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mercoledì 21 marzo 2012

UNA TESTIMONIANZA DALLA GRECIA IN FIAMME


  

 UNA TESTIMONIANZA DALLA GRECIA IN FIAMME: INTERVISTA AL COMPAGNO PETROS PALMOS
(SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE)
a cura di Norberto Fragiacomo


Palmos Petros non è certo un meteco a Trieste: qui ha vissuto per anni, gestendo una taverna (ovviamente greca) in via Ginnastica e facendosi apprezzare come insegnante di ballo. Inutile aggiungere che parla un italiano pressoché perfetto.
Abbiamo approfittato di una sua capatina in città per chiedergli un’intervista, in margine ad un incontro pubblico – perché Petros, tra le mille altre cose, è anche un leader della Sinistra extraparlamentare ellenica. Disponibile come sempre (ha anche partecipato alla prima “Piazza sociale”, sabato 17 in piazza Unità), ha accolto volentieri l’invito. Ascoltiamo quello che ha da dirci.

D: compagno Petros, anzitutto benvenuto, e grazie per la disponibilità! La prima domanda non può che essere: perché tutto comincia in Grecia?

R: questa domanda, ovviamente, ce la siamo posta anche noi, sin dall’inizio. Perché mai hanno scelto la Grecia , malgrado altri Paesi – Spagna, Portogallo, la stessa Italia – avessero problemi maggiori? E’ necessario fare una premessa: siamo entrati nel quinto anno della crisi americana, che il governo USA cerca di risolvere, da un lato, affidandosi ai prestiti della Cina (che ha in mano il debito statunitense, non dimentichiamolo), dall’altro conquistando militarmente nuovi mercati. Oggi l’euro è fortissimo, ed anche la principale economia d’Europa – l’imperialismo tedesco – è a caccia di mercati. Perché la Grecia , dunque? Nel mar Ionio e a Creta ci sono ingenti giacimenti petroliferi che attendono di essere sfruttati, senza contare la presenza di nuove fonti di energia (l’eolico ecc.). Secondo punto: la Grecia è un piccolo laboratorio. Se il piano passa, il lavoratore perde tutti i diritti, compreso quello di vendere collettivamente la sua forza lavoro: torniamo al medioevo, e anche peggio. La Grecia è solo il banco di prova – poi, il nuovo modello sarà esteso a tutto il Sud Europa, Italia compresa. Nel Memorandum 2 (approvato dal Parlamento greco a  febbraio) sta scritto che l’Europa va divisa in due archi: quello meridionale - formato da Romania, Bulgaria, Grecia, Italia, Spagna, Portogallo – deve diventare il “terzo mondo” d’Europa, un campo di battaglia tra imperialismi tedesco e americano.

D: non ha influito sulla scelta della Grecia la tradizionale combattività del Popolo ellenico? Intendo: se riescono a piegare gente tosta come voi, con noi italiani, con gli spagnoli ecc. sarà un gioco da ragazzi…

R: non credo… penso che di fronte ad un tentativo di genocidio – perché in Grecia sta avvenendo questo – tutti i popoli reagiscano. Hanno scelto la Grecia per via della situazione geopolitica, delle ricchezze che ci sono… toccherà anche a voi, comunque.

D: Di questo siamo purtroppo convinti. Ma come vivono i greci questa situazione? L’austerità è servita, serve almeno a risanare i conti?

R: i greci non vivono… e la crisi peggiora ogni giorno che passa. Con i vari memorandum (1, medio, 2… a giugno arriverà il 3), l’IVA è schizzata dal 19 al 23%, le bollette del gas e della luce sono aumentate del 15-20%, lo stipendio minimo è stato dimezzato (oggi è a 480 euro mensili, ma progettano di abbassarlo a 220!), i contratti collettivi sono stati cancellati; hanno anche introdotto nuove tasse, che chiamiamo “characi”, come ai tempi degli ottomani… la gente non sa neppure quanto dovrà pagare di tasse, ma quelle sulla casa sono arrivate a 800 euro all’anno per un’abitazione di 80 mq, e se non si paga – perché non si hanno i soldi – l’Acegas greca taglia luce e gas… e per quanto riguarda lo stipendio minimo, la soglia non viene rispettata dai padroni, perché il lavoratore – non più tutelato dal sindacato e dai contratti collettivi – è costretto ad accettare le condizioni dell’impresa, oppure non gli danno lavoro. La disoccupazione ufficiale (sottostimata) è oggi al 22%, ma dovrebbe arrivare al 28 entro l’anno, sempre che le cose non peggiorino. Recentemente il Ministro dell’Economia ha dichiarato che una famiglia in cui c’è un lavoratore attivo è fortunata… e considerate che i prezzi dei generi alimentari ecc. non sono più bassi di quelli italiani: il formaggio feta – greco – costa più da noi che da voi, e lo stesso vale per lo yoghurt! C’è un mare di gente che vive per strada, e per mangiare raccoglie la frutta caduta dai banchi del mercato (dicono che si tratta di immigrati, ma è falso!); il 30% delle persone ha consegnato le targhe delle auto. Questo è lo stato dei fatti.

D: com’è la situazione negli ospedali? Si dice che manchino le medicine…

R: manca tutto, sono stati fatti tagli dal 25 al 30% in sanità, non ci sono più nemmeno le garze, le infermiere devono andare a comprarle in farmacia… la gente muore.

D: un genocidio, senza carri armati e senza lager… al loro posto, finti tecnici, politici venduti e media in mano alla finanza. Ma torniamo alla questione di prima: l’economia, perlomeno, si sta pian piano riprendendo? Perché i sacrifici servono a questo, ci raccontano…

R: macché riprendendo! La temperatura dell’economia greca è siberiana: -7 di PIL. Dicono che potrebbe tornare a crescere a fine anno, ma è falso: non c’è nessuna prospettiva di sviluppo. La gente non ha soldi e non compra più. A Patrasso, Salonicco e Atene un negoziante su due ha chiuso. L’UE ha predisposto il Memorandum 3 per giugno: nuovi tagli, e svendita entro il 2014 di ciò che resta del patrimonio pubblico… anche l’organismo delle case popolari, che è in attivo e ha un patrimonio di 3 miliardi di euro. L’Europa e il FMI ci stanno rubando tutto. Dicono che così salveranno al Grecia… ma non ci saranno più greci, saranno morti di fame o emigrati.

D: gli aiuti allora non servono?

R: ma quali aiuti? Gli aiuti non esistono, è tutta propaganda: hanno stanziato 120 miliardi, 50 andranno alle banche, 80 ai creditori… ai greci niente, a parte un ulteriore debito di 10 miliardi (130-120). Quei soldi li hanno messi su un conto bloccato, il Governo non può nemmeno toccarli.

D: presto dovrebbero esserci le elezioni. Come giudichi i partiti greci, quali prospettive, quali programmi hanno?

R: cominciamo coi partiti che appoggiano la troika – Nuova Democrazia, Pasok e il Laos, un piccolo partito xenofobo e nazionalista di estrema destra. Il Pasok è più di destra di Nuova Democrazia, è crollato all’8%. Loro tre dicono sempre sì, sono traditori del Popolo Greco, che hanno ridotto in queste condizioni. Le elezioni non le vogliono, anche se il Laos fa finta di pretenderle: hanno paura della patata bollente. La Grecia ormai è in bancarotta, anche se un Paese non può fallire, in realtà… le aziende falliscono, non gli Stati. Comunque le elezioni dovevano tenersi in febbraio, le hanno rinviate a marzo, adesso dovrebbero tenersi in aprile, ma le rinvieranno ancora.

D: ci hai parlato dei tre partiti di destra… e la Sinistra ?

R: la Sinistra è divisa, come sempre. Abbiamo 20 o 23, non ricordo, formazioni di sinistra… pensate, abbiamo il Partito marxista-leninista e anche il Partito leninista-marxista! Unita, la Sinistra prenderebbe oggi il 35%, e potrebbe governare. Ma è difficile: c’è il KKE stalinista, partito arteriosclerotico, che si dice leader del movimento, ma ha paura di governare, e si tiene stretto il suo 10-12%. Crea divisioni: il suo sindacato, il Pame, fa manifestazioni separate, non lascia avvicinare gli altri… nel giugno 2011 hanno difeso il Parlamento dai manifestanti! Per sfuggire alle sue responsabilità, il KKE si sposta sempre più a sinistra: adesso dice “prendiamoci i mezzi di produzione”… ma come farlo, c’è già stata la Rivoluzione e non ce ne siamo accorti? Bisogna lottare contro i memorandum, ma loro niente…
Poi c’è Syriza-Synaspismos, che, secondo i sondaggi, prenderebbe l’8-10%. Tentano di unire il movimento, ma non hanno un programma governativo, né propongono soluzioni. Si preoccupano di un possibile ritorno alla dracma.
Infine c’è la Sinistra democratica, che avrebbe il 15% circa, e pure una posizione: restiamo nella UE, ma ridiscutiamo il debito; siamo socialdemocratici. In verità, vogliono solo prendere il posto del Pasok, la cui scomparsa – o quasi – ha lasciato un enorme vuoto politico. Manco loro hanno un programma di governo. Comunque, tutte queste forze devono unirsi… sarebbe la prima volta, dai tempi del nonno di Papandreou… se non lo fanno, tradiscono la Grecia !

D: e i sindacati? Sembrano piuttosto attivi, hanno dichiarato decine di scioperi negli ultimi tempi…

R: sia Adedy (dipendenti pubblici) che GSEE (lavoratori privati) sono sindacati riformisti, legati alla politica. Pressati dalla rabbia popolare, propongono scioperi di 24 ore, che non servono a… niente (il termine usato era più colorito ndr): ci vuole lo sciopero a oltranza, fino alla caduta del Governo e alla fuga della troika FMI-BCE-UE. In due anni prevedono di licenziare 185 mila dipendenti pubblici, e la Coca Cola , per via dell’aumento delle tasse, abbandona la Grecia e si trasferisce in Turchia. Non abbiamo più niente da perdere.

D: quindi, settore pubblico e privato scioperano insieme… governanti e media di regime non hanno provato, come da noi, a mettere le categoria l’una contro l’altra, per facilitare il passaggio delle controriforme?

R: si hanno, tentato, ma non ci siamo cascati: lavoratori pubblici e privati sono uniti, sanno che si vince insieme o si perde insieme. In Portogallo ce l’hanno fatta, invece: prima hanno rovinato i lavoratori pubblici, poi i privati. Anche lì la gente non ha più di che vivere.

D: Una bella lezione per noi italiani… Petros, tu hai parlato di movimento… che fa il popolo? si organizza, a parte soffrire e lottare?

R: sì, nei rioni di Atene, Patrasso – che è una città portuale, paragonabile per dimensioni a Trieste – sono sorte assemblee civiche rionali… all’inizio, poca gente, che via via aumenta, e prende iniziative. Citiamo un esempio che può far ridere: le patate. Al contadino vengono pagate 10 centesimi al chilo, ma nei supermarket ne costano 50… allora ci si è organizzati, noleggiando camion per saltare gli intermediari, e farle costare 25… è solo un esempio, ce ne sono tanti. In qualche centro, i cittadini si uniscono per non pagare le bollette, occupano le prefetture e via dicendo. Queste iniziative hanno successo, ma non basta. Il movimento, di cui la Sinistra extraparlamentare fa parte, ha elaborato un programma, che è un programma di governo per la Grecia.

D: ci vuoi esporre questo programma?

R: punto primo: riportare il salario minimo a 800 euro. Punto secondo: assicurare almeno 35 metri quadri di abitazione a famiglia. Punto terzo: no ai tagli, anche a quelli già avvenuti, a luce, gas, sanità e istruzione. Punto quarto: le aziende pubbliche in attivo, o che possono essere risanate, non si vendono. Punto quinto: non si paga il debito, ma solo gli interessi – e al tasso tedesco: 1%. Punto sesto: reintroduzione dei contratti collettivi.
Questo è il programma dei Greci: la Sinistra deve farlo suo, vincere le elezioni e metterlo in pratica. L’alternativa non esiste: dicono che con i sacrifici attuali il rapporto debito-PIL tornerà al 120% nel 2020… cioè ai livelli del 2006! E’ una follia senza scopo!

D: se la Sinistra facesse suo questo programma, che è assolutamente ragionevole, “riformista” diciamo, e andasse al potere… come reagirebbero la Germania e la troika?

R: direbbero “siete pazzi!”, non accetterebbero mai; si arriverebbe allo scontro, e ci caccerebbero dalla UE. Meglio così, meglio tornare alla dracma che morire di fame. La Grecia è autosufficiente dal punto di vista alimentare, l’industria è poca, ma abbiamo le fonti di energia e il petrolio, da vendere ad altri Paesi. In ogni caso, questa politica è l’unica che può assicurarci la salvezza – se andiamo avanti così, ai greci restano tre alternative: morire di fame, suicidarsi o scappare. Alla gente normale, intendo: perché i monopoli, in Grecia, stanno benissimo.

D: e nonostante queste politiche disumane, criminali, il debito aumenterà ancora… Ringraziamo il compagno Petros Palmos per la sua testimonianza, per le cose che ci ha insegnato, ed auguriamo a lui e al suo Paese un futuro migliore.
Un’ultima annotazione: la Grecia non è un’isola infelice, presto potrebbe toccare anche a noi e agli spagnoli lo stesso destino – in Portogallo, il massacro sociale è già in atto. Mentre ci ammazzano, diranno di farlo per il nostro bene – e comunque che siamo colpevoli. Non è vero: non siamo colpevoli di nulla, se non di non appartenere all’elite economica che gioca con le nostre esistenze.
Che si chiamino Lagarde, Monti o Papademos, che siano vecchi seguaci del liberismo predatorio o neoconvertiti (Pasok, PD ecc.), dobbiamo fermarli, costi quel che costi.


Trieste, 19 marzo 2012


Norberto Fragiacomo


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