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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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venerdì 6 maggio 2011

LA RIVOLUZIONE NON E’ AFFARE DI PARTITO (1920) di Otto Rühle

La rivoluzione del 1848 fu fermata alla base. Ma l'ideale dell'era borghese, la repubblica democratica, fu eretto. La borghesia, impotente e molle per natura, non mostro alcuna volontà di realizzare questo ideale nella lotta. Ammainò la bandiera davanti alla monarchia e alla nobiltà, si contentò del diritto di sfruttare le masse economicamente e ridusse il parlamentarismo ad una parodia. Ne risultò allora per la classe operaia il dovere d'inviare propri rappresentanti al parlamento. Essa riprese dalle mani perfide della borghesia le rivendicazioni democratiche, le propagandarano energicamente e tentarono di inscriverle nella legislazione. La socialdemocrazia si diede in questo compito un programma democratico minimo. Un programma di rivendicazioni attuali e pratiche, adatte all'epoca borghese. La sua azione parlamentare era dominata da questo programma, dalla preoccupazione di ottenere, cose, per la classe operaia, e per la sua attività politica, i vantaggi di un campo d'azione legale, costruendone e completandone la democrazia formale borghese-liberale. Allorchè Wilhelm Liebknecht propose l'assenteismo si trattò di misconoscenza della situazione storica. Se la socialdemocrazia vuole essere efficacie come partito politico, deve entrare in parlamento. Non aveva nessuna altra possibilità d'agire e farsi valere politicamente. Allorchè i sindacalisti deviarono dal parlamentarismo e predicarono l'antimilitarismo, fecero conoscere la vanità e la corruzione crescente della pratica parlamentare. Ma, in pratica, esigevano dalla socialdemocrazia qualcosa di impossibile. Esigevano che si prendesse una decisione che si opponesse alla necessità storica, che la socialdemocrazia rinunciasse a se stessa. La socialdemocrazia non poteva accettare questo punto di vista, poichè‚ era un partito politico che doveva andare in parlamento.
Anche il KPD è diventato un partito politico. Un partito nel senso storico, come i partiti borghesi, come la SPD e l'USPD. I suoi capi vi hanno la parola per primi, parlano, promettono, seducano, comandano. Quando le masse ci sono si trovano davanti al fatto compiuto, devono mettersi nei ranghi e marciare al passo. Devono credere, tacere, pagare, ricevere gli ordini, le istruzioni e eseguirle. Devono votare! I loro capi vogliono andare in parlamento. Devono dunque essere eletti. Dopo di che, attenendosi le masse ad una sottomissione muta e ad una passività devota, sono i capi che fanno un alta politica in parlamento. Pure il KPD è diventato un partito politico. Pure il KPD vuole andare in parlamento. La centrale del KPD mente quando dice alle masse che vuole andarvi per distruggerlo. Mente quando dice che non vuole compiervi alcun lavoro positivo. Il KPD non distruggerà nessun parlamento, non lo vuole e non lo può. Vi farà un lavoro positivo perchè vi è costretto e perchè lo vuole. Il KPD è diventato un partito politico come gli altri. Un partito di compromesso, di opportunismo, della critica e giostra oratoria. Un partito che ha cessato di essere rivoluzionario.
Guardate! Ritorna in parlamento. Riconosce i sindacati. S'inchina davanti alla costituzione democratica. Fa pace col potere dominante. Si piazza sul terreno dei rapporti di forza reali. Prende parte all'opera di restaurazione nazionale e capitalista. Che cosa lo differenzia dall'USPD? Critica al posto di negare. Fa dell'opposizione invece di fare la rivoluzione. Mercanteggia invece di agire. Chiacchiera invece di lottare. Tutto perchè smette di essere una organizzazione rivoluzionaria. Diventa un partito socialdemocratico. Non si distingue dai Scheidemann e dai Daumig che per sfumature. E questo sarà la sua fine.
Alle masse resta una consolazione: vi è sempre una opposizione! Questa opposizione  non si candida per il suo posto nel campo controrivoluzionario! Che cosa poteva fare? Che cosa fa? Si riunisce e si unifica in una organizzazione politica. Era necessario? Gli elementi più maturi politicamente, più decisi e più attivi da un punto di vista rivoluzionario hanno il dovere di formare la falange della rivoluzione. Non possono compiere questo dovere che sotto forme di falange, vale a dire di formazione chiusa. Sono l'elite del proletariato rivoluzionario. Per il carattere chiuso della loro organizzazione guadagnano forze e acquistano una sempre maggiore capacità di giudizio. Si manifestano in tanto che avanguardia del proletariato, come volontà d'azione fianco a fianco degli individui esitanti e confusi. Nel momento decisivo formano il centro magnetico di ogni attività. Sono una organizzazione politica. Ma non un partito politico. Non un partito nel senso tradizionale. La sigla del Partito Comunista Operaio Tedesco (KAPD) è l'ultima traccia esteriore, ben presto superflua, di una tradizione che un semplice colpo di spugna non basta disgraziatamente a cancellare da una ideologia politica di massa, ieri ancora vivente, ma oggi sorpassata. Ma anche questa traccia gli sarà cancellata. L'organizzazione delle prime linee comuniste della rivoluzione non deve essere un partito abituale, sotto pena di morte, sotto pena di riprodurre la sorte che toccò al KPD. L'epoca della fondazione dei partiti è passata, perchè è passata l'epoca dei partiti politici in generale. Il KPD è l'ultimo partito. La sua bancarotta è la più vergognosa, la sua fine la più povera di dignità e di gloria. Ma che accade alla opposizione? Che accade della rivoluzione?
La rivoluzione non è affare di partito. I tre partiti socialdemocratici hanno la follia di considerare la rivoluzione come loro proprio affare di partito. La rivoluzione è affare politico e economico di tutta la classe proletaria. Solo il proletariato in quanto classe può condurre la rivoluzione alla vittoria. Tutto il resto è superstizione, demagogia, ciarlataneria politica. Si tratta cioè di concepire il proletariato come classe e di scatenare la sua attività per la lotta rivoluzionaria. Sulla base più larga, nel quadro più ampio. Perciò tutti i proletari pronti alla lotta rivoluzionaria, senza preoccuparsi della provenienza ne della base sulla quale si reclutano, devono raccogliersi nei luoghi di lavoro in organizzazioni rivoluzionarie di fabbrica, e essere riuniti nel quadro dell'Unione Generale dei Lavoratori (AAU). L'Unione Generale dei Lavoratori non è un < non importa chi > , un miscuglio qualsiasi, ne è una formula fortuita. E' il raggruppamento di tutti gli elementi pronti ad una attività rivoluzionaria, che si dichiarano per la lotta di classe, per il sistema dei consigli e per la dittatura. E' l'armata rivoluzionaria del proletariato. Questa Unione Generale dei Lavoratori prende radici nelle fabbriche e si edifica secondo i rami dell'industria, dal basso in alto, federativamente alla base e organizzato in alto col sistema degli uomini di fiducia rivoluzionaria. L'Unione spinge dal basso verso l'alto, si eleva conformemente e a partire dalle masse operaie: è la carne e il sangue del proletariato: la forza che spinge è l'azione delle masse: la sua anima il soffio bruciante della rivoluzione. L'Unione non è una creazione di capi. Non è una costruzione sottilmente congegnata. Non è un partito politico dalle chiacchiere parlamentari e dei bonzi pagati. Non è più un sindacato. E' il proletariato rivoluzionario.
Cosa vuol fare il KAPD ? Creare delle organizzazioni rivoluzionarie di fabbrica. Propagherà l'Unione Generale dei Lavoratori. Costruendo di fabbrica in fabbrica, di ramo in ramo delle industrie, formerà i quadri delle masse rivoluzionarie. Li formerà per l'assalto, li rinforzerà e darà loro le energie per il combattimento decisivo fino a quando ogni resistenza da parte del capitalismo, in via di disfacimento, potrà essere vinta. Immetterà nelle masse combattenti fiducia nelle proprie forze, garanzia di tutte le vittorie nella misura in cui questa fiducia li libererà dai capi ambiziosi e traditori. E a partire dall'Unione Generale dei Lavoratori, cominciando dalle fabbriche, estendendosi sulle regioni economiche, e finalmente su tutti i paesi, si cristallizzerà un movimento comunista. Il nuovo < partito > comunista che non è più un partito. Ma è, per la prima volta, comunista!
Rappresentiamoci il processo in maniera concreta. Vi sono 200 uomini in una fabbrica. Una parte di questi appartiene all'AAU e ne fa propaganda, all'inizio senza successo. Ma alla prima lotta, nella quale i sindacati naturalmente mollano, rompe i vecchi vincoli. Ben presto 100 uomini sono passati all'Unione. Fra di loro 20 sono comunisti essendo il resto composto da gente dell'USPD, e dai sindacalisti e disorganizzati. All'inizio l'USPD ispira molta fiducia. La sua politica domina la tattica delle lotte che sono condotte in fabbrica. Tuttavia lentamente, ma sicuramente, la politica dell'USPD si rileva falsa, non rivoluzionaria. La fiducia che i lavoratori hanno per l'USPD si attenua. La politica dei comunisti si afferma. I 20 comunisti diventano 50, poi 100 e più, ben presto il gruppo comunista domina politicamente in tutte le aziende, determina la tattica dell'Unione, domina nelle lotte per l'obiettivo rivoluzionario. E' cosi in piccolo e in grande. La politica comunista s'impianta di fabbrica in fabbrica, di regione economica in regione economica. Si realizza, raggiunge il comando, diviene il corpo, la testa e l'idea direttrice del movimento. E' a partire dalla cellula dei gruppi comunisti nelle fabbriche, a partire dai settori delle mosse comuniste nelle regioni economiche che si costituisce, nell'edificazione del sistema consiliare, il nuovo movimento comunista. Dunque: una < rivoluzionarizzazione > dei sindacati, una < ristrutturazione > ? E quanto durerà questo processo ? Degli anni ? Decine d'anni ? Per caso fino al 1926 ? Niente di tutto questo. Il compito non sarà quello di demolire, di annientare il colosso d'argilla delle centrali sindacali coi loro sette milioni di aderenti, per ricostruirlo dopo sotto un altra forma. Il compito è di impadronirsi delle leve di comando nelle fabbriche chiavi dell'industria, del processo di produzione sociale, e pertanto decisive per l'esito della lotta rivoluzionaria. D'impadronirsi della leva che può buttare all'aria il capitalismo in interi rami industriali e intere regioni economiche. La disponibilità risoluta all'azione di una sola organizzazione può quando il caso gli si presenta avere più efficacia di uno sciopero generale. Là il David della fabbrica abbatte il Golia della burocrazia sindacale.
Il KPD ha smesso di essere l'incarnazione del movimento comunista in Germania. Ha voglia di richiamarsi rumorosamente a Marx, Lenin, a Radek ! Il KPD non forma che l'ultimo anello del fronte unico contro-rivoluzionario. Ben presto si presenterà in buon accordo con la SPD e la USPD nel quadro di un fronte unico per un governo operaio < puramente socialista > . La sua assicurazione di un ' < opposizione leale > verso i partiti assassini, traditori degli operai, ne è una tappa. Rinunciare a combattere in modo rivoluzionario gli Ebert e i Kautsky ( cf. Die Rote Fahne del 21 marzo 1920 ) , è già allearsi tacitamente con loro. Ebert-Kautsky-Levi. L'ultimo stadio del capitalismo morente. L'ultimo < soccorso politico > per la borghesia tedesca. La fine. La fine anche dei partiti, della politica, degli imbrogli, del tradimento dei partiti. E' il nuovo inizio del movimento comunista. Il Partito Comunista Operaio. Le organizzazioni di fabbrica rivoluzionarie, raggruppate nell'Unione Generale dei Lavoratori. I consigli rivoluzionari. Il congresso dei consigli rivoluzionari. Il governo dei consigli rivoluzionari. La dittatura comunista dei consigli.




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