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sabato 20 settembre 2014

UN PROGETTO PER IL MERCATO DEL LAVORO di Luca Lecardane







UN PROGETTO PER IL MERCATO DEL LAVORO
di Luca Lecardane




Premesso che la crisi occupazionale che sta avendo l'Italia non è imputabile alla rigidità del mercato del lavoro, ma alla carenza di domanda di beni e servizi dovuta alla mancanza di soldi. Come un gatto che si morde la coda, iniziata con una crisi finanziaria che ha portato a licenziamenti, oggi la crisi perpetua se stessa, perché sono diminuite le persone che hanno uno stipendio, quindi vi è una contrazione della domanda, a questa corrispondono licenziamenti delle aziende e quindi nuova contrazione della domanda. Ci vorrebbero investimenti pubblici (vedasi Keynes) e favorire quelli privati (già la Bce ha abbassato il costo del denaro, ma non basta evidentemente, ci vogliono altre misure). Ritengo necessario l'abbassamento delle tasse per le famiglie che guadagnano meno di 30.000 euro lordi annui, l'abbassamento dell'Irap togliendo dalla base imponibile quelli che sono dei costi per l'imprenditore (ad esempio fa parte della base imponibile dell'Irap il totale degli stipendi dati ai dipendenti il che mi sembra ridicolo). Inoltre vi sono troppo tipi di contratti.
Il mercato del lavoro negli ultimi 15-20 anni ha avuto un incredibile e rapido cambiamento, il lavoro a tempo indeterminato e subordinato non è più la tipologia di contratto principale, ma al contrario è diventata l’eccezione, provocando una precarizzazione e una instabilità tali da costringere i giovani a non pianificare più il futuro: non sanno se e quando si sposeranno, che tipo di pensione avranno, se chiedere un mutuo.
Una forza di sinistra deve pensare a tutto ciò, bisogna che si ritorni alla visione del contratto subordinato come istituto centrale nel mercato del lavoro, tenendo conto comunque che elementi di flessibilità in entrata sono necessari per venire incontro ad alcune esigenze reali poste dai ceti produttivi, in particolari dagli industriali.
In questi anni invece troppo spesso si sono introdotti elementi di precarizzazione che hanno avuto come effetto una inaccettabile diminuzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Il progetto sul mercato del lavoro si basa innanzitutto su una riforma degli ammortizzatori sociali  che possa accompagnare il lavoratore durante tutta la sua vita in modo tale da non lasciarlo solo durante gli eventuali periodi di inoccupazione.
Il progetto si basa sui seguenti punti:

  • Rimettere al centro del mercato del lavoro il contratto subordinato;
  • Riforma del contratto a progetto ;
  • Introduzione di due tipi di contratti flessibili;
  • Premi alle aziende che trasformano i contratti flessibili in contratti subordinati;



Bisogna abolire o comunque riformare in maniera profonda le leggi sul mercato del lavoro ma tenendo conto della necessità delle imprese di un minimo di flessibilità necessaria da non trasformare in precarizzazione.
Questo potrebbe avvenire  attraverso tre strumentiil primo teso a reinserire nel mercato del lavoro il contratto di formazione e lavoro riformandolo rispetto al vecchio tipo per renderlo più efficace e più utile per chi viene formato; il secondo strumento è rappresentato dalla riforma del contratto a progetto come una tipologia di contratto a cui possono, si attingere le imprese,ma parificandolo a tutti gli effetti al contratto di lavoro subordinato, sia dal punto di vista contributivo,  sia dal punto di vista previdenziale, cioè di efficacia nei confronti dei lavoratori che possono usufruirne anche ai fini pensionistici; sia dal punto di vista economico, parificando il salario ai ccnl di categoria, non è accettabile che a parità di lavoro svolto vi siano retribuzioni diverse; il terzo riguarda l’introduzione di un contratto di inserimento per cui le aziende non pagano per due anni contributi previdenziali che, comunque, vengono conteggiati al lavoratore.
Ciò comporterebbe un uso oculato del contratto a progetto solo se, comunque, si inseriscono dei limiti all'uso di tale strumento prevedendo da un lato un limite numerico  per ogni impresa o gruppo e dall'altro un limite  temporale stabilendone l'uso solo per un anno o diciotto mesi. 


In più per favorire l'uso dei contratti subordinati a tempo indeterminato si potrebbe pensare  a premi fiscali per chi dai contratti di lavoro e formazione, a progetto o di inserimento passa ai contratti a tempo indeterminato, impedendone l’utilizzo, dall'altro lato, per un biennio alle imprese che non trasformano almeno il 60% di questi contratti. 





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