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giovedì 7 marzo 2013

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO... di Carlo Felici





QUANDO IL GIOCO SI FA DURO...
di Carlo Felici


Il Partito Socialista Italiano è il più antico partito di massa e democratico dell'Italia, la sua storia è intrecciata con il progresso civile, politico, economico e sociale di questo Paese.
Non sta a me percorrere le più importanti tappe di questo lunghissimo percorso che ha appena superato i 120 anni di vita.
Io sono tra quelli che, dopo che questa illustre storia è sparita per la prima volta dal Parlamento, con le scorse elezioni politiche, ha disperatamente cercato di riportarcela, assieme a quella della migliore sinistra italiana che potesse esistere oggi. Tra l'altro, io ho sempre affermato che la parola “sinistra” dovrebbe sparire, ed essere sostituita come accade da sempre in tutto quel mondo che, dal Sudamerica all'Europa ed anche oltre, lotta per la libertà e per la giustizia sociale, con il ben più significativo termine di “Socialismo”.
Cosa è successo da venti anni a questa parte al Socialismo italiano non sta a me a dirlo, altri più esperti sapranno disquisire sui perché e sui come esso sia sprofondato tanto in basso da riuscire persino invisibile a chi cammina raso terra.
Eppure il Socialismo è da sempre terra di giganti, del pensiero, dell'azione e della testimonianza dei migliori valori civici, nazionali ed internazionali.

La radiografia comunque più significativa e attendibile la fa oggi Biscardini con una sua nota in cui abbandona la segreteria del suo partito, dando le dimissioni.
A dir la verità, io dedicai tempo fa una mia nota alquanto corrosiva e scherzosa a Biscardini http://www.partitosocialista-mc.org/2011/03/tanto-va-la-gatta-al-lardo-che-ci.html, quando decise di candidarsi direttamente nelle file del PD, e quindi, se oggi leggo quel che egli scrive, non posso che felicitarmi con lui per il senno che, da allora in poi, ha acquisito ed incrementato, per la grande consapevolezza (e purtroppo sono sicuro anche sofferenza) con cui ha preso tale decisione.
Biscardini è una persona onesta e schietta, prima ancora che un compagno, un socialista di quelli che non ti sbattono mai la porta in faccia anche quando li critichi, al contrario di altri ben più umorali o meschinamente asserviti a certa disciplina di parte.
Biscardini oggi scrive a Nencini una lettera che non si presta né ad ambiguità e tanto meno ad equivoci, in cui, tra l'altro, ricorda i seguenti assunti di Montecatini e del Congresso di Perugia: 

Ma se ci fossero elezioni anticipate? Se l’attuale maggioranza dovesse implodere? Vedremo. Ma intanto il Congresso dovrebbe vincolare il Partito a dire no a confluenze in altri simboli. No a candidati socialisti nelle liste del PD o in SEL. No ad alleanze in cui non sia visibile la nostra presenza o il nostro simbolo.”

E rileva, di conseguenza, molto giustamente: 

“Con il maledetto “Porcellum” e con l’accordo di coalizione con Bersani potevamo, anche con la sola percentuale dell’1%, eleggere autonomamente e con dignità un numero consistente di parlamentari. Ben più del doppio di quanto sia oggi la nostra rappresentanza parlamentare. Questa opportunità che non ci si presentava da vent’anni e che probabilmente non ci si presenterà più, ce la siamo lasciata inspiegabilmente scappare.
Una cosa è certa, un partito che non presenta la propria lista quando può farlo, e sottolineo quando può farlo, non è un partito all’altezza della situazione e forse non è più nemmeno un partito.
Senza la lista siamo stati politicamente cancellati, abbiamo lasciato uno spazio incredibile ad altri, al di là delle regioni nelle quali, o per le regionali o per il Senato, abbiamo presentato le nostre liste. Ma, anche qui, con quale logica?
E la lista non l’abbiamo presentata neppure nel momento in cui abbiamo verificato il tipo di trattamento che ci stava riservando il PD. Un accordo con il PD infatti poteva giustificarsi, almeno per chi credeva in quella scelta, solo nel caso avessimo potuto eleggere nelle loro liste un numero di candidati maggiore di quello che avremmo potuto ottenere da soli con la nostra. Altrimenti perché farlo.
Questo è solo un aspetto di quanto sia stato quindi fallimentare il tipo di alleanza e di accordo stipulato con il PD. Pensare poi che bastasse un sedicente patto di consultazione per rendere paritaria una disparità numerica così forte tra noi e loro, è stato del tutto inutile.
Con queste elezioni abbiamo così dissipato un patrimonio, perso una occasione, e, in maniera assolutamente ingiustificata, tradito le nostre aspettative e quelle di tanti compagni.”

La conclusione viene da sé: solo la mancanza di coraggio e di determinazione e la conseguente fretta di accreditarsi, in particolare, garantendo posizioni di forza a certuni a scapito di altri, nel partito, ha determinato tale scelta che, nella realtà dei fatti, ha significato per il PSI correre con dei massi legati ai piedi e risultare del tutto marginale nella competizione elettorale.
Ben altra tuttavia avrebbe dovuto essere la sua posizione, non quella inconcludente di “collante con un centro” (sono parole testuali del segretario del PSI) di fatto fallimentare non solo nella conduzione politica montiana, ma persino perdente nella competizione elettorale
Un Psi più forte ed ancor meglio rappresentato avrebbe dovuto essere, anche nella sua piena autonomia, il lievito per far crescere finalmente quel partito socialdemocratico che oggi persino colui che vine dato come il più probabile successore di Bersani vorrebbe finalmente realizzare: Fabrizio Barca, per un soggetto politico che sia la naturale evoluzione di una ormai inutile triade partitica: PSI-SEL-PD, ed in cui però non avvenga una reduxio ad unum in nome di un inossidabile quanto intramontabile “centralismo democratico”, ma piuttosto una operazione di alto livello politico europeo che sia in grado di rappresentare nella sua globalità il centrosinistra senza che esso debba necessariamente apparentarsi con altri, (magari aperto anche a patti programmatici con una sinistra più radicale) diventando soprattutto concretamente una formazione a vocazione maggioritaria.
Questo compito è urgente e comporta un lavoro attivo e da protagonisti da parte dei socialisti italiani, non una loro presenza marginale e passiva.
Se davvero il PSI vuole dare il suo contributo effettivo e sostanziale alla scomposizione e ricomposizione del centrosinistra su basi socialiste e democratiche europee, non può farlo certo con l'eco della voce di chi voleva ridurlo a piccolo collante di una coalizione che gli elettori pare abbiano proprio sonoramente bocciato.
Per questo deve parlare con voce diversa e deve assumersi l'onere e l'onore di trasformarsi radicalmente, per poter conseguire questo compito assai più nobile, ambizioso e costruttivo.
Il PSI non ha bisogno di scissioni, di trasfughi, di minuscole sette interne autoreferenziali, il Psi ha bisogno di un profondo e concreto rinnovamento, a partire dai suoi vertici, per ritrovare la sua autentica vocazione, la sua autonomia costruttiva e, a partire da quella, poter con tono autorevole e significativo, dare il suo contributo decisivo a questa svolta epocale per la politica italiana.
Diceva Turati: “Le libertà sono tutte solidali. Non se ne offende una senza offenderle tutte”
Il grande partito socialista democratico europeo che manca all'Italia e che dovrà sorgere dovrà appunto fondarsi su questo motto: su una pluralità di voci libere e solidali, pronte a collaborare per uno scopo comune: fare in modo che ancora una volta, come in passato, la linfa del migliore socialismo alimenti la crescita di un paese che mai come ora nella sua storia democratica e repubblicana, è stato tanto umiliato, prostrato e sconfitto.
Se questo partito non sarà il PSI che conosciamo, ma se il PSI nella sua autonomia e concretezza avrà contribuito a farlo nascere e a fargli soprattutto portare il nome chiaro e tondo di Socialista, non potremo che gioirne tutti, specialmente se tale processo avrà finalmente posto fine alla storia di un “Partito Democratico” contenitore più di interessi, consorterie e affarismi compromissori, piuttosto che rappresentanza di una effettiva democrazia partecipativa e popolare. I suoi dirigenti se ne rendano conto, dopo la recente emorragia di consensi e di voti, piuttosto che cantare vittoria per una misera maggioranza conseguita solo dalla coalizione e che vede alla Camera un PD, da solo, sconfitto dal movimento di Grillo.
Io non voglio pensare minimamente che il futuro del Partito Socialista e del Socialismo Italiano debba essere consegnato alla voglia di rivincita dei cosiddetti “trombati” delle recenti elezioni politiche, io voglio credere che il profondo rinnovamento di questo partito, per il nobile compito che lo attende, sia quello di essere motore propulsivo del riscatto definitivo del Socialismo italiano.
Chi si sente dunque troppo debole o troppo insignificante per questo compito titanico, si faccia pure da parte, stia pure a guardare, fondi pure un suo partitino di nicchia inconsistente oppure si crogioli nell'onanismo di poter di nuovo da soli tornare ad ululare alla luna, ma chi si sente di affrontare la sfida più ardua ed esaltante di una storia che non è destinata a finire, entri finalmente in campo con tutta la sua fede, la sua forza e la sua determinazione.
Perché quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.




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