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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Storia è finita" di Norberto Fragiacomo
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lunedì 25 gennaio 2016

ROMA CITTA' ANTI LIBERISTA E ANTICAPITALISTA







APPELLO DELLA RETE ROMANA ANTILIBERISTA E ANTICAPITALISTA



La giunta Marino, insediatasi a giugno del 2013, a fronte di una limitata partecipazione al voto e dopo aver vinto in ogni Municipio della città, si è dimostrata del tutto funzionale alle politiche di austerity imposte dal patto di stabilità, dal pareggio di bilancio, dall’applicazione ferrea del piano di rientro imposto con il cosiddetto “Decreto salva Roma”, attraverso tagli ai servizi, processi di privatizzazione, attacco al salario ed ai diritti dei lavoratori, oltre che sfratti e sgomberi, accompagnati alle solite concessioni alla speculazione cementizia, come nel caso dello stadio della Roma: questi gli elementi caratterizzanti di questa giunta.
Neanche sul versante delle politiche rivolte ai rom e ai rifugiati la giunta è stata capace di rompere nettamente col passato. Al di là delle buone intenzioni e di progetti assai tardivi, ha addirittura incrementato gli sgomberi forzati dei campi-rom e, più in generale, ha perpetuato discriminazione nonché segregazione sociale e spaziale della popolazione rom e sinti, oltre tutto sprecando ingenti risorse pubbliche, come nel caso del famigerato “Best House Rom”. Lo stesso approccio di tipo emergenziale ha caratterizzato le politiche per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti-asilo. Insomma, la giunta Marino si è rivelata del tutto inadeguata ad amministrare una città complessa come Roma, già duramente colpita al cuore dalla gestione fascio-mafiosa della giunta Alemanno, rimanendo anzi in parte coinvolta nell’inchiesta di Mafia Capitale.
Questa giunta, che avremmo voluto veder cadere sotto la spinta della mobilitazione contro le sue politiche liberiste, è invece finita per l’azione di lento logoramento messo in atto da Renzi, attraverso un primo rimpasto ed un successivo “commissariamento di fatto”, durante uno scontro di potere tutto interno al partito democratico, di cui Renzi e Marino risultano due esponenti di rilievo, entrambi candidati alla guida del P.D. durante le ultime primarie.
La congiura di palazzo, vinta dal presidente del Consiglio Renzi, ha aperto la strada a un commissariamento non ordinario, a partire dalla scelta, dichiaratamente clientelare e di fidelizzazione, di lasciare in vita i 15 minisindaci ed i loro consigli, per portare la nostra città al voto amministrativo entro il prossimo maggio 2016, salvo che ancora una volta Renzi non decida diversamente, per evitare una probabile débâcle da parte del suo stesso partito e dei suoi alleati.
Questo ci consegna una città ridotta allo stremo, dove le realtà sociali e politiche di classe sono frammentate e ridotte in un angolo alla strenua ricerca di resistere alla propria sconfitta. In questi anni le lotte coraggiose intraprese da alcuni sui luoghi di lavoro sono rimaste isolate a hanno subito arretramenti e sconfitte. Al tempo stesso non si è riusciti a costruire una risposta di unificazione dei conflitti per la pubblicizzazione della gestione idrica e contro i processi di privatizzazione in atto nei confronti delle aziende del Comune di Roma, Atac, Ama, Farmacap, Assicurazioni di Roma. Gli spazi culturali, quali esperienze germogliate, al centro come nella periferia della città, hanno subito, uno alla volta, la capitolazione in nome della legalità borghese che ha ridotto gli spazi di democrazia. Stessa sorte è spesso toccata agli spazi sociali e alle vertenze ed occupazioni per il diritto all’abitare.
L’eredità lasciata dalla giunta Marino responsabile di queste politiche, defenestrata dalla congiura di palazzo del presidente del consiglio Renzi e da parte del partito democratico è ancora più funesta. Un’eredità fatta di una gestione emergenziale prefettizia che, ai tempi della crisi economica e dell’emergenza antiterrorismo, sotto la guida della borghesia reprime diritti sociali e civili e restringe il campo della democrazia e del dissenso.
Questo “nuovo modello Roma”, non accetta mediazioni sociali, come l’esperienza greca e portoghese hanno insegnato, un modello che accompagna la necessità di applicare politiche di austerity attraverso la repressione del dissenso di chi resiste.
Un nuovo modello al quale la rete romana antiliberista e anticapitalista vuole opporsi insieme con tutti coloro che vogliono operare un reale cambio di passo nella costruzione di un’alternativa, che va ricercata in sintonia con quella sinistra politica e sociale impegnata in questi anni contro le giunte di centro destra-centro sinistra.
La rete romana antiliberista e anticapitalista s’impegna nella costruzione di uno spazio politico pubblico, caratterizzato da forte discontinuità con improvvisati cartelli elettorali di stampo moderato, spesso solo utili al tentativo di sopravvivenza delle burocrazie di piccoli apparati di partito.
Un percorso dove sarà indispensabile mobilitare le realtà territoriali per la costruzione di uno spazio politico dichiaratamente contro il patto di stabilità, costruito e contaminato da rapporti con le altre forze politiche, sociali, sindacali di classe e associative disponibili.
Sarà nostra cura intraprendere da subito in questa precisa prospettiva, attraverso uno sforzo propositivo unitario, in primis verso tutte le soggettività politiche, movimenti e piattaforme di lotta della città che in questi anni hanno lottato sul tema della casa, delle privatizzazioni e dei servizi pubblici, della difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti e dei precari/e e che hanno praticato un’opposizione politica e sociale contro la gestione Marino, Renzi, Gabrielli e Tronca che, in modi differenti, incarnano tutti l’applicazione delle politiche di austerità imposte dalla BCE.
Uno spazio politico utile alla costruzione di un programma per temi, da costruire collettivamente, per un’idea di città che rompa con i dettami delle barbarie imposte dal capitalismo con guerre e austerità.
Una città capace di mettere in discussione il ricatto del Debito e di rompere unilateralmente con il Patto di Stabilità interno che grava sulle politiche di bilancio del Comune di Roma, impedendo politiche sociali che redistribuiscano verso il basso le risorse pubbliche, dove si ponga fine ad ogni finanziamento delle scuole dell’infanzia private; una città che istituisca una Patrimoniale comunale e una tassa di scopo sulle grandi ricchezze per re-internalizzare immediatamente tutti i servizi sociali, costruendo un nuovo modello di governancepartecipativo; una città dei servizi pubblici per tutti e tutte, erogati attraverso municipalizzate, bloccando ogni privatizzazione e ri-pubblicizzando tutte le aziende ex municipalizzate, applicando il risultato del referendum del 2011; una città per la stabilizzazione dei precari/e; una città che promuove un fondo per il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica, una Roma che sia in grado di dare un sostegno ai redditi più bassi per lavoratori dipendenti, precari/e e disoccupati/e ed alle loro famiglie; una città, inoltre, attenta alle nuove forme di lavoro e ai diritti che questi rivendicano.
Per una città, infine, in grado di respingere la “politica dei campi” attraverso la chiusura progressiva delle strutture segregative definite ipocritamente “villaggi della solidarietà”, dove centrale è l’accesso a percorsi d’inclusione abitativa e sociale delle famiglie rom e sinti, come previsto dalla Strategia Nazionale d’Inclusione di Rom, Sinti e Camminanti, dove si costruisca un sistema di accoglienza dei richiedenti-asilo e dei rifugiati, in favore di politiche efficaci che non si limitino alla prima assistenza, ma che ne tutelino realmente i diritti fondamentali e l’inclusione sociale mediante un sistema di accoglienza diffusa e integrata nel territorio.

Rivoluzione industriale 4.0 e Medioevo insorgente di Riccardo Achilli




Rivoluzione industriale 4.0 e Medioevo insorgente di Riccardo Achilli



Il dibattito sull’automazione ed i suoi effetti lavoristici e sociali sta avendo una rinascita, in corrispondenza con quella che sembra prospettarsi come una nuova rivoluzione tecnologica pervasiva, fatta essenzialmente di sviluppi nei settori della intelligenza artificiale, della produzione, uso e distribuzione sostenibile dell’energia, delle biotecnologie e della progettazione digitalizzata in 3D. Qualcuno chiama “Rivoluzione Industriale 4.0” questa ondata tecnologica imminente, che riconfigurerà completamente gli assetti produttivi, occupazionali, sociali e politici del mondo.
Naturalmente non mancano i cantori dell’ottimismo, appositamente convocati per preparare il campo a questi sconvolgimenti che saranno, per chi dovrà viverne la fase di transizione (cioè noi) devastanti non meno di quelli che hanno accompagnato la prima Rivoluzione industriale. Nel campo della green economy, si va da chi, come Jeremy Rifkin, immagina un futuro di “produzione democratica” di energia da parte di autoproduttori individuali proudhoniani, che si scambiano energia fra loro in una rete in cui nessuno può assumere una posizione oligopolistica, all’idea che l’innovazione tecnologica in materia energetica possa risolvere il riscaldamento globale (quando probabilmente il problema è quello, da un lato, di preparare le contromisure nei confronti di un fenomeno già in atto e non reversibile, e dall’altro di preoccuparsi di problemi ambientali altrettanto se non più gravi, come l’eccessiva impronta idrica ed alimentare). La progettazione in 3D vede altrettanti cultori dell’idea neo-proudhoniana della “democrazia progettuale”, in cui gruppi di giovani in blue jeans e senza capitali produce innovazioni tecnologiche nel garage di casa. Le biotecnologie navigano su un’onda che è preoccupante sotto il profilo filosofico, prima che tecnologico, ovvero sull’idea della “costruibilità” e della producibilità e modificabilità manifatturiera della vita stessa, sull’onda dei microrganismi ibridi di Craig Venter, oppure degli Ogm. Idea che a mio parere si rivelerà fallimentare, perché la vita, il cui concetto stesso sfugge ad una definizione specificamente scientifica (la stessa definizione più avanzata della vita, quella di Schroedinger, basata sul disequilibrio energetico stazionario e la capacità di sintesi dall’ambiente esterno, è più che altro una osservazione delle proprietà termodinamiche e chimiche della vita, non una sua spiegazione) è qualcosa che va al di là del volgare bric-à-brac del DNA cui pensano i genetisti. Però questa idea, per quanto fallimentare, modifica profondamente il concetto di vita, riducendolo ad un processo manifatturiero. La vita, spogliata della sua aura di sacralità e mistero, diverrà un prodotto da supermercato disponibile “on-the shelf”, e gli effetti sulle relazioni sociali ed umane saranno devastanti, improntati a cinismo e crudeltà.
Ovviamente sfugge a tutte queste visioni ottimistiche un semplice concetto: dentro una società, l’innovazione tecnologica non è neutra. La direzione che essa imprime dipende dalle relazioni sociali e dai modi di produzione che la generano e la assimilano. Per fare un semplice esempio, la tendenza spontanea dell’accumulazione capitalistica verso forme di oligopolio smentirà, con ogni probabilità, le fanfalucche della “democrazia energetica” o “dell’autoprogettazione partecipata”, forme che probabilmente si esauriranno nelle prime fasi di varo delle innovazioni in materia energetica o di progettazione in 3 D.

martedì 19 gennaio 2016

APPELLO: UN PIANO B PER L'EUROPA







APPELLO: 

“UN PIANO B PER L’EUROPA



Per costruire uno spazio di convergenza europea contro l’austerità e per la costruzione di una democrazia autentica



Nel luglio 2015 abbiamo assistito a un colpo di Stato finanziario organizzato dall’Unione europea e dalle sue istituzioni contro il governo greco, che ha condannato il popolo greco a continuare a sopportare la politica d’austerità che già in due occasioni aveva respinto nelle urne. Questo golpe ha ulteriormente stimolato il dibattito circa il potere delle istituzioni dell’Unione europea, la sua incompatibilità con la democrazia e il suo ruolo di garante dei diritti fondamentali degli europei.
Sappiamo che vi sono alternative all’austerità. Iniziative come Per un piano B in Europa, Austerexit o DiEM25 (Democracy in Europe Movement 2025) denunciano il ricatto del terzo memorandum d’intesa imposto alla Grecia, il fallimento economico cui andrà incontro e il carattere antidemocratico della UE. Riconosciuto, quest’ultimo, dallo stesso presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, quando ha detto: «Non possono esservi decisioni democratiche contro i trattati europei».
Siamo egualmente spettatori della risposta non solidaristica (e a volte addirittura xenofoba) delle istituzioni europee e degli Stati membri all’arrivo dei rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa e al dramma umano che ne deriva. E sottolineiamo l’ipocrisia del discorso sui diritti umani della UE, che in modo indiretto, con la vendita delle armi o politiche commerciali, è una protagonista chiave nei conflitti che hanno provocato le recenti crisi umanitarie.
La politica nei confronti della crisi della UE, iniziata otto anni fa e fondata sull’austerità, privatizza i beni comuni e distrugge i diritti sociali e sindacali invece di affrontare le cause iniziali della crisi stessa: la deregolarizzazione del sistema finanziario, il controllo corporativo delle istituzioni della UE attraverso le grandi lobby e il sistema delle “porte girevoli”, attraverso cui esponenti politici che hanno rivestito importanti incarichi nelle istituzioni passano al servizio dei privati. La UE promuove false soluzioni negoziando, con grande opacità e senza quasi alcun controllo democratico, trattati commerciali e di investimento come il TTIP, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, il CETA, il Comprehensive Economic and Trade Agreemen, o il TiSA, il Trade in Services Agreement, che eliminano ciò che considerano ostacoli al commercio: i diritti e le norme che proteggono i cittadini, i lavoratori o l’ambiente. È il colpo di grazia alle nostre democrazie e allo Stato di diritto, grazie soprattutto ai meccanismi che proteggono gli investitori.

lunedì 18 gennaio 2016

SULLA CRISI DEL CAPITALE di Lucio Garofalo






SULLA CRISI DEL CAPITALE 
di Lucio Garofalo




Nel suo libro "Della guerra", pubblicato postumo nel 1832, il generale prussiano Karl von Clausewitz, che aveva maturato una lunga esperienza nel corso delle sanguinose guerre napoleoniche, che furono le prime guerre dell'era capitalistica contemporanea, elabora e propone un'analisi seria e approfondita del problema, di cui riesce a cogliere l'essenza più recondita applicando una logica tipicamente hegeliana. 
Tra le altre cose, il generale von Clausewitz scrive la celebre frase: 
"La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi"; ed ancora "La guerra è un atto di forza che ha lo scopo di costringere l'avversario a sottomettersi alla nostra volontà"

Hegel afferma che "La storia, senza guerre, registra solo pagine bianche", intendendo dire che le guerre determinano i principali cambiamenti della storia umana. 
Sviluppando e capovolgendo la dialettica hegeliana su basi storico-materialistiche, il pensiero marxista introduce ulteriori elementi critici ed innovativi nella valutazione e nella comprensione del fenomeno, riconducendo l'essenza causale più profonda dei conflitti bellici e sociali all'economia in quanto motore della storia, che è "storia di lotta di classe"

Ebbene, nel corso della storia millenaria dell'umanità, ma soprattutto nell'epoca contemporanea, segnata e dominata dalle forze soverchianti e preponderanti del capitalismo e dell'imperialismo economico, le riflessioni elaborate da von Clausewitz e da Hegel, ma soprattutto l'analisi critica suggerita dal marxismo, hanno trovato un riscontro effettivo. 

mercoledì 13 gennaio 2016

GRAVE ATTACCO AL CIRCOLO DI SINISTRA ANTICAPITALISTA DI SAN LORENZO (ROMA)








GRAVE ATTACCO AL CIRCOLO DI SINISTRA ANTICAPITALISTA DI SAN LORENZO (ROMA)


La notte fra l’11 e il 12 gennaio il Circolo di Sinistra Anticapitalista di San Lorenzo di Via dei Latini 73 è stato scassinato a opera di ignoti. La serranda è stata forzata e una vetrina sfondata, sono stati rubati i soldi della cassa, la scorta del bar (liquori e bibite) e il decoder con cui vediamo le partite, alcune strutture sono state danneggiate. Per chi come noi non ha alcun finanziamento pubblico e vive dei contributi di lavoratori/trici ed attivisti/e falcidiati dalla crisi, si tratta di un danno ingente.
Il nostro è uno spazio completamente autofinanziato, aperto al quartiere, dove da anni costruiamo iniziative politiche, culturali e ricreative. Un luogo di socialità e incontro dove sono passate e passano centinaia di persone, lavoratori/trici, cittadini/e del quartiere. Questo gesto – molto vicino a un atto vandalico – anche se non ha arricchito chi lo ha compiuto ha senz’altro impoverito noi; o meglio ha impoverito la possibilità di continuare a produrre queste iniziative e di portare avanti il paziente lavoro di ricostruzione di una sinistra vera, dal basso, di classe e anticapitalista che è il compito principale che ci siamo dati. Impoverisce anche la possibilità di portare avanti la nostra battaglia contro il degrado del quartiere di San Lorenzo, un tempo roccaforte antifascista e popolare, oggi in preda alla speculazione edilizia e alla liberalizzazione delle licenze commerciali che ne hanno fatto un luna park per la movida notturna
Per continuare a svolgere questa opera, lanciamo un appello a una sottoscrizione straordinaria per il Circolo che consenta di coprire le spese riguardanti le riparazioni e riacquistare il materiale trafugato o danneggiato.
Invitiamo tutti/e coloro che vogliono sostenerci in questo frangente, anche con un contributo minimo, a farlo in uno dei seguenti modi:
–              Portando un contributo direttamente al Circolo nelle giornate da mercoledì 13 a sabato 16 gennaio e dalle 17,30 alle 20,30 e domenica 17 dalle 14,30 alle 18 (durate la proiezione della partita)
–              Partecipando alla cena di sottoscrizione di giovedì 21 gennaio che sarà ospitata da Communia (Via dello Scalo San Lorenzo 33)
–              Inviando un bonifico al C/C intestato a Sinistra Anticapitalista con IBAN : IT 33 M 07601 03200 001014610008 con la causale “sottoscrizione per Circolo San Lorenzo”
– Contributo online tramite PayPal al link https://goo.gl/JU7TOS
La vostra solidarietà è importante per continuare a fare vivere questo luogo e questo progetto
SINISTRA ANTICAPITALISTA ROMA


lunedì 11 gennaio 2016

LA NOSTRA USCITA DA RIFONDAZIONE COMUNISTA


LA NOSTRA USCITA DA RIFONDAZIONE COMUNISTA



La caratteristica più evidente della situazione italiana è l’assenza di una forza politica, di un partito che sia un riferimento credibile per i lavoratori e gli sfruttati. Allo stato comatoso della sinistra politica si accompagna inoltre la profonda crisi di strategia della Cgil, incapace di opporsi all’offensiva di Renzi e di Confindustria.
Non ritorneremo qui sulle ragioni vicine e lontane di questo stato di cose. Basti registrare che oggi la parola “sinistra”, compresa quella che si definisce “comunista”, è agli occhi di milioni di persone associata con l’immagine di piccoli congreghe ossessivamente dedite alla scalata di piccoli spazi elettorali, lontane da qualsiasi seria pratica di lotta, incapaci di esprimere una analisi credibile della crisi del capitalismo e tantomeno un programma capace di indicare la via d’uscita.
Che questa immagine appaia ingenerosa verso quei tanti compagni e compagne che continuano a prodigarsi in mille forme di militanza e di lotta contro questo sistema (fra questi, e certo non per ultimi, i militanti di Rifondazione comunista), non fa altro che sottolineare le colpe imperdonabili dei gruppi dirigenti.

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MATTEO di Norberto Fragiacomo






IL MERAVIGLIOSO MONDO DI MATTEO

di
Norberto Fragiacomo






Ma Renzi “ci fa o ci è”?
Ci fa, evidentemente (anche se la sua grossolanità è autentica): un’ulteriore prova – meglio: una perla - ce l’ha regalata venerdì, chiedendosi a gran voce “ma non sarà che l’Italia è il più stabile fra i Paesi della UE?”

Da un certo punto di vista, ha ragione: il nostro Paese è senz’altro il più stabile dell’Eurozona, perché è l’unico a non voler saperne di crescere. Letta e il suo successore possono infatti vantare, come risultato, un entusiasmante zero virgola, con la differenza che l’ultimo arrivato ha potuto beneficiare di una serie di concomitanze favorevoli (crollo del prezzo del petrolio, Quantitative easing e deprezzamento dell’euro), solo in parte compensate dall’autolesionismo delle incomprensibili – nell’ottica di un Paese che si pretende sovrano – sanzioni alla Russia. Quella udita l’altra sera era però una vanteria, non una confessione: per fare paragoni, è come se uno studente sbandierasse un 5, o un chirurgo la morte del paziente sotto i ferri.
In un’Italia ideale una simile uscita avrebbe scatenato risate e cachinni, e il nostro bulletto sarebbe stato impallinato dai media (rammentate i sarcasmi sui “ristoranti pieni” di Berlusconi?). Invece no: viene lodato, applaudito, esaltato. Uno stuolo di econottimisti ha prontamente manifestato approvazione, e persino Padellaro, a Ottoemezzo, si è mostrato ben disposto verso il premier. 

domenica 10 gennaio 2016

I TAVOLI DELLA SINISTRA E IL MUTUALISMO di Maurizio Zaffarano


Il Quarto Stato visto da Luca Peruzzi



I TAVOLI DELLA SINISTRA E IL MUTUALISMO
di Maurizio Zaffarano




Anche per l'ultimo tavolo per la Costituente della Sinistra Unita Italiana è stato dichiarato il fallimento ma non credo che la cosa possa destare meraviglia né che ciò spingerà qualcuno a strapparsi le vesti o tantomeno al suicidio.
Le ragioni di questi fallimenti, ampiamente prevedibili e scontati anche guardando a quanto successo nel passato recente, sono a mio avviso sostanzialmente due.

venerdì 8 gennaio 2016

LA CAMPANA HA SUONATO di Stefano Santarelli




LA CAMPANA HA SUONATO
di Stefano Santarelli



Esistono film completamente dimenticati ma che meritano di essere ricordati non solo per l'opera cinematografica in sé, ma anche per il messaggio politico e sociale che trasmettono.
In questa categoria rientra sicuramente un western girato nel 1954 “La campana ha suonato” (Silver Lode) girato in piena epoca maccartista e che solo ad un osservatore distratto può apparire come un classico B Movie. Al contrario grazie alla perfetta sceneggiatura di Karen Dewolf che si caratterizza per lo stile asciutto e sintetico è invece una lucida denuncia del clima di caccia alle streghe che venne lanciato dal senatore Joseph McCarthy.

In una piccola cittadina del West, Silver Lode, quattro uomini guidati dallo sceriffo federale McCarthy (un cognome evidentemente non scelto a caso) giungono proprio nel giorno in cui deve essere celebrato il matrimonio di un tranquillo e rispettato cittadino, Dan Ballard, con l'accusa di avere due anni prima assassinato proprio il fratello di questo sceriffo.
Dan Ballard cercherà con l'aiuto iniziale del fratello e del padre della sposa di scagionarsi da questa accusa, ma in brevissimo tempo lo sceriffo federale McCarthy riuscirà a convincere tutta la popolazione ad eccezione della promessa sposa e di una signora di “facili costumi” della colpevolezza di questo onesto cittadino. La popolazione di Silver Lode ne è così convinta che in neanche un'ora passerà dall'apparente sostegno al tentativo di linciarlo.
Dan Ballard riuscirà solo alla fine grazie all'aiuto della fidanzata e di questa altra signora a mandare un telegramma ricevendone una immediata risposta: non solo lui non è ricercato per omicidio, ma McCarthy non è uno sceriffo federale ma solo un volgare bandito e ladro di bestiame.
Il film termina con Ballard ferito, non solo fisicamente, che abbandona amareggiato la città insieme alla sua fidanzata.

lunedì 4 gennaio 2016

UN AUGURIO PER IL NUOVO ANNO di Lucio Garofalo






UN AUGURIO PER IL NUOVO ANNO 
di Lucio Garofalo





La riflessione più significativa sul Capodanno la scrisse Antonio Gramsci in giovane età, nel 1916, esattamente un secolo fa. 
Gramsci aveva ragione quando scriveva che dovrebbe essere Capodanno ogni giorno. Ma senza le stupide convenzioni sociali, gli stereotipi ottusi, il falso perbenismo borghese, il moralismo ed il conformismo ipocrita della società dei consumi di massa, senza i buoni propositi di ogni inizio d'anno che fanno assomigliare la vita umana ad un'azienda commerciale con i suoi consuntivi finali, bilanci e preventivi. 
Il comunismo dovrà spazzare via anche le inutili e sciocche convenzioni, le date e le ricorrenze vuote di senso. 

Questi Capodanni, che rappresentano soltanto convenzioni rituali, inducono a credere sul serio in una discontinuità della vita e della storia umana. Mentre non è affatto vero. 
Sono altri i momenti storici che hanno sancito un salto rivoluzionario, o una discontinuità effettiva. Ad esempio, il 1789 o il 1917. Giusto per intenderci. Purtroppo, la maggior parte della gente non si rende conto di inseguire chimere ed illusioni. 

Ogni fine d'anno si ripete, puntualmente, lo stesso meccanismo rituale, mentale, di massa. Una sorta di "droga collettiva", di "oppio dei popoli" utile a condizionare le classi popolari e mantenerle in uno stato di subalternità, sotto il giogo delle élites dominanti. Come recitavano gli antichi latini: panem et circenses. 
Si dice "anno nuovo, vita nuova", ma è solo una mera illusione. Nel corso della storia umana si verifica assai raramente una soluzione di continuità, una rottura o un trauma tali da generare mutamenti radicali, tranne nei casi in cui si realizzi una rivoluzione epocale. Neanche nel caso delle più celebri date spartiacque, il 1492, anno della scoperta dell'America, o il 476 d. C., che sancì ufficialmente la deposizione dell'ultimo imperatore romano d'Occidente. 

Queste date rappresentano convenzioni stabilite dagli storici per segnare sulla linea del tempo eventi che separano due epoche storiche, suscitando un'immagine di rinnovamento che è puramente simbolico ed illusorio. Solo un'autentica rivoluzione avrà il potere di introdurre qualche innovazione concreta e profonda nella vita quotidiana delle persone. 
Per cui le vere date spartiacque della storia sono altre: il 1789, anno della rivoluzione giacobina, il 1917, anno della rivoluzione bolscevica. Tali eventi storici hanno fatto compiere all'umanità uno straordinario balzo in avanti, innescando una soluzione di continuità reale. 
Ora, tenendo conto che il pensiero di Gramsci è di un'intelligenza inarrivabile, mi accontento di aggiungere riflessioni più banali e modeste. 

Come già detto, a Capodanno si usa augurare "anno nuovo, vita nuova". Un augurio che rivolgiamo a noi stessi e a chi amiamo. Ma la verità è che, con il trascorrere degli anni, si rischia di invecchiare. Per cui il miglior auspicio che mi viene in mente, è di riuscire a conservare l'entusiasmo, la carica vitale, le speranze e le energie giovanili. Come dicono nella capitale dello Stato Pontificio: "bonanotte ar secchio, ormai ce semo"

Il mio auspicio speciale è che i bilanci sul passato siano sempre onesti, mentre i desideri e i progetti per il futuro siano realizzabili. Nel contempo, non conviene mai precludersi la possibilità di sognare e pensare in grande stile, di volare alto, affinché si attui finalmente l'utopia di un'autentica rivoluzione palingenetica: l'emancipazione del genere umano da ogni forma di oppressione, politica, economica, religiosa. Pensare ed agire con coerenza, non accettare supinamente le idee altrui: è questo un augurio davvero speciale.


mercoledì 30 dicembre 2015

ITALIA: IL PAREGGIO DI BILANCIO SI REALIZZA CON I MORTI di Maurizio Zaffarano





ITALIA: 
IL PAREGGIO DI BILANCIO SI REALIZZA CON I MORTI 
di Maurizio Zaffarano




C'è la melassa stucchevole dell'informazione natalizia e c'è la réclame senza soste di Renzi, il Vanna Marchi della politica, che spaccia per successi del suo governo e segni della rinascita italiana persino meri doveri dell'Esecutivo: il completamento di opere pubbliche (peraltro di dubbia utilità) cantierate e finanziate in tempi immemorabili e qualche manciata di restauri a fronte di uno smisurato patrimonio artistico e archeologico lasciato nel degrado e nell'incuria.
E poi ci sono le notizie vere, quelle che dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico e sulle quali costruire le trasmissioni televisive se non fosse più comodo e utile farlo mistificando la realtà e sfruttando marginali episodi di cronaca nera o grigia di cui sono protagonisti qualche balordo, qualche piccolo criminale di strada, qualche falso invalido o qualche dipendente pubblico assenteista.
Quante trasmissioni televisive hanno parlato della notizia, sconvolgente e inquietante, dell'aumento record di morti nel 2015 in Italia, un incremento comparabile a quello degli anni della guerra?

domenica 27 dicembre 2015

RIFLESSIONI "NATALIZIE" di Lucio Garofalo






RIFLESSIONI "NATALIZIE"
di Lucio Garofalo



Quando il tempo dei rimpianti è già trascorso, mentre il tempo dei ricordi è ancora lontano, vuol dire che è sopraggiunto il tempo dei rimorsi. Il che non significa necessariamente che si è arrecato del male, ma soltanto che si è vissuto. Nel bene e nel male. In caso contrario si resta come sospesi in una sorta di "limbo", prigionieri dell'ignavia, vile e meschina. 
Da agnostico ed eretico anticlericale (troppo accondiscendente verso chi predica), rivolgo i miei auguri più schietti a coloro che confidano nella lealtà e nella sincerità delle persone, nell'onestà (intellettuale), per cui non mi rivolgo a quanti vivono in una condizione di malafede, in un clima di omertà e di indifferenza. 

Il valore dell'amicizia non si può invocare ad uso e consumo personale, ovvero solo quando più ci conviene. Tempo addietro, ho conosciuto e frequentato alcuni sedicenti "amici". Per costoro io mi sono esposto, personalmente e politicamente, in varie situazioni che non mi piacevano affatto e mi sono persino inimicato alcuni notabili locali. Dov'erano loro, i presunti "amici", quando mi sono fatto coinvolgere in polemiche per servire la loro "causa"? Ebbene, erano intenti a studiare calcoli e tatticismi, curando i propri affari. Un'amicizia fondata sulla convenienza e sul calcolo utilitaristico, non è un'amicizia autentica, sincera e disinteressata. 

giovedì 24 dicembre 2015

DOCUMENTO POLITICO DEL PRIMO INCONTRO NAZIONALE DELLA RETE ANTILIBERISTA E ANTICAPITALISTA









DOCUMENTO POLITICO DEL PRIMO INCONTRO NAZIONALE DELLA RETE ANTILIBERISTA E ANTICAPITALISTA




L’assemblea finalizzata alla costruzione della Rete Anticapitalista, riunita a Roma il 13 dicembre 2015, riconferma i contenuti sociali e politici espressi nell’Appello antiliberista e anticapitalista, integrato con l'analisi della situazione internazionale, con particolare riferimento ai teatri di guerra, e con gli emendamenti che sono stati proposti sul tema dell'accordo militare tra lo stato di Israele ed il governo Greco e sulla questione dell’ambiente in particolare dell'antispecismo.
Più che mai, di fronte all’offensiva delle classi dominanti in Italia e in Europa, asservite agli interessi dei grandi gruppi finanziari, alla Troika, responsabili di scelte che spargono a piene mani austerità, precarietà, sfruttamento, distruzione del welfare dobbiamo costruire una risposta unitaria, sociale e politica, per affermare gli obiettivi della lotta antiliberista a difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle grandi masse popolari nelle diverse e molteplici articolazioni. E’ un percorso che non vuole e non deve fermarsi davanti ai pretesi vincoli capitalisti del mercato, del profitto e delle rendite, ma che anzi vuole metterli in discussione per aprire la strada a una reale alternativa anticapitalista di piena democrazia sociale e politica, costruita sulla autorganizzazione di organismi consiliari nei luoghi di lavoro e nei territori, e di controllo popolare dal basso nella società, in una ottica di solidarietà internazionalista fra le classi lavoratrici e popolari, volta alla costruzione di un comune progetto politico e sociale alternativo, che abbia come prospettiva il superamento del capitalismo e l’abolizione dello sfruttamento.
Nuovi terribili venti di guerra spirano in Europa e sulle due sponde del Mediterraneo.

RIFLESSIONI SULLO STATO DI CRISI DEL CAPITALISMO di Lucio Garofalo






RIFLESSIONI SULLO STATO DI CRISI DEL CAPITALISMO
di Lucio Garofalo




Azzardo alcune riflessioni di tipo filosofico ed esistenziale, quindi politico. La realtà, che supera puntualmente ogni più fervida immaginazione, ispira un'elaborazione critica di straordinaria attualità storica. 
Il sistema creato dalla borghesia capitalista ha predicato nel mondo, a decorrere dal secondo dopoguerra, quella che è la religione più diffusa e vincente di ogni tempo e luogo: la fede cieca ed incondizionata nel mercato, nel totem della finanza. 
Il culto idiota e mondano del denaro e del successo. Il feticismo della merce e del profitto. La morale utilitarista dell’avere e dell’apparire ad ogni costo in luogo dell’essere, sacrificando tutto e tutti. 
Il corollario finale è l’avvento di una sottocultura di massa improntata al consumismo esasperato, acritico ed alienante, all’edonismo ebete, egoista e conformista. 

Quella che nell’età contemporanea è l’ideologia più ottusa ed onnipotente, una mentalità assai pervasiva e totalitaria, più feroce e persuasiva di qualsiasi tipo di fascismo e di assolutismo che si sia mai visto nella storia millenaria dell’umanità. 
Negli ultimi decenni, alle popolazioni del mondo occidentale si è imposto uno stile di vita iperconsumista: hanno bombardato i cervelli per convincere la gente che bisognava lavorare e produrre al massimo per guadagnare e consumare il più possibile, con il risultato che gli individui sono nevrotici, insoddisfatti ed infelici. Si potrebbe arguire che la scelta più saggia sia quella di moderarsi in modo da lavorare il meno possibile ed avvelenarsi il meno possibile, sentirsi meno stressati e puntare ad arricchirsi soprattutto a livello umano, affettivo e spirituale. 
In altri termini, si potrebbe decidere di condurre uno stile di vita più sobrio sul piano dei consumi in modo tale da permettersi un’esistenza emancipata dal bisogno, libera dallo stress e dalle tossine della vita moderna. 
Certo, se un individuo non si accontenta di un cellulare, ma ne vuole due di ultima generazione, se invece di un’auto per ogni famiglia si avverte il “bisogno” di un’auto a persona, se si desidera la villa in campagna e l’appartamento al mare, inseguendo ed assecondando ossessivamente le mode consumiste, si moltiplicano i falsi bisogni indotti dal mercato, inevitabilmente non basta uno stipendio e si rischia di essere assoggettati ad un “benessere” fittizio, finendo succubi del bisogno e del lavoro, alienati ed infelici. 

lunedì 21 dicembre 2015

GRANDE E' LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO DELLA SINISTRA di Maurizio Zaffarano



Salvini e la Le Pen secondo Luca Peruzzi



GRANDE E' LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO DELLA SINISTRA 
di Maurizio Zaffarano




Il mio contributo alla discussione su Bandiera Rossa sulle elezioni francesi.



Grande è la confusione sotto il cielo ma non so se ciò renda, non me ne voglia il compagno Mao Tse-tung, la situazione favorevole.
Grande è la confusione sotto il cielo della Sinistra, in Italia e nel mondo. Una confusione che è figlia, da un lato, della frustrazione e del senso di impotenza di chi vede il baratro – morale, sociale, politico, economico – nel quale siamo precipitati ma non riesce ad individuare un modo per riscattarci e per salvarci e, dall'altro, è conseguenza del fatto che sono venuti meno gli schemi mentali, i punti di riferimento ideali attraverso i quali potevamo indicare ed indicarci dal punto di vista collettivo ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e i mezzi per perseguire il bene e il giusto.
Nella mia visione, pragmatica e rudimentale e di questo chiedo preventivamente comprensione e perdono ai cultori e ai custodi dei Dogmi e della Dottrina, la Sinistra è la parte politica che vuole per ciascun essere umano la possibilità di esprimere il meglio di sé stesso e di cercare la propria felicità coltivando la propria natura, il proprio talento, le proprie inclinazioni e che ritiene, perché ciò possa realizzarsi, che ciascun essere umano sia liberato dalla schiavitù del bisogno. Dunque che ciò che viene prodotto possa essere equamente distribuito tra tutti, perché a nessuno manchi ciò che è necessario per vivere, e che collettivamente possiamo decidere cosa, quanto e in che modo produrre.

Recita l'articolo 3 della Costituzione (e mi sembra che possa spiegare egregiamente ciò che dovrebbe essere e dovrebbe perseguire la Sinistra):

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 


La confusione sotto il cielo della Sinistra nasce, a mio avviso, dalla scissione arbitraria e schizofrenica tra i due elementi che ne rappresentano gli elementi costitutivi: obiettivi da perseguire e mezzi per realizzarli.
Così c'è chi può continuare a definirsi di Sinistra solo per il fatto di enunciarne ipocritamente principi e valori: diritti, emancipazione, libertà, solidarietà, opportunità. Ma appunto si tratta di vuote ed ipocrite affermazioni (le “boldrinate”) quando non si fondano su di una trasformazione egualitaria della struttura dei rapporti economici, anzi sono proprio questi “progressisti” gli autori materiali (o i loro complici o gli inetti spettatori che non si rendono conto di ciò che gli succede intorno) dei processi che accentrano sempre più in poche mani la ricchezza e rendono schiavi tutti gli altri.
A tutti costoro, a cominciare dalla nostra (si fa per dire) Presidentessa della Camera, bisognerebbe ricordare ciò che scriveva Sandro Pertini: Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. “
Nel contempo abbiamo le destre che tuonano, e attraverso questo conquistano il consenso popolare e l'attenzione di una parte del popolo della Sinistra, contro gli strumenti con cui la dittatura del capitalismo finanziario realizza i suoi tragici e perversi effetti : l'euro e l'unione europea, la globalizzazione, la guerra al ribasso per i salari condotta anche attraverso i migranti, la progressiva cancellazione del sistema pensionistico pubblico, le “controriforme” del welfare e del diritto del lavoro. Solo che insieme alla contestazione del capitalismo finanziario da queste destre bisogna prendersi (il “fusarismo”?) anche il pacchetto dei valori tradizionali: Dio, Patria e Famiglia. Con annessi xenofobia, omofobia e via discorrendo e facendo assurgere presepi e canti di Natale alla funzione di linea Maginot della nostra "civiltà" .
Il tragico problema dei migranti diventa così da questione anzitutto sociale e conseguenza dell'imperialismo militare ed economico occidentale una questione religiosa e razziale e il tentativo dell'Islam di travolgere le nostre tradizioni e la nostra identità. Come se poi tradizioni e identità potessero essere cristallizzate una volta per sempre e non essere destinate, come sempre accaduto nella storia, ad un continuo processo di evoluzione e di meticciamento.
Ora in politica vale la regola del “mai dire mai”, si può anche prendere in considerazione il sostegno tattico e contingente o addirittura l'alleanza con un “nemico” se ciò può essere utile a sconfiggere o, almeno, a mettere in difficoltà un altro “nemico” in quel momento più distruttivo e letale, mi rendo conto che l'odio - ingigantito dalla consapevolezza dell'impotenza - verso la dittatura dell'Unione Europea e del mondo delle multinazionali (i cui esecutori sono in Italia il renzismo ed in Francia Hollande e Sarkozy) possa giustificare qualunque scelta e qualunque voto contingente, però a chi si trova a fare il tifo per la Le Pen o Orban contro il Grande Capitale Sovranazionale deve essere ben chiara una cosa. Le destre populiste, nazionaliste, anti-euro ed anti-Europa, fasciste o para-fasciste che vediamo affermarsi e conquistare spazio in tutta Europa (si pensi appunto all'Ungheria o alla Polonia, al Front National in Francia, alla Lega in Italia mentre il Movimento 5 Stelle che è fenomeno ben più complesso e controverso lo lascerei fuori da questo elenco) non combattono l'oppressione del capitalismo finanziario per realizzare l'emancipazione e la liberazione dell'individuo. La loro ideologia è impregnata di autoritarismo, gerarchismo, classismo, razzismo; la componente sociale delle proprie proposte ha una natura paternalista e non egualitaria. Combattono (dicono di combattere) il capitalismo sovranazionale e globalizzato per tornare a forme di capitalismo nazionale e protetto, esaltando il ruolo non dei lavoratori ma degli imprenditori medi e piccoli come se anche per questi il profitto non giustificasse sfruttamento del lavoro, distruzione dell'ambiente, illegalità (corruzione, evasione fiscale e contributiva).
Pensare di potersi accodare alle destre nazionaliste e xenofobe nella lotta contro l'euro e l'Unione Europea, nella convinzione che una volta vinta questa guerra sarebbero ripristinate le condizioni economiche e politiche per la sovranità popolare e per le politiche sociali, è un tragico errore, è totalmente illusorio e miope. Non vi sarebbe alcun nuovo spazio per una libera lotta politica come se senza l'euro venisse magicamente meno anche la struttura dell'organizzazione economica e dei rapporti di forza militari internazionali. Queste destre sono storicamente il piano B del Capitale: quando non regge più l'inganno delle democrazie liberali si ricorre allo squadrismo, al manganello, alle bombe (naturalmente nelle forme contingenti e particolari del momento). Dal regime del capitalismo finanziario passeremmo ad un regime capitalista “tradizionalmente” autoritario e la storia europea del '900 ci mostra quante volte le forze reazionarie hanno utilizzato la promessa di misure sociali per acquisire consenso popolare e scalare il potere.

Una proposta di Alternativa di Sinistra si regge invece su due gambe: il diritto all'autodeterminazione di ogni individuo e la collettivizzazione dell'economia. Se manca una delle due gambe si perde ogni credibilità, la costruzione politica non regge e crolla.
La Sinistra riparte e ritorna credibile nell'unitarietà e nella coerenza di Pensiero e Azione e se riacquista la capacità di comunicare e di mettersi in sintonia con i ceti popolari. Altrimenti non sorprendiamoci (e soprattutto asteniamoci da giudizi moralistici) se questi affidano le proprie speranze e le proprie paure a Grillo o Salvini.
C'è un ultimo ma non secondario elemento che deve essere a mio avviso sottolineato. Oggi la priorità per una proposta di Sinistra di Alternativa è anche quella di riconoscere e denunciare che le elezioni sono una trappola, sono un gioco truccato nel quale perdi sempre per lo squilibrio di risorse delle forze in campo, soprattutto con il maggioritario e il ballottaggio che comunque ti costringono a scegliere tra opzioni che escludono la rappresentanza di larga parte degli interessi popolari e dei principi autenticamente progressisti. Sempre più le cosiddette Istituzioni democratiche sono modellate secondo la logica della governance delle società per azioni in cui una piccola minoranza, grazie a patti di sindacato e complicati sistemi di scatole cinesi, può decidere per tutti.
In assenza di una reale democrazia economica la pretesa democraticità dei regimi occidentali e la retorica delle libere elezioni perdono ogni legame con la realtà: l'unico vero potere è quello dei soldi. Le elezioni non te le fanno vincere (con il terrorismo e le stragi contro il PCI; quando va bene con il bombardamento dei media di regime), se le vinci non ti fanno attuare i programmi per i quali sei stato votato (Syriza in Grecia), se le vinci e metti in pratica i tuoi programmi ti scatenano contro la guerra economica e non solo (il Venezuela).

In queste condizioni, la Sinistra in Italia deve concentrare i propri sforzi e le proprie poche risorse nel dare vita ad un partitino condannato all'impotenza ed alla marginalità elettorale e politica, deve continuare a discutere di percentuali e presunti mali minori legittimando la truffa di cui siamo vittime oppure deve battere altre strade, altri terreni, altre forme di lotta politica e dedicarsi alla costruzione di un movimento di massa auto-organizzato ed in grado di essere riconosciuto quale espressione di contropotere democratico e popolare?





domenica 20 dicembre 2015

IL PRIMATO TEDESCO di Lucio Garofalo




IL PRIMATO TEDESCO
di Lucio Garofalo




Il sogno (o incubo, dipende dai punti di vista) del pangermanismo si è avverato sul terreno della finanza e dell'economia. 
È di fatto innegabile un processo di germanizzazione dell’eurozona, dietro cui si riparano e consolidano gli interessi del capitale finanziario internazionale. Il progetto egemonico tedesco era assai evidente fin dall’inizio. 

Attestare i capitali dietro lo scudo tedesco (finché riesce a reggere) non è solo un’operazione di autodifesa. Nel breve periodo la Germania sta disponendo di una massa di capitali tale da far pendere la bilancia dalla parte dei suoi interessi, divenendo l’interlocutore europeo privilegiato del capitalismo finanziario mondiale, tramite cui sarà possibile “normalizzare” l’Europa, cioè inquadrarne le politiche economiche in modo funzionale agli interessi del grande capitale finanziario. 

Ma la stabilità tedesca dipende dalla tenuta di tutti gli altri Paesi dell'eurozona e per consentirle di reggere, esige che i Paesi più precari economicamente siano espunti dall’area o ridotti a ruoli sempre più marginali o ininfluenti. Per tale ragione si è limitato il tetto degli aiuti erogati ai Paesi in crisi e sono state imposte una serie di condizioni draconiane a tutti i Paesi dove più grave si è paventato il rischio di uno sforamento del patto di stabilità dell’euro, buon ultima in ordine di tempo l’Italia.

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