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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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sabato 6 luglio 2013

Divampa il dibattito verso il Congresso: dove va il Partito della Rifondazione Comunista?


Riceviamo e Pubblichiamo il documento delle Compagne e dei Compagni AUTOCONVOCATI di RIFONDAZIONE in vista del Congresso del PRC, che hanno tenuto una riunione nazionale a Firenze a fine Giugno .

RESOCONTO INCONTRO DI FIRENZE 23/06/2013

per l'autoconvocazione nel PRC

Domenica 23 giugno a Firenze compagni e compagne di diverse federazioni e appartenenze del PRC hanno risposto all’appello ad un confronto aperto sulla necessità di rilanciare Rifondazione in quanto partito comunista e non semplicemente “come” (o “in”) un soggetto genericamente di sinistra e geneticamente subalterno (la sinistra del centrosinistra). Segno che, accanto a un certo evidente scoramento e demoralizzazione che si vive in alcuni territori per le continue batoste elettorali e arretramenti del progetto della rifondazione, ci sono tuttavia tantissimi settori nel partito che al contrario vogliono riprendere con forza un cammino credibile facendo irrompere una posizione di classe e una nuova prospettiva rivoluzionaria (non subordinata e dipendente solo dagli esiti elettorali) nel dibattito del PRC. Dibattito oggi “ostaggio” di alcuni dirigenti e delle proprie esternazioni poco più che personali.

L'interesse e la volontà di confrontarsi “oltre e senza” le appartenenze di corrente (e con l’intenzione dichiarata di non volerne formare un’altra) è stato testimoniato, oltre che dagli interventi alla riunione, anche dai numerosi contributi di chi era impossibilitato a partecipare e che però ha chiesto di intervenire spedendo contributi e proponendo di mettere in connessione il dibattito, gli appelli e le spinte autoconvocate in tutte le federazioni del PRC.

Il dibattito è stato quindi animato dai contributi di compagni/e di Milano, Como, Legnano, Asti, Torino, Bologna, Pisa, Firenze, Siena, Perugia, Roma, Gaeta, Caserta, Napoli, Cosenza, Palermo e Sulcis.

La convinzione comune emersa è che l’autoriforma del partito (ormai non più rinviabile) non è possibile semplicemente a partire da proposte partorite da alcuni dirigenti o dal confronto tra correnti. Al contrario, va coinvolto tutto il corpo militante del partito e messe in comunicazione le energie positive che ancora ci sono con il dibattito e l’iniziativa anche del resto del movimento comunista e anticapitalista organizzato e non.

Le prospettive che finora sono state delineate dalla dirigenza del PRC, senza una radicale svolta, sembrano orientate solo alla mera sopravvivenza con proposte che porterebbero allo scioglimento di fatto del nostro patrimonio politico-organizzativo dentro una sinistra genericamente “alternativa” oppure porterebbero all’auto-estinzione per lenta consunzione. Questa ci sembra la naturale conseguenza delle scelte politiche di anni in cui il partito è stato pensato principalmente (se non esclusivamente) come veicolo istituzionale-elettorale al pari di tutti i progetti unitari prima improvvisati e poi abbandonati in questi ultimi 5 anni. Se non si segna una discontinuità e non si inverte la rotta su questo punto il rischio della liquidazione della storia di questo pezzo importante del movimento comunista italiano è altissimo.

Una delle cause della mancanza di valorizzazione del dibattito che viene dal corpo del partito e della mancanza di sintesi avanzate, dipende sicuramente dalla cementificazione correntizia che è ormai degenerata nella costituzione di vere e proprie cordate per l’auto-tutela di propri mini-gruppi dirigenti. Questo rischia di svuotare di senso anche gli organismi del partito nella misura in cui il dibattito è fondamentalmente pre-costituito da questa degenerazione delle componenti. Ovviamente la critica e la lotta contro questa cristalizzazione non può significare le negazione di una dialettica vera tra differenti impostazioni nel partito che deve trovare però traduzione nel coinvolgimento di tutto il corpo militante e non essere ostaggio di “trattative” in segrete stanze tra capi-cordata.
Allo stesso modo è da rigettare ogni tentativo di utilizzare strumentalmente questa critica alla paralizzazione correntizia per favorire meccanismi populistici di gestione personalistica e bonapartista del partito con l’allargamento di meccanismi “maggioritari” nella selezione del gruppo dirigente.

La nostra critica alla degenerazione correntizia, al contrario: 1) va nel senso del rispetto e della valorizzazione delle differenti posizioni nel dibattito; 2) implica quindi un suo allargamento a tutti i quadri e militanti e non a una sua ulteriore “privatizzazione”; 3) mira alla ricerca di sintesi avanzate comuni in cui tutto il partito possa riconoscersi in un’azione politica efficace.

Nonostante questo quadro, c’è ancora una parte del partito nei circoli e nelle federazioni locali che non si arrende e autonomamente produce dibattito e iniziativa di classe. Sono queste energie che vanno a nostro avviso valorizzate per rilanciare la rifondazione di un partito comunista all’altezza dello scontro di classe oggi e al centro della proposta di un ampia coalizione anticapitalista contro le politiche della troika e i governi nazionali antidemocratici che le sostengono (anche e soprattutto quando sono sostenuti dal PD e dal centrosinistra). Per questo non ci proponiamo un “patto tra aree” o la costituzione di nuove “componenti”, ma l’autoconvocazione delle compagne e dei compagni come “campo neutro” in cui confrontarsi sulle strategie dei comunisti al di là e indipendentemente da correnti e consorterie varie.

L’invito quindi è ai compagni ed alle compagne di tutti i territori ad autoconvocarsi e a prendere l’iniziativa con coraggio per salvaguardare il partito dalla liquidazione, ma anche per rilanciarlo nel vivo della lotta di classe e di un processo di ricomposizione che sappia rimotivare anche la vastissima diaspora persa in questi anni. Non ci interessano processi di unificazione a freddo tra gruppi dirigenti o la creazione di contenitori che non uniscano innanzitutto le strategie dei comunisti. Tuttavia per riavviare questo processo dobbiamo essere consapevoli delle difficoltà e che nessuno è oggi autosufficiente. Non a scioglimenti improvvisati, ma alla fusione delle migliori energie dobbiamo puntare.

Auspichiamo che in ogni territorio i pochi o tanti compagni disponibili prendano in mano, in completa autonomia, questo processo di “autoconvocazione” e che si metta in comune il dibattito aprendo un confronto finalmente strategico su come i comunisti e le comuniste possano tornare ad essere utili alle classi sociali di riferimento e alla prospettiva di un’alternativa di sistema al capitalismo in crisi e al suo modo di produzione.

Alcuni punti fondamentali del dibattito che abbiamo individuato, e attorno ai quali ragionari il rilancio di una prospettiva comunista credibile, sono a nostro avviso:
- la democrazia nel partito (coinvolgimento diretto, militanti, quadri, ruolo giovani e democrazia di genere, ecc...);
- la ridefinizione degli obiettivi strategici in senso marxista (uscita dal capitalismo e non suo “miglioramento” o “condizionamento”);
- il rilancio del PRC come partito comunista e il collegamento col dibattito del resto del movimento comunista che si pone senza settarismi lo stesso obiettivo;
- la definizione di una linea di classe per la fase (alternatività al PD, rottura con la UE del capitale finanziario e con la Nato, indirizzo sindacale di classe, partito comunista e fronte anticapitalista anti-BCE come due momenti necessari ma distinti, definizione di un programma minimo di classe e non solo di un programma elettorale);
- la ridefinizione conseguente del modello di partito (radicamento nei luoghi di lavoro, territori come luoghi di organizzazione di conflitto, formazione permanente, rialncio autonomo della giovanile).
Altre questioni ovviamente possono e devono essere tematizzate, discusse e sintetizzate in proposte.

Si fa appello quindi a ogni territorio, circolo, federazione o gruppo di compagni/e che si autoconvoca di produrre posizioni, approfondimenti e proposte e da mettere in circolazione per suscitare dibattito. L’invito è di far discutere di questi temi i circoli e le federazioni intere, laddove possibile, chiedendo la convocazione di attivi degli iscritti ad hoc.

I due laboratori già esistenti di Milano (http://frontepopolare.wordpress.com/2013/04/16/per-il-partito-della-rifondazione-comunista/) e Roma ( https://www.facebook.com/GruppoDiLavoroPerRifondazione) sono da valorizzare come esempi possibili e modelli proprio perchè pongono chiaramente questo obiettivi e sono indipendenti dalle aree attuali, ma ovviamente ogni realtà locale del partito che si autoconvoca deve decidere autonomamente il modello.

Questa proposta non è finalizzata al congresso, quindi la questione verrà affrontata coi tempi adeguati quando verranno ufficializzate date e modalità. Tuttavia da subito diciamo che non vogliamo un congresso per contrapposizioni predeterminate dalle appartenenze correntizie ma di contenuto, quindi ci prendiamo l’impegno che questi temi affrontati siano presenti comunque nel dibattito congressuale nelle forme in cui sarà possibile. In questa prospettiva siamo disponibili a confrontarci con tutte le compagne ed i compagni interessati e che condividono gli obiettivi e il fondo delle questioni poste.
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Alcuni dei contributi scritti sono pubblicati qui:

2 commenti:

Anonimo ha detto...

non so dove andrà il partito della rfc, ma per il momento sarebbe opportuno togliere dalla sillaba "và", nel titolo, l'accento. per questioni di ortografia, non di linea politica.

Lorenzo Mortara ha detto...

fatto Professor Precisini!

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