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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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lunedì 13 febbraio 2012

VERSO IL 18 FEBBRAIO



di Lorenzo Mortara


Sabato prossimo, 18 Febbraio, rimandata di una settimana, la Fiom replicherà la manifestazione romana del 16 Ottobre 2010. Purtroppo il sindacato dei metalmeccanici arriva logoro all’appuntamento. Un anno e mezzo fa circa, la manifestazione era trainata da una dirigenza piena di entusiasmo per la linea presa contro Marchionne. Quell’entusiasmo oggi, è sparito, e dietro le prese di posizioni ufficiali, Landini e compagni mostrano segnali inquietanti di arretramento e di posizioni ambigue che non lasciano ben sperare.
Fin dalla presentazione della piattaforma per il rinnovo, i lavoratori han scoperto che dopo aver detto no alla limitazione del diritto di sciopero, la Fiom ha messo tra le sue richieste al padronato il raffreddamento, seppure per pochi giorni, del conflitto.
Questo primo spostamento al centro, veniva negato dalla burocrazia dirigente che storceva il naso quando qualcuno glielo faceva notare. È così che non volendo vedere i primi cedimenti, si è giunti nel giro di poco ad altre inevitabili e più gravi capitolazioni.
Ora la Fiom si appresta a replicare la manifestazione del 16 Ottobre, ma allora lo faceva contro i referendum “su diritti inesigibili” di Marchionne, oggi lo fa a favore di un referendum abrogativo tra i lavoratori Fiat di quegli stessi diritti che fino a prova contraria sono ancora inesigibili.
Questo sbandamento interno avviene mentre all’esterno, nelle relazioni con Camusso-Cgil, si sostiene l’accettazione dell’accordo del 28 Giugno 2011, e cioè delle deroghe contro le quali non si è firmato giustamente il Contratto Nazionale.
La Fiom ha presentato queste misure per cercare di uscire dall’impasse in cui si trova. Non sapendo vincere nell’unico modo possibile, cioè lottando, la Fiom tenta di pareggiare con tutta una serie di misure burocratiche che faranno apparire ancora più amara l’eventuale sconfitta.
Di fronte alle critiche dei delegati che si sono espresse nel documento di Bellavita, i dirigenti Fiom hanno giustificato le loro scelte assumendosene tutta la responsabilità. Anzi, il compagno Airaudo, ha persino detto chiaro e tondo che in caso di sconfitta al referendum, lui Landini e soci avranno il dovere di consegnare la testa a mamma Camusso.
Questi sotterfugi apparentemente pieni di buon senso, possono ingannare il militante alle prime armi, non certo quelli più coscienti.
Non c’è nessuna assunzione di responsabilità nel caricarsi sulle spalle l’ennesima sconfitta lasciandoci nella merda. Sono trent’anni a dir poco che le prendiamo. L’unica assunzione vera di responsabilità che un dirigente possa assumersi è quella di farci vincere. La responsabilità nella bancarotta è una responsabilità fallimentare. A ciò si aggiunga che non è nemmeno accettabile la subordinazione di Airaudo e Landini alla Cgil. I dirigenti della Fiom possono rassegnare le dimissioni alla Cgil solo se con le loro teste verrà tagliata anche quella della Camusso. Perché può giudicare i dirigenti della Fiom, solo chi è stato dalla loro parte, chi è stato dall’altra non deve muoversi dall’angolo delle nostre accuse. Se la Fiom perderà la battaglia, bisognerà ancora difenderla dalle tante carogne che han girato attorno al suo corpo agonizzante, senza mai fare nulla, ed anzi aspettando solo il momento di vederla colpita al cuore, sotto il peso schiacciante delle forze avverse.
Per quanto abbia avuto ed abbia praticamente tutti contro, l’esito dello sconto con Marchionne non è scontato. Se la Fiom perderà sarà più per la sua cattiva tattica che per le forze dell’avversario. La dirigenza vuol far credere invece che sia inevitabile quello in realtà non lo è. Ma anche dovesse perdere, ai dirigenti della Fiom bisognerà ricordare che c’è modo e modo di perdere. Quello scelto per ora da Landini, porta a una sconfitta a testa bassa, non molto dignitosa.
Qual è l’errore di fondo della Fiom? La Fiom non sa costruire rapporti di forza a suo favore perché si illude di poterlo fare con accordi sottobanco. Se la Fiom rappresenta grosso modo il 18% in Cgil, e la linea della Camusso il restante 82%, l’accordo con la Cgil passa dallo smantellamento dell’accordo del 28 Giugno, cioè dalla denuncia in ogni angolo di Cgil delle malefatte della Camusso. Tacere le critiche a quell’accordo per avere con sé la Cgil, significa precisamente spostare il 18% delle forze di sinistra, per dare all’ala destra della Camusso il 100% dei consensi. Significa essere più deboli di fronte a Marchionne anche se i dirigenti Fiom credono il contrario.
Senza aumentare la propria forza interna alla Cgil, sono destinati a cadere nel vuoto anche tutti gli appelli che la Fiom fa ai governi e a Cisl e Uil. E la prima condizione per aumentare la propria forza sia all’interno che all’esterno, è rivolgersi a sinistra non a destra. È incredibile come la dirigenza, negli ultimi due anni, sia riuscita a fare decine di appelli a destra, rimasti tutti inascoltati, e non sia stata capace di farne manco uno a sinistra ai sindacati di base per una lotta comune. Eppure non dovrebbe sfuggire a Landini che la Fiom rischia di crepare sotto i colpi delle sue stesse armi. Tutti i sassi di Roma sanno infatti che Marchionne ha potuto escluderci dalla Fiat approfittando di una legge, quella del 1993, firmata anche dalla Fiom, che ha riservato fino ad oggi ai Cobas quello che d’ora in avanti sarà riservato anche noi.
I guai della Fiom sono in fondo tutti qui, in un sindacato che lotta più a proclami e a scioperi dimostrativi, piuttosto che con azioni davvero efficaci. Il 18 Febbraio andrà in scena l’ennesimo spostamento d’aria dalle Alpi alla Sicilia. E quando un sindacato non sa spostarsi decisamente a sinistra è normale che ristagni al centro e che prepari, più o meno incoscientemente, il rinculo a destra. Tuttavia l’indecisione della Fiom, può essere sbloccata dalla crisi. Un suo inasprimento, e tutto lascia presagire che così sarà, e dopo due anni di oscillazioni, la Fiom riprenderà il suo corso a sinistra, magari trascinandosi dietro la Cgil. È quello che mi auguro e che auguro a tutti coloro che verranno pieni di speranze a Roma il 18. Perché la Fiom può anche sbagliare, ma mai come chi non l’accompagna a Roma. Ed io non sarò mai tra questi.
  

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Lorenzo.
A questo punto, ti do del tu, se non ti dispiace.
Ciò che manca in Italia è un sindacato di massa e di classe (rigorosamente di classe) che sappia difendere gli interessi dei lavoratori attraverso l’organizzazione e l’unificazione delle lotte.
Spero che in Fiom almeno, ci siano molte persone, che si rendano conto di ciò, e se ne prenda atto.

Un vigoroso saluto di lotta, ti mando.

Luigi

P.S.
Ho letto il post su Barnard (molto bello ed avvincente, e anzi, secondo me, ci dovevi andare ancora più duro sulla tua critica "marxiana" a Barnard) e l'ho distribuito subito ai miei contatti. Quando avrò tempo ed energie, ti farò sapere cosa ne penso.
Ti ringrazio per quella divertente dedica che hai fatto.

kalinka ha detto...

E il 9 Marzo, sciopero "generale" dei metalmeccanici, eh...! Ma se è generale, perché solo i metalmeccanici? In fondo, l'articolo 18 riguarda tutti, non solo le tute blu. Lo sciopero generale non dovrebbe essere quella cosa in cui una nazione si ferma e nelle strade scendono fianco a fianco operai e impiegati, commercianti e tessili, magistrati e netturbini. E allora?
E allora, la brutta sensazione è che quando i sindacati proclamano uno sciopero, lo facciano da un lato per giustificare il contributo che gli iscritti lasciano mensilmente in busta paga, e dall'altro per disturbare il meno possibile chi governa.
Che senso ha far scioperare prima i metalmeccanici, poi i dipendenti pubblici e infine i lavoratori dei trasporti, come è accaduto in dicembre?
Il Governo e Confindustria non si turberanno più di tanto né il 18 febbraio né il 9 marzo.
Potrebbe essere diverso, ma c'è chi, anche tra "i nostri", non gradisce.

Lorenzo Mortara ha detto...

Indubbiamente bisognerebbe scioperare con tutta la forza almeno della Cgil, se la Cgil non fosse agganciata al PD, cioè al braccio sinistro della Confindustria. Sganciarla non sarà facile, specialmente se la Fiom continuerà a volersi accordare con la Camusso sottobanco anziché denunciarne implacabilmente le collusioni con il PD. D'altra parte per avere una Fiom più agguerrita bisognerebbe avere anche dei delegati più coscienti, e oggi purtroppo scontiamo l'enorme arretratezza di una classe operai che da molto non lotta e di conseguenza è inesperta. Infine Confindustria si turberebbe e anche parecchio se almeno gli scioperi della Fiom fossero fatti in massa, ma purtroppo non è così, meno della metà dei lavoratori trova scuse infinite per non farli per poi lamentarsi che le cose vanno male. Vedremo per ora il convento passa questo, il sindacato di classe - e rispondo qua anche a Luigi - passa solo dalla Fiom, che è l'unico sindacato potenzialmente di classe. Altri sindacati di classe per ora non ce ne sono, se verranno fuori verranno fuori dalla massa, non da delegati così incoscienti da uscire proprio adesso, come vorrebbe ad esempio la compagna Stefanoni, ennesima leader della lotta di classe a rovescio, fatta nelle sette di base che sono senza speranza...

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