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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 14 gennaio 2013

NIENTE CORRIDA, SOLO UNA SCENEGGIATA di Norberto Fragiacomo






NIENTE CORRIDA, SOLO UNA SCENEGGIATA
di
Norberto Fragiacomo



Teatrale come sempre, Michele Santoro l’aveva promesso: qui non siamo a Granada (e neppure a Vienna), non assisterete a nessuna corrida. E’ stato di parola: è andata in scena una tauromachia alla cretese, tutta finte, salti e capriole. Niente sangue, misto a fondotinta, a insozzare l’arena – stoccate poche e indolori, perché la spada del presunto torero era di plastica.
Non è mancato, all’inizio, un momento di pathos: la sovrapposizione dell’immagine del Berlusconi di vent’anni fa - magro, nuovo, “autorevole” e suadente - al malconcio mascherone odierno ha fatto balenare l’idea (la speranza?) che forse stavamo per assistere all’estinzione in diretta del dinosauro. Impressione subito fugata, perché il cavaliere si è presentato all’annunciatissimo confronto “in trasferta” più vispo e pimpante che mai. Questo non significa che sia stato persuasivo o esauriente: com’è suo costume, ha riempito il silenzio di frottole, di dichiarazioni incompatibili con logica e realtà; però si è preso la scena, scacciandone il conduttore e i suoi (pur validi) collaboratori, dialogando con il pubblico in sala e mettendolo in soggezione. Regalandosi uno spot elettorale parzialmente riuscito, perché a 76 anni suonati (“nonno di sette nipoti”, ha sottolineato con ironica fierezza) il cavalier Silvio Berlusconi è ancora un mattatore televisivo, uno showman di tutto rispetto. Comicità “bassa”, d’accordo, ma non è soltanto colpa sua se gli italiani preferiscono Pierino (senza il lupo) a Oscar Wilde.
Il fatto è che sarebbe stato agevole sbugiardarlo, “contenerlo” (per usare un verbo a lui caro), ma Santoro ha evitato accuratamente di farlo, destandosi solo nel finale, quando ormai gli spettatori sonnecchiavano. L’arrabbiatura in difesa di Marco Travaglio – giustificata, ma un tantino eccessiva – non ha spaventato l’ingombrante ospite, che l’ha addirittura buttata in ridere, svelando la natura un po’ ibrida della trasmissione di giovedì 10, a metà strada tra L’istruttoria (quella di Giuliano Ferrara, però) e Scherzi a parte. Argutamente, su Repubblica di venerdì 11, Curzio Maltese immagina un “terzo tempo come nelle partite di rugby, con Berlusconi e Santoro a brindare insieme agli ascolti in trattoria[1]”: forse, nella battuta irriverente, c’è qualcosa di vero, o perlomeno di verisimile.

Nessuno poteva ragionevolmente prevedere un processo stalinian-televisivo, con Travaglio nei panni di Vyshinsky: Berlusconi è un maestro nel sottrarsi ai giudizi obbligatori (in tribunale), figuriamoci se acconsentirebbe a farsi interrogare, e magari condannare, da un giornalista in prima serata. Impensabile, assurdo. Ci si poteva attendere, però, un botta e risposta serrato, intervistatori incalzanti, domande insidiose. Luisella Costamagna e Giulia Innocenzi, in effetti, sono partite benino, documentando i propri quesiti-affermazioni ed evidenziando l’infinita distanza tra la propaganda autoassolutoria di Berlusconi e la verità dei fatti; non sono state però adeguatamente supportate da Santoro, che ha permesso al cavaliere di svicolare, di parlare d’altro, di trasformare la propria apologia in un comizio.
Eppure non sarebbe stato troppo arduo inchiodarlo ad alcune incaute asserzioni: prima della penosa lezioncina sui disegni di legge, con tanto di domande alla “classe”, l’ex premier ha avuto la spudoratezza di dire che in Italia è impossibile governare perché solo da noi non esistono i decreti legge! Ora, un invito a ripassare l’articolo 77 della Costituzione sarebbe stato d’uopo, visto anche che Silvio si vanta, a ogni piè sospinto, di una laurea in giurisprudenza (con 110 e lode, tra l’altro… l’ennesima balla?); ma soprattutto sarebbe stato utile ricordare che, al pari del Governo Monti, il precedente esecutivo ha sistematicamente affidato le sue sorti proprio a decreti legge e voti di fiducia. Non c’era il filmato ad hoc? Pazienza… bastava andare sul sito del governo[2] per scoprire, ad esempio, che nel solo primo anno del Governo Berlusconi, risultavano varati ben 35 decreti legge, con 10 fiducie a fare da contorno.

La pantomima sull’IMU, poi, è stata più spassosa delle vignette dell’ottimo Vauro: Berlusconi comincia lodando gli esordi del governo c.d. tecnico, per poi attaccare duramente la scelta di introdurre la nuova imposta sulla casa. Gli viene rammentato che l’IMU era stata prevista proprio dal suo esecutivo, e che, in ogni caso, l’introduzione del tributo è coincisa con la prima manovra montiana, la famigerata “Salva Italia”. Il cavaliere non si perde d’animo, e dopo essersi arrampicato sugli specchi del federalismo cambia versione: Monti sbagliava sin dall’inizio, il PdL aveva trovato un’alternativa alla tassazione sulla prima casa (tassare tabacchi e alcolici) ma il professore era proprio irremovibile, e farlo cadere – sfiduciandolo – appariva folle. Insomma, non si capisce se il Monti esordiente sia promosso o bocciato… anzi no, è promosso, è in epoca successiva che il suo governo sbanda, perché troppo prono alla volontà della sinistra, PD, CGIL… Fiom! Sentendo pronunciare quest’ultima sigla, sono sobbalzato sulla sedia: Fiom??? Mannaia sulle pensioni, stupro dell’articolo 18, scrittura del dramma esodati e omaggi reiterati a Marchionne sarebbero le prove della sudditanza del premier Goldman Sachs nei confronti del sindacato di Landini? Qui siamo alle farneticazioni di un ubriaco, o di un demente, che però nessun infermiere mediatico si sogna di interrompere, per riportare la discussione (che, in realtà, è il solito monologo) su questa terra.

L’offensiva scatta su questioni trite e ritrite, di importanza secondaria: Ruby, le “protette” di Silvio ecc. E’ indubbiamente scandaloso e inaccettabile che un “servizio” venga pagato con cariche elettive e denaro pubblico, ma – a tacere dei sospetti sull’origine della sua ricchezza e su certe frequentazioni, stavolta maschili – Berlusconi ha, sulla coscienza di “statista”, colpe ben più gravi, che vanno dalle leggi ad personam all’imbarbarimento dei costumi, dall’assenza di strategie in politica estera (che qualcuno scambia, chissà su quali basi, per il tentativo di ritagliare all’Italia uno spazio autonomo, da Paese “non allineato”) al tradimento di amici e partner, dall’anticipazione del pareggio di bilancio al 2013 all’abbandono della lotta all’evasione fiscale.

Largo spazio, poi, alle smorfie della Merkel: la giustificazione offerta da Berlusconi – telefonate interminabili per convincere il cocciuto Erdogan ad accettare Rasmussen – è roba da barzellettiere di periferia, ma enfatizzare i cattivi rapporti tra il nostro e l’impopolarissima cancelliera venuta dall’est significa fare un favore al PdL. La serata prosegue tra battute e siparietti, finché si arriva, finalmente, alla descrizione del complotto – e qui i due antagonisti danno il peggio di sé.
Silvio, re detronizzato, sbaglia banca venditrice (dei titoli italiani) e tempi di vendita: no, non è la Bundesbank, è stato un lapsus, lui intendeva la Deutsche Bank… lapsus linguae e lapsus calami, dal momento che sul libro pubblicato da Vespa sta scritto proprio Bundesbank. Niente agosto? Allora forse luglio, giugno… no? Va bene aprile, allora. La prova irrefutabile di cialtroneria offerta dall’antagonista eccita il conduttore, che prova a piazzare il colpo da maestro: ma quali complotti, lo sanno tutti che la crisi italiana è dovuta al debito pubblico!

Al debito pubblico, quello che da almeno vent’anni – non dall’estate 2011 - supera il PIL? Questo crede Santoro? Pensa, come i montiani di complemento (quelli a caccia di seggiole), che sia tutta colpa nostra, che non vi siano state ingerenze esterne, che i mercati fossero legittimamente “preoccupati”? Come interpretare allora l’assalto alla Grecia, al Portogallo, alla Spagna, aggrediti per motivi (=pretesti) del tutto diversi? Ma, tralasciando le altre vittime, se Michelone è davvero convinto che tutti i mali siano riconducibili al debito, cos’ha da dire su Pareggio di bilancio in Costituzione e Fiscal compact? Dovrebbe riconoscere che sono le uniche medicine disponibili per la patologia che lui stesso ha diagnosticato… e allora come spiegare tutte quelle puntate ferocemente critiche verso il montismo, i poteri forti ecc.? Incoerenza, pressapochismo… mero intento di innaffiare lo share con sospetti e sensazionalismi alla Voyager/Kazzenger? “Feroci conduttori di trasmissioni false”, cantava anni fa Guccini; e, magari a torto, ho sempre collegato il verso a Santoro: possibile che la chiave dell’enigma stia in queste cinque parole?
Difficile darsi una risposta, e difficile pure stabilire chi, tra Santoro e Berlusconi, abbia vinto. Forse hanno pareggiato, forse hanno vinto e perso entrambi (ma il secondo ha vinto di più e perso di meno, perché la prova di vitalità potrebbe restituirgli voti già suoi, e per SB conta soprattutto non prenderle, in febbraio).
Il conduttore è riuscito a trascinare Silvio nella sua tana, e a tenercelo per ore, duellando (fingendo di duellare, ma per lui è lo stesso) da pari a pari: un riconoscimento niente male, da parte del Nemico per antonomasia. Inoltre, ha fatto parlare i giornali di sé e della sua trasmissione: tutto sommato, ha ottenuto un buon successo, anche se ha perduto un po’ di credibilità[3].

Silvio Berlusconi ha dimostrato di non essere bollito come si pensava e – tocca ammetterlo - ha dominato i suoi interlocutori, rassicurando di fatto la tifoseria: vedete? Ho quasi 80 anni, ma sono ancora pieno di energie, sono sempre un fuoriclasse. Entusiasmare gli ultras è profittevole, ma per acquisire nuovi sostenitori freddure e “simpatia” non sono abbastanza: mai come giovedì sera sono risultati evidenti la disinvoltura dell’ex premier nel cambiare continuamente versione, la sua incapacità di parlare seriamente, il suo essere personaggio televisivo e basta. Gli sarebbe piaciuto, riteniamo, fare il Grande Dittatore – ma, nonostante la rinomata assenza di scrupoli, non ne ha la statura, e lo si nota. In futuro potrà tiranneggiare Mediaset (forse) e il suo harem (molto più difficile, visti i precedenti), non certo l’Italia, su cui si allungano ombre assai più inquietanti.
Chiudiamo perciò la parentesi Santoro-Berlusconi, convinti che non la riapriremo a breve.


[1] Tra i commenti dei lettori, uno in particolare mi ha colpito: il ruvido Maltese criticherebbe perché “invidioso di Santoro”. Il riferimento all’invidia, cavallo di battaglia di Silvio, è un sintomo della diffusione e della persistenza del berlusconismo nella società italiana.
[2] ttp://www.governo.it/rapportiparlamento/salastampa/dossier/primo_anno_bilancio_governo.pdf. Si noti che il documento, redatto nel 2009, esalta il buon lavoro del Berlusconi IV rispetto al precedente esecutivo Prodi (26 decreti), e può essere dunque considerato una sorta di confessione.
[3] Agli occhi di scrive ne perse molta di più quando, richiamato in tivù, lasciò di corsa il Parlamento europeo: l’istituzione è del tutto inutile, ma centinaia di migliaia di votanti andavano rispettati.



1 commento:

vitpes ha detto...

Concordo, e aggiungo qualche breve riflessione:
- Santoro ha fatto un bel regalo a se stesso ma soprattutto a b. che senza quella partecipazione starebbe ancora sotto di qualche punto e, innanzi tutto, non lo avrebbe mostrato – specie ai “suoi elettori attualmente in stand by” - così in tiro.
- E qui veniamo al vero tema della questione su cui non ho letto nulla in questi giorni: il rapporto diretto tra umore del capo ed intenzioni di voto. Finchè b. faceva passi indietro, di lato ecc. ; in crisi di verve e non gigioneggiava, parte del suo elettorato si dichiarava indisposto a recarsi al voto o cercava nuove sponde; non appena l’uomo torna a fare i capocomico di sempre ritorna (di qualche punto) la fiducia degli elettori............ la questione per me è cruciale e non va data per acquisita perché tocca il tema fondamentale della democrazia. Non passiamoci su: contro ogni evidenza oggettiva e statistica e contro il buon senso c’è una gruppo di elettori che torna a votare uno che ha tradito tutto e tutti (anche gli stessi che tornano a votarlo) solo perché in una trasmissione televisiva riesce, girando, voltando e rivoltando come il peggio dei venditori di macchine usate, a cantarle agli altri . ……… E non conta il fatto, il non fatto, i numeri, il PIL, i fondamentali, l’occupazione, il reddito, i consumi, le tasse (vere)le statistiche, la reputazione, no…..per loro conta quant’è forte nello show…orca, se li mette tutti sotto, è su di tono: ottimo umore. E tu vagli a spiegare: stai votando chi organizzerà la tua esistenza, che scriverà le regole della tua e la nostra convivenza, non il barzellettiere dell’anno; macchè…… Se ci neghiamo questa riflessione il futuro non sarà nostro, ma loro.
- E qui c’è un’altra questione: Santoro non poteva non sapere. Santoro non poteva fare un regalo politico così grande, ADESSO…. Come hai giustamente rilevato, santoro non lo ha invitato per processarlo, perché sennò non ci metteva la Costamagna e la Innocenzi, NO…..c’erano calibri più idonei per la stazza dell’uomo. (Travaglio, per quel che ho visto prima di addormentarmi, non aveva compiti di interlocuzione dialettica) E allora cosa voleva se non il processo? Allora Santoro voleva e SAPEVA che ci sarebbe stato solo lo show, quindi a tutto beneficio di b. E visto che Santoro si dichiara sempre giornalista di parte, e nemico politico di b., perché questo favore, anche se compensato da ascolti record?
- E veniamo all’ultimo punto: Santoro non è nemico politico di b. Perché? Il pensiero va subito all’editto bulgaro e si fa 2 + 2, ma non è così. In origine forse Michele se l’era legata, ma: il personaggio in fondo gli sta simpatico e, soprattutto, più che essere mosso contro (che risponderebbe anche ad un bisogno etico) è mosso pro qualcosa: ascolti, prestigio personale, soldi. E il pro ha la meglio sul contro, anche perchè entrambi (con tutta la congrega assieme) fanno parte di un’unica categoria sociale: quelli che si spostano in elicottero: che si tratti di un convegno, un talk show, una festa in villa, un invito x, si spostano in elicottero. E trattasi di politici, giornalisti, imprenditori, sportivi, personaggi tv, sindacalisti ecc…. E noi ancora a discutere di destra sinistra e centro, come se le divisioni fossero verticali e in ognuna di queste categorie militassero, fianco a fianco, giornalisti, operai, politici, imprenditori, impiegati, elettrauti, showman, tutti assieme solidali contro i nemici giurati dei corrispettivi che si trovano all’interno dell’altro contenitore……Non c’è bastato il film CATERINA VA IN CITTA’ per farci capire come stanno le cose, no, siamo irrimediabilmente e desolatamente candidi come bimbi lì a credere a Santoro che affronta il dragone, a Bersani che fa scudo al cassintegrato, per non dire del Bertinotti-Guzzanti, alle Bahamas per aiutare gli operai in crisi….. No, loro vanno in elicottero, ci vanno spesso insieme, con le stesse destinazioni e nel viaggio discorrono amabilmente guardando da lassù lunghe file di minuscole auto a formare serpentoni immobili

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