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domenica 14 ottobre 2012

IL CINEMA INTELLETTUALE DI SERGEJ ĖJZENŠTEJN




IL CINEMA INTELLETTUALE DI SERGEJ ĖJZENŠTEJN.
Il capitale di Karl Marx e Ulisse di James Joyce. Progetti non realizzati.

di Francesco Lupinacci


Sergej Ėjzenštejn, regista sovietico, nel 1928 lesse il grande romanzo, rivoluzionario dal punto di vista letterario, dello scrittore James Joyce, Ulisse. Dalla sua forma frammentata, apparentemente disordinata nella frase, colse le basi di un vero e proprio linguaggio visivo fatto di oggetti, colori che, connessi fra loro, gettano le tracce di un senso erotico disincantato, pressante e profondo della mente umana. L’attenta lettura provoca stimoli visivi dovuti alla strisciante associazione articolata tra forme longilinee (sesso maschile) e forme arrotondate (sesso femminile), così come le spiega Sigmund Freud ne L’ interpretazione dei sogni.
Sostantivi e aggettivi collocati anche a distanza fra i periodi, vengono associati e talvolta accompagnati da odori e colori, quali il violetto, l’indaco, l’arancione, il rosso stimolando la sensualità e lasciando emergere il richiamo al sesso, al corpo femminile socialmente mercificato, il rapporto conflittuale e problematico del protagonista Bloom con la figura Femminile, a partire dalla Madre. Tutto questo emerge in misura più o meno cosciente agli occhi del lettore e, da queste basi, si rinforza l’elaborazione teorica di Ėjzenštejn su un nuovo tipo di montaggio cinematografico volto a risvegliare le vibrazioni sensoriali dello spettatore. Un montaggio che richiamando tutti gli aspetti del pezzo di montaggio e della composizione delle inquadrature (oggetti e soggetti, forme geometriche, diagonali, angoli acuti e retti, il costume dei personaggi, il tipo di luce, il filtro dell’obiettivo, la sovraesposizione o la sottoesposizione, le distorsioni prodotte da un obiettivo grandangolare quale il 28 mm e da un teleobiettivo quale il 310 mm) avessero un impatto multisensoriale sullo spettatore. Una forza penetrante che ne stimolasse e risvegliasse la psiche.
Nasce in Ėjzenštejn il concetto di montaggio armonico o sovratonale, un montaggio che non ‘accorda’ le inquadrature sulla base di un tono univoco, quali un soggetto, una forma o un colore dominanti, ma che proliferasse di vibrazioni complesse: sovratoni visivi e uditivi. Il risultato suscitato dalla lettura di Ulisse di James Joyce, non è “io vedo”, né “io odo”, ma l’ intreccio inscindibile e sovratonale tra vista e udito (oltre all’olfatto): io sento. Nel 1929 il sonoro non era stato introdotto in Unione Sovietica e Sergej Ėjzenštejn partì per l’Europa e gli Stati Uniti per studiarne le prime forme nel cinema e per studiare da vicino gli effetti del capitalismo avanzato per il suo futuro film Il Capitale. L’introduzione del sonoro avrebbe completato la sua teoria dei sovratoni. Mancava il colore; con esso, soprattutto oggi, un autentico montaggio sovratonale, ne sarebbe fortemente arricchito. Ma l’ Ulisse di Joyce non è solo un’opera che colpisce i sensi; essa scava nell’inconscio, nella materia dell’uomo e della donna, nei loro rapporti con la società capitalistica: le calze trasparenti che avvolgono le cosce femminili, osservate con apparente calma da un uomo distinto, sono strettamente riferite al loro prezzo e al negozio d’acquisto: 3 scellini e 11 pence da Sparrow in George’s street. Dunque l’Ulisse è un’opera che, attraverso la fisiologia risale all’intelletto ed elabora tale commento intellettuale: Corpo femminile, Corpo Umano ridotto a Merce. Dunque dal sovratono fisiologico si risale allo stimolo intellettuale. Dall’impatto emotivo al pensiero. Il secondo per mezzo del primo, fino ad intrecciarsi. E allora Sergej Ėjzenštejn giunge al montaggio costruito sui sovratoni intellettuali, che elabora durante la realizzazione di due suoi film: Ottobre e La linea generale. Il vecchio e il nuovo. Sull’onda di questi due film basati su legami associativi tra inquadrature di oggetti, figure e movimenti indipendenti dalla trama, emergono significati politici e sociali. Volendo estremizzare l’aspetto sperimentale sviluppato in questi due film, Ėjzenštejn aveva progettato, tra il 1927 e il 1928, il film tratto da Il capitale di Marx per insegnare all’operaio a pensare criticamente e ad apprendere il metodo di pensiero marxiano. Suo malgrado, non riuscirà a realizzare né Il Capitale né il film Ulisse. Per la trasposizione in film de Il capitale non riuscirà ad ottenere finanziamenti né in Occidente, né nell’URSS.



Dedicato al Dottor Franco Geppino Leone.

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