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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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mercoledì 6 marzo 2013

È MORTO IL PIÙ GRANDE RIVOLUZIONARIO DEL XXI SECOLO



di Giuseppe Angiuli


Con la scomparsa di Hugo Chávez il mondo intero ha perso oggi, senza alcun dubbio, il primo grande rivoluzionario di questo secolo.
Non è possibile descrivere in poche righe la grandezza di quest’uomo ma è sicuro che di lui si continuerà a parlare ancora molto a lungo perché troppo grande è l’esempio che Chávez ha lasciato agli uomini e alle donne di tutto il pianeta, in particolare a quegli uomini e a quelle donne convinti che questo mondo in cui ci è toccato vivere non sia in fondo il migliore dei mondi possibile.


Alla fine del secolo scorso, la conclusione (ingloriosa) dell’esperienza storica del comunismo novecentesco – un fallimento tutto europeo - aveva fatto credere a molta parte dell’umanità che non ci sarebbe stata alcuna alternativa concretamente percorribile al dominio del Dio-mercato: la cosiddetta fine delle ideologie aveva dunque indotto milioni di esseri umani a rinunciare al motore etico dell’utopia.
Il Muro di Berlino, crollando con le sue macerie di cemento armato sbriciolato, aveva portato con sé un misto di fatalismo, rassegnazione e staticità delle grandi masse.
Da quelle macerie e da tutto ciò che di negativo esse avevano rappresentato, la sinistra dei Paesi occidentali ed europei non si è tuttora ripresa, smarrendo la bussola e credo che ci vorrà ancora del tempo perché possa riprendersi.

Nello stesso periodo, mentre milioni di giovani europei si rassegnavano a vivere una vita priva di speranze e di utopie, nel continente indio-latino-americano prendeva corpo un radicale processo di trasformazione dell’umanità: il socialismo del XXI secolo.

In quel continente che porta ancora oggi delle profonde ferite inferte alle sue “vene aperte” – per dirla con lo scrittore uruguayano Edoardo Galeano – si affermava una spinta senza precedenti verso la liberazione degli esseri umani da ogni forma di sfruttamento.
Un processo ampio, popolare e di massa.
Un processo consapevole e lineare.
Un processo chiaro, limpido e travolgente nei suoi intenti.

La grandezza di Hugo Chávez risiede nell’essere stato il principale interprete, il vero e indiscusso condottiero di questo immenso processo di liberazione dell’America latina e del mondo intero.
Molto probabilmente, alla base di questo ruolo-guida che perfino il vecchio lìder maximo Fidel Castro non aveva esitato a riconoscergli, vi erano delle doti carismatiche innate e che pochi uomini nella storia riescono ad esprimere.
A sentire lui, questa sorprendente carica umana gli era stata impressa fin da bambino da sua nonna paterna Rosa Inés, una umile indigena con la quale il piccolo Hugo aveva convissuto negli anni dell’infanzia nel villaggio venezuelano di Sabaneta, in una tipica casetta indio fatta di paglia e fango secco.



E’ probabile che all’origine della diffusione e del relativo successo incontrato dal socialismo del XXI secolo nel continente latino-americano vi siano delle ragioni antropologiche profonde, che noi europei facciamo fatica a comprendere: la naturale propensione dei popoli indigeni amerindi verso una vita semplice e comunitaria, non dominata dall’assillo dell’arricchimento e della competizione, la atavica distanza di questi popoli nativi dal concetto di “proprietà” per come la intendiamo noialtri del mondo ricco, possono indubbiamente avere giocato un ruolo importante in questo processo.
E la conferma di questa possibile spiegazione del successo del socialismo chavista deriva dal fatto che, guarda caso, all’interno della società venezuelana e, più in generale latino-americana, i settori maggiormente riottosi ad accogliere questo grande processo politico non potevano che essere le componenti etniche di estrazione indo-europea, quasi sempre coincidenti con le vecchie elites di quelle società.

Ma non poteva che essere così: queste oligarchie sfruttatrici non erano mai state umiliate e ferite nell’orgoglio come questa volta, da un Presidente che in Venezuela ha avuto l’ardire di trasformare la storica data del 12 ottobre nella giornata dell’orgoglio indigeno, non prima di avere fatto abbattere la statua di Cristoforo Colombo a Caracas.

E’ davvero difficile per noi occidentali comprendere le ragioni profonde del processo di liberazione dell’America latina: probabilmente non avrei potuto comprenderle nemmeno io se non avessi visto con i miei occhi, nel corso dei miei due viaggi nel Venezuela chavista, gli occhi gioiosi e privi di malizia di quegli stessi indigeni, uno dei quali, da me interrogato sulle sue personali opinioni politiche, con spontaneità e quasi meravigliato per la mia domanda, mi disse: “Amigo, todos los Indios somos con Chávez”!

Il testamento politico che Hugo Chávez lascia ai socialisti di tutto il mondo è di importanza storica: la sua esperienza ci dimostra che è possibile costruire un socialismo non autoritario e realmente vicino ai bisogni ed alle aspirazioni dell’uomo.
Un socialismo che distribuisce i proventi del petrolio al popolo.
Un socialismo che non opprime l’uomo e che non annulla la sua dimensione individuale ma la lascia esprimere fintantoché essa, con la accumulazione di capitale, non inizia a rendersi nociva per gli interessi della collettività.
Un’idea di socialismo che, in evidente sintonia con la visione lungimirante di Rosa Luxemburg, concepisce la sua missione come processo sempre legato all’adesione ed al consenso delle masse.
Un socialismo che si realizza con progressive riforme sociali ed economiche che non devono mai smarrire né lo spirito di radicale trasformazione della società né la loro finalità rivoluzionaria.
Un socialismo che, pur agendo in una dimensione nazionale, si è fatto da subito portatore di un’autentica visione internazionalistica: e Dio solo sa quanto Chávez ci tenesse alla fondazione di una Quinta Internazionale di cui tutti avremmo avuto bisogno!

Un socialismo che, in fin dei conti, può apparire liberticida soltanto a coloro i quali pensano che la prima libertà dell’uomo sia quella di arricchirsi.

I giovani europei forse hanno difficoltà a comprendere oggi la grandezza dell’esempio di Hugo Chávez ma probabilmente un giorno la comprenderanno anch’essi.


Addio Comandante Chávez.
Ti piangono i sinceri socialisti del mondo intero.
Da oggi sei entrato nell’empireo degli uomini giusti, accanto a Ernesto Che Guevara e a Salvador Allende.


Giuseppe Angiuli

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