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lunedì 26 gennaio 2015

ATENE, 25/26 GENNAIO: ELPIS E’ TORNATA A CASA di Norberto Fragiacomo





ATENE, 25/26 GENNAIO: 
ELPIS1 E’ TORNATA A CASA
di
Norberto Fragiacomo


Cielo terso, oggi, e aria di festa: Syriza ha vinto le elezioni parlamentari greche con un margine assai più ampio di quello previsto/sperato.
Con il suo 36,3% la lista di sinistra guidata da Alexis Tsipras guarda dall’alto in basso la manovalanza destrorsa di Nuova Democrazia (27,8), mentre le altre forze si volatilizzano o quasi: la temutissima Alba Dorata si blocca al 6,3, sopravanzando di poco To Potami (centrosinistra, dicono), KKE e ANEL/Greci Indipendenti (destra, ma anti UE). L’unica nota stonata è costituita dal mancato raggiungimento della maggioranza assoluta (bastavano appena due parlamentari in più!), ma Tsipras è già corso ai ripari, annunciando un’alleanza con l’ANEL che gli consentirà di formare in tempi brevissimi un nuovo esecutivo, di coalizione ma sbilanciatissimo a sinistra.


A ben vedere è proprio questa scelta l’elemento più clamoroso (e “scandaloso”): prendendo in contropiede Diego Fusaro – già ieri sera pronto alla critica – Tsipras ha impiegato mezza mattinata per archiviare la dicotomia sinistra-destra e dare al Paese il meno scontato dei governi. L’unica alternativa, peraltro, era quella di un sostegno esterno – e perciò incerto – di To Potami, visti il naufragio elettorale di Papandreou, partner ideale e disponibilissimo, e l’eterna renitenza al dialogo dei comunisti, che mantengono il loro inossidabile zoccolo di elettori. Il KKE, in effetti, è il fossile vivente più longevo della politica europea: votato ad una Rivoluzione di cui pretende l’esclusiva (ed il cui scoppio sarà decretato quando parrà al Comitato Centrale, indipendentemente dalla situazione reale), partecipa disciplinatamente, nell’attesa, ad ogni competizione elettorale, al solo scopo di denunciare la natura reazionaria e/o opportunistica di qualsivoglia concorrente a sinistra2. L’accordo di Syriza con l’ANEL fornirà nuovi, preziosi argomenti; nel frattempo, però, la Storia va avanti, e torna a mettere piede nella penisola ellenica.
“Con Syriza al governo non cambierà nulla”, commenta sprezzante il leader del KKE3, ma si sbaglia. Si sbaglia perché, come detto, qualcosa di impensabile è già avvenuto: ad esultare per la vittoria di Tsipras sono difatti gli esponenti della destra europea antieuro, dalla Le Pen a Farage passando per un Salvini cauto ma compiaciuto, mentre Vladimir Putin esprime un caldo apprezzamento. Entusiasmo non condiviso dai “partner” europei della Grecia (la parola “stupratori” è meglio non scriverla, in un articolo perbene!): pappagalla Merkel ripete con voce chioccia “gli impegni vanno rispettati”, i banchieri pubblici e privati tradiscono nervosismo, il PSE annaspa e prova, senza convinzione né credibilità, a mostrarsi moderatamente soddisfatto. Martin Schulz sogna compromessi, cioè che Alexis cambi cognome in Samaras: curioso che i “social-popolari” coltivino, anche se per motivi opposti, le stesse speranze di un funzionario del KKE.

Insomma, il tema da approfondire nelle prossime settimane è il seguente: “la sinistra c.d. radicale vince le elezioni in Grecia e fa un’alleanza con la destra antieuro, tra gli applausi scroscianti delle destre europee accusate di simpatie fasciste. Esprima il candidato le sue valutazioni in merito.”
La novità è dunque enorme, rivoluzionaria (almeno dal punto di vista culturale e dell’immaginario collettivo): personalmente, a poche ore dalla chiusura dei seggi, non mi azzardo a formulare ipotesi, né tantomeno a scagliare anatemi. Concordo con Schulz sul fatto che Tsipras sia “un pragmatico” (spero non nell’accezione che il politicante tedesco dà al termine, comunque), e prendo atto che, con Dimar allo 0,49% e Papandreou fuori dai giochi, il matrimonio di interesse con ANEL è stato imposto dalle circostanze – circostanze terribili, merita soggiungere, in un Paese ricacciato dalla Troika in pieno terzo o quarto mondo.

Non ho difficoltà a confessare, a caldo, che i discorsi fatti da Tsipras stamattina e negli ultimi giorni mi sono piaciuti: il richiamo ai popoli europei, la volontà di rovesciare le politiche di austerità e soprattutto lo sprezzante rifiuto a trattare con la Troika “perché non ha alcuna legittimazione” sono quanto mi aspettavo da un leader coraggioso ma non temerario. Chi scrive su un blog o su Facebook ha il sacrosanto diritto di pretendere un mondo su misura dei suoi desideri (la conseguenza più spiacevole cui va incontro è un commento polemico, con conseguente obbligo morale di impegnarsi in un’interminabile diatriba da tastiera), chi si appresta a reggere uno Stato deve invece soppesare verbi e sostantivi: solo un folle avrebbe gridato ai quattro venti, alla vigilia di un voto decisivo, “usciremo dall’euro, dalla UE, dalla NATO e per sovrappiù instaureremo il Socialismo in un pomeriggio!”.
Syriza dovrà essere giudicata in base al suo operato prima ancora che ai risultati ottenuti: difficile se non impossibile che l’Unione, espressione di lobby capitalistiche transnazionali, possa concedere qualcosa, ma l’immediata traduzione in atti concreti del programma elettorale (di una sua prima parte, almeno: neppure Dio ha creato l’universo in un giorno) e un approccio combattivo alla trattativa vanno considerati indispensabili, nessuna scusante giustificherebbe l’inerzia.

L’onesta e l’intelligenza politica dell’ingegnere greco – di cui non ho motivo di dubitare – non offrono certe garanzie di successo: gli ostacoli da superare sono infiniti, la salita asperrima, se non altro perché si tratta di tracciare una nuova via. A mio parere, il leader di Syriza cercherà di fornire un esempio, di galvanizzare altri popoli depressi e sotto scacco: conta – come un secolo fa Lenin – sull’effetto imitazione, sull’attrattività della sua proposta in ambito (almeno) mediterraneo. Invero, la presenza di Iglesias al comizio finale e gli stabili contatti con Podemos corroborano la mia interpretazione, non contraddetta nemmeno da certi improvvidi ammiccamenti all’impresentabile Renzi, frutto - a parere di chi scrive – di un intreccio di necessità ed equivoci. In un ipotetico piano di rinascita euro mediterranea il ruolo dell’Italia è imprescindibile; da noi, tuttavia, la sinistra è su un binario morto, e il tentativo di rianimarla dall’esterno (Lista Tsipras) è miseramente fallito. Matteo Renzi, a Bruxelles, gioca all’oppositore, finge di voler riscrivere le regole; Tsipras, non avendo tempo da dedicare al nostro dibattito interno, potrebbe non averne colto la doppiezza, essersi lasciato traviare dalla millanteria “io (Renzi) sono di sinistra”; può perfino darsi che il greco, da politico serio, non riesca a concepire un “collega” che, per gretta ambizione personale, sacrifichi gli interessi del proprio popolo a quelli di una consorteria internazionale (può darsi, ma non ci credo: neppure in Grecia ingenui e anime candide ascendono alla segreteria di un partito). Insomma, troverei maggiormente logica un’apertura di credito al M5S, sicuramente più affine a Syriza di quanto non sia il PD, ma sconsiglio conclusioni affrettate e, a maggior ragione, metto in guardia dal prestar fede a chi vaticina combine e ineluttabili tradimenti – soltanto per togliersi lo sfizio, un domani, di esaltare il proprio inutile acume in mezzo a rovine fumanti: se Tsipras tradisce o fallisce, siamo tutti spacciati; se saggiamente prende tempo e traccheggia un po’ (come immagino farà, per difetto di altre opzioni) dovremo continuare a sostenerlo, senza pretendere un miracoloso tutto e subito. Vita e politica non sono un melodramma italiano.

In attesa (fiduciosa, ma non fideistica) degli eventi annoto che la vittoria di Syriza del 25 gennaio è stata la prima autentica buona notizia dall’inizio della crisi: evitiamo per decenza di piangerci sopra.


NOTE

1  Speranza, in greco antico.

2  A differenza del confratello portoghese PCP, intelligentemente disponibile ad alleanze di scopo (l’ultima, in vista delle Europee, con i verdi).


3 Facile obiezione: la presenza del KKE, anziché dell’ANEL, nel governo ellenico avrebbe aumentato le chance di un cambiamento effettivo… ma è vano parlare ai sordi.



La vignetta è del Maestro Mauro Biani



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