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giovedì 16 agosto 2012

La Fiom all’Ilva stia alle testa non alla coda dei lavoratori - di L. Mortara



di Lorenzo Mortara

Sembra che il caso Ilva, almeno per la stampa padronale, sia scoppiato il 26 Luglio, quando il Giudice per le Indagini Preleminari (G.I.P.) Patrizia Todisco, attentando vergognosamente alla salute del profitto, ha ordinato il sequestro della fabbrica e messo agli arresti domiciliari patron Riva, figlio e altri nobili signori dell’inquinamento inossidabile.
Per la burocrazia sindacale invece il caso è scoppiato il 2 Agosto, durante la manifestazione congiunta di Cgil-Cisl-Uil, quando il Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti ha interrotto la sua passerella commovente un momento prima che la Camusso potesse far ridere tutta la piazza con il suo innocuo comizio. L’intervento è stato provvidenziale, ci ha risparmiato amarissime risate.
Per noi della Fiom però il caso è incominciato molto prima, più precisamente, senza andare troppo lontano, tra il finire del 2011 e l’inizio del 2012, quando la burocrazia impersonata in quel momento dall’ex segretario provinciale di Taranto, Rosario Rappa, appoggiato purtroppo da Landini, ha avviato le solite ignobili pratiche per liberarsi di alcuni delegati scomodi. La tutela della burocrazia è costata le dimissioni della RSU FIOM Francesco Rizzo, passato alla Fim, e una perdita di circa 400 tesserati, tra cui altri 5 delegati. Anche se nella lettera con cui ha rassegnato le dimissioni, Rizzo, citando a sostegno Rinaldini, dimostra che più che nella democrazia crede nel suo mito, e dichiara pure di condividere i valori della Fim, frase che di per sé fa venir subito voglia di schierarsi dalla parte della burocrazia, per lui, più delle sue ingenuità, parlano i due licenziamenti con reintegro ottenuti come premio aziendale per aver difeso la salute dei lavoratori. Non c’era bisogno dunque di aspettare il responso sulla vicenda dei probiviri della commissione di accertamento, per capire che la burocrazia ha torto e Rizzo ragione, anche se questo non lo giustifica per essere passato alla Fim. Poteva almeno aspettare un attimo. Chi passa ai sindacati gialli in fondo si merita la burocrazia, perché si può anche perdere una battaglia contro la burocrazia, ma passare ai sindacati gialli vuol dire togliersi anche ogni speranza di vincere la guerra.
A Taranto, alla resa dei conti con l’Ilva, la Fiom arriva quasi in braghe di tela, indebolita dalle sue stesse contraddizioni interne. La vicenda dei delegati dimissionari e la perdita di 400 tesserati, non è che l’ennesimo segnale dell’arretramento della nostra dirigenza, Landini in testa, che nell’ultimo anno ha abbassato notevolmente la guardia. La burocrazia non lo vuole ammettere ma riepilogando tutti i recenti cedimenti del nostro sindacato, la lista comincia a diventare davvero troppo lunga per non gettare un’ombra grossa sul suo operato. La Fiom ha cominciato ad arretrare inserendo nella piattaforma il raffreddamento del conflitto e gli enti bilaterali. Ha proseguito accettando gli accordi del 28 Giugno e cioè le deroghe. Non ha quasi fiatato di fronte alla capitolazione indecorosa della Camusso sulle pensioni e sull’articolo 18. Ha chiamato un nemico irriducibile dei lavoratori come la Fornero a discutere amichevolmente con loro in fabbrica. Ha ingaggiato un duello non ancora terminato coi ribelli della Piaggio, rei di non essersi conformati alla linea burocratica. Infine, negli ultimi tempi, ha richiamato a protezione i sacerdoti dell’Ulivo, Bersani in testa e Vendola alla coda, dimostrando di non aver ancora imparato niente dall’esperienza fallimentare dell’ultimo Governo Prodi. Le manovre burocratiche all’Ilva arrivano in mezzo a tutte queste oscillazioni e fanno il paio con la vicenda altrettanto grave e molto simile della compagna Eliana Como, trasferita forzatamente da Bergamo a Roma per ordini meschini per quanto superiori essi siano.
Il 26 Luglio all’Ilva, il G.I.P. Patrizia Todisco, ha offerto a noi della Fiom una grande occasione per risalire la china. Landini sta facendo del suo peggio per non sfruttarla. Il 2 Agosto ha scaricato ai Cobas e ai centri sociali la contestazione partita da un ape-car guidato dai promotori del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Tuttavia, Cataldo Ranieri, il pericoloso estremista, quando ha preso la parola al megafono, ha atterrito la folla mostrandosi subito per quello è: un operaio dell’Ilva, ex delegato Fiom e ora modestamente passato anche lui alla Fim. Il giorno dopo, in un comunicato, il nostro segretario rincarava la dose accusando il comitato “dei Cobas e dei centri sociali” di fare il gioco di Fim e Uilm e felicitandosi invece con la compagna Camusso per aver concluso in un’altra piazza la manifestazione. Compagna Camusso che notoriamente fa il gioco della Fiom contro Fim e Uilm...
Ciliegina sulla torta, lunedì scorso, mentre Fim e Uilm hanno fatto un quarto di sciopero contro la Todisco, e quindi per 3 quarti i crumiri come al solito, Landini si è schierato a favore. Morale: chi con la Todisco, chi contro, nessuno con i lavoratori! Ma tra il nulla di chi scaglia i lavoratori contro la Todisco e il nulla di chi l’appoggia facendo appello alla responsabilità di Riva e del Governo, vinceranno sempre i primi. Perché vendendosi al padrone, sfruttamento e morte per i loro schiavi Fim e Uilm li otterranno sempre, e quindi parecchi lavoratori li seguiranno con la vile speranza di essere tra i sempre meno fortunati a cui tocca in sorte solo lo sfruttamento, ma l’ambiente pulito dalla responsabilità dei padroni la Fiom non lo otterrà mai, per questo non c’è speranza, nemmeno strisciante. Alla vile codardia di Fim e Uilm, la Fiom può rispondere solo con il coraggio della sua audacia, perché della sua rettitudine liberal-burocratica gli operai non se ne faranno niente.
La Fiom, all’Ilva, uscirà con le ossa rotte se non prenderà la testa dei lavoratori. In questo momento così delicato, sottrarsi agli scioperi telefonati di Fim Uilm, significa lasciare i lavoratori in balia della loro demagogia. La Fiom deve parteciparvi per trascinare i lavoratori allo scontro vero, quello con i padroni, non quello falso con i magistrati dei padroni. Non è necessario per marciare assieme a Fim e Uilm pensarla come loro, ma è necessario marciare assieme a loro per smascherarli davanti ai lavoratori. Ma per smascherarli senza dare appigli a Fim e Uilm, la Fiom deve stare dalla loro parte senza se e senza ma, non trasformarsi nel sindacato a tutela della magistratura. La magistratura non paga la tessera. E se già i padroni denunciano i loro magistrati, non si capisce perché in loro soccorso debbano venire i lavoratori. La magistratura non sta dalla parte dei lavoratori. Un frutto sano non cambia la natura di una pianta marcia e velenosissima che di norma non condanna nulla ma assolve sempre tutti i signori perché, tra ricorsi e cassazione, all’ultimo momento è sempre colta da malore passivo verso il Capitale. E lo vedremo presto proprio a Taranto, dove dietro la giustizia della Todisco, s’è già mossa la vendetta dell’ingiustizia padronale che ha denunciato 41 manifestanti. Vederemo se, alla fine della vicenda, coloro che hanno sostenuto in pieno la magistratura non si troveranno nello stesso ambiente di merda di prima con qualche multa in più da pagare per aver osato manifestare il desiderio di vederlo pulito.
La Fiom deve fare suo il sequestro della Todisco, non però per difendere i lavoratori coi metodi della magistratura, che son sempre i metodi della conservazione, anche le poche rare volte che funzionano, ma per difenderli coi metodi della lotta di classe, che sono i metodi della rivoluzione, i nostri metodi. Quando la Todisco metterà la fabbrica nelle nostre mani, avrà il nostro pieno appoggio. Finché farà solo il suo dovere di magistrato borghese avrà il nostro rispetto, ma nulla di più. Noi andremo avanti per la nostra strada proletaria. Qualche fischio nel cammino non deve farci chiudere a riccio a protezione dell’apparato. La Fiom non può aver paura di lasciare l’iniziativa a un Comitato di Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti che s’è già dichiarato apartitico, e quindi inutile per un qualunque pensiero anche solo vagamente di sinistra. Un Comitato che, seppur da sostenere, s’è schierato al fianco della Todisco e che di conseguenza, proprio per i limiti che ha già mostrato, per ora non sa offrire altro ai lavoratori che una dignitosa sconfitta. Un Comitato di perdenti può accontentarsi di salvare la dignità, la Fiom è degna solo della vittoria. Non può accontentarsi di meno, perché i lavoratori non meritano di essere considerati così poco.
Fim e Uilm, contro la Todisco, rischiano pure di passare per i ribelli che non sono. Tocca alla Fiom sbugiardarli spiegando ai lavoratori che con le ultime due ore di finta protesta, Fim e Uilm si sono confermate una volta di più sindacati dell’ordine. Nel loro istinto di sindacati gialli, infatti, hanno subito subodorato che al di sopra della legge, al di sopra di tutto, ci sta la Legge del Profitto. Nelle due ore di sciopero di Fim e Uilm, dunque, non c’è nessuna ribellione all’ordine, ma l’ossequio ancora più strisciante all’unico ordine a cui anche la magistratura dovrà sottostare se non vorrà essere scavalcata. La magistratura sarà scavalcata perché non ha la forza per farsi rispettare. Questa forza ce l’hanno solo i lavoratori. Tocca alla Fiom usarla, ma non potrà farlo finché il suo capo mostrerà sudditanza ridicola verso la magistratura, che altro non è che sudditanza verso il sistema e i suoi guardiani. Incatenati alle decisioni della Todisco, i lavoratori resteranno prigionieri di un equivoco: l’idea che i problemi dell’Ilva possano essere risolti facendo appello al senso di responsabilità di Riva e del Governo. All’Ilva non c’è alcuna questione morale, ma una questione di forza, come in tutte le questioni fondamentali. Senza toccare Riva in ciò che ha di più caro, il profitto, i problemi dell’Ilva resteranno tutti irrisolti. Non bisogna sensibilizzarlo, bisogna prenderlo per il collo. Il diritto non ce la farà mai perché dal cappio della magistratura i padroni scivoleranno sempre via. La stessa magistratura gli darà sempre una mano, sequestrando un padrone e mettendone al suo posto un altro insignito addirittura dell’aureola di Presidente. Perché Riva o chi per lui faccia gli investimenti necessari, la baracca va requisita dai lavoratori, non dai magistrati. Perciò, non c’è altro modo per sequestrarla davvero ai padroni che occuparla. Il sequestro dei magistrati è un sequestro borghese, la fabbrica resta sempre tra loro. La Fiom dai nobili pensieri deve passare all’azione, mettendoli in pratica, non facendo appello a Governo e padroni per responsabilità che non sentiranno mai. Grazie agli arresti domiciliari abbiamo anche un pretesto buono per chiedere che l’Ilva, espropriata e nazionalizzata senza indennizzo, passi subito nelle mani degli eredi legittimi: i lavoratori. In mano nostra, lo Stato procederà a tirar fuori i soldi e a installare le migliori tecnologie per la protezione ambientale e della salute. Nessuna cassa integrazione. Per tutta la durata della ristrutturazione, i lavoratori continueranno a prendere stipendio pieno, comprensivo di tredicesima, quattordicesima e premio aziendale, premio, si capisce, ottenuto per avere avuto il grande merito di aver occupato la fabbrica. Non bisognerebbe, in effetti, mai dare un premio ai lavoratori per meriti che non siano di lotta.
Solo così la Fiom potrà riconquistare una fabbrica in mano per oltre due terzi a Fim e Uilm. Perché quello che il Comitato non dice quando accusa i sindacati di essere collusi, è che se la Fiom all’Ilva ha le sue colpe, anche gravi, i lavoratori hanno quella di essersi sottomessi a larga maggioranza a Fim e Uilm. E dove la Fiom è sporca, bisogna entrarci in massa per ripulirla, non prenderla come scusa per andare in Fim e Uilm a sguazzare ancora meglio nella sporcizia.
Se i lavoratori non fermeranno la fabbrica fino alla sua messa a posto, dovesse anche costare rifarla da capo, Fim e Uilm, cioè i padroni, vinceranno, la magistratura potrà sempre dire di aver fatto per una volta la sua parte, solo la Fiom perderà rovinosamente, perché di fatto non ne avrà avuta nessuna, proclami esclusi. Con l’Ilva fermata e presidiata, la Fiom da Taranto ha l’occasione di far partire una riscossa che arriverà fino a Torino. Non c’è in gioco solo l’ambiente, ma molto di più. Non basta ripulire mari, monti, acqua e aria perché non ci sia più l’inquinamento. Anche se ci trasformassimo nella Svizzera, incantevole e schifosa tanto quanto l’Italia, per ripulire davvero il Paese da cima a fondo, bisognerebbe ancora ripulirlo da quell’inquinamento che ci appesta da quasi due secoli: l’inquinamento inestirpabile della borghesia.



Stazione dei Celti
Martedì 14 Agosto 2012
Lorenzo Mortara
Delegato Fiom-Cgil 

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