali riforme in senso liberista. Era l’inizio del trionfo del neoliberismo, pronto a dilagare nei paesi occidentali, in quelli orientali dopo il crollo del socialismo reale, nella costruzione dell’unità europea nonché in Cina, sotto l’impulso propagatore dei vertici delle istituzioni finanziarie sovranazionali: Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, World Trade Organization (Organizzazione mondiale del commercio). È evidente che, sotto la morsa della recessione e della crescita del debito pubblico, il Governo Renzi abbia scelto la vecchia strada delle privatizzazioni come panacea di ogni male. 
Analizzeremo il piano del Commissario Cottarelli sulla spending review delle società partecipateavoratori reagiscono senza nessuna capacita di legarsi ad altri settori coinvolti in analoghi progetti, al massimo abbiamo assistito in alcune città a lotte che hanno coinvolte 2 o 3 aziende ma non si è mai riusciti a fare un ragionamento complessivo, cittadino e tantomeno nazionale, a fronte di un attacco che ha una chiara valenza nazionale se non addirittura Europeo. 

Troppo spesso le lotte di resistenza sono “statiche”, cioè ci si limita nel dire “NO ALLA PRIVATIZZAZIONE”. E’ necessario opporsi non solo alle politiche di privatizzazione ma anche a un pubblico inteso come carrozzone clientelare dei vari politici di turno, gli stessi che in modo bipartisan hanno alimentato l’ideologica affermazione che privato è bello. La lotta contro le politiche di privatizzazione si deve coniugare con una nuova idea di pubblico, di rilancio e riqualificazione dei servizi basato sull’idea della partecipazione e autogestione dei lavoratori e delle associazioni degli utenti. Dobbiamo considerare che lo strumento del controllo dal basso, sulla qualità del servizio erogato, sulle tariffe, sulla trasparenza delle assunzioni e sulle condizioni di lavoro, un buon servizio si dà solo se si ha un buon lavoro, sono tutte condizioni imprescindibili per il funzionamento di un servizio pubblico efficiente. 

Nello stesso tempo è indispensabile costruire una grande coalizione sociale e politica con i sindacati, le organizzazioni politiche, le associazioni, i movimenti e la cittadinanza diffusa, che provi a fermare questa nuova ondata di privatizzazioni e che riaffermi una nuova idea di pubblico. E’ chiaro che oggi l’unica organizzazione sindacale che avrebbe la possibilità e la capacità di unificare e ricomporre tutte le lotte e le vertenze in difesa delle aziende pubbliche è la CGIL (CISL e UIL sono ormai sindacati complici, si impegnano nelle mobilitazioni solo quando la lotta assume un carattere totale o largamente maggioritario tra i lavoratori), ma i legami tra il gruppo dirigente Cgil e le amministrazioni locali, in particolare con il principale partito il PD “impediscono” alla CGIL di svolgere il ruolo che gli compete e quindi assistiamo a tante lotte e vertenze tenute tutte rigorosamente separate. 

Non possiamo più aspettare, il sindacalismo di classe (SINDACATO È UN’ALTRA COSA, USB, COBAS, CUB), deve superare le diffidenze, i settarismi reciproci e lanciare un percorso di unificazione delle lotte che deve vedere protagonisti i delegati, gli attivisti dei movimenti sociali, delle tante associazioni di cittadini, del Forum dell’acqua, ma anche le organizzazioni politiche, per costruire una grande mobilitazione nazionale che coinvolga lavoratori e utenti. 
Vogliamo riaffermare che l’organizzazione popolare è essenziale per far si che in ogni lotta, in ogni momento, le persone possano avere una comprensione di come funziona il governo locale e il contesto sociale e politico. 
Esercitare una pratica superiore di democrazia che cominci a mettere a nudo i limiti del sistema rappresentativo, delle pratiche tecnocratiche, questo praticare nuove forme di democrazia partecipativa e di autogestione, retta da principi etici di libertà e uguaglianza sociale, può implicare un legame molto forte con il progetto di superamento della società capitalista. Infine non possiamo e non vogliamo dimenticare che solo 3 anni fa, il 12 e 13 giugno del 2011 la larga maggioranza dei cittadini italiani ha espresso la chiara volontà che non solo l’acqua deve rimanere pubblica ma anche tutti i servizi pubblici locali. 



NOTE


 (1) Dario di Nepi – Beni comuni e profittabilità in “Guerra e Pace” aprile maggio 2010 

(2) Giego Giachetti – Neoliberismo, postmodernità, fine della storia – 2014

(3) Marco Bersani – Renzi peggio di Berlusconi: Beni comuni quotati in Borsa – Attac Italia

6 ottobre 2014


dal sito  IL SINDACATO E' UN'ALTRA COSA



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