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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 24 ottobre 2011

I tre giorni del condor


Uno schiaffone così sonoro l'Italia non l'aveva mai preso, in sede internazionale, né durante il ventennio fascista e nemmeno nell'immediato dopoguerra, quando, ridotta in macerie, fu trattata con una certa «benevolenza» dagli alleati che evitarono di infierire troppo non processando dei veri e propri criminali di guerra e varando un piano, quello Marshall, che consentì di risollevare ad un tempo l'economia, ma rendendola, d'altro canto, strettamente dipendente dal petrolio. Non potevano prevedere uno come Mattei, ma si attrezzarono ben presto per neutralizzarlo.

Un Paese, il nostro, a perenne sovranità limitata, sotto permanente ricatto ultradecennale di una mafia e di un Vaticano sui quali i «vincitori» avevano sempre deciso di puntare per evitare spiacevoli sorprese da quelli che, dalla nascita, sapevano bene essere dei «voltagabbana nati»: lo Stato che passò con disinvoltura dalla Triplice Alleanza alla Triplice Intesa e da Hitler all'otto settembre, e che è passato oggi, in men che non si dica, dall'amicizia fraterna con Gheddafi al suo bombardamento spietato.

Mai l'Italia era stata così «sputtanata» in pubblico, con evidenti risate di scherno da premier di Stati che hanno condiviso con essa la fondazione dell'UE.

Il presidente francese e la cancelliera tedesca, infatti, più che stare in una conferenza stampa internazionale, con i loro ammiccamenti e le loro risate, sembravano più appropriati per il «bar sport», per l'occhiolino davanti al bancone quando entra il «gonzo» di turno, e ovviamente sappiamo bene chi è entrato.

Quello che «non è stato bocciato mai» ma si è sempre comprato la promozione, della serie «ti piace vincere facile?» Questa volta però non pare proprio così facile come sembra a lui.

Gli hanno dato tre giorni di tempo per ripassare e ripresentarsi all'esame, anche se purtroppo non ci andrà da solo, ma con tutti noi appresso, volenti o nolenti che siamo.

Strano Paese davvero il nostro: abbiamo la presidenza della BCE e anche un rappresentante nel consiglio della stessa banca, ma siamo considerati quasi alla stregua del fanalino di coda della UE, più o meno come la Grecia, uno Stato il nostro, che d'altro canto, bisogna ammetterlo, è molto zelante nel seguirla a ruota per evasione fiscale. Uno Stato in cui la media degli stipendi è di circa seimila euro l'anno inferiore a quella europea ed in cui il ceto medio, dopo le «creatività» finanziarie e le «tosature» conseguenti ad esse del mago Tremonti, sta progressivamente facendo la fila per iscriversi al WWF.

Che i francesi non abbiano ancora digerito lo «scippo» della Coppa del Mondo?

La Francia, a parte il debito, non sta certo molto meglio di noi quanto a banche e ad industrie, ed ha fatto pure di recente una bella figuraccia sulla tanto sbandierata «inattaccabilità» dell'atomo.

Fatto sta che alle risatine è seguito addirittura un ultimatum da commissario Maigret: «Hai tre giorni di tempo per trovare l'assassino» Di che? Di una economia che potrebbe essere tra le più floride del mondo e d'Europa ma che invece è tenuta al palo sostanzialmente da due fattori interdipendenti: una classe politica tra le più corrotte ed il suo braccio armato malavitoso che ricicla e pilota le rendite in nero, e controlla in maniera ferrea il territorio.

Ce n'è per una bella metastasi di carattere irreversibile, ce n'è per una vera rivoluzione democratica, ma tant'è...abbiamo tre soli giorni, durante i quali vedremo soltanto volteggiare sopra di noi il condor della BCE, in attesa di ulteriori svendite del nostro patrimonio pubblico, di altri aumenti dell'età pensionabile e magari anche di affondare il becco nelle ossa di stipendi già abbondantemente spolpati da precarietà endemiche e da blocchi perduranti fino a non si sa quando.

Sappiamo tutti che il problema del debito europeo non si risolve con lo sparo al «piccione» di turno, ma coordinando le politiche monetarie con quelle fiscali, e soprattutto con una direzione e gestione politica della crisi in atto e delle proposte per uscirne tutti insieme e non in ordine sparso. La Gran Bretagna ha, da sola, un debito dell'80% e un deficit del 10,4% mentre la UE, nel suo complesso, ha un debito dell'85% con un deficit del 6%, eppure il debito sovrano della GB è considerato più affidabile di quello dell'eurozona.

Tutto questo perchè mentre la Banca d'Inghilterra difende la sterlina dalla speculazione internazionale, la BCE, invece, a sua volta, quando l'eurozona è attaccata, non solo non la difende, ma non ha di meglio da fare che attaccare a sua volta i paesi più deboli, i quali, con tale sistema, non solo non ce la faranno mai a recuperare, ma saranno sempre più costretti a svendere le loro risorse più prezione e ad abbassare il livello di vita dei loro abitanti, a tutto vantaggio di quelli più forti.

Insomma, più che un' eurozona sembra davvero un Quarto Reich, che però non ha un imperatore o un Senato a guidarlo ma una sorta di fenomeno da baraccone il cui solo nome evoca scenari circensi clownistici: Mr. Euro!

Vada come vada una verità ci appare sempre più lapalissiana:

Non si può lasciare il debito pubblico in balia della speculazione finanziaria..o, peggio, nel "cilindro" di Mr. Euro.

E una constatazione è più che evidente, in mano al FMI, si fallisce senza possibilità né di appello e tanto meno di ritorno. Una prospettiva, infine, di «fallimento del sistema italiano» sarebbe l'anticamera di una secessione forzata, largamente invocata da chi, di fronte all'inevitabile «si salvi chi può», non farebbe altro che reclamare il diritto alla sopravvivenza del più forte.

Mentre dunque stiamo qui a disquisire, i giorni sono già diventati due..e il condor beffardo, volteggiando sempre più basso, sta per cacarci in testa..che cosa esclamare?

Parbleu? No, c'est marron!

C.F.

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