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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 23 maggio 2011

CHI E' PISAPIA di Antonio Moscato


pubblichiamo le osservazioni del Profesor Moscato
sul candidato sindaco di Milano
pubblicate sul suo sito col titolo

Sono rimasto stupito per l’attacco della Moratti al “terrorista” Pisapia. Non solo perché era così inverosimile che sicuramente ha danneggiato soprattutto lei, ma perché contrastava grottescamente con l’immagine tranquilla e pacata di questo avvocato figlio d’arte che conosco da anni. Con Pisapia eravamo stati insieme in Libia negli anni Ottanta in un gruppo di studio composto da storici e giuristi per indagare sulle conseguenze dell’aggressione italiana, e mi aveva colpito la sua ingenua curiosità che gli faceva sopportare perfino le più vacue e grossolane apologie del Libro Verde che i propagandisti di regime ci propinavano periodicamente, mentre noi (ricordo tra gli altri scettici il caro Guido Valabrega, ad esempio) eravamo andati soprattutto per utilizzare la preziosa documentazione dal Markaz al Jihad, l’ottimo Centro Studi sulla guerra e la resistenza della Libia. Ritrovai poi Giuliano in Rifondazione, come indipendente abbastanza estraneo alle lotte di fazione. Era stato proposto come Ministro della Giustizia, ma la nomina fu bloccata – pare - dal veto delle associazioni dei magistrati che lo ritenevano troppo “garantista” e favorevole a una limitazione del loro potere.
La vicenda precedente tirata fuori dalla Moratti non la conoscevo, ma è tipica di quegli anni Settanta: Pisapia era stato arrestato con altri 160 (centosessanta!) compagni due anni dopo i fatti addebitati, in seguito alla tardiva testimonianza di due pentiti (anzi di un pentito e di un vero provocatore), ed era stato prosciolto subito dall’accusa di partecipazione a banda armata, anche se era stato condannato inizialmente per la complicità morale nel furto di un furgone, che doveva servire per un agguato a un picchiatore della Statale. Pisapia però aveva rifiutato l’amnistia e chiesto di essere processato: fu assolto con formula piena, come ha ricordato Armando Spataro, il magistrato che gli aveva inflitto la prima condanna, oggi con una punta (non di più) di autocritica per quella montatura.

Contrariamente a quel che raccontano Berlusconi e i cerchiobottisti del “Corriere della sera”, la magistratura anche allora non era proprio “rossa”, e gli anni Settanta sono pieni di processi così. Anch’io d’altra parte, per il mio impegno non accademico a fianco del movimento operaio a Bari, ho conosciuto nel biennio caldo 68-69 una dozzina di processi assurdi, cancellati nel 1971 da un’amnistia, contro cui non feci ricorso dato che non avevo la stessa fiducia di Pisapia nella magistratura, e soprattutto non avevo un padre “principe dei penalisti”. La mia sfiducia era comunque ben fondata: subito dopo l’amnistia mi arrestarono al termine di un corteo sindacale attribuendomi la responsabilità (che non avevo minimamente) di una protesta delle commesse della Standa, per imputarmi i reati di radunata sediziosa e grida sediziose. Il magistrato, che era di sinistra e sapeva perfettamente che si trattava di una montatura, mi inflisse ugualmente una lieve condanna (mi pare di ricordare di sei mesi con la condizionale), e spiegò a quattr’occhi al mio avvocato che doveva farlo, perché se mi assolveva, la procura avrebbe fatto ricorso in appello…

Ma torniamo a Giuliano Pisapia, oggi. Sono contento che con la sua faccia pulita abbia contribuito a far fallire il grosso investimento di milioni e di bugie fatto dal pessimo sindaco affarista di Milano e dai suoi avidi sostenitori. Non sono la stessa cosa. Mi aveva fatto anche piacere che lui, outsider, avesse battuto la potente macchina elettorale del PD nelle primarie. Se lo meritavano… Ma ho qualche timore che possa essere presto delusa la fiducia riposta in lui da tanti compagni, giovani o vecchi militanti in letargo resuscitati dalla speranza. Un po’ come quella in Vendola, in calo tra chi lo conosce da vicino, e non ascolta solo le sue fantasiose “narrazioni”…
Il dubbio viene anche da chi si è schierato al fianco di Pisapia: ad esempio Piero Bassetti, il “capofila della borghesia milanese”, nonché primo presidente democristiano della regione Lombardia; l’ex sindaco socialista Carlo Tognoli; Roberto Mazzotta, banchiere ed ex ministro democristiano, e tanti altri dello stesso genere. Di solito i capitalisti e un certo ceto politico borghese non si sbagliano nel giudicare gli uomini...

Ma c’è un altro personaggio chiave della vita politica milanese che ha sostenuto Pisapia: l’ex magistrato e oggi senatore PD Gerardo D’Ambrosio, protagonista di primo piano dei processi di “Tangentopoli” negli anni Novanta, ma anche autore nell’ottobre 1975 della scandalosa sentenza sulla morte “accidentale” di Giuseppe Pinelli che assolveva Luigi Calabresi e gli altri uomini della Questura milanese.

Un appoggio che si spiega però abbastanza facilmente: Pisapia ha avuto il coraggio di sostenere: “È da tutti ormai riconosciuto il fatto che Luigi Calabresi è un servitore dello Stato e ha fatto il suo dovere senza avere responsabilità sulla morte di Pinelli come di fatto ha ricostruito con estrema correttezza il magistrato D'Ambrosio che non a caso è al mio fianco in questo impegno comune per il cambiamento di Milano". Da tutti? Parla per te!

E quanto ai meriti acquisiti nei processi di Tangentopoli da D’Ambrosio (e anche da Di Pietro e altri magistrati “democratici”), sarebbe bene ricordare che gran parte della corruzione che fu “scoperta” in quegli anni era ben nota da tempo, ma veniva tollerata fino a quando si decise che era diventata troppo costosa e non sopportabile, e si diede via libera a un settore della magistratura per un operazione di pulizia. È una precisazione che non intende negare l’utilità di quella campagna moralizzatrice (anche se a volte condotta con metodi spettacolari da telefilm americano), ma semplicemente ricordare che anche in quel caso l’indipendenza della magistratura era relativa.

In ogni caso la cautela nel valutare il “fenomeno Pisapia” (che ha affascinato anche settori dei centri sociali o di “San Precario”) ha una ragione molto più semplice, ma concretissima: come ha fatto Vendola in Puglia e come spera di fare oggi a livello nazionale, Giuliano Pisapia (che però non ha la stessa esperienza di politico navigato che ha l'immaginifico Nichi), ha conquistato la testa di una coalizione in cui la parte del leone la fa e la farà il Partito Democratico, a cui in caso di vittoria la legge elettorale garantisce automaticamente una maggioranza assoluta insieme ai partiti minori moderati, liste civiche, Bonino, ecc., anche senza l’apporto della Federazione della sinistra, a cui si offrirà solo l’alternativa tra ingozzare altri rospi o essere tagliata fuori da una coalizione su cui ha puntato molto. Non è difficile immaginare cosa potrà accadere. O dovremo medicare le piaghe di una nuova amara “sorpresa”, in realtà tutt’altro che imprevedibile?

(a.m. 19/5/11)

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