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venerdì 3 ottobre 2014

IL FALSO MITO DELL'ELETTORE PIDDINO DI SINISTRA di Maurizio Zaffarano







IL FALSO MITO DELL'ELETTORE PIDDINO DI SINISTRA
di Maurizio Zaffarano





Da molto tempo, a dire il vero ormai da anni, di fronte ad ogni porcata del PD – solo per citarne alcune l'appoggio al governo della macelleria sociale di Monti, lo stare in maggioranza con Berlusconi, la rielezione di Napolitano invece di un galantuomo ed insigne giurista come Rodotà, la svolta thatcheriana di Renzi – tutti a chiedersi: ma perché gli iscritti e gli elettori piddini non reagiscono? ma perché la 'sinistra' interna (Bersani, D'Alema, Fassina, Cuperlo, Civati) non esce dal partito? ma come fanno a sopportare un arrivista liberista e simil-berlusconiano come Renzi?
Queste domande nascono dalla convinzione che il PD sia l'erede, sia pure bastardo, del PCI ed insieme della sinistra politica e sociale democristiana (quella di Moro, Zaccagnini, Mattei, Marcora per intenderci).
Ad essere sinceri anch'io ho coltivato in passato questa illusione aspettandomi che dallavittoria di Renzi alle primarie potesse derivare l'implosione del PD e che una rilevante parte dei suoi elettori/militanti considerasse inaccettabile scegliere ancora quel partito e dunque si muovesse verso altre opzioni politiche.
La realtà, quella che emerge dalla cruda osservazione dei fatti, è ben diversa. Nella progressiva trasformazione del PCI in PD – attraverso i passaggi del PDS e dei DS – il partito che fu di Gramsci, Togliatti e Berlinguer ha perso completamente la sua natura di partito di Sinistra (cioè di una forza politica che contesta il sistema capitalistico e ne richiede il rovesciamento o almeno una sua radicale trasformazione) ed il suo elettorato originario che – confuso, disorientato, deluso – si è disperso in variegate scelte elettorali: Rifondazione Comunista (in passato), l'astensione, la Lega, Grillo e il Movimento 5 Stelle.

Quello a cui non credo più cioè è di un elettorato che vota PD convinto di votare a Sinistra e che pertanto vada svegliato e reso consapevole dell'errore. A parte una marginale nicchia di ciechi nostalgici che sceglie PD come segno di fedeltà al vecchio PCI, io credo invece che i piddini forniscano consapevolmente il proprio consenso ad un partito che riconoscono come moderato, centrista, garante della continuità del sistema capitalistico e delle ingiustizie e delle ineguaglianze manifeste che esso comporta.
Che poi questo consenso venga conseguito ed estorto grazie a squallide pratiche clientelari, coltivando rapporti inconfessabili con i portatori di interessi privatistici e speculativi o illegali, attraverso truffaldine tecniche di marketing e ad un'informazione manipolata e a senso unico è un altro discorso.
Il grosso degli elettori piddini è costituito da chi è partecipe della sfera di influenza economica del PD a livello locale e nazionale e del proprio personale politico, da chi non ha subito troppo la crisi e crede che solo attraverso la stabilizzazione del sistema – anche pagandone qualche prezzo - possa salvarsi, da chi - prigioniero della disperazione della disoccupazione e del precariato - si affida (così come in passato con Berlusconi) al messaggio nuovista di Renzi, da chi – intriso di rancore antipopolare e di ideologie destrorse – plaude al decisionismo da uomo forte del parolaio di Firenze e va in orgasmo con i suoi discorsi sull'impresa, sul merito, sulle colpe del Sindacato (a cui si rimprovera non di non aver difeso i lavoratori ma semplicemente di esistere).
I personaggi famosi (sarebbe troppo definirli élites) della cultura, dello spettacolo, del giornalismo, della politica che un tempo si professavano di Sinistra (Benigni ne è l'esempio eclatante) si sono adattati prontamente e supinamente, per mere ragioni di interesse personale, al nuovo corso e con questo si spiegano molte delle difficoltà a far rinascere un grande soggetto politico progressista.
Si deve però riconoscere che l'involuzione centrista e moderata dei traditori del PCI (qualcosa che ricorda molto ciò che avvenne con il PSI di Craxi) non nasce con Renzi: essa ha origine con D'Alema e Veltroni e nell'Ulivo. E' con il sostegno del PD di Bersani, D'Alema e Fassina, insieme a Berlusconi, all'austerità antisociale di Monti e Napolitano, presentata come l'unica cosa da fare di fronte alla crisi italiana, con l'appoggio decisivo per l'approvazione del pareggio di bilancio in Costituzione e delle riforme liberiste della Fornero su lavoro e articolo 18 e sulle pensioni (lasciando centinaia di migliaia di esodati senza reddito da lavoro e senza pensione), con la rielezione di Napolitano, il peggior Presidente della Repubblica della storia italiana che invoca lo stravolgimento della nostra Costituzione, che si è reciso in modo sguaiatamente manifesto, inequivocabile e senza possibilità di appello ogni legame con le radici della Sinistra.

Oggi la costruzione di un'Alternativa progressista e socialista, in grado di riguadagnare la fiducia e l'attenzione dei ceti popolari, non può prescindere dal considerare il Partito Democratico un nemico da combattere e da sconfiggere e con il quale non è possibile, nemmeno nel più piccolo dei comitati di quartiere, alcun accordo elettorale pena perdere in partenza ogni credibilità.


2 ottobre 2014





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