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lunedì 10 ottobre 2011

DEL MARXISMO, DI PREVE E DELLE SUE SCIOCCHEZZE di L. Mortara


di Lorenzo Mortara

In una risposta al forchettone rosso Turigliatto, Trotzkismo, populismo, mitologia progressista dell’unanimità delle masse, “primavera araba 2011”, Libia 2011, Siria 2011, c’è tutta la pomposa vuotaggine dei professori di marxismo come Costanzo Preve che non sono mai usciti dall’accademia. Preve stima molto Turigliatto, addirittura onesto, a suo dire, «per avere osato votare contro i crediti di guerra, finendo espulso dal partito in cui il fantoccio Bertinotti saltabeccava nei salotti romani vaticinando che la parola “comunismo” era diventata “indicibile”». Preve vuol discettare sul trotskismo, lanciandogli la solita accusa di essere pura metafisica, tanto fuori dalla realtà da non toccarla mai. E certo chi vede in Turigliatto, fantoccio di Bertinotti e disonestà fatta a forma di compagno, chissà quale suo oppositore, la realtà la legge davvero in maniera impeccabile. Chi esalta Turigliatto per avere osato votare contro una volta, dovrebbe anche indignarsi contro lo stesso senatore per aver accettato di votare a favore tutte le altre. Soprattutto dovrebbe chiedersi cosa significhi un voto contrario in mezzo a un mare di voti a favore. Votando contro i crediti di guerra, i realisti che vedono solo la facciata delle cose, credono che Turigliatto abbia votato contro la missione di guerra in Afghanistan, in realtà Turigliatto ha votato solo a favore di sé stesso, della sua pubblicità1.
Con queste premesse, già possiamo indovinare dove andranno a parare le critiche di Preve al trotskismo. L’istinto accademico gli fa scegliere Turigliatto come avversario perché Turigliatto non è un marxista o è solo un marxista delle balle. Preve non lo sa così come non sa cos’è il marxismo, per cui è incapace di orientarsi nel mare dei marxismi, finendo per scegliersi quello più adatto alla sua mediocrità intellettuale.
Preve comincia la sua critica al trotskismo piagnucolando come una donnicciola per la scarsa considerazione che ricevono i suoi scritti. Apparentemente sembra fare spallucce, in realtà senza il conforto di accademici e altri tromboni del pensiero critico, Preve sarebbe morto. Se invece è vivo è perché non è vero che non sia preso in considerazione. Al contrario, non c’è piccolo borghese di sinistra che non veda negli scarabocchi di Preve la quintessenza della genialità. La risposta di Turigliatto ne è la riprova. Perché allora Preve si descrive come un ex “eretico” trasformato ora in “apostata”? Perché gli serve questa posa da anticonformista per dare chissà quale tono alternativo ai suoi scritti. Se fosse sincera la sua indifferenza all’isolamento, sarebbe molto più preoccupato di essere preso in considerazione da Turigliatto che di rimanere da solo. In effetti solo i Turigliatto possono davvero prendere in considerazione Preve, l’idolo dei tanti Fusaro che crescono come funghi nella crisi del capitalismo. Preve cerca un dibattito tra idee, perché è fuori della sua portata ricercare la loro origine sociale, il loro interesse di classe corrispondente, per cui già solo per questo fatto, per il marxismo, discutere di Preve ha la stessa importanza che discutere se sia meglio avere un insignificante fiorellino in più o meno nel proprio giardino d’infanzia cerebrale.
Preve è più grato a chi lo trova “delirante” anziché “stimolante”. Purtroppo per lui non è né l’uno né l’altro. Preve in verità non è niente. Almeno per noi proletari. Purtroppo è qualcosa per i piccoli borghesi, e siccome spesso idee piccolo borghesi s’infiltrano nella nostra testa, ci tocca occuparci almeno una volta anche di questo parvenu, offrendo il nostro modesto contributo per disinfestare il nostro campo dalla sua gramigna.
In questa sua risposta a Turigliatto, Preve parla di un sacco di cose, siccome però non cita mai niente, non si sa bene dove se la prenda col trotskismo e dove invece le sue accuse siano rivolte ad altri. Perciò qui si prenderà in considerazione solo la parte espressamente dedicata a noi, lasciando da parte tutto il resto di critiche a non si sa chi, tanto più che sono di una noia mortale.
Non si può rispondere più di tanto al Preve che pensa di aver scoperto chissà cosa nella soppressione della dicotomia Destra/Sinistra. Lo stesso dicasi al Preve che ci rivela che nelle rivoluzioni le masse si dividono in due (a volte anche in tre e più...). Noi marxisti non lo sapevamo e ringraziamo cotanta sapienza. Quello che Preve non sa, è che dopo aver scoperto masse rivoluzionarie e controrivoluzionarie, per sapere quali rappresentino le prime e quali le seconde, basta vedere da che parte si schieri il filosofo accademico, per schierarsi immediatamente dall’altra parte ed essere sicuri al 100% di stare dalla parte giusta. Indovinate, infatti, che posizione Preve ha preso sulla Rivoluzione Libica? Contro gli insorti ovviamente, a suo dire «controrivoluzionari razzisti linciatori di africani», in realtà semplici rivoltosi che non corrispondono mai allo schemino preconfezionato delle rivoluzioni che tutti gli idealisti hanno nella testa, per poterle bollare di non corrispondere ai loro sogni.



L’ESSENZA DI PREVE

La metodologia di Preve è quella solita della borghesia: non critica Trotsky per quello che ha detto ma per quello che ha capito lui dalla sua interpretazione per nulla originale. Il pensiero trotskista è sempre riportato indirettamente, sfido poi che nessuno di noi abbia mai voglia di prenderlo in considerazione, perché dover perdere tanto tempo dietro cotanta codardia intellettuale? Invece no, da insopportabile intellettualoide pressappochista di marxismo, Preve si incazza se non gli si risponde, convinto com’è di aver scoperto chissà quale nuovo filone del pensiero. Ne viene che alla fine Preve spaccia per critica al trotskismo quelle che in realtà sono solo le sue opinioni senza capo né coda su questo e su quello. Né più né meno di quello che uno può dire quando si alza al mattino leggendo le prime notizie sul giornale. La discussione è da bar, si scioglie come lo zucchero nel caffè e lascia il tempo che trova.
Secondo questo genio, la radice della critica di Trotsky alla burocrazia sovietica sta in Bakunin. E sta in Bakunin perché così ha deciso lui, non per altro. Fin qui, per umana pietà, potremmo quasi soprassedere, se non fosse per il resto:

Davanti ad un negozio semivuoto si fa la coda, per regolare la coda ci vuole una guardia armata, e la guardia armata si serve per prima. Questo è il “paradigma” semplificato del trotzkismo. Esso suggerisce implicitamente la soluzione economicistica per cui in condizioni di sviluppo e di abbondanza delle forze produttive, la guardia armata diventa inutile.
Si tratta di un errore teorico profondo, che presuppone una concezione economica “finita” fondata sul Bisogno. Ma il capitalismo non si fonda sul progressivo esaudimento dei Bisogni, ma sulla produzione illimitata dei Desideri. Con una terminologia mutuata dalla Scienza della Logica di Hegel, il Bisogno fa parte della Logica dell’Essere in generale (la produzione e il consumo in generale), ma il Desiderio fa parte della Logica dell’Essenza, che è una negazione determinata dalla semplice Logica dell’Essere (si pensi al comunismo di Negri e Hardt, ricavato concettualmente dall’antropologia del desiderio di Deleuze).
Il succo del discorso è che non ci sarà mai un momento in cui lo sviluppo delle forze produttive renderà possibile l’estinzione dello Stato (tesi marxiana utopistica da me non condivisa) e renderà superflua la mediazione detta “burocratica”.

Che guazzabuglio! E questo sarebbe, secondo il giovane Fusaro – perfetto erede di questo residuato preistorico – il più grande filosofo vivente?
Quello che per Preve è il succo del discorso, in realtà è la scorza del marxismo che lui non è riuscito nemmeno a scalfire. In effetti, il capitalismo si fonda sulla produzione illimitata di merci e, per induzione, di bisogni. Non solo, il carattere sempre più esclusivo dell’appropriazione privata della ricchezza e della contemporanea spoliazione di masse enormi di popolazione, renderà sempre più necessario lo Stato alla borghesia per costringere con la forza i proletari a sottostare all’autorità del suo ordine. Se il capitalismo fosse eterno, eterno sarebbe anche lo Stato. Gli è che lo Stato che deve estinguersi non è lo Stato capitalistico, bensì quello operaio. Lo Stato capitalistico proprio perché progressivamente non può estinguersi ma solo rafforzarsi, deve essere abbattuto in un colpo solo con la rivoluzione proletaria. Sostituito con uno Stato operaio la cui base è una produzione socialista, pianificata e abbondante ma non costretta per forza a crescere all’infinito, questo Stato potrà benissimo estinguersi. Anche perché non è la crescita infinita che costringe il capitalismo a servirsi del suo Stato, bensì l’infinito accaparramento privato delle risorse. Perché, col socialismo, ammesso si riesca a crescere all’infinito, anche la ripartizione sarà infinita. Infatti, una ricchezza infinita e illimitata, divisa per “N” numero delle persone, darà sempre una ricchezza illimitata e infinita per ciascuno. Invece, col capitalismo, una ricchezza illimitata e infinita limiterà sempre al salario minimo o poco più la ricchezza della razza proletaria, perché il resto dell’infinita ricchezza sarà sempre in mano all’illimitata ingordigia del borghese. Fa sempre una certa impressione scoprire come possa esserci qualcuno, come Fusaro, il quale crede che possa essere il più grande filosofo vivente un poveretto incapace di afferrare anche solo le prime nozioni di matematica elementare. Preve può mutuare da chi vuole l’essenza del Bisogno, ma come tutti i borghesi non si rende conto di eternare soltanto il suo concetto infinito di Bisogno, di Desiderio e dell’Essere, i quali sono in realtà solo l’essenza storica del profitto del Borghese. Il Bisogno illimitato del profitto, fa parte dell’essenza dell’Essere sotto il regno storico del capitalistico. Finito il suo regno, l’essenza dell’Essere avrà tutto un altro profumo. Anche la puzza dei Preve si estinguerà.
Naturalmente l’obiettore d’incoscienza marxista, ribatterà che siccome dopo la Rivoluzione in Russia, lo Stato non si è estinto, la tesi di Marx va rigettata. Noi marxisti abbiamo già risposto più e più volte a questo problema. Non è il caso adesso di ritornarci su. Chi vuole può leggersi i testi di Trotsky sull’argomento. Preve comunque ne deduce che «la classe salariata, operaia e proletaria non è e non sarà mai una classe strategicamente rivoluzionaria». Non si capisce bene perché dalle premesse sull’infinito bisogno si concluda col carattere non rivoluzionario della classe operaia. Tuttalpiù si potrebbe dire che il proletariato potrà fare la rivoluzione ma non potrà fare a meno del suo Stato. Per noi tutto questo strologare su estinzione dello Stato, classe rivoluzionaria e altre inutili fole è solo una perdita di tempo.
I marxisti fanno congetture su ciò che sarà, basandosi ciò che è attualmente e su ciò che era prima. I borghesi basano quello che è su ciò che sarà secondo le loro fantasie. Per cui non è rivoluzionaria l’unica classe che le rivoluzioni le sappia fare, in quanto lo Stato durerà all’infinito. E siccome il proletariato non è rivoluzionario nonostante sappia fare le rivoluzioni, per abbattere il capitalismo dovrà allearsi a spezzoni sociali più rivoluzionari di lui anche se le rivoluzioni non sanno manco cosa siano. Il fatto è che uno Stato che è infinito, è infinito sia in avanti che indietro, sia nel futuro che nel passato. Avveniristico com’è, Preve, filosofo fantascientifico, non si è accorto che il suo Stato futuribile infinito, è già semi-infinito per la Storia. La Storia non ha visto sorgere l’eterna essenza del Bisogno illimitato fino a quando gli uomini hanno vissuto nel comunismo primitivo, senza bisogno di dividersi in classi. E se gli uomini hanno già fatto a meno dello Stato nel passato, potranno farne a meno anche nel futuro. Questo comunque lo vedremo. Noi marxisti non siamo così preoccupati del futuro dello Stato operaio. Per ora ci basta abbattere quello capitalistico. Del resto ci preoccuperemo dopo. I Preve invece, fanno i marxisti del 3000 proprio perché attraversare mille anni di tempo, vuol dire allontanarsi così tanto dall’attualità bruciante della rivoluzione, da essere sicuri di non riuscire a farla nemmeno per sbaglio.



PREVE IL BUROCRATE

Il crollo dell’Urss è il trionfo teorico di Trotsky. Trotsky fin dagli anni ’20 previde le linee essenziali dello sviluppo dell’Unione Sovietica. Eppure per Preve, professore di realismo, al momento del crollo, i marxisti, che avevano compreso tutto da almeno sessant’anni, «non avevano capito niente». Sentiamo dunque Preve sul crollo dell’Urss. Non tema il professore, non sarò certo io a etichettarlo come stalinista, campista, fascista eccetera. Purtroppo per lui simili epiteti son fin benevoli, anche se la sua presunzione gli fa credere di essere superiore a queste ed altre fetecchie. Ecco comunque Preve:

Immaginiamoci un bellissimo palazzo, la cui vista è però impedita da apparecchiature, strutture di sostegno, puntelli e ponteggi. Il suo contemplatore estetico, munito magari di una buona guida turistica (metaforicamente, un compendio di pensiero marxista), chiederà di togliere la fastidiosa struttura di sostegno, con i suoi antiestetici ponteggi e puntelli, per poter finalmente vedere il palazzo nella sua interezza. Bene, la struttura di sostegno viene tolta, ed immediatamente il palazzo crolla. Era infatti la struttura antiestetica di sostegno che lo teneva su, non certo le fondamenta e i muri maestri.
Chiunque abbia assistito alla fine dell’URSS nel 1991 e dei paesi fantocci dell’Europa Orientale sa benissimo che è avvenuto questo. Rimossa la burocrazia (in linguaggio trotzkista, lo stato operaio degenerato) l’intero baraccone è crollato, trasformando milioni di persone in mendicanti, esercito industriale di riserva, prostitute se donne giovani e/o badanti se donne di mezza età e anziane. Se ne sono accorti tutti, tranne i trotzkisti occupati a prendersela con il burocrate Fidel Castro (Dio lo conservi!) e con il bonapartista Chavez (Dio lo conservi!).

Immaginiamoci un manicomio e vedremo apparire Preve davanti ai nostri occhi. Davvero è difficile riuscire a condensare tante cretinate in dieci righe. Innanzitutto chiariamo quel che ha detto Trotsky.
Trotsky sostenne che senza l’abbattimento della burocrazia, questa, facendo sempre più da freno alla pianificazione e impantanando sempre di più la Russia, prima o poi avrebbe cercato la sua salvezza nel ripristino dei rapporti di produzione borghesi capitalistici. Molti quadri dirigenti, paladini del socialismo fino al giorno prima, si sarebbero trasformati nella “nuova” burocrazia di rapina capitalista. La sostituzione dell’economia pianificata con quella di mercato avrebbe portato al crollo vertiginoso dell’economia e della cultura. È precisamente quello che è avvenuto2. Quello che invece è avvenuto secondo Preve, è avvenuto solo nella sua testa vuota.
In linguaggio trotskista, Stato operaio degenerato non vuol dire affatto burocrazia. La burocrazia è solo la degenerazione dello Stato operaio, lo Stato operaio è la base produttiva, l’economia pianificata. Col crollo del 1989-91 – ormai lo sanno anche gli asini – è questo che è stato rimosso non la burocrazia che è ancora tranquillamente al comando. Il presunto sostegno dello Stato operaio è diventato il sostegno dello Stato capitalistico. E questo dimostra che il sostegno non sosteneva altro che sé stesso, altrimenti non avrebbe smesso di sostenere il suo Stato. È precisamente affondando lo Stato operaio che la burocrazia è rimasta a galla, sul suo cadavere. E l’ha affondato perché sempre più incapace di pianificarne l’economia, nemmeno a suo vantaggio. Eppure per Preve sono le masse ad essere incapaci ad autogestirsi. È davvero una beffa per le masse sapere che il fallimento del Socialismo Reale, non è dovuto a dei “socialisti” burocrati falliti, ma a loro che la gestione economica avevano cominciato a realizzarla anziché a distruggerla.
Non essendo in grado di autogestirsi, il proletariato sarebbe stato quindi salvato dal paternalismo della burocrazia piena d’amore per le masse. Gulag, purghe e tutto il resto sarebbero dunque l’ira per un amore tradito, tradito s’intende dalle masse. E perché la burocrazia si sarebbe presa così a cuore le sorti delle masse? Perché «su quelle basi, non si sarebbe comunque potuto “transire” da nessuna parte» tanto meno al comunismo. Preve, come tutti i dottrinari, è incapace di vedere le cose nel loro insieme, separa le parti come fossero compartimenti stagni. Le basi di cui parla Preve in realtà non esistono. Le basi su cui si è sviluppata l’Unione sovietica sono le lotte di classe nel mondo intero. Partita da una base arretrata, la Russia di Lenin avrebbe potuto tranquillamente allargarla se fosse venuta in suo soccorso una qualche rivoluzione in Occidente. La rivoluzione, purtroppo, non arrivò in tempo, perché sopraffatta prima dalla controrivoluzione. Questo però lo possiamo dire oggi, a giochi fatti, al momento della Rivoluzione Russa nessuno poteva essere sicuro delle pieghe che avrebbe potuto prendere su scala internazionale. Questo basta e avanza per giustificarla. Anche durante la controrivoluzione stalinista, però, non sono certo mancate occasioni per estendere la rivoluzione. Se non sono state sfruttate, è proprio perché il “socialismo in un Paese solo”, è appunto l’unica base necessaria per lo sviluppo della burocrazia e dei suoi privilegi. Quello che per Preve fu un esperimento storico di «ingegneria sociale autoritaria ed egualitaria sotto cupola geodesica (sic!) protetta» fu soltanto lo sviluppo di una società di una casta autoritaria e niente affatto ugualitaria sulla base di un’enorme massa di sfruttati. Tutto qua, non c’è bisogno di ricorrere ai paroloni...
Anche la metafora scelta da Preve è quanto mai infelice. L’impalcatura burocratica mica nascondeva il palazzo delle meraviglie. Tutto il contrario. Quanto più cresceva la burocrazia, tanto più il palazzo sottostante, lo Stato operaio, andava a rassomigliare alla miseria di una baraccopoli. Ecco perché alla fine è rimasta solo l’impalcatura burocratica, perché ormai s’era mangiata tutto comprese le fondamenta e i muri maestri.
Incapace di dare la colpa ai veri responsabili del crollo dell’Urss, Preve scarica la responsabilità su chiunque, marxisti compresi. Per sfortuna di Preve, col crollo del comunismo, noi marxisti c’entriamo ben poco, e se abbiamo contribuito a qualcosa, come pensa ingenuamente Preve, abbiamo contribuito come potevamo alla conservazione dello Stato operaio. L’Urss è crollata da sola, proprio perché senza intervento di alcuno, la burocrazia, come aveva previsto Trotsky, aveva dato inizio ad un processo che in un modo o nell’altro avrebbe riportato al capitalismo. Preve, come tutti i non marxisti, è incapace di vedere le cose in movimento. Il suo cervello schematico può comprenderle solo mummificandole. Non riesce a vederle in divenire, per cui la controrivoluzione avviene per colpa di “ceti medi infiltrati” nello stesso partito comunista sovietico. In effetti è pressapoco così, solo che gli infiltrati erano tutto il partito e si erano infiltrati da almeno 50 anni. Preve si illude che a un certo punto ci siano stati burocrati buoni, Gorbaciov, a difesa della rivoluzione, e burocrati cattivi, Eltsin, alla testa della controrivoluzione. In realtà Gorbaciov, un analfabeta di marxismo con una voglia di liberalismo sulla fronte e un’oca al guinzaglio per le trasferte mondiali, era solo l’altra metà di Eltsin e viceversa. Entrambi erano elementi di un processo più grande di loro. Se non fosse stato l’uno, sarebbe stato l’altro o un loro successore ancora a ripristinare il capitalismo, perché lo Stato operaio poteva sopravvivere solo abbattendo tutte le belle statuine ingessate nel Cremlino che lo soffocavano. La riprova migliore è la burocrazia cinese, mantenutasi al potere con meno scosse, ma come la sua sorella sovietica passata armi e bagagli dall’altra parte della barricata. Presto, di prove, il filosofo Preve potrebbe averne un’altra, a Cuba, destinata a fare la stessa fine di Russia e Cina, a meno che con la crisi del capitalismo, da qualche parte, sbuchi una nuova rivoluzione.
Riunita la burocrazia buona e quella cattiva nella sola burocrazia esistente, la teoria di Preve si riduce alla burocrazia che si è annientata da sola, suicidata. Ma perché avrebbe dovuto suicidarsi il grande sostegno allo stato operaio degenerato? Perché quello di cui Preve non si accorge è che a conti fatti, lui non sa dirci chi ha tolto il sostegno. La burocrazia non ha tolto il sostegno, ha solo cercato di riformarlo. Non è nemmeno detto che Gorbaciov non sia stato in parte sincero. Ma le intenzioni contano poco quando si è incoscienti di essere un semplice ingranaggio del processo storico. In questo, Preve, davvero va a braccetto degli stalinisti, i quali fin dai tempi di Chruščёv sostenevano l’autoriforma della burocrazia per salvare il sistema. Preve non è proprio uno stalinista, ovviamente, ma ha la loro stessa ottusità di pensiero. La burocrazia in effetti ha provato a riformarsi non per salvare il sistema, ma solo sé stessa. E alla fine per salvare sé stessa ha dovuto suicidare lo Stato operaio. Preve non riesce a capacitarsi di una simile perdita, convinto com’è che questo suicidio coincida con la perdita della sua amata burocrazia, per la quale in fondo ha fatto il tifo per mancanza di più ampie risorse intellettuali.



ALLA DESTRA E ALLA SINISTRA DI PREVE

Ricapitoliamo: la classe operaia non è rivoluzionaria perché incapace di autogestirsi. Lo Stato non può estinguersi perché infinito. Infine la burocrazia sovietica è crollata lasciando al potere non si sa chi, smentendo Trotsky. Che significa tutto ciò in termini marxisti? La classe operaia deve essere deficiente per chi è in cerca di una scusa qualsiasi per appiopparle un padrone qualunque. Lo Stato durerà all’infinito per chi sarà all’infinito un borghese. Ma un borghese gongola per il crollo dell’Unione Sovietica. Se Preve piagnucola per la povera burocrazia buona uccisa dai cattivi ceti medi, è solo perché lui un borghese vero e proprio non è. Preve è anch’esso un piccolo borghese di ceto medio. Come tutta la sua razza ibrida, sta un po’ di qua e di là. Per essere un borghese ben fatto, gli manca il capitale che gli faccia crescere il pelo sullo stomaco necessario per fare la sanguisuga a pieno servizio. Per essere invece un proletario gli manca l’abc della nostra teoria. È questa ignoranza assoluta di fondo che sta a garanzia della sua presunzione davvero insopportabile di avere qualcosa di nuovo da dire. Ma tutte le sue antitesi sono solo ipotesi dell’unica tesi che il marxismo ha appena dimostrato: Costanzo Preve è un controrivoluzionario. Supera la dicotomia destra/sinistra perché rimanendoci dentro rischierebbe di trovarsi in mezzo alla rivoluzione e di dover scegliere una delle due parti. In quel momento, schierandosi dall’altra parte, i suoi sofismi si smaschererebbero immediatamente. Già ora è schierato dall’altra parte nelle rivoluzioni arabe. Ma finché la rivoluzione non arriverà sotto casa sua, la sua eco reazionaria internazionale, non sarà di danno alla sua caratura di provinciale. Dentro la sua accademia, saltando a piè pari destra e sinistra, Preve potrà così continuare la sua opposizione di carta. Destra e sinistra continueranno per la loro strada, essendo solo la versione politica delle categorie economiche Capitale & Lavoro. Finché ci saranno queste due categorie economiche, ci saranno anche una destra e una sinistra. Dire che destra e sinistra sono superate, significa solo che il Lavoro in questo momento non è rappresentato, perché il Capitale sta vincendo. La crisi epocale del capitalismo, aprirà squarci per il riequilibrio dei rapporti di forza. A breve le teorie di Costanzo Preve saranno rimesse al loro posto dalla Storia. In attesa delle unghie della vecchia talpa, speriamo che articoli come questo servano a farle tacere almeno per un po’.


Lorenzo Mortara, delegato Fiom
Stazione Dei Celti, Ottobre 2011


1 Tutta l’ipocrisia, l’opportunismo e tutto l’appoggio ai padroni dato in Parlamento dagli eroi della futura Sinistra Critica, Turigliatto compreso e soprattutto, è documentato nell’ottimo testo di Andrea Furlan, Oppositori... dalla parte del governo, contenuto a pag. 285 del libro I Forchettoni rossi, scritto a varie mani dai compagni di Utopia Rossa, e a cura di Roberto Massari – Massari Editore, Bolsena 2007.
Per la verità storica, bisogna ancora dire che Turigliatto non votò proprio contro, semplicemente si assentò. Il significato è lo stesso ma la malizia è doppia.

2 Nell’ultimo numero di N+1 (N°29, Aprile 2011), la rivista di alcuni bordighisti, possiamo leggere: «Quando è caduta l'URSS vi è stata, all’interno del capitalismo sovietico, una transizione predatoria a cui la popolazione non ha potuto e saputo opporre una lotta conseguente; ebbene, l’assetto successivo ha causato finora almeno 20 milioni di morti. Si tratta di un calcolo propagandistico occidentale basato sulla diminuzione dell’aspettativa di vita, ma è esatto. Anzi, qualcuno sostiene che bisognerebbe aggiungere, alla cifra dei morti, quella dei non nati». Prendiamo pure questi dati per indicativi, quel che conta è che anche questa è un’ulteriore prova del fatto che Trotsky abbia avuto ragione. Notare inoltre la vaghezza con cui i bordighisti parlano di transizione a non si sa che cosa dal “capitalismo sovietico”, segno che a vent’anni dal crollo dell’Urss non si rassegnano ancora ad aver avuto torto contro il marxismo.

7 commenti:

Roberto Aureli ha detto...

L.Mortara appartiene a quella triste e purtoppo nota schiera di marxisti ottusi e dogmatici che attaccano tutti coloro che non condividono più il verbo marxista. Con loro non è possibile nessun confronto dialettico perchè, come i sacerdoti difendono il dogma da qualsiasi attacco perchè il dogma per loro è verità. Non un dubbio li pervade e li scuote ma solo certezze sull'avvento inesorabile ed ineluttabile della società comunista perchè è già scritto nei sacri testi. Che tristezza infinita ! l?anticapitalismo dovrà passare da ben altre strade che da queste.

Lorenzo Mortara ha detto...

Non c'è dubbio che io sia dogmatico e che noi comunisti siamo sicuri dell'avvento del comunismo (anche se non è una certezza mistica come crede qualcuno). Non se si possa discutere con noi, è molto più difficile discutere con chi cita le cose per sentito dire o indirettamente come Preve. Io da buon marxista non l'ho fatto, anzi ho spiegato per filo e per segno dove Preve sbagli. Se qualcuno sulla base del mio testo vuol farmi vedere dove sbaglio sono ben lieto di ricredermi.

Roberto Aureli ha detto...

Io ritengo che continuare ad attribuire alla burocrazia gli esiti per certi versi disastrosi del Comunismo storico novecentesco realizzatosi in Unione Sovietica significa continuare a proporre una teoria rivelatasi fallimentare.
Poi m i piacerebbe ricevere una definizione esatta oggi di proletariato e, già che ci sei se mi puoi meglio argomentare su cosa si fonda oggi la dicotomia destra sinistra te ne sarier grato perchè io mon riesco a comprenderne il significato e l'utilità oggi. Questo per iniziare uno scambio proficui di tesi senza, possibilmente scadere nell'invettiva e nella denigrazione .

Lorenzo Mortara ha detto...

Nessun marxista attribuisce semplicemente alla burocrazia il fallimento (?) del comunismo novecentesco. E' la lotta di classe su scala mondiale che ha creato la burocrazia e il crollo del socialismo reale. La burocrazia ha comunque la responsabilità storica delle sue scelte reazionarie.
La definizione esatta di proletariato oggi è esattamente uguale a quella di ieri: è proletario qualunque salariato che scambi il suo lavoro col Capitale senza essere possessore dei mezzi di produzione e nemmeno comandarli (ecco perché ad esempio Marchionne non è un proletario pur essendo un salariato...).
Lo stesso dicasi per destra e sinistra. Se leggi il mio testo nel paragrafo finale è già spiegato. Non ho nulla da aggiungere e mi pare pure abbastanza semplice.
Infine, non ha alcuna importanza quello che ritieni tu, sulla base di non si sa che cosa. O sei in grado di spiegare per filo e per segno dove Marx e i suoi successori abbiano sbagliato o le tue opinioni sono semplici enunciati. Certo che se per smontare Marx si deve ricorrere al metodo (disonesto) di Preve...

roberto aureli ha detto...

il fatto che tu ritenga interprete unico del pensiero di Marx la dice lunga sull'autoreferenzialità dei marxisti. Il pensiero del filosof di treviri, se avessi studiato un pò più di filosofia ed ti fossi nutrito meno di ideologia, non può essere sistematizzato perchè lui stesso non lo ha mai fatto per primo. Poi spiegami a quale trotsky ti riferisci, perchè anche qui l'interpretazione del grande (lui si grande)eroe della rivoluzione d'ottobre si presta ad una miriade di correnti varie della quarta internazionale. Forse anche voi avete compreso ben poco.

Lorenzo Mortara ha detto...

Dal che si deduce che Marx riteneva possibile dire qualunque scempiaggine solo perché non sistematizzò il suo pensiero (grazie dell'informazione, ne ero all'oscuro...). Se tu avessi studiato un po' più Marx lasciando perdere la filosofia borghese, avresti imparato il rigore e la precisione del marxismo. Tutto qua.
A che Trotsky mi riferisco? All'unico che c'è. Se vuoi parlare anche delle sette che si sono staccate da lui non ci son problemi.
In ogni caso non entri nel merito delle mie affermazioni, ti limiti ai soliti generici strali contro l'ideologia. Sei "idiosincrasico" al dettaglio.
In generale l'ideologia borghese è non ideologica, nel senso che si presenta ai somari spacciandosi come tale (hai mai notato come Marcegaglia e soci la menino sempre contro i discorsi ideologici? Come se i loro non lo fossero). Non si tratta si sapere se io sia ideologico e tu no, tutti siamo ideologici, perché nessuno sfugge alle ideologie. E siccome le ideologie sono due, quella borghese e quella proletaria (altre non sono possibili né è possibile esserne al di sopra, neutrali) si tratta di sapere dove tendano i tuoi sospiri. Il fatto che non vogliano essere ideologici, ti riconduco all'ideologia borghese (piccola) Noi invece siamo fieri di essere ideologici e dogmatici. Del resto il pensiero o è dogmatico o è spensierato come il vostro...

Carlos ha detto...

Rileggendo questo articolo mi appare piuttosto riduttivo di quelle che sono le capacità di analisi di Preve oltre che dello stesso Fusaro, e poi mi sembra alquanto dogmatico nelle sue conclusioni. Vorrei argomentare di più le mie affermazioni, ma credo che non sia questo lo spazio idoneo, magari lo farò in un mio futuro intervento.

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