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martedì 26 novembre 2013

LE CINQUE GIORNATE DI GENOVA CHIAMANO LA SINISTRA DI CLASSE ... di Giancarlo D'Andrea






LE CINQUE GIORNATE DI GENOVA CHIAMANO LA SINISTRA DI CLASSE ...
di Giancarlo D'Andrea



Genova la rossa, Genova dei camalli e della rivolta contro il Governo Tambroni, ha vissuto cinque giornate significative per la sua importante storia di lotte sindacali e politiche.
Questa volta protagonisti sono stati i lavoratori delle aziende del trasporto pubblico genovesi in rivolta dura e rabbiosa contro la delibera di PRIVATIZZAZIONI  varata dalla  Giunta Doria, sindaco in quota SEL.
Si è trattato infatti di una mobilitazione straordinaria, non priva di  limiti e contraddizioni, ma comunque straordinaria: per ben cinque giorni i lavoratori hanno sfidato la Giunta Comunale, i partiti e i sindacati ufficiali, senza indietreggiare di un millimetro neanche di fronte alla precettazione con annesse salatissime multe per interruzione di pubblico servizio.
A Genova è scoppiata una  rabbia profonda accumulatasi nell’arco degli anni, con istituzioni incapaci di prendere decisioni, partiti imprigionati nelle logiche delle compatibilità impossibilitati  a dare indicazioni a fronte  di un dissesto finanziario delle aziende partecipate del trasporto, dissesto che ormai tutte le più autorevoli fonti inseriscono nel dissesto generale del trasporto pubblico dell’intero Paese, che vede ormai tecnicamente in default il 44% delle aziende di trasporto pubbliche italiane, nel frattempo, mentre si insiste in progetti costosi e fallimentari come la TAV, la soluzione è la privatizzazione a scapito dei livelli occupazionali e salariali dei lavoratori e a costi sociali altissimi .
Le improvvide dichiarazioni del Sindaco Doria, cui si sono aggiunte le posizioni apertamente antipopolari del PD, hanno rischiato di aprire la porta a qualche Masaniello della destra di cavalcare la protesta correndo il rischio di sbocchi pericolosi.
Nonostante i disagi fortissimi per la popolazione costretta a piedi ininterrottamente per ben cinque giorni, si percepiva immediatamente che la simpatia del popolo genovese era tutta per i lavoratori in lotta, studenti, lavoratori, anziani non hanno esitato a sostenere e simpatizzare attivamente con i tranvieri in lotta. Tutta Genova ha espresso una solidarietà forte creando il clima, l’atmosfera favorevole, che ha sostenuto la dura lotta dei tranvieri e spinto lavoratori di altre aziende, e gli studenti medi e universitari a scendere in piazza e nelle strade piene di migliaia lavoratori .

E  il sindacato?

Quelli confederali e gli autonomi, in particolare quelli dei tranvieri,  compreso che senza  l’autorevolezza necessaria ad un’opera di contenimento, una volta scoppiata la protesta e constatato che assumeva radicalità e durezza col passare dei giorni, ha tentato  di cavalcarla: senza indicare obiettivi concreti tali da costituire una vera piattaforma rivendicativa, senza una strategia chiara e condivisa dai lavoratori, dimostrando una grande irresponsabilità.
I lavoratori si sono così  trovati in una strettoia tale per cui o si sarebbero strappati risultati concreti accettabili  oppure si sarebbe stati costretti ad andare avanti a oltranza, con la consapevolezza che in ogni caso si sarebbero fatte avanti  la stanchezza, le sanzioni, la pressione per riprendere il servizio .
La rabbia crescente e la compattezza dei lavoratori ha spinto il sindacato ad avviare una trattativa senza alcun mandato diretto dei lavoratori che si è conclusa con la firma di un accordo che prevede l’ingresso del privato in AMT attraverso l’esternalizzazione delle linee collinari, la  copertura del buco finanziario con risorse in parte improbabili (recupero dell’evasione),  e infine “garanzie” su occupazione e retribuzione per i lavoratori sulla cui  inesigibilità si aprono grandi perplessità.
Emblematica è stata la conclusione nella incredibile assemblea svoltasi sabato 23 , che ha visto una grande esposizione mediatica.
Il pasticcio finale della “votazione o di qua o di là “ in assemblea, come se non fosse bastata la condotta irresponsabile seguita dalle burocrazie sindacali, ha creato le premesse per risentimenti  e ulteriore rabbia che solo in parte si è manifestata con la contestazione ai sindacalisti e il lancio di decine di tessere contro la presidenza segno evidente  che il sindacato, come la Giunta Doria e i Partiti politici,  ne escono con un crollo di credibilità ricco di opportunità per la sinistra di classe ma anche carico di pericoli di derive spurie.

Ormai appare evidente che il peso della crisi economica, il crollo di credibilità della politica e delle istituzioni, stanno comprimendo una rabbia sorda e profonda, che così come è successo a Genova potrebbe esplodere con violente e rabbiose esplosioni di collera, ormai il problema di una strategia per uscire dalla crisi a sinistra è all’ordine del giorno, la sinistra di classe deve farsene carico e farne una ragione decisiva per gettare le basi per una unità programmatica, politica ed organizzativa, altrimenti l’uscita dalla crisi potrebbe avvenire verso altre , tragiche, direzioni.



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