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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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domenica 23 ottobre 2011

Sic semper tyrannis

di Carlo Felici

La cosiddetta «rivoluzione libica» aiutata ed infarcita con ex ufficiali lealisti e con zelanti mercenari dei servizi britannici e francesi, oltre che abbondantemente "irrorata" dalle bombe NATO, ha avuto un epilogo degno del «villaggio globale» in cui viviamo, ma nella versione più tribale che ci potesse essere presentata.

Gheddafi è stato pubblicamente linciato e le sue immagini di «fantoccio agonizzante» offerte al pubblico ludibrio mondiale, e agli «whow!» compiaciuti della « prima donzella dello zio Sam» sono sotto gli occhi di tutti.

Giustizia è fatta? Non diremmo proprio. Un «capro espiatorio» che avrebbe potuto scrivere una enciclopedia degli anni della guerra fredda e probabilmente anche di quelli di piombo nostrani, è stato tolto di mezzo, con un «sasso in bocca», non parlerà più, e il suo solerte assassino, un giovane minorenne, verrà addirittura consacrato alla gloria dell'eroismo.

Per noi che, quando il tiranno libico venne in Italia e le servili e zelanti autorità italiane con uno stuolo di escort in vena di marchette e pseudoconversioni, in cerca di commesse, investimenti e petrolio, gli stesero un tappeto rosso sotto i piedi, chiudendo uno dei luoghi storici della Repubblica Romana, proprio in occasione del suo 160° anniversario, ebbene, per noi che rischiammmo allora di essere arrestati solo perché volevamo fare volantinaggio di protesta proprio in quel luogo, tutto ciò appare un po' grottesco e sicuramente ridicolo.

Gheddafi è stato tolto di mezzo, ma i suoi amici e complici in Italia sono sempre lì, a minacciare addirittura rivoluzioni contro giornali e magistrati, e probabilmente anche a «fare le prove» con qualche scalmanato in piazza.

Il fatto è che adesso il «faccendiere libico» rischia di essere persino «beatificato» come eroe e martire della lotta antimperialista. E pare che Chavez abbia iniziato in maniera molto entusiastica questo martirologio.

Gheddafi ha sempre avuto la capacità di sembrare molto di più di ciò che è stato, ma fondamentalmente resta quel che è: un abilissimo cleptocrate, artefice di un regime che con i suoi più stretti alleati politici, ha sempre avuto una partecipazione diretta in qualsiasi cosa valesse la pena acquistare, vendere o possedere.

Uno che, a parole, ha sempre sbandierato la necessità di un'Africa libera e sovrana, ma che cinicamente non ha esitato a colpire i più grandi rivoluzionari africani, a partire da Thomas Sankara, ucciso in un complotto le cui responsabilità vanno imputate alla Libia di Gheddafi e, dietro le quinte, alla Francia, con il consenso preventivo della Cia.

Per François-Xavier Verschave la vicenda fu molto chiara: «Gheddafi e l’Africa francese avevano molte motivazioni comuni cementate dall’anti-americanismo, con l’aggiunta di interessi ben noti. L’eliminazione del presidente burkinabé Thomas Sankara è certamente il sacrificio fondatore». Verschave continua osservando che «Foccart e le persone che circondavano Gheddafi convennnero nel 1987 di sostituire un leader troppo integro e indipendente, al punto di essere scomodo, con un Blaise Compaoré infinitamente meglio disposto a condividere i loro piani. L’ivoriano Houphouët fu associato al complotto».

Un leader libico senza scrupoli, dunque, che ebbe un ruolo importante anche negli anni delle stragi nostrane, specialmente in quelle di Ustica e di Bologna, perché Gheddafi era aiutato dal Sismi, come conferma la testimonianza dell’ex colonnello Demetrio Cogliando alla Commissione stragi (ancora secretata), a scovare e uccidere gli oppositori in Italia.

Il Sismi li scovava e poi faceva avere foto e indirizzo ai killer libici che agivano protetti dalle nostre autorità e dalle forze dell’ordine qui in territorio italiano.

Se uscissero fuori tutte le collusioni ultradecennali tra servizi segreti libici ed italiani, c'è da star sicuri che una intera classe politica nostrana salterebbe per aria in un baleno. E chissà che qualcuno, in vena di sostituzioni di «pezzi ormai obsoleti», non si decida a farlo e prima di quanto si pensi.

Gheddafi, poco più di un anno fa, venne qui in Italia a dichiarare: «Se ci tenete a conservare il più a lungo possibile la vostra identità etnico-culturale di popoli europei allora dovete fidarvi del mio ruolo di repressore della tratta illegale degli africani; in caso contrario – aggiunse – un’emigrazione incontrollata dei popoli dell’Africa (il continente giovane e prolifico per antonomasia) verso il vecchio continente, unitamente al vostro calo delle nascite, vi farà oggetto di una vera e propria conquista demografica”. Ammonì le nostre coscienze ricordandoci che “dovete fare conoscere ai vostri figli i crimini commessi da voi italiani nel periodo del colonialismo in Libia, così come io quest’oggi ho mostrato al vostro Presidente Berlusconi, che ringrazio per l’attenzione dimostratami, le foto dei campi di concentramento da voi stessi costruiti nel mio Paese”.

Ma si guardò bene dal parlare dei campi di concentramento fatti costruire da lui stesso alle porte del Sahara per sterminare i migranti, e naturalmente tralasciò del tutto la sorte di quelli morti di fame e di sete, lungo la strada del «miraggio dei barconi», usati ad intermittenza come arma di «dissuasione di massa» contro il nostro paese e contro l'Europa, anche in barba agli accordi miliardari firmati dai suoi compiacenti amici nostrani.

Autorità istituzionali che sono ancora al loro posto e che sono state in prima fila nell'invocare la necessità del nostro intervento in Libia ma che, solo tre anni fa, riconoscevano al dittatore libico, finito oggi nella polvere, un ruolo di primo piano negli equilibri del continente africano e in quelli del Mediterraneo.

Napolitano sottolieneò allora che la visita di Gheddafi poteva «contribuire a dare il via a una nuova fase di relazioni fra Italia e Libia», rimarcando che «sulle questioni africane ho ascoltato da Gheddafi parole di grande moderazione e responsabilità» e concludendo che: «Occorre uno sforzo congiunto Italia-Libia in particolare per la Somalia. L'obiettivo di rendere il Mediterraneo un'area di pace, stabilità e benessere è altrettanto condiviso»

Gli venne concesso addirittura il pulpito di Palazzo Giustiniani con cui venne ad ammonirci che « il partitismo è l'aborto della democrazia. Se me lo chiedesse il popolo italiano, io darei il potere al popolo italiano, annullerei i partiti, non ci sarebbe più destra né sinistra né centro». Fu redarguito? Non proprio, e bisogna riconoscere che allora Alemanno ebbe un sussulto di dignità ben superiore a quello della seconda autorità dello Stato che riconobbe a Gheddafi un ruolo di statista, fu così infatti che Schifani apostrofò quell'intervento: «Ha parlato da uomo di Stato, è stato un intervento molto denso»

Strano che in così poco tempo il tiranno libico abbia avuto modo di capovolgere completamente i giudizi sul suo operato, tanto da far mandare dalle stesse autorità i bombardieri, in men che non si dica, diritti, diritti, dalle basi NATO nel nostro Paese, sulle teste non solo dei suoi soldati lealisti, ma anche dei molti libici civili ed innocenti che hanno assistito con terrore crescente alla guerrra civile scatenatasi nel loro territorio.

Vogliamo ricordare come lo stesso Gheddafi si espresse nei confronti di Berlusconi? Presto fatto: «nulla in contrario se l'amico Silvio Berlusconi si presentasse per diventare il presidente del governo libico. Il popolo libico ne trarrebbe sicuramente vantaggio».

«Sic transit gloria mundi?" No..."Sic semper tyrannis!"..al plurale, ma non majestatis..

Però non vorremmo peccare di parzialità trascurtando gli ottimi rapporti che Gheddafi ebbe anche con autorevoli esponenti del centrosinistra.

Il 9 luglio del 1998, mentre la Libia era sottoposta alle sanzioni dell' Onu, Lamberto Dini firmò un primo trattato, che fu a lungo criticato con Gheddafi. Quel trattato fu allora giustificato, in spregio a tutte quelle delibere ONU che oggi ci si è allineati ad applicare con fin troppo zelo, dicendo che “direttamente o indirettamente, Tripoli da tempo non è più coinvolta in atti di terrorismo”. Il Sismi nel 2003 ha dimostrato ampiamente che quella era una dichiarazione avventata, che però servì per preparare adeguatamente il viaggio di D’Alema del ’99 e cui fecero seguito le numerose telefonate fra Gheddafi e Prodi, salito nel frattempo alla guida della Commissione europea.

Allora, questa forse è la dimostrazione lampante che, se dobbiamo giustificare la caduta di un tiranno, ancor di più dovremmo essere attivi nel togliere di mezzo una intera classe politica italiana. E a chi ci dice che tutto ciò ha fatto comodo a tutti, adducendo come scusa commesse, lavori e petrolio in abbondanza, vorremmo solo ricordare un nome: Enrico Mattei, che andava a cercare petrolio in tutto il mondo, senza inginocchiarsi davanti a nessuno e con vantaggi equamente distribuiti tra paesi produttori e compagnie petrolifere. Sappiamo naturalmente che fine ha fatto e come, in seguito, il nostro sistema politico da Cefis in poi, si sia «attrezzato» per «servir compiacendo» e lucrare di conseguenza su tale «servaggio». Purtroppo la «pista nera» del petrolio, da Matteotti a Pasolini ed oltre, in Italia è stata sempre una lunga fascia luttuosa, con innumerevoli assassinii tuttora impuniti.

Cosa ne sarà della Libia tra non molto è facilmente immaginabile, sarà un territorio in preda a lunghe lotte tribali, nelle quali l'integralismo islamico non tarderà ad aprirsi la strada, più o meno come in Somalia e nei Balcani, affacciandosi direttamente sulle nostre coste e su quelle di tutto il continente europeo.

Se gli obiettivi convergenti delle speculazioni finaziarie internazionali e delle guerre mediterranee erano quelli di indebolire fortemente la «fortezza Europa» mostrando palesemente che l'euro non può diventare moneta di scambio internazionale soprattutto per grandi investimenti e per l'acquisto di grandi quantità di materie prime, bisogna riconoscere che tali traguardi non sono poi così lontani.

Se non si distruggerà l'eurozona, sicuramente la si metterà seriamente sotto tutela, con una «camicia di forza» firmata NATO. L'Europa resterà un mostriciattolo con una testa enorme, un ventre globoso e arti assai rinsecchiti. Senza voce né autonomia sul piano politico e militare. E potremo così tranquillamente abbandonare i sogni di una grande area mediterranea in crescita per scambi culturali, economici e commerciali.

Paradossalmente Gheddafi venne a dirci poco più di un anno fa che: «E’ giunta l’ora che il Mediterraneo torni ad essere mare nostrum, nel senso che deve appartenere unicamente a quelle nazioni posizionate sulle sue rive. Non possiamo più consentire che potenze lontane geograficamente debbano conservare la loro supremazia militare e marittima sul nostro mare. Dobbiamo, prima o poi, iniziare a liberarcene perché ormai i tempi sono maturi per una svolta strategica».

Lo sappiamo: non era che una beffa, buona più per umiliarci ulteriormente piuttosto che per rivendicare un ruolo di cui lui stesso non è mai stato né artefice e tanto meno protagonista, indaffarato come era a restare disperatamente a galla facendo affari con tutti. La sua fine risulta ancora più squallida e penosa se è vero che ha cercato pure di "comprare" la sua salvezza dai suoi carnefici

All'Europa, al mondo e a coloro che ambiscono a progettare nuove egemonie o ulteriori superpotenze può dunque bastare oggi il monito di Thomas Sankara:

«Voi avete di che nutrirvi, ma se la popolazione è nella miseria e continua a restarci, un giorno vi impedirà di mangiare tranquillamente.»

Quella popolazione adesso, dopo la guerra di Libia, è ancora più vicina..

C.F.

1 commento:

Gioacchino ha detto...

Ciò che scrivi è terribilmente vero, ma la "speranza" di una rinascita europea e del "riappropriarsi del mare nostrum" mi pare francamente lontana; l'UE è nata con i piedi d'argilla e la condizione attuale dell'euro ne è l'ulteriore dimostrazione; inoltre, la NATO e soprattutto gli USA continueranno a mantenere il loro ruolo egemone ancora a lungo: chi può davvero contrastare le forze armate di cui si circondano? con quelle, possono andare dappertutto e colpire chiunque, dopo che la "finanza globale" ha assestato il colpo iniziale; vorrei tanto ma tanto sbagliare, ma so che non è così.

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