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giovedì 25 aprile 2013

ELEZIONI IN FRIULI VENEZIA GIULIA: VINCE IL PARTITO DEL NON VOTO di Marco Barone





ELEZIONI IN FRIULI VENEZIA GIULIA:
VINCE IL PARTITO DEL NON VOTO
di Marco Barone


Ben 11 milioni sono stati i non votanti alle elezioni politiche del 2013, ed il FVG si pone in linea, con le Regionali del 2013, perfettamente con questo dato, non voto già anticipato, come segnale di allarme, con le elezioni Regionali siciliane ove solo solo il 47,4 % degli aventi diritto al voto si è recato alle urne.
In Friuli Venezia Giulia su un totale di 1.099.33 di elettori ed elettrici, solo il 50,48% di questi ha votato, ma a tale dato si devono aggiungere ben 18 mila voti non conteggiati, tra schede bianche e semplicemente nulle.
Prima di entrare nel merito della riflessione, darò altri numeri indicativi.

Il primo partito è il non voto, questo è un dato di fatto.
Tutti i partiti, rispetto alle politiche nazionali hanno perso migliaia e migliaia di voti.
Certamente si parla di situazioni elettorali diverse, ma a parer mio sono significative, rilevato che probabilmente proprio gli eventi della politica nazionale sono stati anche determinanti nella scelta sul chi votare o non votare in FVG.
Il M5S non è risultato essere né il primo né il secondo partito in regione, contrariamente da come previsto, in modo erroneo a quanto pare, da Beppe Grillo, e rispetto alle politiche nazionali ha perso più di 90 mila voti, il PD ha vinto, tecnicamente, le elezioni per una manciata di voti, ma deve certamente riflettere sulla moria di voti che ha caratterizzato il partito rispetto alle politiche nazionali di soli due mesi addietro,oltre 70 mila voti in meno, stesso discorso per il PDL, che ha registrato una moria di voti simile.
Lega nord e SEL, mantengono ferma la media sul dato nazionale appena citato, mentre Un' altra Regione sfiora il 3%, ed i voti conseguiti sono certamente significativi così come significativi sono i motivi che hanno indotto i cittadini del FVG a non votare.
Questi motivi io li divido in quattro fattispecie.

La prima è la non fiducia nei confronti della politica e della rappresentanza istituzionale, sfiducia che è aumentata anche in relazione alla nota vicenda dei rimborsi elettorali.
La seconda è data dalla sfiducia verso l'Europa oggi esistente, perché chiunque andrà a governare non avrà mani libere, non avrà sovranità decisionale, dovrà sottostare ai voleri di quella Europa dell'austerità che ha fomentato, con le sue rigide politiche economiche e sociali, rabbia e senso di impotenza e rassegnazione.
La terza è la voglia di comunicare con quel non voto un segnale chiaro e preciso, no al capitalismo, no a questa società, no a questa democrazia perennemente imperfetta e sempre meno amata dai cittadini.
La quarta è data da situazioni più specifiche e particolari, ma che si inseriscono perfettamente all'interno di questo quadro, penso per esempio all'iniziativa del non voto attivo proposta dal Movimento Trieste Libera, che si batte per il territorio libero di Trieste, che ha certamente superato le 500 adesioni rispetto alle politiche nazionali.

Gli errori strategici ed i relativi irrigidimenti commessi dai partiti, tutti, sul campo della politica nazionale, come il non aver formato un governo ed essersi persi dietro la demagogia e la strategia politica e non aver adottato subito le misure che tutti si aspettano, che non riguardano l'anticasta, ma il lavoro prima di ogni cosa, aver eletto un Presidente della Repubblica nel modo in cui tutti conosciamo il come, il fatto che si avrà un governo tecno-politico non certamente desiderato dai cittadini, l'aver fatto trionfare nuovamente Berlusconi e più di ogni cosa il tempo perso, tempo burrascoso che ha visto l'Italia navigare in balia del vento della disperazione e di una crisi sociale, figlia di quella guerra in itinere all'interno del capitalismo, hanno certamente pesato anche nelle scelte effettuate dai cittadini del Friuli Venezia Giulia; una regione ove la partecipazione attiva al voto normalmente è stata sempre elevata.
I segnali ci sono tutti, il PD, che governerà la nostra Regione, e che avrà poco da festeggiare, non potrà essere miope a questi dati, a questi fatti e certamente avrà immense difficoltà ad adottare misure ed atti di una certa rilevanza, poiché manca la legittimazione popolare e politica, perché la metà dei cittadini è semplicemente stanca, sì, stanca di questo sistema politico, economico e sociale.










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